lunedì 10 gennaio 2011

拍手 - Paak Sau - La Mano che sbatte

Oggi voglio affrontare il problema relativo alla tecnica definita 拍手 (Paak Sau - solitamente scritto "Pak Sao" -). Si tratta di uno dei movimenti tipici del Wing Chun Kuen, eppure c'è un dibattito abbastanza acceso sull'effettivo utilizzo in combattimento. Spesso, a mio modo di vedere, bisognerebbe ricorrere alla lettura dell'ideogramma per capire quanto sia semplice questa beneamata Arte Marziale. Facciamolo insieme.

Tralascio 手 [shǒu] (Sau), perché lo conosciamo a memoria: la 'mano' o, per estensione, il 'braccio'. 拍  [pāi], invece, è l'ideogramma che più ci interessa in questa sede. Considerato verbo, solitamente significa 'applaudire' o 'picchettare', 'dare un colpetto'. Inteso in senso marziale significa 'sbattere' o 'battere'. Viene usato anche come sostantivo per intendere la 'paletta' o la 'racchetta'. Viene da 扌(o 手) [shǒu] e dall'uso fonetico di 白 [bái], che ha molti significati tra cui 'chiaro', 'bianco', ma che ora non ci interessa approfondire. In cantonese è /Paak/, ma spesso lo troviamo scritto contratto /Pak/ nel mondo del Wing Chun.
A questo punto abbiamo tutti gli elementi per tradurre letteralmente, sebbene non sia proprio appropriato, il termine Paak Sau, per poi andarne a vedere il senso: 'mano che sbatte'. Per una volta, la traduzione inglese che ci è arrivata - Slapping Hand - ha un senso! Evviva! Se questo è il suo significato reale, come mai alcuni perseverano nel chiamare con questo nome le tecniche in cui la mano è già a contatto con l'avversario? Non lo so.

Per quanto ci riguarda, possiamo sicuramente dire che il Paak Sau viene utilizzato moltissimo nella lunga e nella media distanza, perché costituisce uno degli elementi cardine per una difesa attiva contro pugni Diretti e Jab, anche doppiati. Quando si lancia, segue una traiettoria semicircolare, che può portarlo in varie direzioni, senza limiti: alto-basso, basso-alto, esterno-interno, interno-esterno, etc. Non ha limiti di applicazione se non i pochi che scrivo - spero che qualcuno integri le mie lacune -.


Di solito viene lanciato verso il Centro, in modo da costituire un attacco ed una difesa allo stesso tempo. Alcune volte, infatti, viene spiegato come un pugno che, lungo il suo tragitto, incontra un altro pugno e si trasforma in Paak Sau. L'idea c'è, mi sta bene, ma l'importante è capirsi: è difficilissimo se non impossibile, in combattimento, lanciare un pugno e poi aprire la mano per 'schiaffeggiare'. 

Per quanto riguarda l'esecuzione tecnica viene allenata sin dalla Siu Nim Tau, ma è con la Chum Kiu che si approfondisce, con almeno tre modi diversi di tirarlo: dall'interno all'esterno (e viceversa), in diagonale in avanti e dall'alto al basso. Al manichino ce ne abbiamo in abbondanza, ognuno con un'idea diversa, sia all'interno che all'esterno delle 'braccia'. Lì iniziamo un condizionamento dell'arto - nel caso in cui si possegga da subito lo strumento -, oppure si allena nella sua potenzialità, nel caso in cui il condizionamento sia stato già effettuato.

Durante gli esercizi in coppia e nel Lat Sau impariamo ad utilizzare questa tecnica per rompere l'equilibrio dell'avversario, per 'prendere il gomito' e, spesso, per conquistare l'angolo cieco, se il nostro lavoro di gambe è abbastanza sviluppato.

Nel Chi Sau, invece, studiamo come farne una reazione a determinati stimoli - visivi o tattili -, in modo da renderlo efficace anche nella corta distanza. Su questo punto io mantengo alcune perplessità, ma a livello didattico ne capisco il senso. In ogni caso il 拍手 (Paak Sau) va tirato nell'area attigua al gomito, per evitare che il braccio dell'avversario si possa trasformare in una gomitata (nel caso in cui si colpisca il polso), ma, soprattutto, affinché abbia una qualche potenzialità di riuscita contro la fase di boxe dello scontro.

Mi pare importante sottolineare che il Paak Sau va lasciato sul punto di contatto se è possibile, seguendo il principio Dim (uno dei sei e mezzo del nostro sistema), in modo da trasformarlo in un controllo, attraverso il quale percepire i movimenti dell'avversario. Quando questo non è possibile, è necessario trasformarlo subito per togliere l'equilibrio allo stesso avversario (Lap Sau, Jut Sau, etc.).

Qualora il Paak Sau non incontri niente nel suo percorso può trasformarsi, come è ovvio, in una palmata sul viso (Wang Cheung, Jing Cheung, etc.). Per quanto riguarda il lavoro di gambe, è importante allenare i passi tipici del sistema che permettano di andare verso il lato cieco (a V, a T, a L, etc.), utilizzando anche il famoso 'piede scaccia piede', che ci può salvare nei momenti più rischiosi, durante la fase pugilistica dello scontro.

Ultime note sparse: fate attenzione al vostro polso, perché potrebbe rompersi, se il punto di contatto del Paak Sau diventano le dita! Evitate come la peste di utilizzare le dita per bloccare o deviare gli attacchi dell'avversario! Per quanto ci è possibile, cerchiamo di utilizzare la parte esterna della mano (opposta al pollice) e la parte più vicina al polso, in modo da avere sempre ulna e radio dietro al movimento, come supporto. In alcuni casi si può arrivare ad utilizzare anche l'avambraccio per il Paak Sau, ma questo non viene considerato 'ortodosso' da molti. Come sempre, chi se ne importa!

2 commenti:

CollaMan ha detto...

Mi raccomando....No: larghezza-larghezza-larghezza, ma: larghezza-profondità, larghezza-profondità, larghezza-profondità. Se non sai le cose Caro Riccardo, studia come ho fatto io; vai dal santone e tutte le porte ti si apriranno davanti magicamente.:). ONORE AGLI ANTENATI MAESTRI.

Riccardo Di Vito ha detto...

Ahahahaha!!! Grande CollaMan!!!
In effetti qualche volta m'è passato per la mente di tornare lì dal santone e incrociarci le braccia, ma poi...ho desistito. Meglio utilizzare il tempo in modo più proficuo.
Grande!