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sabato 30 gennaio 2010

Quattro anni di IDPA

Quattro anni di IDPA
Il 21 gennaio 2006 nacque l’International Dragon and Phoenix Association con l’obiettivo di diffondere le arti marziali avvalendosi dello scambio culturale tra le diverse discipline praticate al suo interno. Fu immediatamente riconosciuta come componente della famiglia dell’International Weng Chun Kung Fu Association del Gran Maestro Andreas Hoffmann.

In quella data presentammo l’associazione nella splendida cornice del Rama Beach Cafè, dove fu  rappresentata la suggestiva Danza del Leone, un rituale beneaugurante e propiziatorio di abbondanza e prosperità della tradizione cinese.

La manifestazione fu allietata con spettacoli e dimostrazioni di differenti discipline marziali, in particolare, il giorno successivo i partecipanti hanno potuto apprezzare arti quali il Tai Chi Chuan, l’Hung Gar, il Wing Chun e il Weng Chun, grazie ad un seminario interdisciplinare.

Nell’intento di favorire lo scambio culturale, nel corso dell’anno l’IDPA ha introdotto le discipline Muay Thai e Kali Filippino. I risultati ottenuti sono stati positivi e questo ha rappresentato, per tutti gli associati, un ulteriore stimolo ad impegnarsi nella pratica marziale.
Anche il 2007 è stato caratterizzato da numerosi eventi che hanno visto la partecipazione di diversi Maestri appartenenti ad altre associazioni e ad altre famiglie. Tutti hanno condiviso l’idea dello scambio culturale attraverso eventi di natura marziale. All’interno degli scambi intercorsi un ruolo attivo ha avuto il Pukulan, una disciplina che pone l’enfasi sugli esercizi di condizionamento del corpo e consente di sperimentare un allenamento marziale molto duro.

Il 2008 è stato contraddistinto da alcune modifiche della logistica dell’associazione. Si rese necessario pianificare esclusivamente seminari di Wing Chun e Weng Chun, le discipline più praticate al nostro interno. Questa scelta fu operata al fine di assicurare agli associati una maggiore crescita tecnica, che non sempre può essere garantita con i seminari interdisciplinari.

I soci fondatori, preservando comunque l’idea dello scambio interdisciplinare che ha consentito all’associazione di entrare in contatto con diverse realtà e famiglie marziali, si sono dedicati ad una nuova programmazione didattica basata su un metodo sperimentale di allenamento.

L’obiettivo prefissato dall’IDPA nel 2009, invece, è stato  quello di garantire lo sviluppo tecnico degli allievi, da una parte, e di incrementare le adesioni all’associazione attraverso una costante e continua divulgazione delle discipline presenti nell’Accademia, dall’altra.

L’obiettivo è stato gradualmente raggiunto, anche grazie all’apertura di un corso a Roma, una realtà molto ambìta nell’ambiente marziale. Insegnanti provenienti da altre realtà e da altre famiglie si sono avvicinati all’IDPA e ne hanno preso parte, felici di aver trovato un luogo aperto, dedicato allo sviluppo delle capacità marziali. Nel frattempo, anche a Napoli, dove c’è la nostra Accademia, sono stati inaugurati nuovi corsi e potenziati quelli esistenti.

Alla fine del 2009 è nato anche il blog IDPA, un ulteriore strumento di diffusione della cultura marziale e mezzo di comunicazione sociale. Il blog necessita dell’apporto di tutti gli interessati allo scambio e alla condivisione della conoscenza, perché non ha ancora raggiunto lo scopo per cui è stato creato.

Durante lo scorso anno sono stati finalmente riallacciati rapporti con Maestri del calibro di Allan Fong, con il quale Dai SiFu Massimo Fiorentini ha deciso di organizzare seminari in futuro, e con Maestri europei e italiani in particolare, con i quali si sta portando avanti un lavoro di ricerca e di studio per perfezionare sempre di più teorie e tecniche delle discipline studiate all’interno dell’Associazione.

Il 2010 è stato inaugurato con notevoli eventi positivi. Anzitutto è da segnalare la notizia dell’apertura di uno spazio all’interno dello stadio San Paolo di Napoli, gestito direttamente dall’IDPA. Un’altra nota positiva è l’ingresso dello Shuai Jiao, antica lotta cinese, all’interno delle attività proposte dall’Associazione. Stiamo sviluppando contatti con ulteriori discipline marziali, al fine di incrementare le possibilità di studio per i nostri praticanti.

Questa è la breve ed intensa storia dell’IDPA, che, dopo quattro anni, può esser lieta di aver percorso un cammino in continuo, lieve, ma in costante crescita. Per festeggiare questo compleanno, abbiamo deciso di organizzare un evento per il 13 febbraio, nella sede dell’Associazione, a Napoli. All’interno della manifestazione sarà tenuto un seminario multitematico di Wing Chun, a cura del Maestro Massimo Fiorentini, con la collaborazione dei suoi Insegnanti.

L’appuntamento è per le 13:30, nei locali dell’Associazione. Dopo un breve saluto di benvenuto, saranno consegnate le magliette che celebreranno l’evento. Alle 14:00 inizierà il seminario vero e proprio, che avrà la durata di 3 ore nel suo complesso.

Alle 17:15 avremo il piacere e l’onore di partecipare alla cerimonia del thè, il Bai Shi tradizionale, con il quale Dai SiFu Massimo Fiorentini formalizzerà il suo rapporto di Maestro-Allievo con alcuni dei suoi ToDai. Subito dopo ci sarà la cerimonia di consegna delle divise per i nuovi e vecchi insegnanti di Wing Chun. Con un rinfresco si concluderà il quarto compleanno dell’IDPA, rinnovando l’impegno per un altro anno di duro ed intenso lavoro. L’invito alla partecipazione è esteso a tutti gli interessati.

Il costo della partecipazione è di 25 euro (seminario, maglietta dell’evento e rinfresco). Si ricorda che la partecipazione al seminario è riservata agli Associati. Si offre la possibilità di associarsi a tutti gli interessati.

Da: http://www.idpa-academy.com/blog/?p=329

venerdì 29 gennaio 2010

Il Signor G


Lo so a cosa state pensando, cari amici. No no no, non sto parlando de "Il Signor G", l'opera che l'indimenticabile Giorgio Gaber portò al Piccolo Teatro di Milano, nel 1970. Sto parlando di un altro fortunato signore, di cui voglio raccontare qualcosa, per capire se in Italia abbia o meno avuto una responsabilità nella decadenza del Wing Chun nel suo complesso.

Fino a pochi anni fa, il signore in questione era un perfetto sconosciuto o, meglio, uno deriso, per dir la verità. Ad un certo punto della sua carriera marziale (?), ha la fortuna di ritrovarsi tra le mani qualche migliaio di euro. Ecco che vede sette o otto volte un famoso Maestro europeo, comprando (non trovo parole più giuste) l'intero sistema del Wing Chun.

Corto circuito! Che cos'è questo intero sistema? Si tratta esclusivamente di aver visto tutte le forme, le sezioni, i movimenti e le tecniche proprie di questa Arte Marziale. Ora, il problema è sempre lì. Basta vedere una volta qualcosa per dire di conoscerla? Basta apprendere qualcosa da un video per dire di conoscerla? Per me no, ma può darsi che non sia così per tutti, vista la storia...

Il Signor G è diventato la salvezza di tutti gli Insegnanti di Wing Chun in Italia che volessero terminare il sistema, pagando qualche migliaio di euro per sfoggiare il loro bel pezzetto di carta. Questa cosa ha permesso a responsabili di grosse associazioni di potersi atteggiare a Grande Maestro, ma nel frattempo ha dato modo a perfetti sconosciuti di terminare il sistema (col pezzo di carta) e dedicarsi all'insegnamento.

Alcuni sono andati in gran segreto a prendere lezioni dal Signor G, altri pubblicamente, a seconda che si potessero vantare o meno di essersi allenati con lui... Inizialmente, quindi, questo Signor G ha potuto guadagnare migliaia di euro vendendo movimenti, ma poi c'è stato un fatto ad aver interrotto il giro del mercato.

Una volta terminato il sistema (sulla carta), la maggior parte degli acquirenti è sparita. Il Signor G, quindi, si è trovato in difficoltà, non riuscendo più a vendere niente. Cosa ha fatto allora? Ha tentato di richiamare il suo Insegnante, per poter comprare altro materiale da poter rivendere. Questi, però, ha ben pensato di non vendergli alcunché, dopo aver scoperto certe magagne che il Signor G ha fatto in Italia (forse ne riparleremo qui).

Oggi il Signor G è su Facebook, eppure, stranamente, nonostante tanti dei suoi acquirenti siano sullo stesso social network, non lo contattano, non ne richiedono l'amicizia. Strana la vita eh? Già, perché nessuno vuole che si sappia in giro che il Maestro Tizio ha terminato il sistema con il Signor G, proprio come l'altro signor Caio e la signora Sempronia...non si può sapere in giro, altrimenti che figura si fa?!

Eppure il Signor G gode della stima di qualcuno se troviamo ancora scritto in giro che attravero di lui si può "studiare il sistema nella sua interezza e nella sua essenza". Alcuni si beano di aver "terminato il programma grazie soprattutto all'aiuto" di questo Signor G, al quale viene tributata "tutta la stima". Vi assicuro che non è solo uno a scrivere una cosa del genere...  Il caso più eclatante è quello di un dottore che pur di fare in fretta, paga tutti, così da poter scrivere felice di aver appreso la totalità del sistema... Amen!

Il bello è che tutti si affrettano a finire questo beneamato sistema imparando la sequenza di movimenti della forma col bastone lungo (27 movimenti in tutto!) e con i coltelli (la famosa Bart Cham Dao). Tutto finisce lì, come se non ci fosse niente dopo questo, come se si pigiasse su un'interruttore On/Off, come se ci fosse la fine di una corsa (si arriva col fiatone, infatti, ma del portafogli!), un termine dopo il quale esiste solo il vuoto...

Ora, il caso del Signor G è emblematico, perché racchiude un problema profondo che sta dietro al Wing Chun, ma che non è estraneo ad altre discipline. La conoscenza si acquista, su questo c'è poco da sindacare, perché alcuni di noi scelgono l'insegnamento come professione ed è giusto che si riceva un compenso per un lavoro ben svolto. Il problema sta nel sistema dei gradi, delle cinture, dei titoli e della commercializzazione del sistema, che è ben altra cosa dall'apprendimento professionale di una materia.

Forse, come dicono alcuni amici degli sport da combattimento, nelle Arti Marziali tradizionali è possibile tutto questo, perché non si combatte, perché non si riceve un livello o una cintura per meriti sul campo. Forse. Non ne sono certo, sia perché questo accade anche in altre discipline, sia perché alcune Scuole ti fanno davvero sudare il titolo o il livello che devi raggiungere.

Il problema di fondo è a monte, sta nel creare un sistema di produzione e riproduzione capitalistico attraverso l'arte marziale. A quel punto la federazione diventa il tuo modo di produzione, che, attraverso cinture, gradi, merchandising e programmi completamente inutili ti permette di guadagnare, illudendo gli Allievi. Quanti di noi si sono sentiti forti dopo anni di pratica di questi sistemi tradizionali, fino al giorno in cui abbiamo preso il primo pugno in faccia dal nostro amico di qualsiasi sport da combattimento?

E allora giù scuse su scuse per dire che il nostro sistema era buono. Cari amici, il problema è sicuramente come alleniamo il sistema, ma anche cosa ci insegnano i nostri Maestri. La colpa, quindi, non è solo del Signor G, che ha commercializzato il suo 'sapere', rientrando e superando bene il suo investimento iniziale, ma soprattutto del venditore di quel sistema fallace, che rende invincibili agli occhi di inesperti (che poi sono il target di molti), ma completamente inefficaci rispetto a chi tenta di studiare il combattimento.


Delle due l'una: o ci mettiamo in testa che l'intero sistema va allenato e non solo visto, o ci accontentiamo di far bella figura con casalinghe, ragazzetti e persone insicure, che entrano in palestra per cercare sicurezza e ricevono in cambio illusioni, programmi mai testati, azioni improponili e non riproducibili all'esterno.  Eppure, fateci caso, nascono Scuole su Scuole appena un Allievo termina il programma, come se ci fosse una rincorsa a farsi i cazzi propri...a livello economico, si intende! Ecco allora la profusione di Master, Gran Master, SiFu e chi più ne ha più ne metta. Afferrato il bottino (che di volta in volta può essere il grado, la forma o il titolo), c'è la diaspora, alla ricerca del proprio segmento di mercato.

Ultima nota: penso che in futuro sarà bene raccontare anche un'altra storia, che vede coinvolto anche il Signor G, perché è bene che tutti sappiano cosa gira in Italia sotto il nome di Wing Chun (al di là delle deformazioni protette da copyright cui vogliono sottoporlo!). L'intero sistema, in sé, è una bufala, se non viene allenato. L'intero sistema, in sé, non serve a combattere. L'intero sistema, in sé, crea solo aloni di mistero intorno al detentore della conoscenza. Uccidete il vostro Maestro (in senso figurato, ovviamente) e buttate a mare il falso rispetto! Provate, testate e cercate il meglio per voi stessi. Non venite da me a cercare gradi, riconoscimenti, pezzi di carta, occhiolini o pacche sulle spalle, perché io non sono il Signor G.

giovedì 28 gennaio 2010

Derek Rozanski - Weng Chun Kuen

Derek Rozanski (VingDragon su Youtube) ci regala un video d'epoca, che lo ritrae nell'esecuzione della Weng Chun Kuen (o Sap Yat Kuen) nell'ormai lontano 1991... Di fronte a lui troviamo due delle icone di questo stile, il Maestro Andreas Hoffmann ed il Gran Maestro Cheng Kwong, che esamina la qualità della forma di Derek.

A parte il contesto storico, mi pare interessante notare la postura di Derek, che è cambiata negli anni. Mi pare di vedere, per certi versi, certe esecuzioni di Siu Nim Tau che si possono trovare in rete. Fate caso all'estrema lordosi della schiena. Sicuramente nello studio delle forme è importante memorizzare prima l'esecuzione, ma poi è necessario dedicarsi all'approfondimento, nel corso degli anni. Queste esecuzioni ce lo dimostrano.

Se ci fate caso, nell'esecuzione di una forma si può sempre vedere il livello di studio di un praticante. Pian piano, acquisendo conoscenza, la forma muta con noi, si evolve, si 'pulisce', si modifica e migliora (se c'è un allenamento costante, ovviamente). Non possiamo far altro che ringraziare questi Maestri che condividono con noi la loro storia, il loro percorso marziale, con umiltà e in sordina. Un saluto al mio fratello di Weng Chun Derek!




venerdì 1 gennaio 2010

Yip Man e la storia del Wing Chun ridotto all'osso

Quella che segue non è tutta farina del mio sacco. Si tratta di una revisione di un dibattito avvenuto online, che ritengo di dover sistematizzare, perché contiene molte informazioni e ricerche interessanti. Spero che l'apporto di amici e Maestri possa ampliare il dibattito.

Yip Man, è stato un Maestro, su questo non ci piove, ma è difficile spiegare come sia potuto diventare l'icona del Wing Chun. Probabilmente la sua fama è tanta perché si tratta del primo Maestro che ha insegnato lo stile ad un pubblico vasto. Sebbene fosse un emigrante, riuscì ad imporsi nelle città in cui dimorò. Dalla fine degli Anni Quaranta inizia ad insegnare Wing Chun per vivere.

Non è solo, ma viva con la comunità di Fatshan e crea delle buone relazioni con gli abitanti, con i Maestri di stili simili, vivendo insegnando quanto appreso. Nella comunità marziale mantiene contatti con Sum Nung, con Chu Chung Man, cui lo lega una buona amicizia (nessun rapporto Allievo-Maestro, tuttavia, al di là di scambi occasionali e di frequentazione amichevole). Una volta all'anno si recava alla festa di Bodidharma insieme a Lok Yiu: si trattava di un gruppo di persone emigrate che condividevano l'originale provenienza geografica e che si ritrovavano piacevolmente insieme, come buoni amici.

Ma cosa insegnò veramente Yip Man? Molto probabilmente, a seguito delle mie ricerche e di quelle dei Maestri che seguo, egli insegnò uno scheletro, la sua elaborazione dello stile, una tra le tante formalizzazioni del Wing Chun, con una sua spina dorsale, adattata alla sua costruzione fisica, per niente prestante, a dirla tutta...


Oggi noi studiamo un'Arte filtrata, sebbene sia meravigliosa. Spesso è secca, sterile, se comparata con altri rami più vivi e più veri, si tratta solo di sintesi di alcuni Maestri, se non, molto spesso, di insegnamenti impartiti da pseudo-maestri incompetenti. Yip Man, invece, fu un Maestro sapiente. Ebbe molti allievi, molti aiuto-istruttori ed un attore famosissimo tra loro, Bruce Lee.

Ad ognuno insegnò in modo diverso e questo lo poté fare per due motivi: viveva di quello che insegnava e doveva far credere ad ognuno che fosse il solo a conoscere i “segreti dell'Arte”. Ci guadagnava sicuramente. Secondo poi, non fu un vero e proprio capo stile, seppur molto bravo, anzi, molto più bravo rispetto a tanti altri. Così, ognuno è in grado di inventarsi le parti che mancano o di ritenere che quello che gli è stato insegnato sia l'unico ed il solo Wing Chun buono o 'originale'. Alle spalle, quindi, ci sono ragioni storiche di una certa portata.

Se poi vogliamo analizzare le questioni a fondo, bisogna ricordare come fino a metà dell'Ottocento venissero insegnate applicazioni, esercizi, footwork, combattimento e, poi, per ultime le forme. Queste erano (e sono) il cuore dello stile. Le forme originali sono state divise proprio per questo motivo, per fidelizzare l'Allievo prima di insegnarli tutto lo stile. Oggi, a causa della stilizzazione eccessiva operata da Yip Man e, da molti altri dopo di lui, lo stile è diventato solo 'le forme'. L'inversione attuale dimostra quanto lo stile sia stato manipolato.

lunedì 19 ottobre 2009

Dare continuità e vita ad una tradizione

Da tempo mi chiedo come sia possibile dare continuità e vita ad una tradizione come quella del Wing Chun, al di là della famiglia di appartenenza. Alcuni sostengono che per tenere in vita questo sistema ci sia bisogno di creare Scuole in tutto il mondo, che facciano uscire fuori almeno 10 tecnici all'anno. Altri pensano che sia ormai arrivato il momento di lasciar morire un sistema commercializzato, ma non recepito nel suo profondo. Pochi ritengono che questo non sia un problema e continuano ad essere felici che le proprie palestre si riempiano ogni anno di nuovi studenti, senza considerare che, nel frattempo, si svuotano dei più vecchi.

L'importanza di avere Insegnanti e Maestri qualificati penso sia la base da cui partire per il nostro discorso. Una didattica comune ed una certa conoscenza della propria tradizione dovrebbero essere i punti fermi sui quali costruire le generazioni presenti e future. Molti non capiscono che non è la ricerca del numero degli allievi che ci dovrebbe spingere, ma la preparazione degli stessi, al di là del loro numero.

Sarà che in Italia gli Insegnanti aprono corsi nelle palestre tanto per arrotondare un po' lo stipendio, ma sta di fatto che le politiche commerciali portate avanti sinora dalla gran parte non hanno fruttato come si pensava, perché non mi pare che ci sia stata un'esplosione di nuovi Insegnanti, come alcuni avevano sperato. O, meglio, seppur s'è visto un certo incremento quantitativo, abbiamo assistito ad un decremento qualitativo. Qui sta il punto.

Penso che in Italia ci sia bisogno di comprendere appieno l'importanza dei sistemi d'insegnamento nelle Scuole, della didattica, oltre a ciò che viene insegnato  nelle stesse. Guardiamo anche al come viene insegnato.

Una buona Scuola di Arti Marziali dovrebbe tirare fuori almeno un ottimo Insegnante all'anno, perché, nel caso contrario, ci troviamo di fronte ad una Scuola con problemi strutturali o didattici o relativi agli Allievi. Quando ci troviamo di fronte a corsi in cui dopo 5-6  anni ancora ci sono studenti che non conoscono la Chum Kiu preoccupiamoci. Lì c'è qualcosa che non va.

L'importante è scegliere uno standard molto alto per i proprio studenti e poi adattarsi a quello standard per trovare una giusta mediazione tra tempo di studio, allenamento ed esami. Nessuno deve andare di corsa, ma non si deve più ripetere il caso (non così raro) per cui uno studente sta 10-12 anni appresso al suo Insegnante, senza raggiungere risultati ottimali.

Probabilmente per mantenere in vita questo sistema per le prossime generazioni dovremo lavorare parecchio sulle vecchie e su queste che stanno iniziando ora. Dobbiamo togliere il marcio, svelare gli arcani e sputtanare (termine sdoganato, ormai) gli impostori. Continuo anche a ritenere valido il motto per cui "un buon Maestro si vede dai suoi Allievi", sarà anche per questo che diffido sempre di quelli che mostrano solo le loro qualità e non quelle dei loro Studenti.

domenica 2 agosto 2009

Discorso del Maestro d'Arme

Tu che intraprendi la via della spada, apri le orecchie alle regole fondamentali e comprendi le ragioni dell'arte, affinché tu non dia al tuo maestro motivo di lamentele.

E' necessario ricordarsi di onorare sempre il proprio maestro, perché il solo denaro non può pagare un tale insegnamento.

Difficile infatti è trovare un buon maestro: io stesso ho visto mille chiamati maestri, e tra tutti loro non si troverebbero quattro buoni discepoli.

Tali falsi maestri appongono nelle loro sale il prezzo di ogni loro insegnamento, ma l'arte non è una meretrice, da essere messa a prezzo.

Io ho voluto tenere un sentiero migliore, tentando di dare veri insegnamenti, essendomi più gradito essere utile ai miei discepoli che a me stesso.

Per me è sufficiente avere dai miei discepoli tre cose: Riverenza come maestro, Fede, perché conviene al discepolo credere, e un Premio sufficiente, poiché senza di esso l'arte perirebbe.

DISCORSO DELL'UTILITÀ DELL'ARTE

Questa arte tanto nobile e tanto alta addestra l'uomo amuoversi, rende l'occhio veloce, ardito e signorile.

Quanti non hanno voluto apprendere questa arte, che non gli è risultata piacevole, sono morti in quantità innumerevole, poiché hanno chiuso le loro porte alla vita.

Infatti non esiste maggior tesoro della vita e ognuno s'ingegna a difenderla e a mantenerla per quanto può: perciò trascura pure ogni altro bene e bada a difendere la tua persona con questa arte, che ti dona la vita mille volte.

DISCORSO DEL COMPORTAMENTO DEL GUERRIERO

Non ti esca di mente che bisogna prendere le proprie difese secondo ragione, e solamente secondo la giustizia.
Chi vuole offendere gli altri senza ragione perde l'anima e il corpo, e getta la vergogna sul suo maestro.

E' più lodevole cosa perdere con grazia, avendo fatto il proprio dovere, che vincere solo a causa della fortuna, senza grazia e contro la giustizia.

Chi vuole confrontarsi con tutti perderà l'onore per una sola sconfitta tra mille scontri: così chi crede di essere al di sopra in realtà è al di sotto.

Se la lingua di tali persone potesse tagliare come la spada, infiniti sarebbero i morti.

Se non vuoi gettare vergogna su di te non combattere contro più di un avversario alla volta, a meno che tu non vi sia costretto, perché l'impresa non ti riuscirà affatto.

Se tu vi fossi costretto, usa un'arma leggera e maneggevole, e non esporti affondando di punta con decisione, poiché non saresti abbastanza rapido a tornare indietro.

Chi concede al nemico un vantaggio nelle armi crede di avere onore e si espone alla vergogna.

Non rivelare i segreti dell'arte, che tu non sia ucciso per questa ragione.

Guardati come dalla morte dal misurarti per gioco con chi ha motivo di odiarti.

Nota bene questa mia sentenza: tu conosci solo il tuo cuore, non quello del tuo compagno: non fidarti mai di questa tua illusione.

DISCORSO DELLE QUATTRO VIRTU'

Quattro sono le virtù del guerriero e gli animali a cui egli deve assomigliare: quattro sono gli animali con i quali chi vuol seguire la via delle armi deve compararsi, e chi avrà una parte abbondante delle loro virtù avrà onore nelle armi.

Essi sono:

l'Elefante , che porta una torre come carico, che mai si inginocchia né lascia varchi aperti, simbolo della Forza, su cui tutto si basa, solida come roccia;

il Leone, che mostra il suo cuore rosso e ardito, che invita ognuno alla battaglia, simbolo dell'Audacia, che
brucia nelle vene del guerriero;

la Tigre, tanto rapida a correre e girare che il fulmine, saetta del cielo, non la può raggiungere, simbolo della Celerità, che mette le ali al movimento;

il Lupo Cervino, che sta sopra a tutti, meglio del quale nessuno vede, signore della giusta misura, portatore del compasso, simbolo della Prudenza, che si adatta e misura e scorre.

Buon occhio e conoscenza e velocità, questo è quello che è necessario, e se sono accompagnate dalla forza e da un cuore valoroso non dovrai temere nessuno.

Chi vuole avere onore nelle armi deve possedere conoscenza, forza e ardimento, ma se quest'ultimo manca è meglio rimanere a esercitarsi.

Se non vorrai essere privo di onore misura il tempo e il passo tuo e del tuo avversario, questo è il fondamento dell'arte.

DISCORSO DELL'ADDESTRAMENTO

Il guerriero si esercita cercando di cambiare frequentemente compagno di addestramento.

Infatti è solita nascere l'abitudine alle qualità e ai difetti del compagno, e così sorge il rischio di essere sorpreso da uno stile differente.

Tra i compagni, si deve scegliere di incontrare sempre i migliori, per mano dei quali non è vergogna perdere.

Il guerriero utilizza per l'allenamento armi pesanti, esercitandosi a sostenerle per lungo tempo, protese e lontane dal corpo.

Tuttavia, utilizza anche armi leggere, per addestrare la velocità e l'agilità.

Il guerriero si esercita a combattere con entrambe le mani, per potersi difendere in caso che il suo braccio destro sia ferito, e per aumentare la destrezza e la coordinazione degli arti, cosa utile per combattere con due
armi.

Il guerriero pratica il combattimento con armi corte, per sviluppare il coraggio ed esercitare l'occhio alla parata.

Non dovrà, infine trascurare l'addestramento con la sola spada, l'arma che lo accompagna sempre e in ogni situazione.

DISCORSO DELL'ATTACCO E DELLA DIFESA

Sappi che l'ingegno vince ogni forza: se un uomo grande ti sembra troppo forte per te adopera l'ingegno, che ti da vantaggio.

Chi conosce molti colpi ha in sé molto veleno, chi ha poca conoscenza agisce con grande fatica e spesso rimane vinto.

Nel combattimento il guerriero non si fermerà mai a lungo in una posizione di guardia, ma si sposterà mutando posizione e passando da una guardia all'altra, continuamente, non lasciando al nemico il tempo per studiare l'azione perfetta, né permettendo di immaginare quale sarà il suo attacco.

Mai rivelerà all'altro le sue intenzioni, quali colpi è in procinto di portare.

Sempre terrà l'occhio alla mano della spada del nemico, perché è indispensabile avere conoscenza dell'origine dell'attacco.

L'attacco verrà sferrato sempre con l'attenzione rivolta al tempo e alle distanze, accompagnando la mano con il piede, perché l'azione sia armoniosa, e non rimanga senza appoggio, troppo lontana dal centro di colui che attacca.

Il colpo di taglio portato da destra a sinistra è il colpo più nobile e più pericoloso, perché sferrandolo il guerriero si scopre e si offre completamente al nemico.

Tale colpo richiede la conoscenza dei tempi e delle distanze.

Il colpo consigliabile è sempre il colpo più rapido, il colpo che percorre la minore distanza, il colpo della strada retta.

Si intimorisce maggiormente il nemico tirando colpi al viso, piuttosto che colpi alla parte bassa del corpo. Infatti il viso e la testa sono la sede dei sensi e della coscienza.

Chi attacca in basso si volge contro la parte del nemico più lontana dall'origine del proprio attacco, allontana troppo la spada da sé e troppo si avvicina al nemico.

Tuttavia, se il guerriero desidera ferire in alto è opportuno iniziare l'attacco dal basso, mentre se vuole ferire in basso dovrà iniziare l'attacco dall'alto, infatti la mente di colui che difende, occupata a preservare una parte del corpo, si concentra su tale parte, e si dimentica del resto.

Non è consigliabile attaccare con un colpo singolo, ma piuttosto raddoppiare ogni colpo, in quanto il primo è più facile da parare che il secondo, che giunge inaspettato.

Se il nemico si trovasse vicino, il guerriero tirerà solo colpi corti e brevi, per non allontanare da sé la propria spada che, occupata ad offendere, sarebbe incapace di difendere.

Infatti bisogna che la spada sia anche un grande scudo che copre tutto il guerriero, che non sia mai troppo lontana, né nel difendere né nel colpire: è cosa molto saggia che essa faccia sempre il percorso più breve.

Il bersaglio migliore è sempre la mano o il braccio: il membro che sospinge l'acciaio, subito dietro all'arma, questo è il punto che si deve colpire.

E' consigliabile, infatti, che il guerriero offenda il membro del nemico che più lo può offendere.

L'attacco più efficace contro gli esperti combattenti è l'attacco portato all'interno del tempo del nemico, l'azione che inizia e si conclude nel tempo in cui il nemico si prepara ad agire.

Tale azione attacca e difende insieme.

Il guerriero potrà attaccare appena il colpo del nemico sia passato a vuoto, e anche questo richiede perfetta conoscenza dei tempi, ed ancora vi è l'attacco portato quando il nemico, dopo un'azione, non è tornato ancora alla sua guardia sicura.

L'arte della difesa è superiore all'arte dell'attacco: è più difficile e più importante saper parare che saper portare colpi, è miglior cosa saper proteggere se stessi che saper ferire gli altri.

Si può parare fermando il colpo del nemico oppure deviandolo.

Se il guerriero si vuole attestare in difesa, e combattere in questo modo, è necessario che il nemico attacchi, ma se costui invece fugge, allora il guerriero dovrà fingere di fuggire, così che il nemico sia spinto a venire avanti.

Se si vuole che il nemico tiri un certo colpo, allora si deve portare lo stesso colpo più volte, perché i combattenti hanno lo spirito delle scimmie: quello che vedono imitano.

Quando si debba parare un colpo, lo si pari andando avanti e non indietro: in questo modo, infatti, lo si incontra quando ancora non ha acquisito forza, lontano dalla punta che è veloce e sfuggente e dotata di maggiore energia.

Fuggendo, inoltre, si rende più difficile rispondere all'azione del nemico.

Infatti non bisogna lasciarsi tempestare di attacchi ma, una volta parato il colpo, è necessario rispondere immediatamente, per non dare al nemico segno di timore e per coglierlo nel suo momento di vulnerabilità.

E' cosa molto più lodevole ferire rispondendo al colpo del nemico che di primo colpo.

Se si combatte con un'arma nella mano sinistra il contrattacco può essere portato nello stesso tempo della parata, seguendo una strada diversa: la strada alta se il nemico ha scelto la strada bassa, la strada di destra se il nemico attacca sulla strada di sinistra.

E' necessario però attendere di aver preso contatto con la spada del nemico per mezzo della seconda arma: il controllo dell'attacco nemico é imprescindibile.

In quel momento, non prima, non dopo, il guerriero si impegnerà nel contrattacco.

I precedenti principi, liberamente parafrasati, sono stati estratti dai seguenti autori:

* Fiore dei Liberi (Flos Duellatorum, 1410)
* Filippo Vadi (De Arte Gladiatoria Dimicandi, data esatta incerta tra il 1482 e il 1487)
* Achille Marozzo (Opera Nova, 1536)
* Antonio Manciolino (Opera Nova, 1531)
* Angelo Viggiani (Dell'Arte di Scrimia, 1588)
* Giacomo di Grassi (Ragione di Addoprar Sicuramente l'Arme, 1570)

martedì 23 giugno 2009

Chi è il Sifu?

Nella mia pur breve esperienza nel mondo delle Arti Marziali, ho avuto modo di conoscere tanti Insegnanti dei quali alcuni onorati con il titolo di Sifu. Per noi occidentali è davvero difficile arrivare al cuore di un concetto espresso con due ideogrammi [师父], figuriamoci, poi, quando in mezzo entrano i soldi. Già, sempre questi stramaledettissimi soldi!

In tempi passati (ma non troppo lontani), questo ambìto titolo onorifico veniva addirittura fatto pagare in alcune Associazioni internazionali! Stante il fatto che la pratica della tangente è una cosa riprovevole in sé, lo ancora di più quando si parla di un titolo davvero importante, soprattutto nel contesto cinese.

Ci sono due sensi per cui si parla di Sifu, in cinese. Il livello più basso di significato di Sifu è il seguente: una persona con una buona abilità. In questo senso si chiama Sifu anche un artigiano o chi, comunque, ha una certa competenza tale che potrebbe essere un Insegnante, un Maestro di quell'arte. Si può quindi chiamare Sifu chiunque possegga le qualità e le abilità per poter essere un Maestro in un'arte.

Per essere qualificata con il titolo di Sifu, nel significato generale che abbiamo appena visto, la persona dovrebbe aver dimostrato di avere cuore (rappresentazione metaforica per indicare la dedizione e l'impegno). Questo non è, ovviamente, essenziale. Un Sifu può avere la competenza di ciò che fa, della sua Arte, ma non il cuore.

Il più nobile, il livello più alto di significato di Sifu è essere Maestro e Padre. Questo significato di Sifu si applica solo in un rapporto tra Maestro e Allievo. Ogni persona dovrebbe appellare col titolo di Sifu solo il suo Maestro in questo senso.

Possiamo dire che il termine viene utilizzato nella cultura cinese come forma rispettosa verso le persone altamente qualificate nella loro "arte", al di là di quale essa sia (cuochi, architetti, etc.). Il più consueto utilizzo del termine
Sifu (traslitterato anche come Shifu, come avrete sentito nel cartone animato Kung Fu Panda) fa riferimento ai mestieri tradizionali in cui la formazione è portata avanti tramite apprendistato, cioè per via diretta Maestro-Allievo. Allo stesso modo, dal momento che l'educazione religiosa implica un rapporto Insegnante-Studente, i Monaci sono chiamati nella stessa maniera.

Tradizionalmente, nelle Arti Marziali cinesi, il termine è stato utilizzato come una parola familiare e come segno di rispetto in generale. Il termine assume una più intima connotazione nel contesto in cui lo Studente diventa un discepolo, un allievo formale del docente. L'accettazione di uno studente è un evento molto formale, di solito richiede che l'Allievo esegua la cerimonia chiamata
BAI SI (la cerimonia del thè, della quale parleremo più avanti). Dopo la cerimonia, il rapporto è definito come se fosse più diretto e stretto di quello che c'è tra una madre ed il figlio. L'uso di questo termine assume anche il senso generico di rispetto per l'abilità e la conoscenza di una persona, come può essere il termine giapponese Sensei o il sanscrito Guru.)

Per essere il Sifu di un'Arte Marziale tradizionale cinese ci vuole molto di più che l'abilità. Ci vuole la comprensione dell'Arte, la capacità di amarla e la passione e la cura verso la stessa. Deve saper trasmettere la competenza, l'abilità e la passione agli Allievi. Questo è il motivo per cui il titolo di Sifu significa Maestro e Padre. Non è con un semplice esercizio fisico e con l'abilità nel combattimento che si può accedere a questo titolo.

...o almeno così dovrebbero stare le cose...ancora una volta il condizionale è d'obbligo, perché non sempre le storie vanno per il verso giusto. Nei nostri giorni abbiamo a che fare con organizzazioni, federazioni ed associazioni le quali concedono il titolo di Sifu nella maniera più diversa. Ecco che ci troviamo di fronte a centinaia di Sifu solo in Italia.

Sicuramente c'è differenza tra il titolo di
Sifu dato da un'organizzazione rispetto a quello dato dal tuo Maestro "a porte chiuse", come si diceva un tempo. Quale deve essere il più apprezzato? Questa è una domanda molto importante. Se si sa che alcune organizzazioni concedono il titolo con dei requisiti legati alla popolarità dell'Insegnante ed al suo portafogli, come si può considerare allo stesso modo chi porta lo stesso titolo?!

Nel mondo di oggi, tutto incentrato sul
bussines, pare abbastanza facile divenire Sifu se si hanno i soldi necessari a raggiungere l'obiettivo. I titoli possono essere forniti in cambio di denaro, così come si possono far passare gradi e livelli, con relativa consegna di attestati, per chi ne faccia richiesta ad altri "Sifu" compiacenti, i quali, in cambio di soldi, ti donano il loro bel diplomino con su scritta la parolina magica...

L'inflazione del titolo, è proprio il caso di dirlo, è dovuta anche al proliferare di associazioni che spuntano dal nulla, in cui alcuni Insegnanti, anche molto talentuosi, si auto-nominano Sifu, magari portando come prova la firma di qualche sconosciuto signore cinese sorridente.

Non sono i soldi che fanno un
Sifu, cari amici miei. Un vero Sifu lo riconoscete subito. Divertiamoci a scrivere una bel decalogo per capire se davanti abbiamo un Sifu.

Un
Sifu...
1. Non ti raggira mai, in nessun modo;
2. Non ti fa perdere tempo con cose che si inventa lì per lì, ma ti spiega nel dettaglio come poter arrivare al tuo obiettivo;
3. Non ti ruba i soldi, né in maniera diretta, né in maniera subdola, vendendoti i programmi a pezzettini;
4. Non ti gonfia di botte per farti capire che è il più forte;
5. Non ti insegna cose che non abbia prima capito lui a fondo;
6. Ti vuole bene e ti aiuta anche nelle questioni personali;
7. Ti capisce e cerca di essere sempre disponibile;
8. Ti dona la sua conoscenza in cambio del rispetto e del tuo amore verso di lui;
9. Ti sprona nei momenti in cui vorresti mollare tutto;
10. Basa i suoi rapporti sulla sincerità, sullo spirito di sacrificio, sul dono, sull'amore e sulla comprensione.