martedì 3 maggio 2011

L'operatività

Accolgo l'invito alla pubblicazione dell'articolo che segue del buon Fabio Rossetti, che ringrazio per essere uno dei pochi a partecipare alla redazione di questo blog. Buona lettura a tutti!

---

Vi è un aspetto della pratica che è chiamato operatività: essa consiste nella reale applicazione in combattimento di quello che si è imparato, praticando e studiando. La difficoltà è inerente all’adattamento in un piano senza schemi, ove non si è più all’interno di un esercizio propedeutico e funzionale, che, per quanto reale, rientra in uno schema ancora ben definito e preciso.

Negli esercizi sull’operatività si prende coscienza delle applicazioni, in un contesto senza schemi prefissati ove tutto quello che si è appreso viene messo alla prova. Nella realtà occorre aver ben assorbito e fatto proprio il principio dell’adattamento, al fine di essere realmente efficaci, esprimendo i principi tramite le tecniche (movimenti naturali unitivi di energia e geometria tattica).

Inoltre, si comprendono gli aspetti di reattività, e quindi può sembrare abbastanza impegnativo, aprendo dubbi e svelando ciò che va migliorato; ricordando che anche lì vi è il principio olistico, cioè tutto l’essere è impegnato nei sui aspetti fisici, emozionali, mentali ed intuitivi.

Negli esercizi operativi è messa alla prova la sintesi delle conoscenze pratiche acquisite, visto che nulla è predefinito, quindi si entra nell’ambito pieno della mutevolezza e della continua trasformazione. Nell’operatività si partirà con gli aspetti del combattimento al minimo, per poi aumentare l’intensità procedendo di pari passo con la padronanza della sintesi in applicazione dei principi. 

Chiaramente coloro che si addestrano entrano in uno stato interno di realtà, dimenticando chi hanno di fronte, il suo livello, le sue conoscenze, cosa sa fare e non fare: in sintesi, occorre entrare in uno stato per il quale l’altro è uno sconosciuto, poiché il migliore risultato è quello per il quale si pratica il principio del Wu Wei. Questo aspetto è quello più impegnativo da realizzare.

I parametri del combattimento reale sono espressi nei principi e negli esercizi, ma nella realtà, pur mantenendo la sostanza identica, la qualità e la quantità cambiano e sono infinitamente variabili. Le abilità e le capacità tecniche non sono tutto; esse hanno un’importanza ed una funzione chiaramente fondamentale, ma sono sempre una parte del tutto. 

In un combattimento ove le capacità sono nettamente differenti, il margine di sopravvivenza di chi è ad un livello meno espanso è sottile; ma laddove le capacità sono simili di livello, i fattori importanti e determinanti sono altri e rivestono una parte fondamentale. Ma questa non è una regola assoluta, come lo riprova una persona che non ha paura di morire, che significa molto di più di quanto l’espressione letterale dica, poiché le parole sono descrittive, ma non sono la realtà e poiché nel combattimento tutto cambia.

Ciò vuol dire che vi è una serie di aspetti da sviluppare, i quali vanno coscienzialmente compresi e intuiti, con il metodo fornito basato su principi e movimenti (forme di Chi Kung - rilassamento, respirazione, vuoto mentale, meditazione - adattate per il combattimento e le tecniche di cui sono composte). 

Nell’operatività lo stato guerriero e le capacità sue proprie sono realmente praticabili. Nella realtà pura del combattimento nulla è definito, ma soggetto a mutazione e a cambiamenti fluidi, continui e senza previsione. È come entrare in un pieno-vuoto, quindi vivere l’arte marziale unendo gli opposti, fornisce la base essenziale per percorrere la Via.

5 commenti:

Wong Fei Hung ha detto...

Ciao! l'articolo è molto bello e fa riferimento al Wu Wei, che lo stesso Bruce Lee nei suoi scritti cita (e voi ovviamente sapete di chi è stato allievo!!!), inoltre sono assolutamente d'accordo nel considerare questa parte della pratica molto difficile ma necessaria per una completa comprensione dell'am.


Chiedo però una curiosità, essendo io un allievo che intende in un futuro si spera non troppo lontano aprire un proprio corso: in che modo, nella pratica, si può allenare questa capacità fondamentale, o meglio in che modo lo allenate voi come praticanti di Wing Chun, nel vostro corso? sono molto curioso e aspetto una risposta da cui prendere spunti interessanti, grazie!

Anonimo ha detto...

Ciao Wong,
allenare l'operatività si fa rendendo tutto quello che fai reale.
Il filo sottile tra illusione e realtà, nel nostro campo é molto sottile, occorre molta attenzione.
Occorre comprenderlo con la pratica e l'intuizione. In questo caso, come per altri concetti, idee e principi, le parole non sono sufficienti. In ogni stile l'operatività esiste, con la pratica si risveglia e si svela;
quando succederà te ne accorgerai, dentro di te sarà una chiara manifestazione.
Se ti alleni con chi né é consapevole e la rende viva, beh .. meglio del contatto diretto e vivertela non puoi!
Scusami se non sono stato esaustivo, buon allenamento.

Fabio Rossetti

Wong Fei Hung ha detto...

Ciao Fabio, in realtà ho capito bene quello che dici, proprio rendendo reale la pratica ci si avvicina alla comprensione e all assorbimento dei principi necessari all autodifesa, perchè cmq di quello stiamo parlando.

Noi in palestra cerchiamo sempre di metterci il massimo, di intenzione e di abilità, ma questo nelle applicazioni che studiamo, volevo sapere nella pratica se per allenare un alto livello di operatività fate sparring libero o semi-libero, con quali protezioni o senza...insomma pura curiosità tecnica!!! ;)

Matteo.

Anonimo ha detto...

Ciao Matteo,
per quanto mi riguarda le protezioni non le ho mai usate se non qualche volta. Le ragioni sono precise di questo modus operandi, qui sarebbe un pò troppo lungo da spiegare. Altri le usano e si trovano bene, quindi non c'é un meglio e non c'é un peggio. Il fine é quel tipo di lavoro, quindi se ci sono più strade meglio ancora. Il combattimento, lo sparring come dici te, diventa più libero in base alle persone, al loro controllo, alle loro capacità non solo tecniche.

A presto, Fabio.

Wong Fei Hung ha detto...

Si in effetti quel tipo di allenamento dipende molto dai praticanti, sopratutto dal controllo, che è un elemento fondamentale per crescere di livello.
Secondo me protezioni come guantini e caschetto possono aiutare molto sopratutto per la percezione del colpi, a volte non ci si rende conto che basta un bel pugno per essere ko, inoltre utilizzandole con un po di cervello permettono di affondare gli attacchi, sempre con un alto grado di controllo, per questo sono utilissime, non bisogna certo abituarsi ad usare solo quelle, senno rischia di diventare una sorta di sdc senza senso.