mercoledì 21 ottobre 2009

Su Facebook, 'friends' ed altre illusioni...

Dopo gli entusiasmi iniziali di un Network che sta riconnettendo vecchi amici e mettendo ciascuno al centro di un fotoromanzo, Facebook mostra tutti i suoi effetti problematici sulla vita delle persone, e sui cambiamenti che sta creando nella società odierna.  Mi pare ormai chiaro che vediamo troppa tv e stiamo troppo connessi ad Internet. L’Homo sapiens sapiens sta diventando una macchina. Mi chiedo se davvero si possa costruire una società in cui i rapporti sociali siano vissuti su uno schermo di un pc e non faccia a faccia...

Ad ogni modo, ognuno è figlio del proprio tempo ed è quasi ridicolo entrare nei meriti dell’era internettiana, che ci aiuta anche in moltissime cose della vita quotidiana. Bisogna vedere l’uso che si fa del mezzo tecnologico, ovviamente. Facebook cominciò a sollevare i dubbi degli utenti quando accanto al proprio profilo risultavano delle piccole pubblicità  figlie delle scelte fatte da altri utenti in merito a gruppi, personaggi, musica, tv ed altro.

Col tempo, Facebook ha mostrato il suo lato negativo anche sotto il punto di vista dei rapporti personali. Se, all’inizio, era simpatico conoscere una persona in palestra e il giorno dopo vedere le sue foto e i suoi interessi, mi sono reso conto che in quel modo si evitavano tutte le uscite a cena per sapere gusti e passioni e l'amicizia di “Faccialibro” non corrispondesse ad altro che ai primi 5  minuti trascorsi insieme... Un perfetto sconosciuto diviene 'amico' in un secondo, anche se continua ad essere un...perfetto sconosciuto!

Nessuno nega il fatto che possano esistere conoscenze del genere...ma, per favore, collochiamole e chiamiamole, appunto, conoscenze! Le amicizie di convenienza, il fatto di avere 'un amico qua' o 'un amico là', non importa chi, basta che sia qualcuno, vanno chiamate con una parola differente da 'amicizie'. Bisogna riflettere su questa finzione della realtà e capire che è tale, per poi trarne le conclusioni.

Me ne sono reso conto recentemente, quando alcuni 'amici' reali hanno cancellato in un click l'amicizia su Facebook, senza alcun motivo, senza spiegazione, così come alcuni Maestri ed Allievi di altri Maestri. Questo mistero è sociologico, perché dimostra la potenza del mezzo elettronico rispetto alla vita reale. Prima si sarebbe discusso, sarebbero partite due parolacce, magari due cazzotti, ma tutto sarebbe finito lì. Invece, su Faccialibro, il caso diventa gigantesco, perché ti fa entrare in un tunnel, nel quale cerchi la luce (la spiegazione) e non la trovi.


Ritorna la domanda di sempre ovvero il motivo per cui si sta in un Social Network. Perché spendere un'ora al giorno con sconosciuti sul web, invece di spendere quest'ora con chi ci sta intorno? La questione attiene alla prima domanda. Io mi iscrissi per avere un canale in più per comunicare con gli amici lontani e per ritrovare contatti persi nel tempo. Col passare delle ore, ho allacciato vari rapporti relativi all'Arte Marziale. Da lì in poi, è stato tutto un tessere una rete di contatti molto interessanti per sviluppare e accrescere le conoscenze di natura marziale, nei più diversi ambiti. Ho sempre tenuto d'occhio, però, il limite tra realtà e rete. Altri, invece, pare che abbiano scambiato la stessa rete per la realtà ed hanno pensato che premendo un tasto del mouse sarebbe cambiato qualcosa...

Facebook ha reso reale il Grande Fratello orwelliano, dando libero sfogo a quelli che si sono messi in rete per pompare il gossip o per fare la gara a chi mette più foto,  dove si aggiunge gente che rimane là per mesi senza che ci si parli mai eppure conoscendo tutto di voi... Da questo mettersi in rete sorgono problemi legati all'uso che un network del genere può farne in termine di privacy e di copyright. Se leggeste un attimo i termini, un mezzo apparentemente democratico come Facebook risulterebbe assolutamente dittatoriale: loro possono decidere di usare le foto come vogliono perché il copyright è loro. Ciò che inseriamo non deve a sua volta danneggiare il copyright di altri. Quello che scriviamo è sottoposto a monitoraggio continuo e può essere censurato. Facebook può disabilitare l'account quando vuole...

Questo regalo che la nostra comunità umana sta facendo al marketing mondiale, ai sociologi e  alla politica, non so quanto sia volontario da parte nostra. Chi ha in mano i dati di Facebook può davvero organizzare un movimento politico ad hoc o organizzare serate di cui si sanno già i nomi e cognomi di coloro che potranno partecipare a quell'evento. Se ci mettetiamo anche il tempo che ci spendiamo su quel Network e il fatto che non sia piacevole essere al centro di gossip, dove si controlla qualsiasi momento della propria vita, potete capire come sorgano spontanei i dubbi sul suo utilizzo. Probabilmente sta soltanto aumentando la pornografia (che non è solo sessuale) già satura nella società odierna.

Di Facebook mi piace la facilità di utilizzo, l’immediatezza dell’interfaccia, la possibilità di scrivere commenti alle cose pubblicate da altri, la facilità di pubblicare brevi messaggi, la possibilità di creare gruppi e la possibilità di conoscere artisti marziali di tutto il mondo. Di Facebook non mi piaccino la miriade di applicazioni che non fanno nulla di utile se non pompare dati privati a favore di non si sa chi, per poi generare traffico sulla casella di email per le notifiche dell’amico perditempo del momento che ti invia scemenze sulla questa o quella applicazione. Facebook riguarda soprattutto l’amicizia ma anche la conoscenza e l’impegno per obiettivi comuni dei gruppi, sicuramente non il lavoro, anche se, ammettiamolo, molti di noi lo usano anche per quello, per pubblicizzarsi.

Ora, l'altro pericolo che si corre con il Social Network è anche il livellamento verso il basso della comunicazione, che disperde le energie intellettuali. La serietà di analisi, l'approfondimento e lo studio vengono messi da parte in favore della velocità e della sufficienza. Questa base ne fa un riferimento per chiunque odi i libri e la letteratura scientifica.

La struttura del Social Network semplifica l’approccio al web, illude l’iscritto d’essere protagonista, livella verso il basso la comunicazione, appiattendola sulla quotidianità e sulle frivolezze. Se Myspace poteva e doveva restare una grande risorsa riservata solo e soltanto ai musicisti di tutto il mondo, che potevano scambiarsi pareri e confrontare le loro creazioni, Facebook è partita con un approccio più simile all'ex “massoneria del web”, cioè small world: schede di ogni iscritto, rete di contatti accessibile ai nuovi amici, comunicazioni funzionali e utilitaristiche o ludiche. Uno può chiedersi: a cosa mi serve? Se ho già il mio software di messaggistica/telefonia (Skype, Messenger…), se ho già il mio forum specialistico, se ho già l’e-mail e gli sms, a che pro? In effetti, il pro è uno e uno soltanto: l'esibizionismo.

Facebook – esattamente come Myspace per chi non era musicista – diventa un formidabile strumento di deconcentrazione durante gli orari di lavoro, uno svago e una deviazione durante la giornata, una demenziale agenda setting (Quanti amici devo guadagnare oggi? A chi devo scrivere per diventare più popolare?), uno scarso veicolo pubblicitario (ogni giorno veniamo bombardati da segnalazioni di eventi e da comunicati di qualsiasi genere: che visibilità rimane se nessuno fa selezione?), un vacuo strumento per accertarsi che i vecchi compagni di classe siano in vita. C’è una ragione per cui avete smesso di frequentarvi: non avete più nulla da dire. Facebook ne dà conferma. Così come Myspace. Così come Small World.

A cosa possono servire, in realtà, i social network? A garantire la possibilità ai neofiti del web di navigare e divertirsi con siti facili ed elementari; a mostrare le potenzialità del web a chi pensava, causa propaganda dei media rivali (tv e carta stampata in primis) che Internet fosse solo pornografia sessuale e contenuti deliranti e/o autoreferenziali; a perdere tanto tempo; a illudere chi non ha vita sociale o adeguata “visibilità” (torniamo alla questione narcisistica/pubblicitaria) di avere trovato una soluzione.

Intanto, fanno danni. Fanno danni a siti e blog culturali/artistici come questo, perché molti dei 'praticanti' di qualsiasi Arte Marziale passano le ore che potevano dedicare all'allenamento o alla parte creativa/utile del web, allo studio, alla consultazione delle fonti, alla scrittura di pagine di critica e al confronto intellettuale ed estetico, altrove. Quell’altrove è il social network, il tempio del cazzeggio. Fanno danni sul lavoro, esattamente come le messaggerie, perché deviano l’impiegato dalla concentrazione sul suo lavoro.

Credo che Internet sia una grande speranza di perfezionamento per lo studio, la ricerca, l’informazione: un’informazione libraria più completa, capillare e democratica, interattiva e critica, è il viatico a una rivoluzione culturale. Smarrire intelligenze e idee per colpa della concorrenza di webzine e blog di qualità mi sta bene. Smarrirle per colpa del cazzeggio colorato dei Social Network mi ferisce e mi irrita molto. Lunga vita al web di progetto e alla piccola e media editoria di qualità, alla ricerca e al confronto autentico.

Ah, quasi dimenticavo il motivo che mi ha spinto a scrivere di questo tempio dell'illusione e della mistificazione! Non sapete quanto abbia potuto ridere quando ho visto Maestri di fama internazionale diventare fan (sostenitori) di pagine di Facebook dedicate a Scuole di Arti Marziali aperte dai proprio Allievi. Che dire, poi, dell'incontro sullo stesso network tra i Maestri che si odiano e se ne dicono di tutti i colori, che diventano fan delle stesse pagine e degli stessi gruppi! Se dovessimo dare credito al network, troveremmo tra gli amici anche i peggiori nemici e detrattori di uno o un altro...ma, come sempre, il gossip la fa da padrone, quindi meglio rimanere 'amico' di qualcuno per sapere quello che fa, invece di tagliare onorevolmente i ponti e dirglielo in faccia...

Alla fine dei conti, io penso che l'utilizzo di questi aggeggi telematici sia buono solo se ne comprendiamo l'esatta portata e la pericolosità intrinseca. Continuerò ad esser parte del gioco, perché mi sta dando modo di portare avanti le mie amicizie reali, ma penso che prima o poi sarà necessario un bel colpo di spunga per cancellare tutti i falsi 'amici'...


4 commenti:

norby ha detto...

Unico appunto "facebook" non vuol dire "faccialibro", ma il libro dei visi.
Il nome deriva dall' abitudine delle scuole americane e inglesi, di fotografare i volti dei propri alunni. Penso che molti di noi avranno visto vari facebooks nei film...

Cmq intervento molto interessante...

Riccardo Di Vito ha detto...

Hai ragione, perdonami, è il mio modo 'usuale' di chiamare il network anglosassone in italiano. Bella la ricostruzione del termine che hai fatto, breve e precisa!

Quel mondo parallelo sta generando mostri, amico mio.

Coach Silver ha detto...

Completamente daccordo con quello che scrivi,difatto anche io gli sono molto disaffezionato, da sempre.
Fatto lo prova che avendo amici che sono "anche" iscritti a facebook,non mi hanno nel loro gregge e nemmeno io li includo o li vado a cercare;farei solo un passaggio superfluo.
L'amicizia resta e scavalca facebook; al massimo si usa come sempre è stato Msn.

FB Può essere un potente mezzo di pubbliche relazioni,ma comunque devi aver una "Beingness" gia costruita,altrimenti non ti resta la tattica delle innnumerevoli foto,il copia incolla dei testi delle canzoni,e quelle p#ttan#te tipo dimmi chi sei che ti dico come puzzi...

Io ad esempio Fan di Emin mai e poi mai,bravo insegnante ma come imprenditore e uomo,meglio chiudere un occhio! e dovrei iscrivermi al suo gruppo?Ma per piacere!

Motivi personali a parte,nei gruppi di AM mancano i contenuti,così come nella vita reale chi allunga il brodo è come il lupo:perde il pelo ma non il vizio.
Ciao

Fabrizio ha detto...

da parte mia...standing ovation!!