venerdì 18 settembre 2009

Poon Sau

Qualche tempo fa, mi è capitato di discutere sia dal vivo, sia su un forum online di uno degli esercizi di base del Wing Chun, che si trova in molti lineage, ma che, spesso, non viene spiegato. Sto parlando di quello che siamo soliti scrivere come Poon Sau (la trascrizione fonetica dovrebbe essere /pùhn sao/).

Nella mia esperienza di Wing Chun ho dovuto attendere fino al 2004 per avere un'infarinatura di che cosa fosse e di che cosa si parlasse in riferimento al Poon Sau. Introdusse il tema Sergio Iadarola, in uno dei suoi seminari italiani. Però, anche allora non riuscii a comprenderne in pieno il senso e le dinamiche.

Finalmente, nel marzo scorso, durante un seminario (sempre di Sergio), mi è stato adeguatamente spiegato e dimostrato il senso ed il motivo per cui siamo soliti utilizzare il Poon Sau come piattaforma d'allenamento. Però, partiamo da un presupposto: se non ci fosse stato il contatto con la grande famiglia del Siu Lam Chi Sim Wing(Weng) Tjun(Chun), a parer mio, sarebbe rimasto un mistero, perché in Europa non è mai stato spiegato a dovere da dove provenisse questa piattaforma e quale ne fosse il senso.

Molti di quelli che, come me, provenivano dagli studi nella Wtoi, comprarono tutti i testi di SiJo Leung Ting per cercare di capire il senso del "gioco", ma anche lì, niente. Si accenna all'esercizio, si scrive che si tratta di rolling arms, ma non se ne spiega il senso. Ecco che, allora, nascono le incomprensioni ed il Poon Sau diventa solo lo stadio precedente il Chi Sau, dedicato solo al corretto "rollaggio" delle braccia.

Girovagando un po' sul web riuscii a trovare qualcosina, ma tutti parlavano sempre e solo di questo rollare le braccia, come fase propedeutica per lo studio del Chi Sau. Anche in merito alle traduzioni, ho letto di tutto. La traduzione più accreditata che ho trovato è "braccia che esaminano attentamente", ma ho notato che l'ideogramma utilizzato non è lo stesso per tutte le tradizioni.

Ora, se andiamo alla ricerca della radice dell'esercizio, cosa che mi pare non abbia fatto nessuno in Italia, dobbiamo affrontare la ricerca nell'ambito della grande famiglia da cui discende anche la linea del GM Yip Man. Io qualche ricerca l'ho portata avanti e sono arrivato ad una conclusione: senza la comprensione dei concetti dei ponti (Kiu) non si comprende appieno il senso di ciò che si fa.

Se date un'occhiata all'ideogramma utilizzato per descrivere il concetto di ponte Poon Kiu (o Pùhn Kiu), notate una certa differenza rispetto a quello della famiglia di Wing Chun discendente da SiJo Leung Ting. Alcuni staranno già pensando a qualcosa tipo "lo vedi che questo mischia Wing Chun e Weng Chun?", ma a me non interessa poi molto, perché la tradizione è la stessa, vuoi o non vuoi, sebbene si siano sviluppate separatamente. I moviementi sono quasi sempre gli stessi (basandoci sulle forme del Wing Chun Leung Ting), ai quali vengono aggiunti altri nel Weng Chun/Wing Tjun.

Non starò qui a spiegare nel dettaglio il Pùhn Kiu, sia perché c'è già chi l'ha fatto meglio di me, in inglese, sia perché vorrei che ne nascesse un dibattito proficuo con tutti i praticanti e ricercatori, non volendo cantarmela e suonarmela da solo, come si dice a Roma...

Voglio dire, però, che non concordo affatto sulla visione del Poon Sau che molti danno, ovvero di una delle due fasi antecedenti il Chi Sheung Sau (se vogliamo proprio essere cavillosi...). Il Poon Sau sarebbe solo l'esercizio di ruotare le braccia insieme all'avversario, fase precedente al Luk Sau, che corrisponderebbe allo stesso lavoro con l'aggiunta dell'energia in avanti. In questo modo si vorrebbe insegnare al praticante la corretta meccanica per lavorare con entrambe le braccia contemporaneamente e, successivamente, insegnargli a trasmette la pressione in avanti ed i vari attacchi da porta, a seconda dei vari livelli.

Ecco, io sono contrario a questo tipo di passaggio, perché penso che il posizionamento corretto del polso, del gomito e della spalla si possa comprendere a pieno solo durante un lavoro serio, eseguito con le dovute pressioni in avanti. Se abituiamo le braccia a girare solo su contatto, rischiamo di ritornare a fare un Chi Sau molle e completamente inutile ai fini che ci siamo proposti di seguire. Le braccia devono piegarsi solo quando la potenza sviluppata dall'avversario è superiore.

Rimane importantissimo ricordarsi in questo contesto il concetto del Centro (che sono riuscito a conoscere solo grazie agli insegnamenti di SiFu Fiorentini), che non dobbiamo mai perdere di vista, pena il lanciare le braccia nel vuoto dell'avversario. A seconda delle distanze in cui si allena il Poon Sau, le finalità dell'azione cambiano. La cosa più importante è non dimenticare mai che braccia stese costituiscono spesso validi appoggi ed appigli per gli attacchi dell'avversario.

Un'ultima considerazione: chi pensa di imparare a difendersi studiando il Poon Sau, il Chi Sau, il Luk Sau, o il Nuk Sau, senza aver mai sperimentato Gor Sau e Kuo Sau, a mio aprere è fuori strada. Di ogni singola cosa parleremo a tempo debito, ma se qualcuno vi dice che con il solo Chi Sau potrete sapervi difendere, a mio parere, non dategli retta.

8 commenti:

Coach Silver ha detto...

Interessante argomento.Interessante la traduzione che dai del carattere "Poon".
Sarebbe anche utile la comprensione dell'altro carattere inmodo da farne una comparazione ai fini della comprensione del metodo,di come si dovrebbe eseguire questo "esercizio".

Io sono dell'idea che qualunque esercizio può essere praticato per sviluppare abilità specifica.
E'anche vero che "pretendere" che l'esercizio funzioni -quadrato- quando alleni -rotondo- beh,in questo caso non ci siamo!

In questo senso ,affermo che può anche andare bene la scaletta :prima imparo a ruotare poi mi ci spingo contro/a favore.

quel che dici sui ponti è esattissimo ma è regalo relativamente recente e bisognerà utilizzare il meglio del nostro tempo/fatica a correggere le impostazioni lacunose,quindi c'è un bel pò di lavoro da fare.

In quest'ottica ben venga il concetto espresso da Iadarola a riguardo e cioè "folding and bending" del ponte,che chiaramente non funziona con la logica precedente;ovviamente devi avere un ponte resistente,prima di poterlo/doverlo piegare.

Cosa funziona meglio?E ancora, per chi?
E in quanto tempo? A mio avviso bisogna conoscere e applicare entrambi per poter valutare cosa serve in tempo presente...

A complicare ulteriormente il puzzle la matrice filosofica che determina un approccio piuttosto che l'altro assesta il colpo di grazia.
meglio pensare in termini di "quì ed ora" dove movimenti si amalgamano nel tutto;matrice Buddista;oppure procedere a gradini verificabili dove l'attuale risultato è la manifestazione del cambiamento della precedente?

P.S. evito di menzionare la seconda matrice,pee lasciare un pò di interattività al gioco!

:-)
Ciao

Riccardo Di Vito ha detto...

Non sai quanto tu m'abbia fatto felice con questo intervento! Finalmente si inizia a discutere anche qui!!!

Se hai notato, il secondo carattere è quello espressamente utilizzato nel lineage del Weng Chun/Wing Tjun, mentre il primo è quello solitamente usato da SiJo Leung Ting.

Effettivamente è proprio sul secondo che SiFu Sergio Iadarola ha lavorato per trovare l'esatta traduzione, riuscendo a parlare di "Folding and bending arms" ovvero di "piegare ed abbassare le braccia".

Se studi i concetti di ponte (bridging concepts) della linea Chi Sim, noti che il Poon viene non casualmente dopo la coppia But/Tiu e in coppia con Da (colpire).

Qui sta lo svelamento dell'arcano. L'epifania è giunta ad alcuni anche a seguito della visione del video "Poon Sao" di SiFu Sergio, ma io ho avuto la fortuna di sentirlo sulla pelle lo scorso marzo, a Roma, durante un seminario. Finalmente il concetto di "Poon Sau" ha avuto un senso ed è stato possibile allenarlo sia con i pugni che con i più avanzati movimenti a mano aperta.

Ad ogni modo, senza Poon spiegato in questo modo non si comprenderebbero tante entrate di Chi Sau, per esempio...

gr ha detto...

il poon sao è un semplice esercizio di pratica derivante da un particolare tipo di approccio al combattimento,l'utilità del poon sao è relativa solo ed esclusivamente allo studio delle sezioni,senza le quali non sarebbe neanche lontanamente pensabile avvicinarsi al combattimento wt..la conoscenza dei programmi avanzati (vedi sezioni dell'uomo di legno) leva molti miti e molti preconcetti sull'uso e l'allenamento dell' esercizio delle braccia appiccicate...questo perrchè il poon sao come ci è stato presentato è altamente limitativo ed inoltre contraddice in termini i principi base del wt costituendo un allenamento parziale ed esponendo il praticante a false sicurezze...nelle scuole tradizionali non esiste perdere tempo con il rolling arm essendo appunto questa una situazione di falso equilibrio tra due praticanti dove nessuno dei due impara nulla ma stanca soltanto le articolazioni e,cosa ancora peggiore,impara a frenare le tecniche eseguendole solo per metà..alcuni sifu disdegnano la pratica del poon sao ritenendolo inutile e controproducente per lo sviluppo dell'allievo (comunicazione personale di un famoso sifu cinese)..non dimentichiamo da dove arriva tutto ciò..in cina non esiste neppure il lat sao,invenzione del barbuto sifu teutonico,immaginiamo il poon sao...però,e spero che concorderete con me,è molto piu comodo e facile far perdere tempo all'allievo con un esercizio che richiede la presenza dell'insegnante ( e le ore private) piuttosto che insistere su alcune cose che,forse,rischierebbero di rendere ridicolo l'insegnante (tipo il combattimento libero o lo studio dettegliato delle sezioni che ripeto sono il cuore del wt) con buona pace di chi diceva che i programmi e le sezioni sono inutili..forse lo sono per lui,e i risultati si vedono..buon lavoro

Riccardo Di Vito ha detto...

Stavolta non sono d'accordo, GR, perché il Poon Sau ha una legittimità non solo in quanto propedeutico al Chi Sau, ma in quanto utile di per se stesso a contatto. Qui sta il problema del Wing Chun di matrice Leung Ting, perché, non conoscendo i principi di ponte, non riesce a dare legittimità a questo esercizio, che ha una sua natura specifica.

Sono d'accordo, invece, sull'inutilità del "rolling arms" ed è per questo che ho scritto il post di oggi.

Sulla questione Lat Sau, ho notizie ben diverse, ma, ovviamente, non è certo quel pasticcio brutto che c'hanno fatto eseguire per anni in Europa! Eppure SiJo Leung Ting ne parla come di "combattimento a mano libere"...

Il Poon Sau, concludo, per è utile nella misura in cui non sia la perdita di tempo di cui parla anche GR. Chiaramente le sezioni di Chi Sau della Chum Kiu, così come le successive, sono importanti in quanto ti danno idee diverse di aperture e di lavori in coppia, ma la cosa basilare, per me, rimane il lavoro libero, con caschi, paradenti, guanti, etc.

M'è piaciuto l'affondo finale, che, se è rivolto a chi dico io, è più che giusto!

Meno lezioni private, più allenamento per tutti! ;-)

gr ha detto...

non concordo..la falsa sicurezza che scaturisce dal monotono e ripetitivo allenamento al poon sao puo costituire un pericolo..a parte l'arrossamento cutaneo dell'avambraccio ben poco accade al nostro sistema di riflessi..esistono esercizi piu appropriati per lo sviluppo delle qualità di cui parli..l'allenamento con caschi ecc ecc ha una validita ma va eseguito in un modo particolare..gli ultimi 3 anni li ho passati in palestra all'audace studiando la boxe e ti assicuro che adesso con il caschetto anche il mio sifu incontra difficoltà quando ci alleniamo,cio è anch'esso da imputare alla fallacia insita tra la pratica del wt e il combattimento limitato e limitativo..con questo non biasimo la pratica del combattimento protetto anzi la propugno e la prevedo almeno una volta a settimana nel mio kwoon..in merito al lat sao..beh in privato potrei raccontarti cose da brivido relative alla creazione del medesimo da parte dell'associazione a delinquere di cui sappiamo..in merito all'affondo si,parlo di lui..ahahahaha che ridere...

Riccardo Di Vito ha detto...

Aspetta, dipende da cosa parliamo quando diciamo "Poon Sau". Se parliamo solo del rullare le braccia che facevamo anni passati, allora concordo con te. Se parliamo del lavoro introdotto da SiFu Sergio Iadarola di ritorno da un suo viaggio in Cina, anni fa, allora non concordo con te.

Poi è chiaro che il lavoro con caschi e guanti è fondamentale, ma anche la piattaforma del POON è importante, con i pugni chiusi. Si può fare lo stesso esercizio a mani aperte - dopo averlo fatto coi pugni -, ma l'importante è che ci aiuti a trovare gli angoli.

Non sapevo avessi un Kwoon, mi farebbe piacere venirti a trovare! Fammi sapere se ti va.

Continuo a dire che il Lat Sau non è un'invenzione europea. Lo è quella seria di Pak Sau - Kuen assolutamente inutili che ci facevano tirare in palestra, ma non il Lat Sau serio, che è molto simile a quello che fanno pugili e praticanti di Kali, Escrima, Pencat e Silat.

Sangre ha detto...

Sai che dove mi alleno io neanche lo chiamiamo poon-sao? Per me è un termine nuovo. Ma leggendo in giro mi pare che il tipo di esercizio che facciamo fare ai nostri principianti sulla comprensione delle forze e dei vettori in quella fase del chi-sao (che non studiamo a sezioni come chi viene dal WT) in cui si rollano le braccia sia la stessa cosa. Però, per noi non è solo un rollare, c'è tutto uno studio sul corpo, sulla struttura, sulle forze tangenti, sul radicamento, sul rilassamento che in effetti viene tralasciato da moltissime scuole. Comprese quelle con cui mi allenavo anni fa.
Spesso la gente sentendo una forza usa il bacino e crea un ponte, il che è sacrosanto, ma spesso non ci si rende conto che non è proprio così necessario, se la struttura è buona, basta la prima forma per neutralizzare un attacco e avanzare. La chum kiu entra in gioco dopo.
Invece chi usa la forza e sta rigido, spinge con le spalle e ci forza ad usare il bacino. O lo usa a sua volta. Questo in allenamento in cui per non farci male assecondiamo un po' il partner, sbagliando e insegnandogli male.
Lo studio delle dinamiche e della sensibilità parte da quel rollare le braccia. Perché non è un rollare le braccia. Anzi è più uno "svuotare il bacino".
Ma se ne riparlerà...

Riccardo Di Vito ha detto...

Ciao Sangre,
grazie per l'ottimo contributo!

Ti assicuro che siamo sulla stessa lunghezza d'onda! Mi sa che facciamo le stesse cose, ma, probabilmente, gli diamo nomi diversi.

Un abbraccio e benvenuto!