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domenica 27 giugno 2010

Esami in vista!!!

Seminario Wing Chun IDPA
Sabato 3 luglio 2010 dalle 15:00 alle 19:00, nella sede centrale dell’IDPA, si terrà un seminario di Wing Chun a conclusione dell’anno accademico e si svolgeranno anche i test di esame per valutare la preparazione tecnica degli allievi e consentire loro di acquisire un livello superiore.
Ricordo che la sede dell'IDPA è in via R. Caravaglios 36, a Napoli. Per qualsiasi informazione o per aderire all’incontro, potete contattare la segreteria al numero 081/624660 oppure via email all’indirizzo info@idpa-academy.com
Chi vuole partire da Roma per partecipare al seminario, mi contatti.

lunedì 8 febbraio 2010

L'inflazionato utilizzo del termine SiFu...

Nel giugno scorso scrissi un breve articolo sul termine SiFu o Shifu, che non ebbe particolare successo, non fosse altro per le poche persone che leggevano il blog a quel tempo, probabilmente. Mi farebbe piacere che rileggeste tutti quell'articolo, perché lo considero come prologo, per poter affrontare l'argomento di oggi.
Gli ideogrammi che dobbiamo conoscere sono due: 師傅 (o 師父) che vengono scritti e letti in Pinyin (shīfu) o in Cantonese (si1 fu6), che poi è il dialetto che utilizziamo di più. 師 [shī] è l'Insegnante, e, nella sua unione con 傅 è il vero Maestro. Spesso viene usato per intendere l'esempio, il modello sa seguire o, genericamente, una persona molto abile in una certa professione. Nel suo femminile, shīmǔ, significa madre, come termine rispettoso per la moglie del Maestro. La forma semplice è 师 (in Cantonese è /si/) e attiene al campo marziale, riferendosi al capo militare in battaglia.

傅 [] è il termine utilizzato per Insegnante o Istruttore (ricordo ancora  che 师傅  è shīfu, Maestro, come termine di rispetto). In Cantonese si legge /fuh/. L'altro ideogramma utilizzato significa letteralmente padre: 父 [] e in Cantonese viene sempre letto /fuh/. Anche se pronunciate in modo identico e pur avendo significati simili, i due termini sono distinti e il loro utilizzo è diverso. Il primo termine (师傅) ha solo il significato di "padrone, maestro, tutor", e viene utilizzato per esprimere il rispetto generale del parlante per le competenze del destinatario e l'esperienza. Così, per esempio, un cliente può indirizzare un meccanico delle automobili in quanto tale. L'altro termine (师父) porta il duplice significato di "padrone" e "padre" e connota quindi una linearità in un rapporto tra insegnante e studente. In quanto tale, dovrebbe solo essere utilizzato in riferimento al proprio insegnante, al proprio Maestro. Nell'esempio precedente, l'apprendista meccanico si dovrebbe rivolgere al suo padrone con quel termine, ma un cliente no. D'altra parte, una personalità religiosa e, per estensione, esperti di arti marziali cinesi sono spesso appellati come "Padre-Insegnante" (师父) in tutti i contesti.

Tradizionalmente, nelle arti marziali cinesi, SiFu è stato sempre utilizzato come un termine familiare e in segno di rispetto. Il termine assume un significato più intimo quando uno studente diventa uno studente formale o discepolo del Maestro. L'accettazione di uno studente è un evento molto formale, che solitamente richiede una cerimonia del thè, chiamata Bai Shi. Dopo la cerimonia, il rapporto è definito come quello tra genitore diretto e figlio. L'utilizzo di questo termine assume un segno specifico di rispetto per le  abilità e le conoscenze del padre.

Il titolo, oggi, è totalmente inflazionato, sia nel suo improprio utilizzo, sia per la continua e spropositata concessione che se ne fa. Sebbene il termine determini un collegamento familiare, è ormai assimilato a una qualifica tipo "dottore", "professore" o qualcosa di simile. In questo modo, ecco che tutti i SiFu del mondo ci tengono a sottolineare il loro "titolo" e ti chiedono di usarlo quando ci parli... Ecco che in una lettera qualsiasi si firmano "SiFu Tizio" o "SiFu Caio" o "SiFu Sempronia"!

Vediamo il caso di Facebook.  Al posto del nome e del cognome, lì sono tantissimi ad utilizzare il titolo come nome e il nome proprio come cognome. Si trovano "SiFu Franco", "SiFu Giuseppe" e così via... Cerchiamo di fare una similitudine: pensiamo ad un padre qualsiasi che si iscriva a Facebook. Ve lo immaginate? Papà Francesco, Papà Andrea, etc. Da morire dal ridere... Il titolo è diventato proprio uno status, che i SiFu tengono molto in considerazione. Ma allora, i fratelli maggiori dovrebbero iscriversi come SiHing Lucio o SiHing Roberto e così via, per tutte le parentele...

Secondo me il tutto parte da due fattori. Da una parte c'è una conoscenza approssimativa della cultura cinese e di quella marziale in particolare, dall'altra c'è l'attaccamento ad un titolo che si pensa essere nobilitante in sé. Se io intervisto qualcuno lo chiamo con nome e il cognome, senza appellarlo SiFu, a meno che non lo sia davvero o lo sia stato (per me). Invece sono molti quelli che mi richiamano per sottolineare la mancanza del titolo nelle interviste o negli articoli...già, perché il titolo è importante, perché sembra che porti rispetto... Voi che ne pensate?

mercoledì 9 settembre 2009

Siu Nim Tau - lineage GM Leung Ting III

Torniamo a parlare della Siu Nim Tau, la prima e più elementare forma del Wing Chun Kuen. Ho letto oggi una mail di Sergio Iadarola, che annuncia l'uscita di un suo DVD dedicato proprio all'argomento, nel quale darà l'idea delle varianti e delle differenze con cui la forma viene insegnata. Sarà un piacere aggiungerlo alla videoteca. Ora, come ha giustamente scritto Iadarola, ciò che molte persone non sanno o non vogliono capire è che la forma Siu Nim Tau non è antica, non deriva direttamente dal Tempio di Siu Lam del Sud, ma è stata creata abbastanza recentemente.

In realtà, la forma Siu Nim Tau fu creata molto probabilmente dal Dr. Leung Jan. Tuttavia, pur non essendo una forma antica, l'idea della sua creazione penso sia stata buona, perché costituisce un riassunto di un sistema molto più complesso. Sicuramente è stata ottima per il Dr. Leung Jan e per gli agricoltori intorno alla sua città natale di Fatshan , i quali divennero i suoi primi studenti. Gli stessi ebbero bisogno di un passo più semplice prima di imparare l'intero sistema del Wing Chun ed è per questo che si diede vita alla Siu Nim Tau.

Chiaramente, nel corso degli anni, ogni SiFu ha inserito o tolto dei movimenti. Guardiamo la stessa forma eseguita dal GM Yip Man e dal GM Leung Ting. Sin dall'inizio, dall'apertura, si notano delle differenze. Nella SNT di SiJo Leung Ting c'è un doppio Tan Sau (si chiama nello specifico Gow-Cha Tan Sau, ovvero 'mani/braccia che disperdono, incrociati come fossero un forcone) che nella forma del GM Yip Man non c'è.

Ogni SiFu, di volta in volta, ha pensato bene di dare un senso ai movimenti, dimostrandone l'efficacia con delle applicazioni connesse. Alcune volte sono stati tolti dei movimenti, altre solo semplificati, altre ancora aggiunti. In questo senso, se ci fate caso, ogni lineage ha una sua Siu Nim Tau. Io penso che sia interessante, legittimo ed intelligente conoscere le varianti di ogni singolo lineage, perché in alcuni ci sono delle informazioni che altri hanno perso.

Faccio l'esempio della Siu Nim Tau che Iadarola ci ha insegnato sin dal 2003/4, quando portò le sue notizie sul Wing Chun in Italia. All'interno di questa forma ci sono tante informazioni, tanti movimenti e molti principi che altri scoprono solo dopo molti anni. Io ritengo legittimo lo studio di entrambe le forme, quella di Sergio e quella di SiJo Leung Ting, proprio perché do un grosso valore ad entrambe le applicazioni, ad entrambe le idee di base e ad entrambe le intuizioni dei Grand Master. Perderne una sarebbere come perdere un pezzo di Wing Chun e questo io proprio non voglio farlo. Ovviamente, per non confondere le idee, è necessario catalogare, organizzare e registrare ogni forma a sé.

Iniziamo a descrivere i movimenti che compongono la Siu Nim Tau che insegna SiJo Leung Ting. Partiamo, ovviamente, dal primo set. Siamo nella posizione di base (IRAS), con i pugni ai lati del torace. La prima tecnica è detta Gow Cha Tan Sau, che, come accennavo prima, è composta da due Tan Sau incrociati, davanti al petto. Questo tipo di movimento ci è utile se ne conosciamo l'utilizzo. Si tratta di una delle possibili deformazioni delle braccia, quando le stesse subiscono un attacco esterno, che non attraversa la linea verticale che divide il corpo a metà (ne abbiamo parlato). Questo tipo di attacco fa sì che il corpo subisca una leggera rotazione. Di solito questo tipo di Tan Sau è utilizzato insieme al caratteristico pugno lanciato del Wing Chun, però può essere combinato con altri tipi pugni o calci durante la pratica e, soprattuto, durante le applicazioni.


Nell'esecuzione di questa tecnica, nella forma di SiJo Leung Ting, non è corretta la posizione delle mani che potete osservare nella foto a destra, se ho capito qualcosa del principio che mi porta ad allenare questo movimento:

La posizione delle mani è importante, così come lo è quello delle dita. In questo caso si vedono solo i tendini stressati, ma non c'è alcun tipo di tensione sui polsi, né il tipico lavoro di spalle proprio di SiJo.

venerdì 31 luglio 2009

Si va in ferie...o no?

Cari amici,
oggi si chiude l'anno accademico di Wing Chun al "Tempio di Olimpia". Tirando le somme, è stato un anno davvero entusiasmante, sia per il lento ma progressivo crescere del corso, sia per i nuovi fratelli incontrati lungo la strada. Sono davvero soddisfatto.

Se poi penso a com'è nato il corso, mi viene ancora da ridere...una chiamata strana, di un insegnante, che mi dice: "guarda, me ne devo andare dalla palestra e ti lascio il mio corso, perché mi sembri una brava persona". Io, incredulo, vado a vedere...ad ottobre inizio con 2 iscritti, di cui uno non si farà mai vedere.

Novembre e dicembre li passo con soli due iscritti, di cui uno (che strana gente!) non si fa vedere se non per due volte... L'altro assiduo frequentatore, in sostanza, s'è fatto due mesi e mezzo di lezioni private! Infatti, al primo stage cui partecipa, fa un figurone! E bravo il buon Davide...

Arriva nella famiglia la brava Emanuela, buone doti innate, tanta voglia di apprendere e poca fiducia in se stessa. Dopo un approccio un po' difficoltoso per chi proveniva da altre associazioni, anche lei ha iniziato a macinare ed a premere sull'acceleratore. Si presenta al primo stage utile e fa volare un praticante "anziano" con sei anni di studio alle spalle... Che dire? Brava pure Emanuela!

Il resto dell'anno ha visto un lieve aumento quantitativo, ma un esponensiale progresso qualitativo! Pian piano mi hanno raggiunto il fedelissimo Marco ed alcune vecchie conoscenze, che hanno dato il meglio di loro stessi. Oggi posso dire di avere un gruppetto davvero ben assortito, forte, compatto ed allenato!

Una nota a parte dovrei scriverla per l'ingresso di un vecchio amico di scuola, che con estremo piacere ho ricevuto ed adottato come fratello nella nostra piccola comunità marziale, il bravo Lorenzo. Con la sua altezza e la sua dedizione è riuscito a fare passi da gigante in pochissimi mesi di pratica. Con qualche presenza alla nostra amata "tana" si classifica tra i primi nella scala dei praticanti intensivi. Continua così!

Tante cose sono cambiate nel corso dell'anno, cari amici. Vecchi amici e praticanti hanno smesso di allenarsi alla vista di alcuni Maestri, altri hanno preferito prendere un'altra Via, convinti della loro scelta. Altri ancora, hanno preferito tornare nella caverna, dopo aver visto la luce, perché, spesso, è meglio infilare la testa sotto la sabbia, come gli struzzi, per non soffrire.

Io, come pochi altri, ho preferito soffrire, prendermi grosse responsabilità e tuffarmi nel vuoto, per amore del Wing Chun, della Verità e della Giustizia. Tanti Sifu si sono dimostrati tutto tranne quello che avrebbero dovuto essere, mentre altri hanno dimostrato di essere più attaccati a disvalori, che io non ho mai condiviso. Altri ancora hanno scelto la strada del marketing sfrenato, lasciando da parte la gioia di accettare uno studente come il sottoscritto come proprio To Dai. Eppure, dopo un lungo peregrinare, mi pare di vedere una luce, in fondo al tunnel.

Nonostante tutti stiano andando in ferie dai rispettivi lavori, io continuo ad allenarmi, a viaggiare per amore del Wing Chun, della conoscenza e della pratica marziale. Lontano da quei Sifu tutti chiacchiere e sezioni (inventate), sto riscoprendo la gioia di incrociare le braccia con Insegnanti preparati e seri, ma, in modo particolare, umani e gentili. Sto riscoprendo la gioia d'essere To Dai, di essere Allievo e Figlio, di sentirmi coccolato e amato o, quantomeno, preso in considerazione.

Durante l'anno appena trascorso ho dovuto anche chiudere un corso, ad Albano Laziale, per via della cattiva costanza di alcuni Allievi e per le avverse condizioni oggettive (tempo, lontananza, cattivi rapporti, etc.). A seguito di quella chiusura, già triste in sé, dopo un anno e mezzo di cammino insieme, ho chiuso anche i rapporti umani con due ex-fratelli di Wing Chun, ai quali avevo dato la mia amicia, la mia stima e la mia fratellanza. Non riesco a non pensare a come ci si senta nell'apprendere che un proprio amico e fratello abbia riaperto un corso appena chiuso. Che gente!

Però, grazie alla costanza ed alla determinazione, tagliati i rami secchi di quest'albero, sono riuscito a curarlo ed a farlo crescere di nuovo. Oggi posso dire di avere una famiglia di Wing Chun davvero compatta e gioiosa, una comunità marziale che suda, si allena e cresce insieme, senza distinzioni di gradi, livelli o anzianità. Già, perché il rispetto e l'umiltà devono essere due parole chiave di questa famiglia. Chi pensa di entrarvi senza rispettarle, può accomodarsi fuori dalla porta.

Il bilancio dell'anno è comunque positivo, sebbene debba registrare nella mia mente anche altri fatti incresciosi, di cui non parlerò in questo momento, tanto viva ed estesa è la ferita. Sono riuscito a lavorare con tanti Maestri, riuscendo a carpire da ognuno di loro del materiale su cui lavorare: da Sergio Iadarola a Pietro D'Alesio, da Lucio Riccio a Riccardo Vacirca, da Franco Giannone a Massimo Fiorentini. Da tutti sono riuscito a prendere qualcosa, nella loro complessa diversità.

Ora non rimane che andare in ferie dal lavoro...per dedicarsi completamente al Wing Chun, però! Previsti alcuni viaggi a Napoli, qualcuno un po' più vicino e qualche puntata in Toscana, ma, tutto per il Wing Chun! Sarà un mese di lavoro duro sulla Weng Chun Kuen, così come sul ripasso e sullo studio approfondito di Siu Nim Tau, Chum Kiu e Biu Tze, così come vengono insegnate dal Gran Maestro Leung Ting. Sarà un duro lavoro, ma, come sempre, appagante.

Il blog, cari amici, non andrà in vacanza. Probabilmente avrò modo di scrivere un paio di post a settimana. Ci terrei che foste un pochino più attivi con i commenti, perché in alcuni casi ho pensato di parlare al muro e vi assicuro che non è stato piacevole, soprattutto perché quello che scrivo è frutto di ore di lavoro.

Vi auguro buone ferie e, soprattutto, un allenamento proficuo e costante alla ricerca dell'Eterna Primavera
! Ai miei Sidai e Simui un profondo inchino pieno di rispetto!

giovedì 23 luglio 2009

Il piacere di un incontro

Voglio condividere con tutti gli amici del blog una bella esperienza. Dopo alcuni anni ho incontrato Sifu Massimo Fiorentini, che è stato uno dei miti dell'IWKA Italia del primo periodo, nonché il primo a dare una mano a noi romani a capire qualcosa dell'uso del corpo nel Wing Chun.

Finalmente, dopo tanto tempo, abbattuti alcuni tabù, ho avuto modo di andare a trovarlo, per conoscerlo meglio, per parlare di tante cose che mi stavano a cuore e per farmi schiarire un po' le idee sul passato, sul presente e sul futuro, soprattutto in merito all'IDPA da lui fondata.

Posso assicurare a tutti gli amici che mi leggono che Sifu Massimo è, se non il migliore, uno dei più preparati Maestri italiani di Wing Chun, senza considerare la sua conoscenza del sistema di Sifu Andreas Hoffmann, per il quale ha curato la traduzione del libro, che ho appena finito di leggere in inglese e, stasera, in italiano. Un ottimo lavoro di traduzione, a dirla tutta, anche troppo fedele (eh eh eh). Diciamo che il libro è davvero buono per chi è a digiuno completo, ma non aggiunge molto a chi ha studiato già qualcosa...

Insomma, cari amici, voglio solo dirvi che la disponibilità, la cortesia, la precisione nelle spiegazioni, la capacità d'ascolto e l'eleganza di Sifu Massimo mi hanno colpito ancora una volta, molto di più di quando lo conobbi anni addietro. Sarà un piacere ed un onore poter lavorare anche con lui, alla ricerca di quello sviluppo dell'arte marziale che sto cercando, con immense difficoltà, di portare avanti.

Purtroppo le difficoltà riscontrate in giro son sempre le stesse: chi ti insegna a peso d'oro, chi ti fa sudare senza insegnarti niente, chi ti fa aspettare mesi prima di risponderti ad una email, chi ti dice che il suo è il solo "prodotto" efficace, etc. Come sempre, un ambiente, quello del Wing Chun, assolutamente disastrato. Mi auguro di poter contribuire, come penso di star facendo negli ultimi tempi, alla costruzione di una diversa visione del mondo in questo ambiente.

Un saluto pieno di stima a Sifu Massimo ed un ringraziamento particolare per la bella giornata trascorsa assieme!

giovedì 9 luglio 2009

Arte marziale o business?

Oggi è un giorno importante per me, perché devo affrontare una prova che mi aspetta da tempo. Proprio in giornate come queste la mia mente corre e si mette a fare il resoconto di tutto il tempo passato. Leggo continuamente su forum e blog dei più disparati Paesi del mondo sempre le stesse critiche in merito alle arti marziali ed al Wing Chun in particolare.

In tutto il mondo pare che il Wing Chun sia appannaggio dei ricchi e, dalla mia esperienza personale, non posso che essere d'accordo. Ora, alcuni amici continuano a ripetermi che ci sono Insegnanti che hanno abbassato i prezzi senza far scadere la qualità, mentre altri si accontentano di pagare molto perché hanno il "privilegio" di lavorare ai massimi livelli.

Ora, io sarò pure un pazzo visionario, ma continuo a ritenere che per studiare un'arte marziale non ci si possa indebitare e non si debba spendere tutto il proprio stipendio! Capisco che ci sono persone che vivono della diffusione dell'arte marziale. Non c'è assolutamente alcun biasimo moralistico da parte mia, su questo, anche perché nella tradizione delle arti marziali ci sono sempre state figure "professionali" ed altre "amatoriali".

Anche a me piacerebbe vivere di pane e Weng Chun Kuen, ma non so se ci riuscirò, visto che per studiare, almeno qui in Italia, occorrono decine di migliaia di euro. Non ci credete?! Pensate a quante ore vi allenate in palestra, durante i corsi normali...a me risulta che quasi tutti gli Insegnanti facciano 3 ore settimanali. E poi? Poi ci sono gli stage (da 3 ore), una volta al mese, e le famigerate lezioni private...

Ora, considerando che il costo medio dei corsi in palestra si aggira tra le 45 ed i 60 euro mensili, più 40 euro a stage, più 30-50 euro ad ora privata...state facendo i conti sì?! Ecco, non parliamo poi delle varie sezioni (chiamiamole pure "Forme a due")... Insomma, cari amici, qua sono proprio un sacco di soldi se poi ci aggiungete costi di federazione, passaggi di grado, magliette e gadget...

Io penso che sia arrivato il momento di abbattere i costi per lo studio dell'arte marziale. Come si fa? Allora, o ci affidiamo a dei Robin Hood (anche se non mi pare di vederne in giro), oppure iniziamo a lavorare per la diffusione orizzonatale della conoscenza... Io sto lavorando per questo, ve lo dico sinceramente. A parte il fatto che meno di 6 ore di lezione frontali con l'Insegnante, a settimana, lo studio si prolunga troppo, ma c'è bisogno di un allenamento continuo ed intensivo per abbattere i tempi e per non "allungare il brodo"...

Proprio per questo, almeno per il momento, invito tutti gli amici di Roma ad allenarsi, ad incontrarsi ed a scambiare informazioni e conoscenze. Abbiamo già iniziato a farlo, con un piccolo gruppo di amici. Probabilmente il risultato non sarà dei migliori, ma almeno avremo modo di testare le nostre conoscenze, allenarci in maniera seria, fare finalmente sparring, condividere quello che sappiamo.

Diciamo che questa potrebbe essere una piccola rivoluzione, perché finalmente potremmo studiare ed allenare quello che più ci piace senza dover dilapidare il patrimonio. Con questo, ovviamente, non voglio dire che l'ausilio e la guida del Sifu non sia necessaria. Ci mancherebbe altro! Diciamo che il mio invito ad allenarsi di più sorge dall'esigenza di condivisione che oggi mi pare davvero assente tra Scuola e Scuola, soprattutto per il permanere del mito dello studente avanzato...

Intendo dire che ci sono ancora persone che, ritenendosi "avanzate", tendono a non allenarsi con quelle che sono appena entrate in palestra, perché pensano di non poter scambiare niente. Ragazzi, è una cazzata. Tutti possono essere utili per la propria formazione, perché ognuno dà quello che conosce. Anche l'ultimo arrivato ha esperienze da condividere. Aprite il cervello, amici, ed aprite il cuore. Abbiamo bisogno di più passione e meno business!

Non parliamo, poi, del fatto che, non combattendo, all'interno del mondo del Wing Chun (specialmente italiano), se ne sentono di tutti i colori...insulti a mezzo forum, lettere e telefonate anonime, campagne denigratorie contro una o un'altra Scuola...insomma, chi più ne ha più ne metta. Stante il fatto che in questo stile non sono previsti i combattimenti, come ci sono negli Sport Da Combattimento (appunto), dovremmo capire che ciò che studiamo, se non viene allenato, non serve a niente. A maggior ragione, quindi, non avendo un metro di paragone come il ring, dovremmo auspicare maggiori incontri di Scuole, maggiori scambi e allenamenti, non rifiutarli a priori!

Ultimo affondo di oggi: il costo dei materiali. Ma dove si sono mai sentiti i prezzi che circolano ora nel Wing Chun in altre arti marziali?! Avete presente quanto costano gli Uomini di Legno o i Pali Lunghi?! Avete presente il costo dei Coltelli? E dei dvd?! Ieri ne ho attaccato pesantemente uno, per la sua povertà di contenuti, ma non pensiate che quella sia l'unica recensione-stroncatura. Anzi, se qualcuno volesse recensire altro, il blog è a disposizione delle persone serie.

Che dire, insomma, dopo tutto questo discorso? Questa è un'arte marziale proveniente da Shaolin ed ogni Insegnante ha un suo curriculum marziale. Per quale motivo, per acquisire lo stesso curriculum, si devono sborsare migliaia di euro?! Dov'è finita la passione? Dov'è il rapporto Si Fu-To Dai? Stento a credere che non ci sia più nessuno che abbia voglia di instaurare questo genere di rapporto, ma fatico a trovarlo...

martedì 23 giugno 2009

Chi è il Sifu?

Nella mia pur breve esperienza nel mondo delle Arti Marziali, ho avuto modo di conoscere tanti Insegnanti dei quali alcuni onorati con il titolo di Sifu. Per noi occidentali è davvero difficile arrivare al cuore di un concetto espresso con due ideogrammi [师父], figuriamoci, poi, quando in mezzo entrano i soldi. Già, sempre questi stramaledettissimi soldi!

In tempi passati (ma non troppo lontani), questo ambìto titolo onorifico veniva addirittura fatto pagare in alcune Associazioni internazionali! Stante il fatto che la pratica della tangente è una cosa riprovevole in sé, lo ancora di più quando si parla di un titolo davvero importante, soprattutto nel contesto cinese.

Ci sono due sensi per cui si parla di Sifu, in cinese. Il livello più basso di significato di Sifu è il seguente: una persona con una buona abilità. In questo senso si chiama Sifu anche un artigiano o chi, comunque, ha una certa competenza tale che potrebbe essere un Insegnante, un Maestro di quell'arte. Si può quindi chiamare Sifu chiunque possegga le qualità e le abilità per poter essere un Maestro in un'arte.

Per essere qualificata con il titolo di Sifu, nel significato generale che abbiamo appena visto, la persona dovrebbe aver dimostrato di avere cuore (rappresentazione metaforica per indicare la dedizione e l'impegno). Questo non è, ovviamente, essenziale. Un Sifu può avere la competenza di ciò che fa, della sua Arte, ma non il cuore.

Il più nobile, il livello più alto di significato di Sifu è essere Maestro e Padre. Questo significato di Sifu si applica solo in un rapporto tra Maestro e Allievo. Ogni persona dovrebbe appellare col titolo di Sifu solo il suo Maestro in questo senso.

Possiamo dire che il termine viene utilizzato nella cultura cinese come forma rispettosa verso le persone altamente qualificate nella loro "arte", al di là di quale essa sia (cuochi, architetti, etc.). Il più consueto utilizzo del termine
Sifu (traslitterato anche come Shifu, come avrete sentito nel cartone animato Kung Fu Panda) fa riferimento ai mestieri tradizionali in cui la formazione è portata avanti tramite apprendistato, cioè per via diretta Maestro-Allievo. Allo stesso modo, dal momento che l'educazione religiosa implica un rapporto Insegnante-Studente, i Monaci sono chiamati nella stessa maniera.

Tradizionalmente, nelle Arti Marziali cinesi, il termine è stato utilizzato come una parola familiare e come segno di rispetto in generale. Il termine assume una più intima connotazione nel contesto in cui lo Studente diventa un discepolo, un allievo formale del docente. L'accettazione di uno studente è un evento molto formale, di solito richiede che l'Allievo esegua la cerimonia chiamata
BAI SI (la cerimonia del thè, della quale parleremo più avanti). Dopo la cerimonia, il rapporto è definito come se fosse più diretto e stretto di quello che c'è tra una madre ed il figlio. L'uso di questo termine assume anche il senso generico di rispetto per l'abilità e la conoscenza di una persona, come può essere il termine giapponese Sensei o il sanscrito Guru.)

Per essere il Sifu di un'Arte Marziale tradizionale cinese ci vuole molto di più che l'abilità. Ci vuole la comprensione dell'Arte, la capacità di amarla e la passione e la cura verso la stessa. Deve saper trasmettere la competenza, l'abilità e la passione agli Allievi. Questo è il motivo per cui il titolo di Sifu significa Maestro e Padre. Non è con un semplice esercizio fisico e con l'abilità nel combattimento che si può accedere a questo titolo.

...o almeno così dovrebbero stare le cose...ancora una volta il condizionale è d'obbligo, perché non sempre le storie vanno per il verso giusto. Nei nostri giorni abbiamo a che fare con organizzazioni, federazioni ed associazioni le quali concedono il titolo di Sifu nella maniera più diversa. Ecco che ci troviamo di fronte a centinaia di Sifu solo in Italia.

Sicuramente c'è differenza tra il titolo di
Sifu dato da un'organizzazione rispetto a quello dato dal tuo Maestro "a porte chiuse", come si diceva un tempo. Quale deve essere il più apprezzato? Questa è una domanda molto importante. Se si sa che alcune organizzazioni concedono il titolo con dei requisiti legati alla popolarità dell'Insegnante ed al suo portafogli, come si può considerare allo stesso modo chi porta lo stesso titolo?!

Nel mondo di oggi, tutto incentrato sul
bussines, pare abbastanza facile divenire Sifu se si hanno i soldi necessari a raggiungere l'obiettivo. I titoli possono essere forniti in cambio di denaro, così come si possono far passare gradi e livelli, con relativa consegna di attestati, per chi ne faccia richiesta ad altri "Sifu" compiacenti, i quali, in cambio di soldi, ti donano il loro bel diplomino con su scritta la parolina magica...

L'inflazione del titolo, è proprio il caso di dirlo, è dovuta anche al proliferare di associazioni che spuntano dal nulla, in cui alcuni Insegnanti, anche molto talentuosi, si auto-nominano Sifu, magari portando come prova la firma di qualche sconosciuto signore cinese sorridente.

Non sono i soldi che fanno un
Sifu, cari amici miei. Un vero Sifu lo riconoscete subito. Divertiamoci a scrivere una bel decalogo per capire se davanti abbiamo un Sifu.

Un
Sifu...
1. Non ti raggira mai, in nessun modo;
2. Non ti fa perdere tempo con cose che si inventa lì per lì, ma ti spiega nel dettaglio come poter arrivare al tuo obiettivo;
3. Non ti ruba i soldi, né in maniera diretta, né in maniera subdola, vendendoti i programmi a pezzettini;
4. Non ti gonfia di botte per farti capire che è il più forte;
5. Non ti insegna cose che non abbia prima capito lui a fondo;
6. Ti vuole bene e ti aiuta anche nelle questioni personali;
7. Ti capisce e cerca di essere sempre disponibile;
8. Ti dona la sua conoscenza in cambio del rispetto e del tuo amore verso di lui;
9. Ti sprona nei momenti in cui vorresti mollare tutto;
10. Basa i suoi rapporti sulla sincerità, sullo spirito di sacrificio, sul dono, sull'amore e sulla comprensione.