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venerdì 23 maggio 2014

24 maggio - Workout

Allenamento intensivo di 3 ore, dedicato al footwork, alle tecniche di braccia ed alle applicazioni dei 18 Lohan Suan Sik (十八罗汉散式) dell'Hek Ki Boen Eng Chun Pai, propedeutico per lo sviluppo delle capacità relative a 'rilascio del peso', 'utilizzo dell'energia interna', movimenti 'frustati', etc. 

Il raduno sarà alle 8:30 davanti alla palestra (o al bar per il solito caffè...). L'inizio del Workout sarà alle 9. Per info e prenotazioni: 3283421682 - divito.riccardo@gmail.com

Wing Chun Roma

lunedì 13 gennaio 2014

Tornare in forma a gennaio...

tornare in forma Roma
Quando una persona ha necessità di ritornare in forma c'è solo un ostacolo da superare: se stessa. È la mente il nostro primo vero muro da abbattere. Una volta aperto un varco, inizia il lento cammino fatto di sacrifici, moderazione e serietà, che porterà verso la soddisfazione, il piacere e la serenità di vedersi allo specchio e piacersi. 

Sono tante le persone che a gennaio decidono di tornare in forma o di migliorare la propria immagine. A tutte queste persone va il mio pensiero, perché chi fatica e lotta contro se stesso è già sulla via della liberazione, in questo caso, prima di tutto, dal grasso in eccesso. 

Anche nella nostra Famiglia marziale si presentano spesso persone che vogliono aggiungere al loro percorso formativo il beneficio ulteriore della forma: il percorso non è semplice, ma lo faremo sempre assieme. Buon inizio a tutti!

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Chiama il 328 34 21 682 per una consulenza GRATUITA! Scegli uno dei nostri programmi per tornare in forma!


lunedì 10 settembre 2012

Il Kung Fu a Roma

Oggi inizia il nuovo anno di allenamenti alla palestra della Romanina, Via Francesco Di Benedetto, 414, a Roma. Alle 17:30 ci sarà una presentazione informale del corso di Shaolin Hek Ki Boen Kun Tao per bambini ed adolescenti, in attesa dell'evento ufficiale, in cui sarà data a tutti la possibilità di provare il sistema, anche ai genitori! Alle 21:30 prenderà il via il corso di Wing Chun Kyun - Boxe Cinese, sotto l'egida dell'Ente di Promozione Sportiva C.S.A.In., con la consueta presentazione ed il benvenuto ai nuovi arrivati.


Da quest'anno i miei corsi daranno modo di accedere ad esami per passaggio di livello. Già, avete letto bene, i livelli. Ho finalmente deciso di formalizzare il percorso didattico, adesso che ho la possibilità di rilasciare attestati ufficiali che abbiano valore legale in Italia, cosa che il 99% delle associazioni e federazione varie non fanno. 

Ogni livello sarà rilasciato dallo C.S.A.In., non da una associazione o un'altra. Ricordatevi che ogni livello, grado o cintura di una associazione o federazione ha valore nella stessa, ma non all'esterno. Questo ingenera la maggior parte dei problemi quando si transita da una all'altra, non essendoci titoli equipollenti. Ancora più difficile il percorso di riconoscimento del  titolo di "insegnante", se è stato dato "solo" dalle suddette...

A breve pubblicherò il percorso didattico che ho formalizzato, in modo tale che tutti sapranno cosa dovranno studiare per passare gli esami. Non nascondo che questo passo mi stia portando via parecchie energie, ma è mia ferma volontà quella di dare a tutti gli Allievi la possibilità di conoscere il percorso didattico in modo chiaro, preciso e dettagliato. 

Questo diventerà il polo del Kung Fu a Roma, ve lo assicuro, perché sto mettendo tutte le mie energie e le mie capacità a disposizione del progetto di formazione di una Scuola seria, professionale e, soprattutto, professionalizzante. Sarò lieto di incontrare tutti gli aspiranti Insegnanti che avranno voglia di crescere insieme a me nell'alveo della Tradizione, senza dimenticarsi che viviamo nel 2012. Buon inizio anno a tutti!

Kung Fu Roma


domenica 2 settembre 2012

Allenatevi GRATIS!!!

Grandi novità alla New Freestyle! Vi offriamo due settimane di prova gratis

Compilate il modulo della palestra, riceverete l'email di conferma, dalla quale stamperete il coupon da consegnare alla reception per ricevere l'abbonamento omaggio valido due settimane!

Coraggio, collegatevi qui!

mercoledì 15 agosto 2012

Il (mio) Wing Chun è 氣功 (Qi Gōng)

Da anni sento dire che il Wing Chun è uno stile esterno, che potenzia la parte fisica del corpo, adatto alla difesa personale ed al combattimento nella corta distanza. Alla fine, vedendo e rivedendo i film dedicati al GGM Ip Man capisco che questi stereotipi sono stati accettati dalla gran parte della comunità dei praticanti (e Insegnanti) dell'Arte Marziale. Da me, lo chiarisco subito, no. Questo è il motivo per cui da qualche mese a questa parte faccio riferimento nei miei articoli al mio Wing Chun, non perché io mi consideri un SiJo, un fondatore di una nuova corrente, ma perché ritengo che le mie ricerche e le mie esperienze mi abbiano portato in una direzione differente rispetto a quelle che ho visto e praticato sinora. 

Il mio Wing Chun, dicevo, è anche (non solo, ovviamente) 氣功 - Qi Gōng -, in quanto la continua pratica dell'Arte e la teoria che c'è dietro alla stessa fanno sì che il pensiero finale, la vera mèta, l'obbiettivo profondo è e rimane quello di acquisire calma, tranquillità ed equilibrio mentale e spirituale, attraverso una corretta respirazione e, di conseguenza, di una sequenza di movimenti atti a migliorare, stabilizzare ed equilibrare la circolazione energetica del 氣 - Qi -.

Uno degli scopi del Qi Gōng è quello di mantenere la salute dell'uomo, attraverso la meditazione statica o dinamica. Spesso vi è bisogno di far scorrere il Qi in modo più fluido, perché alcune malattie sono causate da eccessi emotivi, i quali consumano lo stesso Qi, causando ristagni lungo i meridiani energetici e nei sistemi organici. La depressione, malattia cardine della nostra società, causa spesso ulcere gastriche ed indigestioni. Così la rabbia deteriora il fegato. La continua tristezza genera compressione e tensione nei polmoni. La paura turba il funzionamento dei reni e della vescica. E così via...

調心 - Tiáo Xīn - è considerato il processo per regolare la parte emozionale della mente, attraverso un'equilibratura del Cuore. Quando la mente è calma, l'uomo è in uno stato neutrale di emotività. In questo momento il Qi scorre e si auto-regola, corregge i propri squilibri e dona uno stato di benessere generale. Per raggiungere lo stato di quiete descritto utilizziamo la meditazione statica, attraverso la quale eliminiamo qualsiasi pensiero dalla mente, lasciandola chiara, serena e calma. Il flusso dei pensieri, a quel punto, subisce un rallentamento, provocando un certo grado di distacco emotivo.

Con la mancanza di pensieri il rilassamento è garantito, anche negli organi interni. Alcuni utilizzano forme come quella degli Otto Pezzi di Broccato - affascinante! - o gli Esercizi dei Cinque Animali, ma tutte le forme potrebbero adattarsi al contesto. Noi utilizziamo la Sam Chien Po della tradizione Hek Ki Boen, così come la Siu Nim Tau (o anche la Siaw Lian Dao della stessa tradizione HKB). Sarà un piacere mostrare a tutti gli amici che lo vorranno la parte energetica della mia Scuola. Sono a vostra completa disposizione.

mercoledì 1 agosto 2012

Stadi dell'Hoat Keng dell'Hek Ki Boen

Nell'Hek Ki Boen la generazione di energia non è in relazione e non viene da corpo, spalle, Dan Tian o da altre parti. Inizialmente essa viene dalla comprensione di tre aspetti fondamentali, che siamo soliti dividere tra cielo, terra e uomo: la consapevolezza del cielo prevede la comprensione del pensiero, del concetto, della teoria; quella della terra concerne la capacità di sentire determinate sensazioni; quella dell'uomo si fonda sull'intento e sull'applicazione pratica.

Questo ci permette di bloccare 'mille chilogrammi' con pochi grammi di peso. Si tratte dell'iniziale abilità che si acquisisce in tre distinte parti del curriculum HKB, cioè il primo, il secondo ed il terzo grado di Hoat Keng. Successivamente si passa all'Attivazione dei 9 tendini degli arti, con il totale distacco dei muscoli (il famoso detachment), attraverso il quale la struttura muscolare si attiva solo passivamente, dopo quella tendinea. Questa è l'essenza dell'It Kin Keng, la transizione dai muscoli ai tendini.

A questo punto la mano diventa davvero pesante, estremamente pesante. Non si ha più la necessità di frustare le tecniche e la caratteristica di questo stadio di Hoat Keng è che non emette più suoni. Si tratta della condizione di Li Tou Zhi Chuen. Nel curriculum HKB questo stadio è classificato come quarto livello di Hoat Keng. Questo processo viene insegnato soltanto ai Maestri di livello alto (Tier 3)

Il passaggio successivo concerne il Lavaggio del Midollo Osseo. Nella terminologia HKB questo è il primo stadio di Liam Kut (Allenamento della parte interna delle ossa). In quella Shaolin viene detta Si Swe Keng (Lavaggio del Midollo Osseo). A questo punto l'Hoat Keng non necessita più di distanza o velocità. Significa che l'energia può essere rilasciata a bassa velocità e senza alcun movimento evidente, sebbene rimanga esplosiva.

Come? Il Vero Intento [Yi Niam] è l'esatto opposto della Visualizzazione. Nel nostro curriculum questo è classificato come quinto livello di Hoat Keng. Il passo successivo vede la continuazione del Lavaggio del Midollo Osseo. Usare l'Intento significa farlo scorrere dagli originali 9 tendini al midollo osseo del gomito, passando per la parte più delicata del midollo osseo dell'ascella. Poi passa al midollo osseo delle costole, per poi raggiungere finalmente il Dan Tian che ruota/cade.

A questo punto il Qi deve scorrere verso il basso, nella parte anteriore del corpo, aprendo i punti dei meridiani Ren Mai [Vaso Concezione]. Nel nostro curriculum è classificato come sesto livello di Hoat Keng.

Finalmente, si impara ad usare l'intento per continuare a lavare il midollo osseo della spina vertebrale, facendo dirigere il Qi verso l'alto, facendolo arrivare all'apertura di tutti i punti dei punti dei meridiani Du Mai [Vaso Governatore] per eseguire la Siauw Cou Tian [Piccola Orbita Microcosmica]: il settimo livello di Hoat Keng. Fate attenzione: tutto inizia dalle mani, per poi arrivare al corpo, mai l'opposto. Queste conoscenze sono state rivelate al pubblico solo dal Gran Maestro Lin Xiang Fuk, che ringrazio per l'opportunità di avermi fatto entrare nella grande Famiglia HKB!

sabato 28 luglio 2012

Seminario Pubblico - "Compiti per le vacanze"

Lunedì 30 luglio terrò un seminario pubblico dal titolo emblematico: "Compiti per le vacanze". Si tratta di un'occasione per rivedere insieme gran parte del programma svolto nell'arco dell'anno accademico appena trascorso e, soprattutto, per permettermi di consegnare ad ognuno di voi i compiti da svolgere nell'arco del mese di agosto, durante la chiusura estiva della palestra.

Vi darò un programma di allenamento che vi vedrà impegnati per almeno 30 minuti al giorno, senza eccessi, che vi permetterà di arrivare a settembre ancora attivi, carichi, ma riposati. Sarà anche un'occasione di toccare con mano il Wing Chun per tutti coloro i quali si vogliono avvicinare a quest'Arte Marziale, entrando nel vivo del sistema che insegno.

Il seminario prenderà il via alle 20 e terminerà alle 22:30. Vi prego di arrivare almeno alle 19:45 per le pratiche burocratiche e per iniziare con la nostra consueta puntualità. La prima ora sarà uguale per tutti, con il riscaldamento tipico del nostro sistema di Shaolìn, per poi andare nello specifico dei programmi, con la divisione per livelli. 

Saranno due ore e mezza di forme, Chi Sau, Kiu Sau, Lat Sau, Chi Geuk, principi e tecniche, nel solito clima divertente e sereno. Vi aspetto a braccia aperte e gomiti bassi...

Per qualsiasi informazione, come sempre, non esitate a contattarmi qui, su Facebook, via mail, per telefono, col piccione viaggiatore, coi segnali di fumo, etc.

mercoledì 25 luglio 2012

Vantaggi della pratica del Kung Fu per i ragazzi

Ammettere un problema è il primo modo per trovarne la soluzione. Quando il gioco si fa duro, in casa, tutti abbiamo messo i bambini davanti alla televisione e tirato un sospiro di sollievo, "liberandocene" per un po'. Mangiamo in pace, controlliamo la posta elettronica, ordiniamo e facciamo tutto quello che con i bambini "tra i piedi" non potremmo fare...

Però, quando il vostro piccolo cucciolo di 5 anni grida per avere ragione o il giovanotto di dieci utilizza un linguaggio che farebbe inorridire ed arrossire un marinaio, ci si rende conto che qualcosa non va e che i programmi di "famiglia" sono tutt'altro che formativi per i figli. Purtroppo tutti i media di oggi che trattano argomenti che vanno dallo sport ai cartoni animati trasmettono ai nostri figli cose che noi, come genitori, non avremmo mai insegnato loro. Valori come il rispetto e l'auto-disciplina sembrano essere stati dimenticati, sostituiti da una pseudo-cultura libertina. Eppure c'è una soluzione da prendere in considerazione: una sana formazione di Kung Fu.

Dalle Tartarughe Ninja a The Karate Kid voi e i vostri figli avete visto calci volanti, grida di battaglia e colpi perforanti dei personaggi televisivi preferiti, utilizzati per battere i cattivi di turno. Si può sapere cosa mai dovrebbero insegnare questi atti di violenza a mio figlio?! Bisogna anzitutto sapere che ciò che si vede in televisione (salvo forse Karate Kid) è un mondo lontano da quello reale delle arti marziali.

Parliamoci chiaro, il Kung Fu si basa sulla non-violenza e su profondi insegnamenti morali. La bellezza di impararlo è che esso comprende non solo l'aspetto fisico dello "sport", ma un complesso di lezioni morali e spirituali a tutto tondo. Rispetto ad altri sport, in cui la competitività feroce e il "vincere a tutti i costi" sembrano essere le parole d'ordine, non è sorprendente che molti bambini alle prese con problemi di autostima e aggressività fuori controllo traggano giovamento dalla pratica del Kung Fu.

Il vostro bambino impara molto più che tecniche marziali, partecipa a vere e proprie lezioni di vita, acquisendo competenze che avrà per tutta la vita, gettando le basi per una vita serena, regolata e soddisfatta. Se per i bambini era popolare solo il Karate (sin dagli anni '70), oggi abbiamo decine di corsi di altrettante discipline marziali. Secondo me il Kung Fu ha vantaggi specifici rispetto alle altre arti marziali per bambini, costruisce la fiducia e l'autostima così come l'autodisciplina, il rispetto, la concentrazione e la cortesia.

Il Kung Fu è l'ideale per i bambini che non eccellono negli sport di squadra, perché dà loro la possibilità di coniugare pratiche fisiche e mentali. Molti non si rendono conto di questo, ma è un fatto che il Kung Fu è uno degli sport più sicuri. I bambini hanno spesso difficoltà di apprendimento per l'iperattività, ma con allenamenti ben strutturati come i miei credo che si riesca a risolvere il problema.

Ma quali sono le cose che dovreste cercare in una Scuola per ragazzi? Anzitutto un ottimo Maestro. Controllate sempre qualifiche, metodi di insegnamento e guardate con attenzione il modo in cui interagisce con gli altri bambini. Dovrebbe essere una divertente esperienza di apprendimento! Subito dopo viene il controllo dello spazio e della sicurezza: si deve affidare il bambino solo se il posto in cui praticherà è sicuro, ben tenuto e pulito, con ampio spazio,  strutture ed attrezzature decenti.

La Scuola deve trasmettere valori. Prendetevi del tempo per osservare quali ideali vengono trasmessi e se corrispondono ai vostri principi di famiglia. Per quanto riguarda i prezzi, gli orari e l'ubicazione, assicuratevi di scegliere la Scuola che faccia al caso vostro. Magari cercate di frequentare la stessa palestra, così sarete più tranquilli, rilassati e potrete vivere un'esperienza di famiglia, magari, perché no?!, allenandovi con i vostri figli e trascorrendo più tempo con loro...

lunedì 23 luglio 2012

Spending review, l'allarme delle province «A rischio la riapertura delle scuole»

Con i tagli previsti dalla spending review «non siamo nelle condizioni di poter assicurare l'apertura dell'anno scolastico». Lo ha detto il presidente dell'Upi, Giuseppe Castiglione. Inoltre, ha aggiunto il vicepresidente vicario dell'Upi Antonio Saitta, a causa della pesante sforbiciata «metà delle Province andrà in difetto economico». 

Questo significa che i nostri figli si avviano verso un'educazione scolastica sempre più carente, soprattutto sul piano formativo. I più ricchi potranno sviare il problema frequentando scuole private, ma gli altri? Per questo in una società di questo tipo non si può fare a meno di dare ai nostri figli il meglio, in special modo sul fronte dell'educazione. La mia Scuola vi aspetta.

domenica 22 luglio 2012

Niente più posto fisso: solo 2 su 10 hanno il tempo indeterminato

Dal 2000 al 2010 le buste paga dei dipendenti sono aumentate solo di 29 euro. Calano i contratti a tempo indeterminato: solo 2 su 10 assunzioni. Che gli stipendi non si fossero adeguati al costo della vita è cosa nota. Ma ora lo conferma anche uno studio di Bankitalia secondo cui dal 2000 al 2010 le buste paga dei dipendenti sono aumentate solo di 29 euro, passando da 1.410 a 1.439 euro (+2%). Su questi dati pesa la crisi economica e gli interventi che hanno toccato in particolare gli statali. 

Proprio per questo motivo ho deciso di far partire dei corsi per istruttori, in modo da dar modo a sempre più persone di intraprendere il percorso verso la "cintura nera" e, soprattutto, verso l'insegnamento professionale e professionistico del Kung Fu, con riconoscimenti a livello regionale, nazionale ed internazionale. Per superare il vincolo del posto fisso bisogna puntare su se stessi e sulle proprie forze. Non c'è niente di meglio del Kung Fu per arrivare a comprendere questo.

sabato 21 luglio 2012

Sei sicuro che stai dando il massimo a tuo figlio?

200 giorni X 3 ore = 600 ore l'anno

Cosa fanno i tuoi figli dopo scuola? Passano 600 ore della loro vita a far cosa? Spesso vengono lasciati con le babysitter, senza contare tutti quelli che passano l'intero pomeriggio davanti ai videogame o alla tv. Alcune volte, quando va peggio, frequentano persone poco rassicuranti che li portano sulla cattiva strada. Tutto questo non accade ai miei studenti di Kung Fu.

Vieni a scoprire la Scuola per il tuo bambino


Il mio programma di arti marziali per bambini e ragazzi è 9 volte meglio di qualsiasi altro sport nello sviluppo della disciplina, dell'autostima, della concentrazione e della fiducia in se stesso. Il programma può e vuole aiutare il bambino ad intensificare la sua capacità d'attenzione, ottenere il controllo di sé, sviluppare la fiducia e l'autostima, la disciplina, creando solide basi per il futuro per prendere decisioni buone e responsabile sulla sua vita.

Ciò li preparerà per la scuola e per la quotidianità, con l'acquisizione di abilità che dureranno tutta la vita. Permettere a tuo figlio di frequentare il corso di Kung Fu alla S.S.D. IL CERCHIO A R.L. sarà la cosa migliore che potrai mai fare per tuo figlio. Nella mia Scuola, i bambini progrediscono al proprio ritmo personale, perché ognuno impara in modo diverso.

Questo è il posto giusto per assistere alla trasformazione di tuo figlio! I nostri istruttori certificati a livello regionale, nazionale ed internazionale aiuteranno a tirare fuori il meglio da tutti i bambini con motivazione e positività, mentre l'apprendimento delle competenze aumenteranno! Sapere che tuo figlio si saprà districare nelle situazioni più complicate e che potrà anche imparare a difendersi nei casi di bullismo o di aggressioni non ti rende più sereno? Cosa aspetti?



Il mese di settembre è completamente gratuito!

giovedì 5 luglio 2012

Mesi di silenzio e duro lavoro

Carissimi lettori,
sono mesi che non scrivo niente e molti si saranno domandati che fine io abbia fatto. Per fortuna (mia) non è accaduto niente di grave (per il dispiacere di alcuni...). Ho semplicemente dedicato molto tempo al duro lavoro ed al mio addestramento, in special modo nell'Hek Ki Boen Kun Tao, in previsione dell'arrivo di SuHu (o SiFu) Lin Xiang Fuk, ad ottobre. Gli amici ed i lettori più attenti si ricorderanno della chiusura di tutti i corsi che avevo aperto tranne quello alla Romanina, per via del bisogno sentito e solo parzialmente colmato di allenarmi di più. 

Torno a voi, oggi, dopo tanto silenzio, con un bel po' di novità in cantiere. Anzitutto avviso tutti che dal mese di settembre partirà il mio primo corso di Kung Fu per ragazzi, sempre nella palestra alla Romanina, tre giorni a settimana (lun, mer, ven) dalle 17:30 alle 18:30. Sarà l'inizio di un lungo lavoro di formazione che porterà i miei giovani futuri Allievi verso l'agognata "cintura nera".

In merito a questo, vi dico subito che sto terminando di mettere a punto un sistema di graduazione all'interno del sistema che insegno, in modo tale da dare a tutti i miei Allievi stimoli sempre nuovi, perché ho notato (l'esperienza insegna) che questa parte non va assolutamente sottovalutata. 

Vi comunico, infine, che sono stato nominato Responsabile Regionale Kung Fu dal Presidente dello C.S.A.In. Lazio, Marcello Pace, che ringrazio con tutto il cuore. Mi sono impegnato per fare in modo di dare una sistematizzazione a questo mare magnum che è il Kung Fu, garantendo maggiore serietà, professionalità e legalità ad un mondo che vive spesso nel sottobosco. 

Invito tutti i Maestri, gli Insegnanti e gli Istruttori di qualsivoglia disciplina marziale che va sotto l'ombrello del Kung Fu a mettersi in contatto con me per pianificare incontri e workshop e dare il via a percorsi formativi, agonistici e amatoriali, che possano portare il nostro settore fuori dal marasma in cui attualmente è confinato.

giovedì 5 aprile 2012

Ng Haang (五行) come base del mio Wing Chun Kyun

Ho notato che spesso le forme del Wing Chun Kyun vengono associate alle esecuzioni formali di altri stili. Una delle peculiarità del mio sistema di combattimento sta nel fatto che non si allenano le forme per riprodurre i medesimi fedeli movimenti, ma per addestrarsi di volta in volta a trasferire energia in diversi modi, spazi e tempi. Questo tipo di studio è collegato alla teoria taoista dei cinque elementi (Ng Haang - 五行) grazie alla quale è possibile focalizzare il proprio studio su determinate qualità e capacità.

Per esempio, la prima forma del sistema Ip Man - Leung Ting può essere allenata secondo l'elemento Acqua o il Fuoco, così come quello Terra. In ogni tipo di lavoro si dedicherà maggiore attenzione ad una o ad un'altra qualità necessaria al completamento del proprio percorso di crescita, addestrando mente e corpo ad essere sempre fluidi, mutevoli e flessibili. Tutto ha origine dalla divisione del Tao nei due opposti Yin e Yang. L'Uomo, nel contesto taoista, è il Tre, dopo l'Uno (il Tao) e il Due (Yin/Yang): dopo il divino e gli opposti c'è il mondo della mutevolezza. 

L'Uomo, come tutte le altre creature, vive dell'interscambio dell'energia secondo i cinque elementi, attraverso un continuo fluire di passività e attività, di positività e negatività. I cinque elementi canonici sono: acqua, legno, fuoco, terra e metallo; il metallo è contemporaneamente anche aria (difatti l'organo Yin che gli è associato nella MTC sono i polmoni), ma la distinzione è solo formale. 

Secondo la teoria della mia Scuola, questi elementi possono mettersi in relazione in quattro modi (chiamati cicli). Seguendo il percorso esterno del pentagono, in senso orario avremo il ciclo di costruzione o di generazione: il legno, bruciando, alimenta il fuoco; il fuoco, attraverso la cenere, alimenta la terra; la terra, dalle sue viscere fa nascere il metallo e, contemporaneamente, con le sue irregolarità, muove l'aria; l'aria, portando le nubi, alimenta l'acqua; l'acqua, annaffiandolo, alimenta il legno...ed il cerchio si chiude. 

Seguendo lo stesso percorso a ritroso (in senso antiorario) avremo il ciclo di sfruttamento, perché ogni elemento utilizza il precedente per alimentarsi. 

Seguendo il percorso interno (a stella, in senso orario) detto anche ciclo di distruzione o di controllo (dipende dalle quantità in gioco): il legno, con le radici o come aratro, controlla la terra; la terra, assorbendola ed arginandola, controlla l'acqua; l'acqua, soffocandolo e raffreddandolo, controlla il fuoco; il fuoco, nella forgia, controlla il metallo e nell'aria controlla il vento (correnti convettive); il metallo, come sega, ascia o cesoie, controlla il legno...e il ciclo si chiude.

Seguendo a ritroso il ciclo di controllo avremo il ciclo di rivolta: troppo legno impedisce a poco metallo di muoversi, lo blocca, lo fa arrugginire; troppo metallo soffoca un piccolo fuoco e troppo vento lo spegne; troppo fuoco asciuga poca acqua; troppa acqua dilava la terra superficiale; troppa terra seppellisce il legno piccolo...e il ciclo si chiude di nuovo. Solo l'equilibrio di questi cinque elementi può quindi portare ad una situazione perfetta.

Nel Wing Chun Kyun che insegno queste modalità possono essere addestrate ed utilizzate per costruire un sistema di combattimento adatto in tutte le occasioni, proprio perché non fisso e statico, ma mutevole e flessibile. A seconda dell'elemento studiato ed interiorizzato si avrà un tipo di movimento più o meno fluido, più o meno duro, più o meno d'impatto, etc. L'importante è non considerare mai qualcosa meglio di altro, così come non ci sono forme migliori di altre o tecniche migliori di altre.

Ad ogni elemento io associo un modo di lavorare con l'energia, a sua volta collegato ad una o più forme, anche se, lo dico da subito, ogni forma può essere allenata secondo l'uno o l'altro elemento, dopo aver compreso e padroneggiato tutto il sistema. Solitamente il ciclo di apprendimento del sistema deve iniziare con la capacità di generare energia o, meglio, di capire come trasmetterla, visto che già c'è dentro ognuno di noi.

Continua...

venerdì 17 febbraio 2012

L'ottica Hek Ki Boen Kun Tao

Seminario introduttivo HKB a Roma 12/2/2012
Molti amici mi stanno pressando per scrivere qualche parola sulla mia ultima esperienza maturata nel corso di addestramento per futuri istruttori del sistema Hek Ki Boen Kun Tao, sotto la guida diretta del Gran Maestro Lin Xiang Fuk, quindi li accontento, sperando di soddisfare anche la curiosità di altri lettori.

Dopo il seminario pubblico di domenica scorsa, durante il quale SiFu ha spiegato ad alcuni dei miei Allievi e ad altri amici intervenuti (che ringrazio) le basi dell'Eng Chun fukinese,  ho iniziato una full immersion nel programma di addestramento per i candidati istruttori, che è terminato solo ieri sera.

Anzitutto vi posso assicurare che è stata un'esperienza fantastica, che fa seguito alla precedente, ma che è andata a fissare nella mia testa altri concetti più profondi rispetto al primo incontro. Se volete un elenco dei concetti trasmessi da SiFu alla quinta generazione dell'Hek Ki Boen (composta da me e da Gianluca Giusto, in Italia), durante questo corso, ve li elenco, cercando di spiegarvi di cosa si tratti, ma vi scrivo tutto in modo soggettivo, perché qui racconto la mia esperienza.

Ho allenato in modo proficuo il Wheel Bearing Body - mi vedete nella foto sotto... -, cioè il cosiddetto 'corpo di cotone', un metodo di allenamento che permette di utilizzare a proprio favore la separazione della parte superiore della struttura da quella inferiore, dando l'idea di due ruote che girano in verso opposto sullo stesso asse. 

SiFu ha concluso la spiegazione, la dimostrazione e la trasmissione del metodo per allenare il primo livello di Hoat Keng (potremmo tradurlo con "forza d'impulso"), basato sui concetti di Cielo, Terra e Uomo, attraverso l'attivazione dei tendini, con l'acronimo TSS, Twist, Stretch e Squeeze, traducibili con arrotolare, allungare e spremere. Poi sono stato introdotto al secondo livello di Hoat Keng, basato sul rilascio del peso anche della spalla. Infine, SiFu ha terminato l'argomento spiegando il terzo livello, basato sulla connessione del Dan Tian inferiore. Lavoro difficilissimo, che toglie molte energie all'inizio, ma pieno di sorprese. Ho brevemente allenato il Red Palm - il palmo rosso - uno speciale addestramento che estende e moltiplica la capacità del praticante nel primo livello di Hoat Keng, ma non mi posso addentrare ulteriormente nella spiegazione.
Wheel Bearing Body

SiFu mi ha mostrato il primo lavoro sul midollo osseo, dandomi alcune chiavi per iniziare a comprenderne l'importanza e, soprattutto, per iniziare a lavorare sull'espansione e sulla compressione. Sarà durissimo riuscire a fare quello che ho sentito da lui, ma ci proverò. 

Vorrei sottolineare che i primi tre livelli di Hoat Keng sono in realtà un solo macro-livello per la famiglia HKB. Per varie ragioni la stessa famiglia è stata costretta a rinominare i livelli, avendo quindi uno spostamento in avanti degli altri due, che diventano, in sostanza, il quarto, basato sull'attivazione di nove tendini su ciascun arto, e il quinti, che fa della coltivazione del midollo osseo (Liam Kut) il suo perno.

Per quanto concerne le forme, ho lavorato in modo diverso e sotto più punti di vista la Sam Chian Po, che ritengo sia la vera 'arma' di questa grande famiglia. Interessantissimo anche il lavoro sulla Ti Sam Chian Po, che permette di allenare bene la posizione bassa, per corpire e colpire i cancelli inferiori. Sono davvero felice di aver appreso anche la Pai Chat Kun, basata sull'utilizzo delle diverse gomitate presenti nel sistema su tutti i lati.

A parte la Siau Liam Dao, rivista e corretta, la forma con cui ho avuto più feeling è stata la Sat Si Mui, sarà perché mi piace soprattutto il footwork, ma sta di fatto che è quella che mi è entrata subito in testa, sia come movimenti che come idea di allenamento. Davvero ostica, per me, invece, la Hua Kun, piena di sequenze dei movimenti di braccia del sistema, densa di posizioni e passi. Sicuramente sarà uno dei grandi scogli per me.

Poi ho lavorato ben dieci Kiao Jiu, esercizi di base per addestrare e perfezionare tutti i movimenti di braccia, in rapida sequenza, utilizzando l'Hoat Keng. Per quanto concerne le 'forme a due', ho solo visto la prima, perché, in accordo con SiFu, abbiamo lavorato maggiormente sulle chiavi per capire bene il sistema.

Sul posizionamento del corpo e sullo sparring l'Hek Ki Boen Kun Tao propone tutta una serie di esercizi prestabiliti ed una vasta gamma di lavori 'liberi', che vanno a colmare precedenti lacune ed a rinforzare la strategia del combattimento, il tutto, ovviamente, passando per la pesantezza nelle mani, per la fase del guidare i movimenti e, infine, bucare con il cerchio. Il tutto è stato condito dall'esatta spiegazione del posizionamento delle braccia con il Bai Jong (mettere il manichino è la traduzione che mi viene in mente, ma non è proprio chiara, me ne rendo conto). Si tratta della prima volta che un Maestro di Wing Chun mi spiega la 'guardia' del suo sistema...

Interessante, dal punto di vista dell'insegnamento, il lavoro con i Sam Sing, i metodi di allenamento delle tecniche di base in coppia, che si fa sin dai primi livelli di base. Stesso dicasi per gli esercizi per la reattività  a cortissima distanza, nonché tutto il programma di orientamento degli studenti: si tratta di un lavoro certosino, che dà all'insegnante anche un metodo chiaro di insegnamento. Davvero molto professionale e professionalizzante! Mi dedicherò parecchio all'allenamento di questo sistema, potete giurarci! Alla prossima!

martedì 31 gennaio 2012

L'uso strumentale del Wing Chun Kyun

Non so se capiti anche agli altri Maestri, ma a me è successo con più di una persona il ritrovarmi nella condizione di insegnare il Wing Chun Kyun nella sua interezza,  ma di vederne praticata solo una parte del sistema. Parlo dell'uso strumentale di quest'Arte Marziale Tradizionale, cosa che per molti potrà sembrare stranissima, vista la nomea e il triste alone che la circonda.

Eppure, vedo tutti i giorni, alcuni arrivano da me e vogliono imparare le forme, altri le tecniche, altri le posture, altri ancora il Chi Sau, etc. Mi pare di esser percepito come una specie di supermercato, con tanti scaffali e merce differente. Bene, non è così. Chi viene a studiare da me il Wing Chun sappia che io non mi limito ad una o ad un'altra componente del sistema e, proprio per questo, pretendo che venga studiato tutto, dal principio alla fine, senza tralasciare niente.

Sicuramente ci saranno delle cose in cui uno eccelle ed altre in cui si avranno delle carenze, ma non è possibile che ci sia solo quello che picchia come un fabbro, ma non conosce quasi niente del Wing Chun, da una parte, e quello che pensa alla filosofia taoista, ma non sa tirare due pugni messi in croce, dall'altra.

Certe volte capisco il motivo per cui quelli che si appassionano a tutte le tematiche ed a tutti gli aspetti del sistema sono i "puri", quelli che non provengono da esperienze precedenti: mi riconoscono come Maestro e, per questo, mi seguono su tutti i percorsi. Altri, invece, cercano da me la parte che più li aggrada, mettendo sotto i piedi il resto. Bene, lo ripeto, non si fa così, non sono il supermercato in cui cercare il prodotto, acquistarlo ed uscire soddisfatti. 

Ho lasciato Maestri e Grandi Maestri per motivi molto più semplici, quando ho compreso che stavano cercando di vendermi merce, invece di insegnarmi un'Arte Marziale, imponendomi di fare altrettanto con i miei Allievi. Ho allontanato Allievi, quando ho capito che avevano scambiato il mio lavoro per merce da acquistare. Se alcuni mi danno del denaro per ripagarmi del tempo che dedico loro li ringrazio con amore, perché conosco il valore del denaro, ma tutti quelli che lo fanno sanno che non sto vendendo merce in cambio di moneta.
La più grande delusione sarebbe vedere la sala piena di praticanti alla ricerca del proprio ego, della propria soddisfazione, lontani anni luce da ciò che più andrebbe ricercato, proprio quella rinuncia a se stessi, che ci permette di acquisire con amore e sacrificio quelle capacità particolari essenza e corpo dello stesso Gong Fu che seguiamo. 

Chi mi conosce sa bene a cosa faccio riferimento. Odio veder ridotta questa benedetta Boxe Cinese in una scatola di cioccolatini, tra i quali scegliere quelli fondenti, lasciando da parte gli altri. La scatola va presa tutta, per assaggiare tutti i piaceri che può dare, in tutte le sfumature del cioccolato. 

Mi fanno ridere quelli che vengono a vedere - neanche a praticare, solo vedere - una delle mie lezioni, permettendosi di giudicare tutto il mio lavoro per soli 30 minuti di osservazione dall'esterno. Ancor più quelli che pensano di scegliere tra centinaia di corsi attivi a Roma solo guardando un allenamento. Per capire bisogna provare e sentire sulla propria pelle il duro lavoro di tutti i giorni, non guardare e commentare ciò che neanche si riesce a capire dall'esterno.

La mia Scuola, sebbene sia giovanissima - sono appena 3 anni che insegno -, mette a disposizioni di tutti i praticanti seri e leali tutte le possibilità di sviluppo nell'alveo del Wing Chun, ma non può, non deve e non sarà mai paragonabile ad un supermercato. Invito tutti quanti i miei Allievi presenti, quelli attualmente in pausa e tutti coloro i quali vorranno diventarlo a fare un esame di coscienza profondo, perché l'immagine di questa comunità marziale deve essere una ed una sola, rispecchiando la totalità, quell'insieme olistico di conoscenze ed applicazioni pratiche che da sempre andiamo ricercando.

Chiunque fosse interessato ad entrare nella nostra Famiglia sappia che non basta iscriversi in una palestra per esser considerati Fratelli: è necessario sudare e lavorare con gli altri per capire dove stanno i propri limiti e tentare di superarli. Nel momento in cui l'ego prevale sull'amore della condivisione, lì c'è la fine della Famiglia, perché lì finisce il legame che ho tentato di creare negli anni. Se la Famiglia è una, non ci può essere spazio per l'ego. Sia ben chiaro a tutti. Abbiamo tanta strada da fare, ma la base del percorso è la mutua assistenza e, soprattutto, la consapevolezza della pratica sana, continua e coerente di un'Arte Marziale Tradizionale in tutte le sue componenti e sfaccettature.

mercoledì 4 gennaio 2012

Seminario di Lin Xiang Fuk - Febbraio 2012

GM Lin Xiang Fuk
Dopo il primo corso istruttori del novembre 2011, il mio Maestro Lin Xiang Fuk sarà di nuovo a Roma nel mese di febbraio. Saremo lieti di ospitare un seminario pubblico, durante il quale tutti potranno godere degli insegnamenti del Gran Maestro del sistema Shaolin Hek Ki Boen. Il seminario sarà svolto il 12 febbraio 2012, ma per i dettagli rimando ad un prossimo post su questo blog.

Nei giorni successivi (13-16) ci sarà il secondo corso istruttori, al quale potranno accedere soltanto le persone desiderose di diventare rappresentanti dell'Hek Ki Boen, previo colloquio privato con SiFu Lin. Ricordo a tutti che per diventare Istruttori di questo sistema è necessario frequentare i quattro appuntamenti annuali in cui SiFu viene in Italia, per la durata di 5 giorni per  volta. 

Per quanto riguarda le possibilità di apprendimento, a parte il frequentare l'attuale gruppo di Roma, costituitosi nel mese di novembre 2011, è possibile accedere al programma "Long Distance Student", grazie al quale si potrà essere comunque studenti diretti del Maestro Lin, non potendo, però, insegnare alcunché dello stile. Chiariremo più avanti le prerogative di ciascun programma.

Chiunque volesse partecipare al seminario pubblico o, eventualmente, al corso istruttori, mi contattasse al più presto, perché i posti saranno limitati (3283421682, riccardo_divito AT libero.it, indirizzo valido anche per trovarmi su Facebook).

lunedì 26 dicembre 2011

[Allenamenti] Sospensione 26/12 - 1/1

Avviso tutti i miei Allievi che da oggi (26/12) alla fine della settimana (1/1) non potrò portare avanti i consueti allenamenti. Recupereremo le lezioni perse il primo sabato mattina disponibile in una delle due palestre in cui ci alleniamo. Sono sicuro che nel frattempo avrete modo di allenare individualmente o insieme ad altri Fratelli tutto il programma svolto sinora. Concentratevi parecchio sui movimenti delle gambe (il footwork), ve lo raccomando.
Colgo l'occasione per rinnovare a voi ed alle vostre famiglie i miei più calorosi auguri!
Vostro,
Riccardo

mercoledì 5 ottobre 2011

Verso una nuova alba...

Da oggi il blog cambia l'estetica, ma non l'etica. La tematica trattata sarà sempre la stessa, il beneamato Wing Chun, ma con un occhio di riguardo in più a casa nostra, cioè alla mia Famiglia. Di seguito inserisco alcuni volantini che stanno girando per Roma, spero che siano di vostro gradimento. Stiamo cercando di uscire dal solito cliché che vuole i praticanti ed i Maestri di Wing Chun grassi, pigri e debolucci. Durante i miei corsi, infatti, almeno 30 minuti sono dedicati alla preparazione fisica, tramite esercizi di diversa natura e provenienza, finalizzati alla crescita psico-fisica degli Allievi, al di là delle capacità tecniche.

Ad ogni modo, sono sicuro che qualcuno si chiederà il motivo della dicitura Boxe Cinese. Non si tratta di un mero espediente di marketing, lo chiarisco subito, ma di una chiara e semplice dichiarazione d'intenti: riportare (o portare ex novo?) il Wing Chun ad essere uno stile di Boxe Cinese rispettato e rispettabile, attraverso un allenamento duro ed al passo coi tempi.

Per il resto, come già scrissi tempo addietro, utilizzo sempre la dicitura completa (Siu Lam Wing Chun Kyun), perché mi piace chiarire da dove veniamo e, soprattutto, cosa pratichiamo in sala. Non abbiamo messo da parte alcun aspetto dell'Arte Marziale Tradizionale, ma ne stiamo esaltando l'essenza tramite un lavoro tecnico certosino, da un lato, e il duro lavoro fisico (e psicologico), dall'altro. 

Stiamo cercando di tornare a far vivere un'Arte, senza esserne né i sacerdoti né i diffamatori, senza gli eccessi tipici delle tifoserìe. Stiamo allenando corpo e mente per arrivare a formare una Famiglia di praticanti seri e refrettari alle politiche di marketing che hanno afflitto il Wing Chun finora. Il restyling del blog è solo il primo passo, ma seguiranno altre belle novità per gli appassionati. Verso una nuova alba...




                    




giovedì 29 settembre 2011

Intervista a Luigi Rossi

Oggi incontriamo il Maestro Luigi Rossi, fondatore della Scuola dell'Acqua - Wing Txun.  

Ci puoi dire qualcosa sulla tua vita?  

Sono cresciuto in una famiglia in cui sia mio padre che mia madre uscivano di casa molto presto per andare al lavoro e tornavano tardi, per cui ero lasciato essenzialmente a me stesso per tutto il giorno. Gli amici dell’epoca mi fecero conoscere l’ambiente dei tifosi più accaniti e violenti “della curva” (romanista) e divenni anch’io uno di loro. Devo quindi dire che purtroppo, pur essendo di buona famiglia e con niente che mi mancasse, per le ragioni che ho detto ero una testa calda e sono cresciuto in strada. Fortunatamente, due eventi hanno cambiato questo corso di cose: l’incontro con la ragazza che poi è divenuta mia moglie che dimostrando grande pazienza è riuscita a tirarmi fuori da quell’ambiente e – in secondo luogo – l’incontro proprio con il WX. Voglio sottolineare che a contribuire al mio cambiamento interiore non è stato l’incontro con un’arte marziale qualunque, perché io già praticavo full contact. Invece è stata proprio l’impostazione che richiedeva il mio primo insegnante (sifu Fries) a provocare questo mutamento. Fries insisteva molto sull’aspetto della gestione delle situazioni da strada: non essere aggressivo e non aggredire, bensì imparare a difendersi quando necessario e non perché siamo stati noi i primi a provocare. Questo ha cambiato la mia mentalità: ho smesso di essere un attaccabrighe, passando dalla logica dell’aggressore a quella dell’eventuale aggredito. Come facilmente comprensibile, ciò comporta una visione interiore completamente diversa dell’approccio della persona alle situazioni di potenziale scontro fisico. 

Quando hai iniziato a praticare Arti Marziali?  

Ho iniziato a fare WX nel 1989. Prima, da ragazzino, avevo praticato judo (fino al grado di cintura blu) e in seguito full contact (dai 16 anni e per i sette successivi). I miei risultati nel full contact erano di buon livello: ho partecipato a diversi campionati regionali e poi nazionali, un anno arrivando terzo agli assoluti. Poi accadde che nel corso di una preparazione per una gara di full contact presi un colpo d’incontro dal mio sparring partner, il che mi provocò una frattura scomposta al setto nasale, con un periodo di allontanamento dalla palestra di 6 mesi, per la post-degenza. Quando tornai a praticare full contact avevo già conosciuto sifu Fries che ben presto mi fece nascere l’amore per il WX. Così abbandonai il full e passai alla nuova arte. Nel 1991 divenni istruttore di WX e l’anno successivo aprii il mio primo corso come insegnante e sempre nel 1992 il wx diventò la mia unica professione.   

Con chi iniziasti a studiare lo stile WingTsun? 

Come ho già avuto modo di dire, il mio primo insegnante è stato sifu Michael Fries. A quel tempo egli era il responsabile per Roma di una grossa organizzazione internazionale di WX. Ciò mi ha dato modo di partecipare ben presto a stage e incontri tecnici che ampliavano i limiti connessi ai frequentatori di una sola palestra, nel senso che avevo spesso modo di confrontarmi tecnicamente con praticanti di tutta Italia. Questo aspetto, senza dimenticare quello parallelo delle amicizie e conoscenze che nel corso degli stage venivano a maturarsi sul piano personale e relazionale, ha indubbiamente contribuito positivamente alla mia crescita nel WX.   

Chi sono stati i tuoi Maestri nel passato?  

Quasi subito, all’epoca di sifu Fries, iniziai ad allenarmi a Livorno. Qui, come referenti tecnici per gli stage c’erano il Maestro Kernspecht e il Maestro Leung Ting. 

E chi è il tuo attuale Maestro? 


Per rispondere a questa domanda devo fare una premessa, necessaria per evitare di essere considerato una persona presuntuosa o poco riconoscente. Io mi sono staccato dall’organizzazione nella quale ho iniziato a praticare WX, per ragioni tra le quali spiccano quelle di carattere tecnico. Non mi riconoscevo più in ciò che veniva insegnato e trovavo fossero necessarie delle profonde modifiche se si voleva che i principi dell’arte dovessero – come credo – essere rispettati. Per questa ragione, avvalendomi dell’esperienza maturata e delle personali considerazioni critiche che si erano sviluppate parallelamente ad essa, ho elaborato una mia interpretazione del WX che – appunto – tiene in gran conto i principi dell’evitare la forza dell’avversario e del conservare quella che chiamo “lucidità” nei movimenti. In base a questa lunga premessa, non posso più dire di avere un maestro di riferimento. E questo – ripeto – non perché non riconosca chi mi ha fatto crescere nel mio percorso marziale ma perché ho elaborato personalmente e indipendentemente ciò che pratico e insegno oggi.   

Come si può diventare SiFu nella tua associazione? 

Il primo requisito è l’aver conseguito il secondo grado tecnico da almeno un anno e avere degli allievi diretti. Non è importante il loro numero ma è richiesto che essi abbiano un regolare inquadramento all’interno di un corso collettivo o individuale. Questo per il significato stesso del termine sifu (=padre): non si può essere padre se non si hanno dei figli (allievi). Il secondo requisito è avere una visione comune e sinergica alla mia circa gli obiettivi e le metodologie didattiche all’interno della Scuola. Un sifu non può agire solo per proprio conto e interesse, bensì deve perseguire il bene dell’intera organizzazione. E’ ovvio e normale che un sifu abbia le proprie inclinazioni ed i propri interessi personali ma è altrettanto evidente che tali interessi non possono porsi in contrasto con quelli della Scuola.   

Quante ore ti alleni al giorno? 

Attualmente mi alleno 3, al massimo 4 ore al giorno. Fino a qualche anno fa mi allenavo di più, ma si trattava di un lavoro diverso, in un certo senso più “meccanico”, derivante come ho detto sopra da un’impostazione completamente diversa (e che ho trovato progressivamente sempre meno soddisfacente) del WX. Oggi l’impegno psico-fisico e il grado di concentrazione sono diversi, senz’altro superiori, in quanto la caratteristica della mia Scuola è una grande attenzione ad ogni singolo movimento e alla lucidità mentale che lo deve necessariamente accompagnare. Ogni istante richiede la massima attenzione e “presenza cosciente” in chi sta praticando, perché ogni movimento deve essere perfettamente controllato dalla volontà e comporta la possibilità di modificare in ogni istante gli obiettivi e le finalità del movimento stesso. Io non insegno mosse o sequenze di mosse prestabilite, quindi è facile comprendere che ogni situazione richiede un’attenzione “fresca” ed elevata, sia visiva che tattile. Lo sforzo è tale che al termine di ogni lezione sono esausto e 3-4 ore al giorno sono il massimo che ritengo giusto permettermi per un allenamento di qualità, sia mio personale che con gli allievi. A completamento di queste riflessioni, devo dire che in passato ho gestito classi anche di 20 praticanti, il che mi permetteva, nei momenti in cui passavo tra i vari gruppi per controllare il loro lavoro, di godere di momenti - per così dire - di pausa. Ora invece mi dedico esclusivamente agli allenamenti individuali, in cui sono chiamato in prima persona a muovermi e concentrarmi con l’allievo cui sto facendo lezione. In altri termini, non ho pause in cui supervisiono il lavoro altrui, ma lavoro costantemente e senza interruzione con il singolo allievo. Sono quindi preso sia fisicamente che mentalmente al 100% del tempo che dedico all’allenamento. In un senso più ampio, vorrei aggiungere che benché da solo non mi alleni, la mia giornata è permeata dal WX. In un certo senso “non stacco mai la spina”. A casa, in motorino nei miei spostamenti e persino nelle occasioni sociali, cerco di muovermi in un modo coerente con il mio modo di muovermi in palestra. Questo può apparire strano, ma il WX è la mia vita e io credo molto in quello che faccio. In questa prospettiva, può apparire meno strano se dico che anche in motorino bado a un certo tipo di rilassamento muscolare, alla mia postura, alla capacità di non irrigidirmi e restare invece reattivo. Per me il WX è innanzitutto lucidità mentale e uno stato fisico che permette di agire prontamente e senza doversi prima “mettere in guardia”. Quindi sono io che ora faccio la domanda: quanto mi alleno al giorno? 

Hai mai combattuto in contesti sportivi? Quando, dove e con quali risultati? 

La domanda non si può riferire al WX, perché in massima parte nel WX non sono contemplati tornei di questo tipo. I recenti tentativi di inserire il WX in circuiti agonistici non li considero, perché non fanno parte della mia filosofia dell’arte. Quindi la risposta è No. Per il resto, ho già risposto in precedenza, quando ho accennato ai miei trascorsi nel full contact.   

Quante ore a settimana dovrebbe praticare uno studente per progredire in maniera seria?  

Qui le chiedo cortesemente di permettermi di rispondere ponendo la sua domanda all’interno di un discorso più generale. Secondo me la prima cosa da chiarire riguarda non la quantità, bensì la qualità dell’allenamento. Purtroppo in giro vedo molti discorsi basati sulla quantità, in cui la qualità è data per scontata, mentre non è affatto così. Se lo stile di WX si fonda su di un approccio coerente, in cui in ogni singolo movimento sono rispettati i principi dello stile, ci possono essere praticanti che si allenano con me anche solo una volta al mese con buoni risultati, nel senso che i loro progressi nello stile sono apprezzabili ed evidenti. Questo perché qualunque tipo di tecniche stiano allenando in un certo momento, esse vanno ad arricchire anche le tecniche che al momento non vengono allenate. Mi rendo conto che quanto sto dicendo può apparire di difficile comprensione ma va tenuto presente che nel mio approccio tout se tient: ogni tecnica allena anche le altre, perché si fonda sull’attenzione maniacale per gli stessi principi che supportano nel medesimo modo e grado tutte le altre tecniche. Il fatto è che noi alleniamo principi, prima ancora che tecniche. Faccio un esempio. Il modo di gestire il movimento del corpo è per noi della massima importanza. Se alleno una tecnica di attacco che rispetta il giusto modo di muovermi, ne trarrò giovamento anche quando farò esercizi di chi-sao, perché non tratterò quest’ultimo come una cosa “a sé stante”, bensì inserita in un approccio in cui mi devo necessariamente muovere in un certo modo. Tenuto debito conto del livello qualitativo complessivo dell’allievo, io non ammetto che eserciti una tecnica “dimenticando” quanto ha già imparato esercitando le altre. Un altro esempio: se alleno un attacco che comporta un contatto, dovrò saper gestire quel contatto a seconda del mio livello nel chi-sao. Non ammetto che un allievo che ha già una buona esperienza di chi-sao “regredisca” a una gestione più elementare. Se quindi l’allievo in quel periodo si sta allenando correttamente nel chi-sao, questo alzerà il suo livello complessivo anche nella gestione dell’attacco con contatto. In altri lineage di WX capita di veder allenare in modo separato tecniche e combinazioni, tanto che poi c’è una certa difficoltà a ricondurle ad un’ unicità di gestione. Ovvio che in queste Scuole la quantità di allenamento sia un metro assoluto o perlomeno serva a giudicare quanto un allievo è bravo in quella singola tecnica. Si progredisce – per così dire – per compartimenti, per capitoli. Il problema è che se l’allievo non è abituato a considerare quello che pratica come un tutt’ uno, in cui sempre tutti i principi a fondamento della sua arte sono rispettati, progredirà in modo discontinuo, portandosi gli errori di impostazione da una tecnica all’altra. Avendo sottolineato fino ad ora che l’allenamento deve obbligatoriamente essere di alta qualità, resta inteso che se a questa si accompagna la quantità, tanto meglio. Io alleno tanto persone che vedo una volta la settimana, quanto altre che oltre a far lezione con me hanno a propria volta degli allievi, con i quali si allenano di conseguenza. Nella mia Scuola ci sono praticanti che si allenano anche 5 volte per settimana, poiché gestiscono più corsi e hanno anche allievi privati, per cui in complesso praticano per 8-10 ore la settimana, non tenendo conto di quanto possono poi fare aggiuntivamente a casa loro, in privato. È chiaro che in questi casi i loro progressi saranno più significativi. Ci sono poi gli stage mensili e le sessioni di esame in cui gli istruttori sono chiamati a dare il loro contributo. C’è quindi chi si allena anche 45-50 ore al mese. Ma il punto fermo per me rimane la qualità di quello che si fa. Mentre è possibile, benché limitativo, allenarsi in qualità e non in quantità, il viceversa non produce nessun risultato, nel senso che si rischia di fare per ore e ore cose sbagliate. Un po’ come accade con la tela di Penelope: la quantità non supportata dalla qualità cancella i progressi ottenuti e non consente un miglioramento effettivo nel mio modo di intendere il WX. In sintesi: quantità di allenamento, preparazione fisica, forza, velocità e aggressività sono tutti elementi importanti ma assolutamente aggiuntivi alla qualità di quel che si allena. Essi contribuiscono in maniera importante alla crescita dell’allievo ma senza la qualità rappresentano solo una perdita di tempo. Esiste ed esisterà sempre quello più forte, più veloce, più aggressivo di noi. Se quindi queste nostre caratteristiche non sono supportate dalla qualità della nostra tecnica, saremo sempre destinati a soccombere. Negli anni, poi, la nostra fisicità è naturalmente destinata ad affievolirsi, per un naturale processo di invecchiamento. Cosa ci resterà, se non abbiamo una tecnica che invece può crescere sempre, anche a 60 anni?   

Cosa ne pensi degli altri SiFu e dei loro metodi di insegnamento, nelle altre associazioni e Famiglie di Wing Chun? 

Dividiamo innanzitutto il mondo cui lei fa riferimento in 4 gruppi di persone. Il primo gruppo è formato da persone che conosco direttamente, con le quali ho condiviso a Livorno, nel corso dei miei 16 anni di appartenenza alla stessa organizzazione, dei momenti importanti della mia vita marziale. A questo gruppo appartengono tra gli altri sifu Paolo Delisio, sifu Michele Stellato, sifu Gianluca Cesana e sifu Carlo Bernardi. Questi ed altri avranno sempre un posto speciale nei miei ricordi, perché con loro ho condiviso periodicamente momenti marziali e conviviali importanti. Un secondo gruppo è formato da persone che conosco molto bene sotto il profilo umano e marziale perché sono stati miei allievi, anche se ora essi magari sono insegnanti di altri stili, di altri lineage. Soprattutto a Roma, di appartenenti a questo gruppo ce ne sono molti. Alcuni nomi sono Stefano Lucaferri, Alessandro Messina, Fabrizio Screpante, Enrico Toro, Antonio Pantaloni e Simone Pietrobono. Voglio sottolineare che nella stragrande maggioranza dei casi queste persone si sono allontanate da me non per problemi con il sottoscritto, bensì per un certo livello di incomprensione con i vertici dell’organizzazione che io all’epoca rappresentavo a Roma. Quindi, quando costoro hanno avuto la possibilità di andarsi ad allenare con qualche maestro di un certo livello di altre organizzazioni, lo hanno fatto. Sia pure – mi piace ricordarlo – a malincuore. Nel medesimo gruppo inserisco anche coloro che sono rimasti nella mia organizzazione di origine anche quando me ne sono andato io: Enrico Tosini, Massimiliano Forti e Resurrection Jules. Il terzo gruppo è formato di persone che non conosco personalmente ma che si allenano nelle loro rispettive Scuole e lineage con convinzione, dedizione e amore; e che mostrano rispetto nei confronti degli altri lineage e Scuole. Nel quarto gruppo metto quelli dotati di ignoranza tecnica e stupidità caratteriale, in genere direttamente proporzionali ad una buona dose di arroganza infantile. Questi purtroppo esistono, anche se il loro livello tecnico e umano è in grado di impressionare solo i loro (pochi, quando non pochissimi) allievi. Non a caso, credo che costoro nel panorama del WX italiano contino meno di niente, benché si diano un gran daffare a forza di urla e strepiti per far capire che esistono. Ritengo che, per fortuna, gli appartenenti al quarto gruppo siano una sparuta minoranza. Le prime tre categorie godono del mio rispetto, anche se hanno un’interpretazione del WX molto distante dalla mia. Da questa diversa interpretazione deriva anche quello che penso dei loro metodi: non mi permetto di giudicarli.   

Possiamo sapere la differenza tra il tuo Wing Txun e le altre interpretazioni? 

Provo a rispondere riportando le parole di un mio allievo che si allena da 6-7 mesi con me, con un trascorso di 10 anni in seno a due grandi organizzazioni di WX: “La gestione del corpo della Scuola di Rossi, il suo modo di affrontare il tema della mobilità, con tutte le conseguenze che queste cose comportano sul piano tecnico e di visione del combattimento, spalanca al praticante delle ‘finestre logiche’ che prima non solo erano chiuse ma delle quali non si sospettava nemmeno l’esistenza”. Io non mi sento di parlare di differenze, perché il confronto tra queste è possibile quando alla base c’è un impianto comune e quindi le singole differenze sono distinguibili individualmente. Per noi invece l’intera struttura del sistema, dai principi alla gestione del movimento, giù fino alle singole tecniche, si caratterizza in modo così specificamente diverso dal WX che comunemente si vede in giro, da non rendere significativa un’analisi “per differenze”. Ha senso confrontare una tigre con un leone, molto meno con un delfino. Una tecnica nostra non si differenzia dalla tecnica con lo stesso nome ma di un altro stile per l’angolo di contatto o il tipo di passo o la forza impressa ma per come è gestita dal corpo in coerenza con i principi. Quindi, nonostante qualcuno ci dica che noi non facciamo WX ma qualcos’altro, la nostra Scuola si basa con la più assoluta coerenza sui principi tramandati dal WX stesso. Questo credo spieghi anche quanto ho detto prima sull’allenamento di qualità: il nostro modo di muoverci, di attaccare e di difenderci è una conseguenza diretta dell’applicazione logica dei principi. Senza eccezioni. Se uno stile dice di voler evitare la forza dell’avversario, come può accettare gli scontri frontali forza-contro-forza? Qui torniamo al tema dell’allenamento di forza, velocità e aggressività, dove necessariamente prevale chi è più forte, veloce e aggressivo. Noi crediamo che la tecnica conseguente all’applicazione dei principi possa far prevalere anche chi è meno forte, purché sappia come muoversi e conservi la capacità di cambiare-mutare se gli eventi lo richiedono, con la necessaria lucidità mentale. Se proprio devo caratterizzare la nostra Scuola in tre punti, parlerei di a) coerenza con i principi del WX, b) gestione del corpo, c) lucidità mentale. Non per questo rispetto dei principi noi diciamo di fare WX “tradizionale”. Secondo me, come per tutti gli aspetti della vita ciò che è tradizionale deve sapersi evolvere con il tempo e le mutate esigenze. Un WX fermo a 100 anni fa, che si sforzi di replicare il modo originario di applicare i principi, è destinato a fallire. Ciò che non si evolve, arretra. I calciatori di 50 anni fa oggi non vedrebbero palla. Le nuove arti marziali, le MMA, le nuove tecniche di altri stili impongono uno studio continuo e progressivo di quanto si fa. Un WX “non critico” è un WX morto: ciò che si evolve smette ipso facto di essere tradizionale. Io credo nei principi del WX e credo che funzionino. Ma credo altrettanto fortemente che per farli funzionare serva una tecnica che ad essi si ispira e su di essi si costruisce. Se invece la tecnica viene costruita su uno stile ingessato o – peggio – su basi incoerenti con i principi, si hanno dei problemi che poi sfociano nello “studio dell’angolo giusto per il tan-sao” o in certe guardie statiche e – quindi – presuntuose. Uno dei temi recenti del dibattito sul WX è la sua eccessiva staticità. Molte scuole, vecchie e nuove, provano a modificare questo stato di cose, ma quasi tutte a nostro avviso non tengono ancora in sufficiente conto l’aspetto dell’energia complessiva dell’avversario che non è un movimento di 5 cm più a destra o a sinistra a farla evitare. Secondo noi – e qui concludo – serve proprio un nuovo modo di gestire il corpo.   

Quali sono i concetti di combattimento su cui è focalizzata la tua Scuola? 

Il WX nasce come disciplina non agonistica, ma come difesa da strada. Perciò la sua funzionalità deve essere rivolta alle situazioni da strada. A questo proposito, vorrei ricordare quanto mi ripeteva in diverse occasioni un mio amico, campione di Sanda in Russia e detentore di molti titoli a livello internazionale: “Nonostante tutte le situazioni che mi si sono presentate sul ring, se le guardo dal punto di vista mentale, tecnico, psicologico, non ce n’è mai stata una sola che potesse paragonarsi a quello che può accadere in strada”. Con ciò voglio dire che anche un atleta con enorme esperienza di combattimento deve “riprogrammarsi” quando affronta una situazione da strada. Il WX, sotto questo profilo, offre appunto il vantaggio di essere fatto apposta per gestire un confronto senza regole, come accade per strada. Con ciò non voglio assolutamente dire che un esperto di altre arti marziali debba per forza trovarsi impotente per strada: può anzi essere che egli risulti estremamente efficace, devastante e quant’altro ma credo che il confronto di tipo casuale che si può proporre per strada debba essere trattato con un approccio specifico e dedicato, quale il WX può offrire. L’abbigliamento nostro e dell’aggressore, il nostro e il suo stato fisico e mentale, il grado di pericolosità della situazione (noi soli o con qualcuno da difendere), le condizioni logistiche, lo stress sono tutti fattori variabili che devono essere studiati uno per uno e in combinazione per saperli gestire quando si presentano. Devo ammettere che la mia esperienza personale, maturata soprattutto negli anni giovanili a cui ho fatto cenno prima, in cui frequentavo compagnie piuttosto “vivaci” e francamente orientate allo scontro con compagini rivali, mi è servita non poco per analizzare con cognizione di causa la gamma di situazioni che si possono ricreare in uno scontro senza regole. Il mio metodo di insegnamento cerca quindi di tener conto, nel modo più approfondito che una simulazione in palestra rende possibile, di tutti quegli aspetti imponderabili di cui ho parlato sopra. Essi devono assolutamente essere tenuti in considerazione come condizioni “normali”, per non lasciare l’allievo alle prese con un livello di stress ingestibile, tale da impedirgli di reagire con le tecniche che pure può aver imparato correttamente.   

Ci puoi dire qualcosa sulle varie forme, dalla Siu Nim Tau alla Chum Kiu, sino ad arrivare alla Luk Dim Poon Kwan ed alla Bart Cham Dao? 

Le forme della tradizione del WX non corrispondono alla mia interpretazione dei principi, soprattutto per quanto riguarda la gestione del corpo. Per questa ragione, nella mia Scuola non vengono insegnate, mentre invece ne sto introducendo di diverse, coerenti con il nostro modo di muoverci, di gestire la forza dell’avversario, di conservare una capacità reattiva fondata sulla costante presenza dell’equilibrio dinamico. 

Grazie! 

Grazie a te Riccardo, colgo l’occasione per salutarti e farti i migliori auguri per il tuo cammino marziale!