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mercoledì 8 agosto 2012

La concentrazione

Molti Allievi mostrano un difetto di concentrazione che si portano avanti per mesi o, addirittura, anni. Eppure è uno degli elementi cardine di ogni Arte Marziale, senza il quale poco o nulla si riesce a trasmettere attraverso le tecniche. Tutta la nostra ricerca è focalizzata sulla concentrazione, che non è un espediente mentale per sopperire alla mancanza di intenzione, ma la totale assenza d'azione della coscienza, il più profondo abbandono a ciò che sta accadendo in un dato momento.

Il modo per arrivare a concentrarsi in modo proficuo è relativamente semplice. In primo luogo è necessario concentrarsi incessantemente sulla respirazione, in particolar modo sull'espirazione, che dovrà essere inizialmente lenta quanto l'inspirazione, potente, lunga, quanto più possibile profonda, bassa, a livello del Dan Tian inferiore (che nella cultura giapponese viene detto hara), poco sotto l'ombelico.

Gli occhi, contrariamente a quanto viene solitamente consigliato, non devono essere chiusi. Devono fissare il vuoto, avanti a sé oppure, in presenza di un avversario, i suoi occhi, intensamente, profondamente, senza smettere mai. Solo così sarà possibile seguire il suo intento. Ciò permetterà di rimanere saldi, concentrati, calmi e, soprattutto, estremamente vigili. In questo modo, basterà un solo gesto fisico per entrare nella guardia avversaria e terminare il combattimento.

La potenza della concentrazione è essenziale, perché permette di far convergere la tensione del corpo e l'abilità della tecnica nell'intuizione dello spirito, lasciandolo vuoto, senza punti deboli da attaccare, proprio per l'assenza di un pensiero razionale. Nel combattimento che intendo io bisogna essere senza scopo né spirito di profitto (i giapponesi dicono mushotoku). La maggior parte degli insegnanti odierni allenano corpo e tecnica, mai la coscienza dei praticanti. 

La vita quotidiana è il luogo del combattimento. Dobbiamo essere coscienti in ogni istante: ci alziamo, lavoriamo, mangiamo, dormiamo. In questo consiste la padronanza di sé, essere sempre presenti a se stessi, concentrati in ogni gesto quotidiano, nel pieno spirito di controllo di sé. Non esitate a chiedervi come trovare la concentrazione, è il primo passo per ricercarla.

domenica 29 luglio 2012

La forza sta nell'intenzione

Nei grandi libri classici del Tai Ji  si può leggere che pervalere in uno scontro “è solo questione di uso dell’intenzione e non della forza (muscolare)”. Allo stesso modo, quando pratichiamo Wing Chun chiedo sempre ai miei Allievi di non utilizzate la forza muscolare, ma di attivare principalmente i tendini (i quali, a loro volta, attiveranno i muscoli, ovviamente).

Non dobbiamo mai creare blocchi all’apparato muscolo-scheletrico o circolatorio con il risultato di limitare o inibire movimenti. Per farlo, è necessario lasciare che tutto il corpo si rilassi e si distenda, solo allora saremo in grado di muoverci con leggerezza e agilità, cambiare e trasformare con naturale circolarità. 

Per trasferire la nostra energia dobbiamo far riferimento alla rete dei meridiani e canali dell’agopuntura distribuiti nel corpo umano come i corsi d’acqua sulla terra. Se le vie di scorrimento non sono bloccate, l’acqua può circolare liberamente; se i meridiani non hanno impedimenti il Qi può circolare. Se voi muovete il corpo usando la forza muscolare, sovraccaricate i meridiani, il Qi e il sangue non potranno circolare liberamente e i movimenti non potranno essere agili e sciolti. Basterà essere toccati perché tutto il corpo venga scosso.

Quando usate l’intenzione al posto della forza, l’energia viene diretta e trasferita in modo anche abbastanza semplice, a ben vedere. Con il continuo e quotidiano fluire e scorrere del Qi e del sangue in tutto il corpo, senza mai farli ristagnare ristagnare, dopo una lunga pratica, si ottiene la capacità di trasferire questa benedetta energia che tanto cerchiamo. 

Anche nei testi classici si legge che “solo attraverso l’estrema morbidezza si può realizzare l’estrema durezza”. Un esperto di Wing Chun, infatti, ha le braccia che sembrano come seta avvolta intorno al ferro, estremamente pesanti. Non è un caso, ma il frutto di un duro lavoro su di sé, sulla percezione e sulla capacità di direzionare l'intenzione.