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sabato 1 settembre 2012

Le Forme ed il senso della progressione nel Wing Chun - Seconda parte

Continuano le riflessioni del nostro buon Pasquale "Guido" Mazzotta, che stanno riscuotendo parecchio successo nella comunità italiana del Wing Chun. Questo mi rende particolarmente felice, perché significa che stiamo seminando bene e che la cultura del nostro sistema si sta diffondendo. L'articolo che segue fa il paio con i due che scrissi tempo addietro, che trovate qui e qui. Ringrazio anche tutti gli amici ed i lettori che ci stanno inondando di email di ringraziamento per gli articoli che presentiamo qui sul blog: è un piacere! Adesso vi lascio alla lettura dell'articolo sulla forma Biu Ji, senza dilungarmi ulteriormente. 

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標指 [biāozhǐ] - Biu Ji - Lanciare le dita (come frecce)

Terza e ultima forma a mani nude del sistema Yip Man/Leung Ting, la 標指 [biāozhǐ] - Biu Ji - si focalizza, come si può dedurre già dal nome, sulla capacità di emettere una forza che giunga fino alla punta delle dita o, meglio, che venga generata dalle dita stesse. Molto spesso si commette l'errore di considerare Biu Ji solo l'omonimo "colpo" (vedi Biu Jee Sau標指手), che rappresenta solo la più intuitiva applicazione di questa capacità. 

In realtà nella progressione dell'apprendimento, Biu Ji rappresenta uno degli scalini, nello specifico quello relativo alla capacità di trasferire l'energia dalla punta delle dita, al di là della tecnica utilizzata. Questa abilità dovrebbe essere visibile nell'esecuzione della forma, che non consiste tanto (o, almeno, non solo) nell'apprendimento di nuove tecniche, ma, una volta compreso come costruire ed affondare i ponti nelle precedenti forme, la Biu Ji ben eseguita mostra e permette di allenare l'abilità del lanciare le dita (e tutti i movimenti in generale) come fossero frecce. 

Prendiamo il caso specifico della rotazione delle braccia, 滾手[gǔnshǒu] - Kwan Sau -, in cui si alternano Taan Sau e Bong Sau, movimento che appare nascostamente sin dalla Siu Nim Tau nella versione di SiJo Leung Ting, ricompare nella Cham Kiu, ma mostra la sua maturazione nella Biu Ji proprio all'insegna del Faat Ging (發勁 [fājìn]), di cui sopra. Lo stesso movimento cambia prospettiva ed utilizzo nella forma del GGM Yip Man al manichino di legno, Muk Yan Jong (木人樁), dove assume un connotato Terra, che ci aiuta a mantenere intatta la struttura quando ci muoviamo (...ma questa è un'altra storia!).

Tornando al Faat Ging (發勁 [fājìn]), è inutile ribadire che questa capacità non può essere assimilata se non partendo dalle basi costruite e consolidate in precedenza. In altri termini, lanciare la freccia è possibile solo se siamo stati capaci di costruire un arco, ma, soprattutto, se siamo stati in grado di tenderlo, nella fase di studio precedente.

Biu Ji è fondamentalmente un concetto offensivo rispetto alla forma precedente in cui cerchiamo e costruiamo il ponte con l'avversario. Propriamente il concetto si può esprimere con il 搭橋 [dāqiáo] - Daap Kiu - unire il ponte, che costituisce un asse portante della nostra pratica. Successivamente alla costruzione, impariamo ad attraversarlo e, se è il caso, affondarlo attraverso la capacità di 沉身 [chénshēn] - Cham San -, affondare il corpo.

Con la  Biu Ji il movimento tende ad espandersi maggiormente, ad andare più in profondità, disinteressandosi dei ponti altrui ed eventualmente travolgendoli come un tornado che non si arresta sull'impatto. Si crea un movimento sicuramente più offensivo, che mira, come dice Leung Ting, a sacrificare 3000 dei miei uomini per abbatterne 10000 [su questo motto ci sono diverse riserve, ma prendiamolo per buono, N.d.R.]. In questo senso in  Biu Ji stiamo imponendo il nostro ritmo di tornado piuttosto che comportarci come l'acqua del mare della Cham Kiu.

Non ci stiamo armonizzando con l'avversario prendendo in prestito la sua forza, ma stiamo tagliando il suo tempo, con la nostra intenzione ed il conseguente ritmo - ciò non significa che necessariamente si debba aumentare la velocità -, ed il suo spazio, diventando propriamente lo spazio. Diventiamo noi stessi, quindi, spazio (in modo assoluto), al di là del momento presente, trascendendolo.

L'intenzione è la cosa fondamentale e se proprio dobbiamo prendere in prestito qualcosa dall'avversario, si tratta del suo vuoto intenzionale o della sua discrepanza tra l'intenzione e il movimento, cosa che ci lascia il via libera per il cosiddetto quinto petalo, visto che siamo ad uno stadio del nostro percorso in cui studiamo i movimenti sul classico disegno a cinque spazi...

In ogni caso, riportando la conversazione a un livello più fisico, più tecnico e più comprensibile, prima si attacca e poi, eventualmente (direi quasi in emergenza, laddove il mio attacco abbia aperto, com'è naturale, dei varchi in cui il mio avversario abilmente sia riuscito a infilarsi) si raccoglie. Ricordiamoci che nel nostro sistema vige la regola del difendersi da un attacco attaccando (以打為消), che nella forma Biu Ji diventa colonna portante! Al contrario in Cham Kiu prima si raccoglie e poi eventualmente si attacca.

Non dobbiamo dimenticare che Biu Ji impone l'idea stessa di attaccare piuttosto che difendere (potremmo dire un'azione di puro striking) e  difendersi da un attacco attaccando (azione di cosiddetto counter-striking).

Quando si parla di cuneo nel Wing Chun è proprio alla Biu Ji che dobbiamo pensare, perché è qui che troviamo esaltato questo concetto, non tanto ai livelli precedenti. Infatti nella terza forma ci si infiltra nell'avversario e vi si scivola dentro (Lao), molto di più che nella fase precedente, dato che il tutto si gioca in un istante.

Ricordo anche che essere offensivi non vuol dire, in termini Wing Chun, essere bramosi di colpire. Anche in un movimento offensivo bisogna comunque essere equanimi e non lasciare che il corpo, lanciato offensivamente, trascini dietro di sé la mente.

Allo stesso modo il footwork della Biu Ji diventa veramente più offensivo. Penso che sia veramente un peccato che i passi del sistema, che mostrano la loro vera essenza e versatilità nello studio della terza forma e del manichino, siano così poco capiti o negletti e messi da parte, in favore di dinamiche prese altrove, quando, per usare le parole di Leung Ting stesso (usate anche dai suoi predecessori) "benché le tecniche di mano siano ingegnose, è nel footwork la vera essenza del sistema". Persino le gambe seguono il concetto di Biu Ji ed è per questo che il footwork tradizionalmente legato alla stessa forma è anch'esso più offensivo e insidioso, rispetto a quello proprio della Cham Kiu.

Pasquale "Guido" Mazzotta

martedì 28 agosto 2012

Dang Tau Ping Si (登頭平視)

Certe volte sottovalutiamo ciò che ci è stato posto di fronte, con la superficialità tipica di chi pensa di sapere tutto e di non aver bisogno di studiare continuamente. I nostri Maestri hanno nascosto i segreti più importanti di quest'Arte Marziale mettendoceli proprio sotto agli occhi, permettendo ad uno stile centenario di arrivare fino a noi con apparenti lacune, omissioni e spezzettamenti vari... Invece è tutto lì, da sempre, per sempre, per chi vuole e sa vedere.

Un motto spesso tenuto in poco conto, ritenuto adatto solo ai principianti, privo del solito alone di mistero che lo avrebbe potuto portare alla ribalta come altri, è il seguente: 登頭平視, Dang Tau Ping Si. Lo so, detto così sembra niente. Spesso viene tradotto come testa dritta e sguardo orizzontale, tra i motti di Siu Nim Tau, senza ulteriori spiegazioni né approfondimenti. Vediamo un po' gli ideogrammi, per iniziare.


登 [dēng] è un verbo e significa salire, arrampicarsi o montare. In Cantonese è /Dang/.

頭 (con la sua forma semplificata 头) [tóu] è propriamente la testa, ma può indicare anche i capelli o il capo di qualcosa. Lo conosciamo bene. In Cantonese è /Tau/.

平 [píng] viene utilizzato in molteplici contesti con il senso di appianare, uniformare. Di solito significa livello, ma nella sua forma verbale può essere tradotto come livellare, mettere sullo stesso piano. Come sostantivo ha anche il senso di ordinario, comune o uniforme. In Cantonese è /Ping/.

視 (anche qui c'è una forma semplificata 视) [shì] significa propriamente sguardo

Cosa esprime, quindi questo concetto di base del Wing Chun? L'idea è chiara, la testa si deve arrampicare, quindi deve sempre spingere verso il cielo. La seconda parte, invece, dà l'idea di come dovrebbe essere lo sguardo, in modo da fornire una spiegazione esaustiva quanto sintetica della posizione della testa. Quindi sì, testa dritta e sguardo orizzontale ci può stare come traduzione, ma attenzione a come viene spiegato il motto, perché si rischia di non capire come debba esser messa questa benedetta testa e, soprattutto, quando...

Entriamo, appunto, nel vivo. La testa deve sempre arrampicarsi verso il cielo? Certo, ma questo non significa che in determinate situazioni la stessa debba rimanere dritta e immobile. Semmai il motto ci richiama l'attenzione sul fatto che dobbiamo sempre allungarla, sia per i benefici che ne conseguono per la colonna vertebrale, sia per l'utilizzo che può esserne fatto in combattimento. Ho scritto qualcosa in merito, tanto tempo fa... 

Il principale pericolo del non corretto utilizzo e posizionamento della testa è lo sbilanciamento. Quando la testa non è allineata alla colonna vertebrale, quando è troppo dietro o troppo avanti, rispetto l'avversario, si rischia di essere spinti e di perdere l'equilibrio così come di essere strattonati (magari in clinch) e scaraventati a terra. Allo stesso tempo è necessario non irrigidire mai i muscoli del collo, ma tenere sempre i tendini attivi, affinché in ogni posizione la testa continui nell'opera di salita, di ascesa.

Quando la testa viene flessa, per esempio durante le azioni offensive in fase di Dei Chi Sau (dove Dei è il cantonese di 地 [dì], il concetto di Terra) si utilizza per perforare le difese avversarie, per uscire da una presa o per colpire il volto, va posta la massima attenzione sull'equilibrio sottostante, cioè all'allineamento del corpo, che va sempre tenuto a mente e rispettato, per non rischiare lo sbilanciamento.

Come ci ripetiamo spesso, il nostro è un sistema concettuale e, come tale, dobbiamo sempre rispettarne i cardini. Dang Tau, quindi, non significa in alcun modo tenere la testa dritta nel senso di rigida, immobile e completamente imbrigliata in una scomoda griglia, ma avere la propensione a farla arrampicare, a montare sopra l'avversario, come ripeto spesso durante le mie lezioni, quasi a toccare il cielo.

Per quanto concerne la specificazione che i nostri Maestri hanno voluto tramandare, Ping Si, ci fa riflettere sul fatto che lo sguardo deve tendere sempre ben oltre l'avversario, proprio in funzione della propensione della testa alla salita. Quando il capo è eretto, gli occhi, quasi automaticamente, subiscono un lieve abbassamento, in modo tale che l'orizzonte sia focalizzato senza tener in particolare conto ciò che c'è sopra.

In questo momento la nostra visione periferica ci permette di osservare qualsiasi movimento di chi ci sta di fronte, limitando un pochino l'altezza del "mirino", aumentando sensibilmente l'attenzione verso l'avversario, che diventa il centro del "quadro". Lo sguardo, in questo momento, si uniforma e si livella, senza permettere sbilanciamenti alla testa.

Non avremmo forse potuto far a meno della specificazione Ping Si, perché in sua assenza alcuni avrebbero potuto permettersi di ritenere che una testa dritta sarebbe potuta esser tale anche con il mento avanzato e il cervelletto arretrato. Così non è, proprio in funzione di quel 平視, guardare dritto davanti a sé, che ci impone di osservare l'orizzonte e non perdere di vista ciò che accade di fronte a noi.

Quando si chiede all'Allievo di non esporre il pomo d'Adamo, per esempio, gli tocchiamo il mento, facendolo leggermente ritrarre e gli citiamo sempre il motto Dang Tau Ping Si (登頭平視) proprio perché attraverso lo stesso riusciamo a fargli capire l'importanza dell'allineamento della colonna durante il combattimento. Un solo colpo al collo potrebbe essere fatale, di qui l'importanza di tenere la testa ben allineata...

sabato 18 agosto 2012

Tiào Xī (調息) - Regolare il respiro

 Come avrete ormai capito, la nostra ricerca è finalizzata a saper suonare armonicamente lo strumento che chiamiamo corpo in ogni situazione. Uno dei cinque processi di cambiamento ed evoluzione delle nostre capacità è detto Tiào Xī (調息), "regolare il respiro". 

 調 (ha una forma semplificata: 调) [tiáo] è qui utilizzato in forma verbale di regolare o aggiustare. L'ideogramma è formato da 讠(o 言, nella forma tradizionale) [yán], le parole, e dall'uso fonetico di 周 [zhōu], che significa circuito, circonferenza o cerchio. In Cantonese è /Tiu/.

 息 [xī] indica il respiro o, più propriamente, l'atto di respirare. L'ideogramma viene formato da 自 [zì], il naso, e da 心 [xīn], il cuore. In Cantonese è /Sik/.

 Per regolare la respirazione bisogna imparare a respirare in modo che il respiro e la mente siano ben allineati tra loro. In questo modo la mente potrà raggiungere velocemente uno stato di calma e concentrazione che faciliterà il trasporto del Qi. 調息 significa arrivare a controllare la respirazione in modo da poter rilassare il corpo e la mente stessa. Vediamo qualcosa insieme.

 Lasciate svuotare il petto e mandate tutta l'aria verso l'addome. Lasciate gonfiare l'addome durante l'inspirazione e non forzatelo durante l'espirazione (si svuoterà naturalmente). Pian piano ascoltate il vostro respiro in modo da percepire il costante flusso dell'aria. Ricordate, tensione, stress, mancanza d'abitudine nell'ascoltarsi e nel percepirsi sono solo alcuni dei fattori che vi impediranno di prendere confidenza con il vostro corpo.

 Per controllare in che modo immettete l’aria nel vostro corpo prima di lasciarla andare, la prima cosa da fare è poggiare una mano sul torace e l’altra sull'addome. Se vi può essere d'aiuto, chiudete gli occhi. Qualora a muoversi sia solo la mano poggiata sul torace, cari amici, significa che state respirando solo superficialmente ovvero che il vostro Qi ristagna nella zona toracica. Dovete iniziare a far scendere il respiro verso l'altra mano.

 Può esservi d'aiuto eseguire l'esercizio sdraiati a terra, in modo da poter percepire al meglio il movimento corporeo a seguito della respirazione. Quando la pancia si gonfia, si solleva e si abbassa leggermente, potete concentrarvi sull'espirazione. Per equilibrare il respiro potete sedere su una sedia con le mani appoggiate sulle gambe, con il palmo rivolto verso l’alto e i gomiti e le spalle rilassate.

 Iniziate a concentrarvi e unite le punte delle dita di una mano e poi dell'altra (per tradizione, iniziate dalla  destra). Inspirate con il naso e fate finta che esista un sottile flusso di energia che entra dalla mano sinistra e risale lungo tutto lo stesso lato del corpo. Espirando aprite la destra e chiudete la sinistra ed immaginate il processo contrario. Riempite i polmoni di aria ed espirate pian piano, sempre dal naso, espandendo la cassa toracica, rilassando la schiena. Di qui a qualche settimana avrete iniziato a percepire il vostro respiro. Da lì si potrà iniziare a lavorare per regolare il respiro in modo compiuto.

 Tradizionalmente tutte le Scuole di Qi Gōng ci insegnano che il respiro è corretto (quindi efficace) quando presenta quattro caratteristiche. Deve essere sottile (細 [xì]), morbido (柔 [róu]), lungo (長) [cháng]) ed ininterrotto come un filo di seta (絲 [sī]). Solo così la respirazione sarà ampia e profonda, dal naso all'addome. Apporterà in questo modo l'energia del cielo (天氣, Tiān Qì) a tutto il corpo, eliminando le tensioni dal diaframma e dalla muscolatura che regola la respirazione.

 Come nella Medicina Cinese, anche nella pratica del Wing Chun l’osservazione di come una persona respira è parte importante dei segni e sintomi da raccogliere per formulare la diagnosi (da parte del medico) o consigliare esercizi per migliorare (da parte del Maestro). Il modo di respirare ci dà modo di capire lo stato emozionale e quello generale di salute della persona.

 Una volta raggiunta una certa capacità di controllo del respiro, sappiate che il primo passo sarà proprio quello di dimenticarvi del respiro stesso. Si può definire Bù Xī (不息), che non va tradotto come "non respirare" come scrivono alcuni, ma come "non pensare al respiro". Ecco che il respiro diventerà sempre più naturale.

 Successivamente il respiro va assecondato. Gli amici cinesi direbbero 隨息 - Suí Xī -, traducibile più o meno come "seguire il respiro", quindi assecondarlo. Pensate a quando espirate volontariamente, per scaricare tensioni. Si tratta di un piccolo gesto per riavviare il meccanismo della respirazione, il quale, ovviamente, si regolerà subito dopo da sé. In questa fase è bene capire che il vostro è solo un piccolo intervento di supporto al respiro.

 Se siete arrivati fin qui, non fermatevi. Finalmente è il momento di dimenticare il respiro, 忘息 - Wàng Xī -. Adesso non dovete più intervenire in alcun modo, lasciando che l'alternanza di inspirazione ed espirazione avvenga naturalmente. Essa è regolata automaticamente dal cervello e non dovrete più impegnarvi per renderla efficace. In questo stadio anche durante il combattimento il respiro "farà da sé", donando tranquillità e serenità.

  Tiào Xī (調息) - regolare il respiro - significa, quindi, arrivare a possedere un respiro omogeneo, privo di suono, sottile, lungo e profondo. Riducendo la frequenza respiratoria aumenterà la portata cardiaca. Pensate che la tartaruga compie solo due respiri al minuto: ecco dov'è il segreto della sua longevità. Sarete finalmente giunti alla respirazione fetale, il vero e proprio respiro stabile di matrice taoista, priva di emozioni e pensieri. La vostra ricerca sarà terminata. Complimenti. La mia è in corso d'opera...

giovedì 16 agosto 2012

Senza teoria e scopo, nessuna crescita

Spesso ricevo telefonate da ex praticanti di WingTsun (specialmente WTOI) che si lamentano per la mancanza di teorie e spiegazioni profonde nel loro sistema. Effettivamente questo fu uno dei motivi che mi portarono ad abbandonare quell'organizzazione. Eppure, a distanza di anni, capisco che ci fu un vero e proprio corto circuito made in Germany, che non ci ha permesso di acquisire le conoscenze, che solo attraverso alcuni Maestri sono arrivate in Italia. Ma questa è una storia passata...veniamo a noi.

Se non c'è una buona teoria dietro all'Arte Marziale, non ci può essere una buona pratica, mettiamocelo bene in testa. Se la teoria è scomposta, presenta falle o è inadeguata a dare risposte ai praticanti, ecco che gli stessi si perdono e abbandonano, giustamente. Io, dal canto mio, cerco sempre di spiegare fin dal primo giorno ai miei Allievi che devono prefiggersi degli scopi precisi, altrimenti, senza una mèta, il percorso può essere davvero troppo arduo...

Senza conoscere scopo e teoria si perde il significato stesso dell’allenamento e, come conseguenza, ci sarà solo una perdita di tempo. Lo ripeto spesso, bisogna studiare e allenarsi fino a quando non si comprende appieno il significato di ogni singolo movimento, di ogni tecnica, di ogni forma. Solo in questo modo potremo capire come crescere, indipendentemente dal Maestro, che servirà, in quel dato momento, solo raffinare ciò che si sarà scoperto da sé.

Fare errori è il modo migliore per imparare. Si può imparare dai propri errori, se non ci si sofferma sugli essi. Nel Wing Chun come nella vita questa è una legge. Errore dopo errore si impara a regolare il corpo, a capire come trovare e costruire il radicamento dello stesso, a praticare ogni forma e comprenderne appieno il significato. Per costruire radici solide dovete sapere come mantenervi centrati, come bilanciare il corpo e, cosa più importante, come rilassarvi in modo che il Qi possa fluire liberamente.

mercoledì 8 agosto 2012

La concentrazione

Molti Allievi mostrano un difetto di concentrazione che si portano avanti per mesi o, addirittura, anni. Eppure è uno degli elementi cardine di ogni Arte Marziale, senza il quale poco o nulla si riesce a trasmettere attraverso le tecniche. Tutta la nostra ricerca è focalizzata sulla concentrazione, che non è un espediente mentale per sopperire alla mancanza di intenzione, ma la totale assenza d'azione della coscienza, il più profondo abbandono a ciò che sta accadendo in un dato momento.

Il modo per arrivare a concentrarsi in modo proficuo è relativamente semplice. In primo luogo è necessario concentrarsi incessantemente sulla respirazione, in particolar modo sull'espirazione, che dovrà essere inizialmente lenta quanto l'inspirazione, potente, lunga, quanto più possibile profonda, bassa, a livello del Dan Tian inferiore (che nella cultura giapponese viene detto hara), poco sotto l'ombelico.

Gli occhi, contrariamente a quanto viene solitamente consigliato, non devono essere chiusi. Devono fissare il vuoto, avanti a sé oppure, in presenza di un avversario, i suoi occhi, intensamente, profondamente, senza smettere mai. Solo così sarà possibile seguire il suo intento. Ciò permetterà di rimanere saldi, concentrati, calmi e, soprattutto, estremamente vigili. In questo modo, basterà un solo gesto fisico per entrare nella guardia avversaria e terminare il combattimento.

La potenza della concentrazione è essenziale, perché permette di far convergere la tensione del corpo e l'abilità della tecnica nell'intuizione dello spirito, lasciandolo vuoto, senza punti deboli da attaccare, proprio per l'assenza di un pensiero razionale. Nel combattimento che intendo io bisogna essere senza scopo né spirito di profitto (i giapponesi dicono mushotoku). La maggior parte degli insegnanti odierni allenano corpo e tecnica, mai la coscienza dei praticanti. 

La vita quotidiana è il luogo del combattimento. Dobbiamo essere coscienti in ogni istante: ci alziamo, lavoriamo, mangiamo, dormiamo. In questo consiste la padronanza di sé, essere sempre presenti a se stessi, concentrati in ogni gesto quotidiano, nel pieno spirito di controllo di sé. Non esitate a chiedervi come trovare la concentrazione, è il primo passo per ricercarla.

domenica 29 gennaio 2012

腳似車輪, 手似箭 - Geuk Chi Che Leuhn, Sau Chi Jin

C'è un motto del Wing Chun Kyun che recita: "Geuk Chi Che Leuhn, Sau Chi Jin". Si tratta della romanizzazione degli ideogrammi 腳似車輪, 手似箭. Molto spesso viene citato, se non altro tra i Kyun Kyut - 拳訣 - (spesso romanizzati come Kuen Kuit), le formule rituali utilizzate dai Grandi Maestri per ricordare e memorizzare le componenti più importanti del nostro sistema. Eppure il riferimento alle ruote ed alla freccia non mi pare che sia stato capito. Vediamo di far luce.

腳, nella forma semplificata 脚 [jiǎo], lo conosciamo bene, indica il 'piede'. In Cantonese lo rendiamo Geuk;
似[sì] è utilizzato per le comparazioni e, solitamente, significa "simile". Deriva da 亻 (o 人) [rén], la 'persona', e dall'uso fonetico di 以 [yǐ]. In Cantonese lo scriviamo Chi;
車 (con la forma semplificata 车) [chē] indica un 'veicolo', un 'veicolo con le ruote' e propriamente una 'automobile'. L'ideogramma rappresenta l'immagine di un carro o un cocchio. In Cantonese è Che;
輪 (con la sua forma semplificata 轮) [lún] viene utilizzato per indicare la 'ruota'. In Cantonese è Leuhn;
手 ormai non ha bisogno di spiegazioni, è la 'mano';
似 lo abbiamo visto prima;
箭 [jiàn] è il bellissimo ideogramma che indica la 'freccia'. Viene da 竹 [zhú], il 'bamboo', e 前 [qián] usato per il suo valore fonetico. 

"Piedi simili alle ruote di un'automobile, mani simili alle frecce" potrebbe essere una traduzione del motto che ho citato prima. Lo troverete scritto in mille siti internet, ma, che io sappia, nessuno ha mai utilizzato mezza riga per parlare del senso e del significato profondo di questo argomento, che dovrebbe essere tra i più amati dai praticanti di Wing Chun.

Avere i piedi come le ruote di un'automobile è stato inteso da molti in senso stretto, immaginando la rotazione degli stessi piedi proprio uguale identica alla capacità di sterzata del semiasse anteriore dei veicoli... Ecco perché in molti ruotano entrambe i piedi sul posto - magari sui talloni o sulle punte -, come se si dovesse sempre mantenere il parallelismo tra gli stessi.

Io non mi trovo assolutamente d'accordo con questa interpretazione del motto, perché ritengo molto più appropriata la comparazione con le caratteristiche delle ruote dell'auto. Cosa fanno? Tengono bene la strada, permettono l'accelerazione e la frenata, grazie all'aderenza al suolo, e, soprattutto, danno un'estrema mobilità ad un corpo, il quale, altrimenti, non avrebbe modo di muoversi attaccato al suolo, proprio grazie alla loro forma. Ricordate la pubblicità "la potenza è nulla senza controllo"? Benissimo, a quella faccio riferimento!

Avere i piedi come le ruote dell'auto è una metafora (come sempre) per indicare la caratteristica dei movimenti delle gambe, sempre ben salde per terra, anche se veloci e repentine, pronte a fermarsi in ogni momento, agili e scattanti, fluide e morbide, ma sempre corroborate dalla forza di gravità, che dà il giusto attrito per evitare di perdere struttura durante gli spostamenti: questo è il senso che io do al motto.

Avere le mani come le frecce, invece, potrebbe essere molto più chiaro, ma spesso viene ridotto al fatto che i colpi devono perforare. Certo che devono perforare, ma...come?! Questo non vien mai detto. Se analizziamo il movimento della freccia tutto appare più chiaro. Allo stesso modo in cui la freccia entra in un corpo con una forza a spirale, i nostri attacchi dovrebbero essere supportati dalla medesima capacità. Però, se la forza che utilizziamo è totalmente muscolare, come possiamo pretendere di dare questa capacità ai colpi?

Andando a vedere la natura stessa della freccia - immaginiamo d'essere cinesi di qualche centinaio d'anni fa -, notiamo una struttura di bamboo ed una punta di materiale pesante. Ai miei Allievi sarà sicuramente venuta in mente l'assonanza con i colpi che tiriamo, ma a chi non ci conosce non sarà così chiaro, ma io lo dico. I colpi del Wing Chun dovrebbero essere della stessa natura: braccia flessibili come il bamboo e dure come l'acciaio della punta... Come? Beh, per questo occorre solo venire in sala e praticare...

domenica 8 gennaio 2012

Interview with Donald Mak

 Today we meet Donald Mak, Grand Master and Founder of International Wing Chun Organization of Hong Kong.
 
When did you start Martial Arts? And why? 

I started martial arts in 1979 when I was 17. Like most of the teenagers in Hong Kong, we were influenced by the Chinese kung fu movies in the 70’s in which of course including Bruce Lee’s movies. My martial arts background is quite pure. I only practice Wing Chun throughout my kung fu life in the past 32 years. Even though Hong Kong is a mecca of Kung Fu, I have not practiced any other Kung Fu style other than Wing Chun. 
Why I chose Wing Chun, firstly, it is because of Wing Chun’s characteristics of directness, economy of motion, using opponent’s force to against its own force, flexibility, close range of combat … etc which is more suitable to my size. I am only five feet and six inches height. 
Secondly, I have such a good luck that I can study under my sifu Chow Tze Chuen. Chow sifu is such a respected master that I have ever met. 

With whom did you start to study Wing Chun? 

My Wing Chun was learnt from Chow Tze Chuen whom is one of the early students of Yip Man. 

Who were your teachers in the past? 

If you mention “teacher” here means SiFu (literally means Teacher and Father), Chow Tze Chuen is my only SiFu (SiFu is different from Sifu, SiFu means Teacher and Father, Sifu means someone who use certain skills as his/her profession who may not have teacher/student relationship). SiFu in Chinese Kung Fu concept is quite different from teacher in the sense of western concept. However, if your mentioned “teacher” is one who have inspired you, or have taught you certain techniques, then I have several teachers including peers, senior masters of other kung fu style or other Wing Chun lineages. 

Now with who you study Wing Chun?

I am still meeting with my SiFu, Chow Tze Chuen quite often although I have my own school for more than 10 years. My SiFu is already 86 but he still practices Wing Chun every day. We still discuss about kung fu and even practice a little bit when we meet. 

Have you ever joined a match as an amateur or a professional fighter?

No. However, I encourage my students to join competition. 

How many hours do you train a day? Could you describe one of your normal weekly routine of training? 

I have my day time job working as a chief executive in a Multi-national company which requires a lot of my time and effort. I teach Wing Chun after work on a part time basis. Having said that I still spare time to train on my own every day. My weekly routine training is to have all the Wing Chun curriculum practiced at least once. 

What do you think about traditional methods of training (dummy, Weapons, Chi Sau, etc.)? 

My view on the Wing Chun traditional training methods of empty hand forms, Chi Sao and wooden dummy is as follows: Basically, the three empty hand forms are a sort of “Kuen Chung” (Seeds of Fist) which mainly for conceptual training. Applications need to be learned from Chi Sao and wooden dummy form. 
Siu Nim Tau trains a Wing Chun practitioner’s concept of relaxation, Jee Ng Seen, Chung Seen, body-squaring and static elbow. It also introduces the basic Wing Chun stance, Yee Jee Kim Yeung Ma and Wing Chun’s basic defending and attacking techniques. Most importantly, it gives the practitioner the concept of Jee Ng Seen. It is mainly on front body and straight line fighting approach. 
Chum Kiu further trains one’s concept of shoulder path, single weighted stance and Yiu Ma Hop Yat (concurrent waist and stance). It introduces 2 more Wing Chun stances, Pien Sun Ma and Ching Sun Ma which are evolved from Yee Jee Kim Yeung Ma. Footwork like Biu Bo, Tor Bo, wing chun kicks and body pivoting techniques are introduced in this form. Apart from that side body fighting approach is taught in this form. 
Biu Jee gives you the proactive fighting concept with much more aggressiveness. Thus, more deadly attacking techniques like Kup Jarn/Gwai Jarn, Man Sao, High-low Gaun Sao, Biu Sao and double Lap Sao and Chap Kuen are taught. Long bridge power and the other footwork technique, Huen Bo (Circular step) are trained. It teaches the circular fighting approach on top of the straight line fighting approach learnt in Siu Nim Tau and Chum Kiu. One cannot fight by just learning the 3 forms.
Chi Sao has to get into place to bridge the empty hand forms with real combat situation. The training of Chi Sau is divided into 2 stages, namely Pun Sao (means double hand Chi Sao or rolling hand) and Guo Sao (literal means exchange of techniques, kind of sparring but maintain the hand-to-hand contact). 
During Pun Sao (also termed as Sheung Chi Sao or Luk Sao), emphasis should be directed towards: Developing sensitivity of the hands. Listening to your partner’s energy (Listening in the traditional Wing Chun sense of the word means feeling or sensing your opponent’s force or movements in a certain direction). Proper use of 3 fundamental techniques: Bong Sao, Tan Sao and Fook Sao. Training spiral force, which can be employed to offset your opponent’s equilibrium and allow you to take control of the centerline. The 12 hand to hand situations and follow up (combination) situations. There are 12 basic scenarios that one may come across, these techniques teach you how to react and counter. 
There are no fixed drills, as Wing Chun techniques should ultimately reflect an individual’s personality, although several techniques characteristic to our lineage exist as a reference point. The idea is that you can never know how your opponent is going to react before he actually does, so to commit to a preset configuration would place you at a disadvantage against an experienced fighter. The concept of relaxation, centerline, static elbow (down and in), body squaring, and facing. 
During Guo Sao, focus should be placed on: The practice of simultaneous defense and attack: This is the most efficient way to strike your opponent. The same time you defend an attack you simultaneously deliver a counter strike which will disturb your opponent’s equilibrium and enable you to follow up by exploiting any openings. 
The use of distraction when attacking: By applying this tactic, the opponent will be easier to hit. Stickiness and control: Good stickiness and control can minimize the chance of being counter attacked. 
Practice of Lut Sao Jik Chung: This is an important concept to internalize as it is a practical application. Lut Sao Jik Chung literally means “without contact, thrust out straight”. This is a proactive state through which the intention is there for your hand to strike out at your opponent when you instinctively sense an opening free from obstruction. 
Structure and Footwork: The training and use of correct structure and footwork allow you to maintain good form under stress while remaining in a position to be able neutralize / dissolve your opponents force. The fact that you don’t counter force with direct force is core to Wing Chun theory. 
Chi Kiu Chi Da (sticky strike): This is the concept of first establishing contact and then building up to a strike. It is important to train under someone who can “bring out your hands” in order to correct technique and to align your senses with the Wing Chun system. 
Coming to the wooden dummy training, the overall purpose is to reinforce the concepts and techniques that you have learnt in the 3 empty hand forms. Specifically, it can train one with: 1.better coordination of waist and stance; 2.strengthen the concepts of facing, body square, relaxation… etc; 3.agility of footwork; 4.power development; and 5.proficient application of Wing Chun techniques in different fighting scenarios All in all, I found the design of Wing Chun system is very scientific and logical. 

What do you think of the other SiFu and their teaching methods, other associations and Families of Wing or Weng Chun?  

Different people have different interpretation. It is not a matter of different lineages, Wing Chun or Weng Chun. The differences are bound to happen because of people. It is good because it can have wider variety. The most important is to understand what is the difference and why it is different, what are the pro and cons and how to cover the cons. 

How anyone could be SiFu in your Association? 

One has to complete the whole system, teach for certain years and have contribution to both Wing Chun and our organization. 

What are the fighting concepts that are focalized on into your School? 

Directness and economy of motion. If your opponent is stronger than you , use soft approach. If you are stronger and bigger than your opponent, just go straight and direct. 

Can you tell us anything else on Long Pole form and training and on Baat Cham Dao? 

To me, any old style weaponry in Chinese martial arts like spear, pole, knives, long bench… are no way to compare with today’s fire weapons. The value of weapon training in Wing Chun is more to supplement our empty hand techniques in the way of stance, positioning and power than the original value of weapon fighting. It is not practical to carry the Baat Cham Dao or a 9.5 feet long pole for self defense. Having said that, if apply the long pole techniques with a shorter staff, it works extremely well in self defense. All in all, both the Baat Cham Dao and Long Pole form are excellent forms to supplement our empty hand fighting techniques.

martedì 27 settembre 2011

Il rilassamento

Pubblico con piacere questo articolo dell'amico Fabio Rossetti, scusandomi con lo stesso per il tremendo ritardo, dovuto a diverse ragioni, che non sto qui a spiegare. Ringrazio il buon Fabio per averci dato nuovamente modo di interrogarci in senso ampio e generale sul rilassamento. Auguro buona lettura a tutti!

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Il rilassamento è una delle parole più diffuse ed usate in molti ambiti, ma occorre, per fare un buon lavoro, sapere esattamente oppure avere un’idea chiara, anche se non definibile a parole, di cosa è realmente, chiaramente attraverso le tecniche di rilassamento.
Ciò si può ottenere attraverso la pratica costante e cosciente il più possibile, poiché vivendo con attenzione le esperienze, naturalmente sorge la comprensione e la consapevolezza di ciò che si sta facendo, e le parole diventano un qualcosa di vivo e chiaro.
Il rilassamento è uno stato interiore che si riflette all’esterno, dove c’è equilibrio dinamico e dal quale si comincia a camminare lungo la strada dell’armonia. Per giungere allo stato di rilassamento come si fa? La premessa è che questo stato interno è una naturale prerogativa dell’essere umano, il quale tende naturalmente a ripristinare ogni qualvolta vi è un qualcosa che lo turba. Poiché viviamo in un contesto nel quale né sappiamo cos’è, con: l’aggiunta di molti fattori esterni che squilibrano questo equilibrio interno in modo continuo, con l’inesperienza e il non sapere esattamente cosa fare per riequilibrarlo, con inoltre una serie di abitudini e condizionamenti che sono radicati in noi e che svolgono un lavoro di squilibrio, in realtà il rilassamento è una nostra spontaneità che, pur sapendo cos’è, né conosciamo e né sappiamo ricrearla volontariamente. Ogni essere umano ha ovviamente dei modi spontanei e quasi sempre meccanici di riconduzione al rilassamento, quindi la condizione non è completamente passiva, e ciò si vede attraverso le infinite e varie modalità soggettive con le quali ogni persona si rilassa: dalla lettura alle passeggiate, dallo studiare al ballare, dal guardare le stelle ad altre modalità ed espedienti. I mezzi sono più o meno efficaci e ciò dipende sia dal mezzo in sé e sia dalle caratteristiche peculiari di ogni persona. Tutti sanno esattamente cos’è questo stato equilibrato, ma quasi tutti per via meccanica ed istintiva. Per conoscere se stessi e quindi le naturali peculiarità di cui ogni essere umano è dotato occorre fare un lavoro cosciente attraverso l’attenzione su di sé.
A questo proposito l’essere umano ha tramandato una serie di esercizi, di tecniche che servono proprio a questo: rilassarsi e,mentre lo si fa, essere presenti a sé stessi. Esercizi e tecniche sono tantissimi ed eseguite in modo differente, ma la base è la stessa per tutte: giungere al rilassamento con la pratica e nel frattempo conoscersi, per rendere nel quotidiano ciò che è spontaneo in modo cosciente.
Gli esercizi e le tecniche sono schemi di lavoro dai quali poi ci si libera progressivamente nel momento in cui, con l’esperienza vissuta coscientemente, questo stato ritorna naturale, come in realtà é. Essi sono comunque strumenti sempre utilizzabili nonché tramandabili e sono veramente tesori. La loro semplicità è la loro efficacia, ma ovviamente laddove l’essere umano comunque crea blocchi continui, non c’è speranza. L’esercizio va vissuto perché si vuole vivere e sperimentare, essendo motivati, dove ciò manca in realtà non è eseguito e quindi l’efficacia insita in lui viene preclusa dalla stessa persona che sembra eseguirlo: fare e non fare finta di fare. Se voglio testare una lama affilata non basta prendere la spada e fare finta di tagliare qualcosa, occorre tagliare qualcosa. Se taglia, bene, altrimenti occorre perfezionarla. Gli esercizi vanno eseguiti con costanza e progressivamente, poiché lo strumento , per essere utilizzato al meglio occorre conoscerlo con l’esperienza pratica, e quindi occorre essere pazienti e motivati. Ricordo che ogni esercizio porta con sé tradizioni antiche quanto l’uomo e aggiornate ai tempi che si vivono, quindi se è utile ed efficace persiste nel tempo altrimenti viene abbandonato o quanto meno migliorato fino ad avere un risultato soddisfacente. Occorre ricordarsi che non sappiamo quanti e quali persone hanno portato nel tempo questi tesori reali, forse non lo sapremo mai, ma occorre averne rispetto e considerare che sono il frutto ed il lavoro di ogni essere che vi ha contribuito rendendogli il merito di quanto fatto e ricordando che essi hanno imparato così come ora noi stiamo facendo, soprattutto gli uni dagli altri. Senza fratellanza niente può essere trasmesso e ciò significa agire insieme collaborando e cooperando ognuno secondo le capacità che sinceramente mette a servizio di tutti. L’egoismo ha le gambe più corte delle bugie e non ci serve. 
 
Lo strumento quindi c’è, occorre imparare ad usarlo e poi utilizzare al massimo quello per cui è stato creato: raggiunto lo scopo si mette da parte senza gettarlo. Per tagliare il pane usiamo il coltello. Nella vita ognuno di noi ha imparato ad usarlo con la pratica e poi ha cominciato a tagliare fette più precise e non si è più tagliato. Tagliata la fetta, il coltello si posa senza buttarlo. Se serve a qualcuno viene prestato per la stessa cosa.
Allo stesso modo facendo l’esercizio si impara a farlo meglio e questo dipende unicamente da chi lo fa. Ognuno poi valuterà l’efficacia o meno, ma prima di farlo serve praticare qualitativamente e poi quantitativamente.
Una tecnica di rilassamento è fatta per riportare anche il corpo fisico a quello stato naturale dove ogni parte funziona nel miglior modo possibile: il corpo ha precise strutture e funzioni che consentono di essere in salute: rilassarsi significa mantenere questo stato naturale fisico dove esprimiamo il massimo della vitalità e che consente di riportare sempre lo stato naturale in caso di turbamento. Per fare ciò ogni aspetto duale del corpo, inteso come espansione e contrazione deve mantenersi equilibrato e quando vi sono eccessi di uno o l’altro, occorre ricondurre il tutto ad equilibrio tra i due.
Ad esempio: i muscoli per natura hanno una modo di espandersi e contrarsi che serve per svolgere una serie di compiti che per natura assolvono. Nel dormire essi si rilassano fino a rilasciarsi completamente e si espandono al massimo, poiché le attività sono minime e quindi non è loro richiesto di impiegarsi. Se si cammina si contraggono e si espandono ritmicamente, se si solleva qualcosa la contrazione persiste poiché è necessaria per svolgere quella azione. Questa tendenza naturale che ogni momento facciamo si basa quindi sull’alternarsi della dualità espansione e contrazione. Gli eccessi persistenti sono nocivi : l’uno conduce all’atrofia e l’altro all’irrigidimento completo. I muscoli quindi lavorano in un modo dove vi é una naturale contrazione ed attività, che se si mantiene, consente di esprimere il massimo delle loro potenzialità poiché essi sono, tra le altre cose, “veicolatori” di energia cinetica e stabilizzatori dell’equilibrio. La forza di un essere umano dipende soprattutto dalla sua capacità di veicolare energia cinetica e mantenere costantemente questo equilibrio. Le persone che non si muovono mai perdono di vitalità poiché il corpo è fatto per muoversi e ha bisogno di riposo, non il contrario. Ma occorre muoversi senza irrigidire altrimenti si blocca. Questo principio vale per tutte le componenti del corpo fisico.
Bene, cosa c’entra il rilassamento? Noi abbiamo una non conoscenza del corpo ed un eccesso di attività o di passività, e di norma i muscoli sono rigidi, soprattutto quelli profondi: viene dalla non educazione coscienziale del corpo e da fattori psicoemotivi che nessuno di norma insegna ad equilibrare.
L’esercizio di rilassamento pone l’essere umano che lo esegue in una posizione dove non si disloca nello spazio e con gli occhi chiusi. Lo stato interno cambia, poiché il soggetto esclude la vista, principale senso di riferimento per l’esterno, e si concentra su di sé. Non muovendosi diventa “passivo”, cioè respira e basta. Facendo ciò si espande la ricettività nei confronti della totalità del corpo, cosa che di norma nessuno fa, e gli altri sensi si espandono. A questo punto i sensi vanno direzionati dentro di sé: ci si ascolta, ci si osserva, ci si percepisce. La ricettività si espande e si lavora per lasciarsi andare, a se stessi. L’attenzione, l’essere vigili, si concentra sul respiro che si lascia andare e progressivamente prende il suo ritmo naturale. Più si è ricettivi più recepiamo i messaggi del corpo ( le sensazioni), che in realtà manda sempre, e la differenza è che il nostro spettro di percezione si espande. Impariamo a ricevere segnali che continuamente ci arrivano ma sui quali non siamo attenti. Fatto con attenzione diventerà, la ricettività, di nuovo uno stato naturale. Ogni persona si accorge delle sensazioni calde e fredde, di pressione, percepisce zone doloranti o che sono piacevolmente rilassate, comincia a sentire la collocazione delle proprie parti del corpo, sente il respiro, le vibrazioni del battito del cuore, parti del corpo che pulsano e altro ancora. Più si è attenti più si è ricettivi e più si è coscienti del corpo, dentro e fuori. Ciò è conoscenza del corpo che è coscienza del corpo. Nell’esercizio l’attenzione verrà spostata dai piedi alla testa o viceversa, possono essere dati comandi mentali, possono essere fatte visualizzazioni ed altro ancora. Con il respiro calmo e tranquillo ed il corpo rilassato, si crea armonia fisica e quello che si vive si cerca poi di renderlo di nuovo naturale nel quotidiano, poiché è lo stato naturale dell’essere umano.
L’attenzione tramite la concentrazione, il respirare fluidamente e col proprio ritmo, il rilassare il corpo senza contrarlo, effettuano già un lavoro sul successivo rilassamento emotivo e mentale.
Le successive visualizzazioni e comandi mentali continuano a creare equilibrio e si genera armonia, nonché l’energia comincia a scorrere sempre più libera attivando naturali proprietà guaritrici e rigeneratrici insite in noi. L’essere si armonizza sul piano mentale, emotivo e fisico, che sono interdipendenti ed interconnessi, e quindi ogni cosa su uno influenza e ha effetti comunque sugli altri. Dal centro di noi si espande uno stato di serenità e di pace, uno stato di calma e tranquillità interiore, sinonimo di cuore. Quello stato, detto anche di centratura, è il centro della sfera che siamo ed è, espanso, la sfera stessa. Quello stato serve per combattere ed è il punto da dove ci si può spostare e fare ogni cosa. Corrisponde allo Essere di Cuore, che il Guerriero incarna, poiché è finalmente tornato ad esserlo dopo la sua ricerca facendo un cammino coscienziale. Di questo ne parla bene e chiaramente Morihei Ueshiba, fondatore dell’Aikido, così come altri Maestri che hanno scritto qualcosa in merito.
L’esercizio lavora in un modo che comprende tutti piani dell’essere umano, un modo completo e che è la base per i successivi, sia tecnicamente e soprattutto coscienzialmente. 
 
Col rilassamento renderemo stabile la centratura e più sarà così tutti i giorni, soprattutto nel ricercarla nel quotidiano, più impareremo e raffineremo il nostro percorso con la forma che si confà al nostro essere, quella dell’Arte Marziale nella sua forma chiamata Wing Chun, Weng Chun o come volete chiamarla.
Viviamo con coscienza quello che facciamo, ognuno sperimenti ciò che si fa, quello è importante. Il resto sono conseguenze spontanee del cammino verso la libertà interiore. Il nostro lavoro é di liberarsi; con la pratica ognuno si metterà nelle condizioni per vivere ciò, se lo desidera ed è motivato.

Fabio Rossetti

giovedì 28 aprile 2011

留肘力 - Lauh Jau Lihk

Ricordate quando scrissi un pezzetto sulla forza dei gomiti? (qui) Benissimo! Paul Corti ha appena pubblicato un bel video di SiJo Leung Ting che spiega lo stesso concetto, utilizzando l'ideogramma 留, che abbiamo visto proprio ieri! Fantastico! Ascoltate e guardate con cura. Grazie ancora a Paul per aver condiviso tutto questo materiale!

mercoledì 27 aprile 2011

[Video] 留中力 - Lauh Jung Lihk

Nel video che segue, pubblicato da Paul Corti - che ringraziamo - SiJo Leung Ting spiega il suo concetto di movimento corporeo, definito 留中力, Lauh Jung Lihk. In sostanza, SiJo chiede che sia sempre rispettato il centro di gravità con il corpo, in modo da non farlo mai muovere in avanti, in modo tale che la testa non sia mai il motore. Vediamo al volo gli ideogrammi spiegati da SiJo, poi gustiamoci il video.

留 [liú] è un verbo e significa solitamente "stare" o "prendere". Deriva da  (o卯) [mǎo] per la sua fonetica e da  田 [tián], il 'campo'.

中 [zhōng] è il "centro" o il "medio", ciò che sta in mezzo. Si tratta di un quadrato 口 con una linea丨che passa in mezzo. La Cina viene chiamata dagli stessi cinesi 中国 Zhōngguó o "Regno di Mezzo".

力 [lì] lo abbiamo visto parecchie volte, è la forza.

"Prendere la forza dal centro" potrebbe essere una buona traduzione...


mercoledì 20 aprile 2011

Free yourself from your opponent's force - Second principle of power

My Friend and Student Pasquale "Guido" Mazzotta translated and adapted another article for his blog's readers. I invite my followers to go on this link to read our work about the first principle of http://siulamboxing.blogspot.com/2011/04/free-yourself-from-your-opponents-force.html. I thank Guido for his hard work to study, train and spread our great Martial Art!

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If our force is a kind of matter that is projected from the inside out, on the other side the opponent's strength tends to follow the opposite way, to enter into us, in our spine, our center. Therefore, these two forces going in opposite directions, mine from the inside out, the other from outside to inside.

By the term "to free", we mean in this case "avoid this force being released into our body"; it will be necessary to prevent the entry of the opponent force while continuing to project our own (to not violate the first law of force).

However, if the two forces collide in a direct way we could hardly apply the first principle: it is as if a person wants to leave a room and the other one wants to enter, if ythey try to do both frontally and at the same time, probably none of them succeed in his goal, just they keep pushing one each other, using the raw strength - that we want to refine at least -. So it is necessary that the opponent's strength does not affect us without this being a result of a confrontation between the forces.

venerdì 15 aprile 2011

入馬步法 - Yap Ma Bou Faat

Alcuni dei miei Studenti hanno chiesto di vedere qualche foto del Gran Maestro Yip Man in azione. Sebbene ce ne siano molte, a me piace questa, mentre entra nella guardia dell'avversario. Guardate questa foto (a lato). 

La tattica che utilizza qui il Gran Maestro è chiamata Yahp Mah Bouh Faat ("entrare nella posizione dell'avversario con il gioco di gambe", tradotto liberamente), che (guarda caso...) è proprio quella che stiamo utilizzando in quest'ultimo periodo, accorciando la distanza, in accordo con l'altro metodo, Bik Bouh Tip Da.

Perché combattiamo così vicino al nostro avversario? Vogliamo avere la possibilità di inceppare i movimenti di gambe ed i possibili calci dell'avversario, ecco il punto. 

Conosciamo già 馬步. Analizziamo gli altri due ideogrammi:

- 入 [rù] significa 'entrare' (lo ricordate lo Yahp Geuk che abbiamo "smascherato"?). Probabilmente si riferisce alle radici che entrano nel terreno. In Cantonese è, appunto, /Yahp/.

- 法 [fǎ] è la 'legge' o il 'metodo'. Viene da 氵 (o 水) [shuǐ], l'acqua, e da 去 [qù], 'andare'. In Cantonese è /Faat/. 步法 è solitamente tradotto con "footwork" o "gioco di gambe".

venerdì 22 ottobre 2010

Il 'reference'

Ospito con grande piacere l'articolo che segue, scritto da Vito Armenise, rigurado il concetto di 'reference', cui abbiamo fatto cenno nei giorni scorsi. Buona lettura e grazie a Vito per aver accolto l'invito a scrivere su questo blog! Chi vuole leggere l'articolo in pdf, corredato dalle immagini scelte dall'autore, me lo richieda via mail.

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La teoria del Reference (置 – Wai Ji), in termini semplici, si riferisce al modo in cui il praticante del Wing Chun posiziona ed indirizza i propri movimenti verso un punto preciso nello spazio.

Per comprenderla bisogna prima di tutto parlare di Yin, Yang e del simbolo che li rappresenta.

Il simbolo di Yin/Yang, mostra che in natura ci sono 2 forze opposte e complementari che agiscono, in continue mutazioni, all’unisono.

Di tutti i principi legati a questo simbolo, in questo momento per la teoria del reference ci interessano solo queste:
  1. Non esiste Yang senza Yin e viceversa. Non è possibile creare solo una delle 2 forze;
  2. Le 2 forze, pur essendo sempre presenti insieme contemporaneamente, hanno natura opposta: Yang è attiva, Yin è passiva;
  3. Yin e Yang sono presenti nel movimento.
Possiamo trasportare i principi sulla natura delle forze Yin e Yang nel Wing Chun, dicendo che alcune tecniche si possono definire “attive” e altre “passive”.

Le tecniche “attive” - Yang, sono che hanno come effetto il colpire o lo spingere l’avversario.

Le tecniche “passive” - Yin sono quelle che tendono ad assorbire e/o prendere “in prestito” l’energia dell’avversario.

Per generare tecniche che abbiano una natura Yin o Yang, riprendendo il principio sopra esposto, serve un movimento.

Il movimento che viene preso in considerazione, ispirato dal simbolo stesso è la rotazione.

La rotazione è il movimento che riesce ad aggiungere forza centrifuga, o centripeta, alle nostre tecniche. La forza centrifuga servirà alle nostre tecniche Yang, la forza centripeta alle tecniche Yin.

Un effetto della rotazione è quello che viene chiamato “arco di potenza” che servirà a farci comprendere dove mettere a fuoco i nostri bersagli.

Per comprendere l’arco di potenza, si può immaginare un giocatore di golf che per prima cosa posiziona la pallina esattamente tra le sue gambe, dopo di che esegue uno swing per colpirla con il massimo della forza. 

Lo swing è a tutti gli effetti un arco che serve generare potenza, con il suo massimo esattamente al centro dell’arco, passato il quale la velocità tenderà a diminuire fino a fermarsi all’altro estremo dell’arco. Ecco perché la pallina viene posta tra le gambe.

Se invece di essere verticale, immaginiamo questo arco di potenza orizzontale, allora lo possiamo applicare alle tecniche di Wing Chun collegate alla rotazione.

L’arco di potenza nel nostro caso parte da un lato e accelera fino alla linea centrale, dove raggiunge il suo massimo.

Il Wing Chun mostra tutto questo nella forma 尋橋 - Chum Kiu.

La Chum Kiu per la prima volta introduce la rotazione con il concetto di Yin/Yang e di conseguenza, l’arco di potenza.

La parte Yang del Reference lo si ritrova in 2 tecniche: la rotazione con il pugno, all’inizio della forma e il Bong Sau con rotazione (Choh Ma). 

I primi 2 elementi del Reference visualizzano e applicano la parte Yang dell’arco di potenza.

Entrambi si fermano sulla linea centrale per indicare che lì c’è il massimo della potenza esprimibile. Se ci si ferma prima, non si è raggiunto il massimo, se ci si ferma dopo si è già in fase di decelerazione.

Come la pallina è al centro dell’arco di potenza del golfista, l’avversario è al centro dell’arco di potenza del praticante del Wing Chun.
 
Un altro motivo per cui l’avversario deve sempre essere sulla linea centrale!

Il terzo elemento del Reference (il Lan) spiega la parte Yin dell’arco di potenza.

Il Lan della forma infatti segue una rotazione contraria a quella del Bong, sfruttando la seconda metà dell’arco di potenza.

Per rendere efficace la tecnica, non bisogna più pensare però ad una seconda metà dell’arco, ma ad un arco che parte dalla linea centrale e termina alla fine della rotazione. Ecco perché il Lan della forma parte dal Bong che è in linea centrale. In questo modo l’arco Yin non è più in decelerazione ( perché oltre la linea centrale), ma anch’esso in accelerazione.

La forma mostra anche che le tecniche Yin, non devono essere puntate sulla linea centrale, ma devono seguire il corpo e puntare sulla linea centrale propria.

Fin qui le basi per capire i vari elementi in gioco. Se però prendessimo le tecniche Yin e Yang separatamente, come fa la forma in quelle sequenze, andremmo contro uno dei principi del simbolo di Yin/Yang che abbiamo visto prima: Yin e Yang si formano contemporaneamente.

La forma ci ha presentato gli elementi in gioco, ma associandoli alla teoria taoista ci sta dando anche quest’ultima informazione: con una rotazione si crea l’opportunità di eseguire contemporaneamente una tecnica Yin ed una tecnica Yang, come mostrato dalle figure seguenti.

L’utilizzo contemporaneo delle braccia è una caratteristica del Wing Chun che offre diversi vantaggi:
  • Attaccare e difendersi simultaneamente. Siccome una singola rotazione può essere usata per potenziare 2 differenti movimenti (una Yin e una Yang), il praticante di Wing Chun può lanciare il suo contrattacco immediatamente, nel momento stesso in cui esegue la difesa, usando la struttura per “velocizzare” il suo contrattacco.
  • Uso dell’angolo tagliente. Ogni tecnica che sfrutta in modo corretto il reference, intercetterà l’attacco avversario con un angolo vantaggioso di 45°, che produce un trapping;
  • Apre la linea. Quando le tecniche Yin e Yang sono usate contemporaneamente, la tecnica Yin “pulisce” la linea centrale per permettere alla tecnica Yang di avanzare e colpire;
  • Corretto focus delle tecniche. Siccome tutte le tecniche Yang sono puntate sulla linea centrale, queste colpiranno l’avversario nel modo più diretto possibile ottenendo come effetto anche la destabilizzazione del suo equilibrio;
  • Facing migliorato. Le tecniche Yin seguono sempre il corpo del praticante che le esegue (linea centrale propria), a 45° dalla linea centrale. Questo movimento permette di portare l’avversario fuori posizione esponendo il suo lato cieco.
Vito Armenise

mercoledì 26 agosto 2009

Una rivista dedicata al Wing Chun

Cari amici e lettori,
sto pensando che sarebbe bello poter avere a disposizione, in Italia, una bella rivista bimestrale dedicata al Wing Chun, al di là del modo in cui scriverlo. Una rivista in cui dare spazio a tutti gli intenditori ed i praticanti di qualsiasi lineage, con qualche finestra filosofica o dedicata alla Medicina Tradizionale Cinese, per esempio.


Ci sto pensanso da un po' e sempre più seriamente. L'ho proposta anche sul più grande forum di Arti Marziali italiano e ne stiamo discutendo piano piano. Mi piacerebbe sapere se ci sono persone interessate. Nel caso, contattatemi, perché stavolta si fa sul serio!

mercoledì 24 giugno 2009

Il nostro Chi Sao

Molti mi chiedono di spiegare ai non addetti ai lavori cosa si intende con il termine Chi Sau [黐手] ("mani/braccia appiccicose"). Cercherò di essere sintetico...

Nella nostra interpretazione, il
Chi Sau è un termine generico che rappresenta un metodo per la formazione e per l'applicazione di ciò che studiamo. Un motto molto importante del nostro lineage è il seguente:

Mo Kiu Mun Yau Kiu
Cerca di trovare o creare il ponte

Uno degli obiettivi più importanti al fine di formarsi attraverso il Chi Sau è quello di costruire il riflesso naturale e spontaneo dei praticanti tale che l'intero corpo e la mente siano in grado di mantenere uno stato rilassato ma pronto a muoversi, reagire, controllare e contrastare un attacco, con velocità e potenza, penetrando attraverso i punti deboli dell'avversario.Giustifica
Il
Chi Sau fornisce una formazione tecnica al fine di conseguire quella caratteristica propria del Wing Chun che è il flusso continuo, morbido e "appiccicoso" dell'energia. Attraverso l'esercizio si impara a seguire i movimenti dell'avversario, studiando le modalità di difesa e di contrasto degli attacchi.

Nel processo di tale formazione, si arriverà a uno stato di quiete in cui usiamo la nostra
intenzione attraverso il nostro corpo, che comprende le nostre braccia, le mani, i piedi, etc. Quando si acquisise lo status di calma, ci sentiamo parte dell'ambiente circostante ed il Qi fluisce in tutto il corpo.

Nelle Arti Marziali non studiamo metodi per attaccare le persone per primi, vale a dire non prima di esser stati attaccati. Studiamo l'uso, quando richiesto, delle nostre reazioni agli attacchi esterni. Noi ci troviamo sempre in una posizione relativamente inattiva, proprio perché non vogliamo lottare. Eppure le nostre reazioni sono comunque spontanee, perché derivano da un duro lavoro sulla molla costruita con il nostro corpo. Ecco perché nel Chi Sau utilizziamo pressioni verso la linea centrale dell'avversario, attendendo l'errore dello stesso.

Nell'esercizio del
Chi Sau abbiamo bisogno di un elevato livello di concentrazione, oltre ad una forte elasticità mentale. La differenza è molto sottile tra la concentrazione e lo stress. Dovrebbe essere una piena integrazione dello stato di preparazione fisico e mentale.

Alcuni ritengono che ci sia bisogno di non focalizzare la mente durante la pratica. Io lo ritengo fuorviante. Per qualsiasi pratica, anche solo per la formazione com'è il Chi Sau, e, ovviamente, in caso di vera e propria lotta, la mente del'individuo deve essere necessariamente concentrata: la mente ed il corpo devono essere uniti come un'unica entità.

Abbiamo bisogno di "liberare" la nostra mente dal pensiero materialistico, dai normali vincoli, lasciando fluire il nostro pensiero ed il Qi, liberamente, attraverso il nostro organismo. La nostra mente ed il nostro istinto devono portare a questo risultato: estrema rilassatezza della mente e del corpo, ma carica esplosiva di tutto l'organismo, pronto ad esplodere.

Se la nostra mente non è concentrata, il nostro Sun (lo spirito), che è il più alto livello della mente (la conoscenza, il coraggio, il Qi, la forza, etc.), si dispede e non si può sviluppare la vera potenza del nostro Chi Sau.

Per alcuni lo scopo principale della formazione attraverso il Chi Sau è quello di allenare l'intero corpo per essere addestrati ad una risposta "meccanica", cioè ad una reazione "automatica" alle azioni dell'avversario. Attraverso l'azione si avrebbe la reazione, senza passare attraverso il "processo di pensiero logico".

In questo senso si cerca di eliminare la sensazione visiva durante la pratica (occhi chiusi e bende a go go), ma spesso la vista contribuisce ad accelerare il processo di formazione del riflesso corporeo all'azione. Tuttavia, anche i non vedenti e gli ipovedenti riescono ad avere ottimi risultati con il Chi Sau, nel momento in cui riescono ad ottenere e a mantenere l'unificazione della mente e del corpo - l'unificazione di Heaven (il cielo), la mente, e di Man (l'uomo), il corpo.

Nella pratica del
Chi Sau si rischia di venir colpiti, se si inizia a pensare a cosa bisogna fare. Il lavoro con il compagno dovrebbe essere un processo continuo e la risposta dovrebbe essere alimentata immediatamente dalla mente. Ad ogni azione si dovrebbe determinare il successivo comando e il corpo si dovrebbe preparare per ulteriori azioni di adeguamento. Il contatto visivo sarà solo un ulteriore processo di raccolta di informazioni per consentire all'organismo di reagire meglio.

Nel corpo umano gli occhi sono uno dei migliori sensori per l'apprendimento. Migliorano il livello di capacità di rilevamento di altri sensori, che comprendono ogni centimetro delle nostre mani, delle braccia, del corpo, etc. Attraverso il Chi Sau si aumenta la capacità di rilevamento del corpo, di agire e reagire, sia in entrata che in uscita (mente e corpo) e non ci si occupa solo di colpire o di picchiare duro.

martedì 23 giugno 2009

Chi è il Sifu?

Nella mia pur breve esperienza nel mondo delle Arti Marziali, ho avuto modo di conoscere tanti Insegnanti dei quali alcuni onorati con il titolo di Sifu. Per noi occidentali è davvero difficile arrivare al cuore di un concetto espresso con due ideogrammi [师父], figuriamoci, poi, quando in mezzo entrano i soldi. Già, sempre questi stramaledettissimi soldi!

In tempi passati (ma non troppo lontani), questo ambìto titolo onorifico veniva addirittura fatto pagare in alcune Associazioni internazionali! Stante il fatto che la pratica della tangente è una cosa riprovevole in sé, lo ancora di più quando si parla di un titolo davvero importante, soprattutto nel contesto cinese.

Ci sono due sensi per cui si parla di Sifu, in cinese. Il livello più basso di significato di Sifu è il seguente: una persona con una buona abilità. In questo senso si chiama Sifu anche un artigiano o chi, comunque, ha una certa competenza tale che potrebbe essere un Insegnante, un Maestro di quell'arte. Si può quindi chiamare Sifu chiunque possegga le qualità e le abilità per poter essere un Maestro in un'arte.

Per essere qualificata con il titolo di Sifu, nel significato generale che abbiamo appena visto, la persona dovrebbe aver dimostrato di avere cuore (rappresentazione metaforica per indicare la dedizione e l'impegno). Questo non è, ovviamente, essenziale. Un Sifu può avere la competenza di ciò che fa, della sua Arte, ma non il cuore.

Il più nobile, il livello più alto di significato di Sifu è essere Maestro e Padre. Questo significato di Sifu si applica solo in un rapporto tra Maestro e Allievo. Ogni persona dovrebbe appellare col titolo di Sifu solo il suo Maestro in questo senso.

Possiamo dire che il termine viene utilizzato nella cultura cinese come forma rispettosa verso le persone altamente qualificate nella loro "arte", al di là di quale essa sia (cuochi, architetti, etc.). Il più consueto utilizzo del termine
Sifu (traslitterato anche come Shifu, come avrete sentito nel cartone animato Kung Fu Panda) fa riferimento ai mestieri tradizionali in cui la formazione è portata avanti tramite apprendistato, cioè per via diretta Maestro-Allievo. Allo stesso modo, dal momento che l'educazione religiosa implica un rapporto Insegnante-Studente, i Monaci sono chiamati nella stessa maniera.

Tradizionalmente, nelle Arti Marziali cinesi, il termine è stato utilizzato come una parola familiare e come segno di rispetto in generale. Il termine assume una più intima connotazione nel contesto in cui lo Studente diventa un discepolo, un allievo formale del docente. L'accettazione di uno studente è un evento molto formale, di solito richiede che l'Allievo esegua la cerimonia chiamata
BAI SI (la cerimonia del thè, della quale parleremo più avanti). Dopo la cerimonia, il rapporto è definito come se fosse più diretto e stretto di quello che c'è tra una madre ed il figlio. L'uso di questo termine assume anche il senso generico di rispetto per l'abilità e la conoscenza di una persona, come può essere il termine giapponese Sensei o il sanscrito Guru.)

Per essere il Sifu di un'Arte Marziale tradizionale cinese ci vuole molto di più che l'abilità. Ci vuole la comprensione dell'Arte, la capacità di amarla e la passione e la cura verso la stessa. Deve saper trasmettere la competenza, l'abilità e la passione agli Allievi. Questo è il motivo per cui il titolo di Sifu significa Maestro e Padre. Non è con un semplice esercizio fisico e con l'abilità nel combattimento che si può accedere a questo titolo.

...o almeno così dovrebbero stare le cose...ancora una volta il condizionale è d'obbligo, perché non sempre le storie vanno per il verso giusto. Nei nostri giorni abbiamo a che fare con organizzazioni, federazioni ed associazioni le quali concedono il titolo di Sifu nella maniera più diversa. Ecco che ci troviamo di fronte a centinaia di Sifu solo in Italia.

Sicuramente c'è differenza tra il titolo di
Sifu dato da un'organizzazione rispetto a quello dato dal tuo Maestro "a porte chiuse", come si diceva un tempo. Quale deve essere il più apprezzato? Questa è una domanda molto importante. Se si sa che alcune organizzazioni concedono il titolo con dei requisiti legati alla popolarità dell'Insegnante ed al suo portafogli, come si può considerare allo stesso modo chi porta lo stesso titolo?!

Nel mondo di oggi, tutto incentrato sul
bussines, pare abbastanza facile divenire Sifu se si hanno i soldi necessari a raggiungere l'obiettivo. I titoli possono essere forniti in cambio di denaro, così come si possono far passare gradi e livelli, con relativa consegna di attestati, per chi ne faccia richiesta ad altri "Sifu" compiacenti, i quali, in cambio di soldi, ti donano il loro bel diplomino con su scritta la parolina magica...

L'inflazione del titolo, è proprio il caso di dirlo, è dovuta anche al proliferare di associazioni che spuntano dal nulla, in cui alcuni Insegnanti, anche molto talentuosi, si auto-nominano Sifu, magari portando come prova la firma di qualche sconosciuto signore cinese sorridente.

Non sono i soldi che fanno un
Sifu, cari amici miei. Un vero Sifu lo riconoscete subito. Divertiamoci a scrivere una bel decalogo per capire se davanti abbiamo un Sifu.

Un
Sifu...
1. Non ti raggira mai, in nessun modo;
2. Non ti fa perdere tempo con cose che si inventa lì per lì, ma ti spiega nel dettaglio come poter arrivare al tuo obiettivo;
3. Non ti ruba i soldi, né in maniera diretta, né in maniera subdola, vendendoti i programmi a pezzettini;
4. Non ti gonfia di botte per farti capire che è il più forte;
5. Non ti insegna cose che non abbia prima capito lui a fondo;
6. Ti vuole bene e ti aiuta anche nelle questioni personali;
7. Ti capisce e cerca di essere sempre disponibile;
8. Ti dona la sua conoscenza in cambio del rispetto e del tuo amore verso di lui;
9. Ti sprona nei momenti in cui vorresti mollare tutto;
10. Basa i suoi rapporti sulla sincerità, sullo spirito di sacrificio, sul dono, sull'amore e sulla comprensione.