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sabato 1 settembre 2012

Le Forme ed il senso della progressione nel Wing Chun - Seconda parte

Continuano le riflessioni del nostro buon Pasquale "Guido" Mazzotta, che stanno riscuotendo parecchio successo nella comunità italiana del Wing Chun. Questo mi rende particolarmente felice, perché significa che stiamo seminando bene e che la cultura del nostro sistema si sta diffondendo. L'articolo che segue fa il paio con i due che scrissi tempo addietro, che trovate qui e qui. Ringrazio anche tutti gli amici ed i lettori che ci stanno inondando di email di ringraziamento per gli articoli che presentiamo qui sul blog: è un piacere! Adesso vi lascio alla lettura dell'articolo sulla forma Biu Ji, senza dilungarmi ulteriormente. 

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標指 [biāozhǐ] - Biu Ji - Lanciare le dita (come frecce)

Terza e ultima forma a mani nude del sistema Yip Man/Leung Ting, la 標指 [biāozhǐ] - Biu Ji - si focalizza, come si può dedurre già dal nome, sulla capacità di emettere una forza che giunga fino alla punta delle dita o, meglio, che venga generata dalle dita stesse. Molto spesso si commette l'errore di considerare Biu Ji solo l'omonimo "colpo" (vedi Biu Jee Sau - 標指手), che rappresenta solo la più intuitiva applicazione di questa capacità. 

In realtà nella progressione dell'apprendimento, Biu Ji rappresenta uno degli scalini, nello specifico quello relativo alla capacità di trasferire l'energia dalla punta delle dita, al di là della tecnica utilizzata. Questa abilità dovrebbe essere visibile nell'esecuzione della forma, che non consiste tanto (o, almeno, non solo) nell'apprendimento di nuove tecniche, ma, una volta compreso come costruire ed affondare i ponti nelle precedenti forme, la Biu Ji ben eseguita mostra e permette di allenare l'abilità del lanciare le dita (e tutti i movimenti in generale) come fossero frecce. 

Prendiamo il caso specifico della rotazione delle braccia, 滾手[gǔnshǒu] - Kwan Sau -, in cui si alternano Taan Sau e Bong Sau, movimento che appare nascostamente sin dalla Siu Nim Tau nella versione di SiJo Leung Ting, ricompare nella Cham Kiu, ma mostra la sua maturazione nella Biu Ji proprio all'insegna del Faat Ging (發勁 [fājìn]), di cui sopra. Lo stesso movimento cambia prospettiva ed utilizzo nella forma del GGM Yip Man al manichino di legno, Muk Yan Jong (木人樁), dove assume un connotato Terra, che ci aiuta a mantenere intatta la struttura quando ci muoviamo (...ma questa è un'altra storia!).

Tornando al Faat Ging (發勁 [fājìn]), è inutile ribadire che questa capacità non può essere assimilata se non partendo dalle basi costruite e consolidate in precedenza. In altri termini, lanciare la freccia è possibile solo se siamo stati capaci di costruire un arco, ma, soprattutto, se siamo stati in grado di tenderlo, nella fase di studio precedente.

Biu Ji è fondamentalmente un concetto offensivo rispetto alla forma precedente in cui cerchiamo e costruiamo il ponte con l'avversario. Propriamente il concetto si può esprimere con il 搭橋 [dāqiáo] - Daap Kiu - unire il ponte, che costituisce un asse portante della nostra pratica. Successivamente alla costruzione, impariamo ad attraversarlo e, se è il caso, affondarlo attraverso la capacità di 沉身 [chénshēn] - Cham San -, affondare il corpo.

Con la  Biu Ji il movimento tende ad espandersi maggiormente, ad andare più in profondità, disinteressandosi dei ponti altrui ed eventualmente travolgendoli come un tornado che non si arresta sull'impatto. Si crea un movimento sicuramente più offensivo, che mira, come dice Leung Ting, a sacrificare 3000 dei miei uomini per abbatterne 10000 [su questo motto ci sono diverse riserve, ma prendiamolo per buono, N.d.R.]. In questo senso in  Biu Ji stiamo imponendo il nostro ritmo di tornado piuttosto che comportarci come l'acqua del mare della Cham Kiu.

Non ci stiamo armonizzando con l'avversario prendendo in prestito la sua forza, ma stiamo tagliando il suo tempo, con la nostra intenzione ed il conseguente ritmo - ciò non significa che necessariamente si debba aumentare la velocità -, ed il suo spazio, diventando propriamente lo spazio. Diventiamo noi stessi, quindi, spazio (in modo assoluto), al di là del momento presente, trascendendolo.

L'intenzione è la cosa fondamentale e se proprio dobbiamo prendere in prestito qualcosa dall'avversario, si tratta del suo vuoto intenzionale o della sua discrepanza tra l'intenzione e il movimento, cosa che ci lascia il via libera per il cosiddetto quinto petalo, visto che siamo ad uno stadio del nostro percorso in cui studiamo i movimenti sul classico disegno a cinque spazi...

In ogni caso, riportando la conversazione a un livello più fisico, più tecnico e più comprensibile, prima si attacca e poi, eventualmente (direi quasi in emergenza, laddove il mio attacco abbia aperto, com'è naturale, dei varchi in cui il mio avversario abilmente sia riuscito a infilarsi) si raccoglie. Ricordiamoci che nel nostro sistema vige la regola del difendersi da un attacco attaccando (以打為消), che nella forma Biu Ji diventa colonna portante! Al contrario in Cham Kiu prima si raccoglie e poi eventualmente si attacca.

Non dobbiamo dimenticare che Biu Ji impone l'idea stessa di attaccare piuttosto che difendere (potremmo dire un'azione di puro striking) e  difendersi da un attacco attaccando (azione di cosiddetto counter-striking).

Quando si parla di cuneo nel Wing Chun è proprio alla Biu Ji che dobbiamo pensare, perché è qui che troviamo esaltato questo concetto, non tanto ai livelli precedenti. Infatti nella terza forma ci si infiltra nell'avversario e vi si scivola dentro (Lao), molto di più che nella fase precedente, dato che il tutto si gioca in un istante.

Ricordo anche che essere offensivi non vuol dire, in termini Wing Chun, essere bramosi di colpire. Anche in un movimento offensivo bisogna comunque essere equanimi e non lasciare che il corpo, lanciato offensivamente, trascini dietro di sé la mente.

Allo stesso modo il footwork della Biu Ji diventa veramente più offensivo. Penso che sia veramente un peccato che i passi del sistema, che mostrano la loro vera essenza e versatilità nello studio della terza forma e del manichino, siano così poco capiti o negletti e messi da parte, in favore di dinamiche prese altrove, quando, per usare le parole di Leung Ting stesso (usate anche dai suoi predecessori) "benché le tecniche di mano siano ingegnose, è nel footwork la vera essenza del sistema". Persino le gambe seguono il concetto di Biu Ji ed è per questo che il footwork tradizionalmente legato alla stessa forma è anch'esso più offensivo e insidioso, rispetto a quello proprio della Cham Kiu.

Pasquale "Guido" Mazzotta

giovedì 30 agosto 2012

Le Forme ed il senso della progressione nel Wing Chun

Ospito con immenso piacere questo articolo del mio caro ToDai Pasquale "Guido" Mazzotta, che pone alcune questioni su cui sarà bene riflettere assieme. Sono molto contento quando una persona così in gamba prende coraggio e scrive le proprie idee, in modo da condividerle con gli altri praticanti, crescendo assieme, attraverso un proficuo scambio di opinioni. Condivido tutto l'articolo e sono molto contento di aver trasmesso idee che oggi si sono fatte mature e ben ordinate. Buona lettura e un ringraziamento particolare al buon Guido!

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Per prima cosa occorre ricordare (se mai ce ne fosse bisogno) che nel Wing Chun le forme non sono tecniche utilizzate in un combattimento immaginario contro un avversario, ma dei modelli di movimento i quali, nel rispetto delle leggi di movimento del corpo umano, veicolano l'intenzione (意 [yì]) del praticante in diverse direzioni, prendendo in esame vari scenari possibili.

Questi ultimi si distinguono in base a tempi e distanze del tutto soggettivi, che si creano durante l'azione, così come letti intuitivamente dalla mente del praticante, in relazione alla propria capacità motoria innata, ma anche coltivata. Non si tratta di conoscere varie distanze e movimenti della forma correlati, di modo che ad ogni distanza intervenga oggettivamente un'arma adatta, ma di disconoscerle, dal momento che le distanze sono ancora un parto della mente, valido magari per necessità di studio, ma non nella realtà.

Ciò che collega maggiormente i soggetti dell'azione (nello specifico del combattimento) è sempre l'intenzione (意), di cui l'espressione fisica è solo la parte visibile. Il primo passo, quindi, è l'armonia con se stessi e con l'altro, cosa che rende possibile leggere il movimento dell'altro, come su un quaderno, e rimanere imperturbabili durante l'azione.

Quando si combatte non si risponde meccanicamente tecnica A contro tecnica B, ma lavora sull'intenzione dell'altro, prima ancora che sul suo movimento, ciò che nel Bu Jutsu (武術) giapponese è noto come sen no sen (l'iniziativa prima dell'iniziativa).

Passiamo dunque alla nostra visione delle forme.

尋橋  [xúnqiáo]- Cham Kiu - Cercare il Ponte

La seconda forma del sistema Yip Man/Leung Ting, da cui proveniamo, si concentra prevalentemente su movimenti di natura difensiva. Mentre è vero che nelle sezioni di Chi Sau di Cham Kiu, così come ideate da  Si Jo Leung Ting, ci si occupa di affondare il ponte (沉橋 [chénqiáo] - si trascrive sempre Cham Kiu in Cantonese), una volta stabilito il contatto, da cui si parte (per convenzione) negli esercizi di Pun Sau (盤手 [pánshǒu]) e Chi Sau. 

Solitamente, infatti, si immagina di aver già annullato la distanza col nostro avversario, sebbene nella forma  si notino tutta una serie di movimenti che poco si prestano all'idea di un contatto già avvenuto. Molti movimenti strettamente formali, infatti, non trovano riscontro nelle rispettive sezioni (le quali, lo ricordiamo, sono semplici elaborazioni di sequenze di Si Jo Leung Ting), sicché si può dedurre per varie vie che, mentre la forma si preoccupa di ciò che avviene prima, le sezioni si occupano di ciò che viene dopo, in una logica temporale.

Per questo la forma Cham Kiu è la ricerca di un vantaggio posizionale, ma sempre in ottica difensiva e di controllo dell'altrui iniziativa, mantenendo la struttura che abbiamo appreso dalla Siu Nim Tau, aggiungendo  ora una dinamica volta a lasciar colmare il gap. Il Chi Sau, al contrario, si occupa del momento in cui si è chiusa la distanza tra i due opponenti, quando l'avversario (o il partner) cerca di chiudere gli spazi e di sabotare i nostri attacchi, dando luogo a quella sorta di "dialogo delle mani con le mani" che chiamiamo appunto 黐手 [chīshǒu]), mani appiccicose.

Questa riflessione sulla forma mi è stata suggerita, oltre che dalla pratica, anche dalla lettura e visione dei testi di Leung Ting stesso, il quale spesso mostra difese prendendo pose che troviamo in Cham Kiu (azioni mai riproposte nei corsi perché molto banali ed intellettualmente poco interessanti, a differenza dei pugni a catena che vanno a solleticare, attraverso una falsa espressione di aggressività, l'ego dei praticanti e degli aspiranti tali). Il motto virtuale in altre parole è Primo, non prenderle.

Ricordo che cercare il controllo di un'azione avversa non è un'azione puramente passiva di attesa, ma richiede una grande presenza e una disponibilità al movimento immediato e senza esitazioni. Teniamo a mente una massima fondamentale delle antiche arti del (武術) Wǔ Shù (cinese) o Bu Jutsu (giapponese): dedicarsi prima alla protezione di se stessi e solo dopo a battere l'avversario come conseguenza naturale dell'evolversi dell'azione, quando l'avversario, preso dalla voglia di colpire, lascia dei varchi. Non a caso uno dei nostri motti recita: Se vuoi colpire, sarai colpito.

Poiché stiamo imparando a difenderci, qualunque sia la nostra azione, di fronte a un avversario valoroso, la prima cosa è arginarne gli attacchi, cercando di avere un controllo su di essi ed eventualmente prenderne in prestito la forza. Il Chi Sau collegato a questo genere di situazione è più giocato, più lottatorio (che non significa lottare), più discorsivo. Si crea un dialogo dove si cerca di affondare i ponti altrui prima di colpire.

Vero è che se dall'altra parte vi è una pari abilità, le braccia dei contendenti restano appiccicate non come un risultato voluto, ma come il frutto di forze equilibrate in campo, che danno dinamicamente luogo a una sorta di flusso e riflusso delle energie dei contendenti, tanto da far assomigliare l'azione complessiva dei due al muoversi ritmico delle onde del mare, le quali, una volta esaurita la spinta, assorbita dal bagnasciuga, rifluiscono, eventualmente sommandosi alla spinta dell'onda successiva.

Pasquale "Guido" Mazzotta

Continua...

lunedì 17 ottobre 2011

挭滾無正身 - Gang Kwan Mou Jing San

Giorni fa pensavo al sistema di SiJo Leung Ting (Wing Tsun), una delle centinaia di interpretazioni del Wing Chun, sicuramente la più praticata al mondo e, senza dubbio, la più bistrattata. Ho letto pagine intere di nemici di Leung Ting che parlano di un errore molto grosso, di una vera e propria falla, del suo sistema: faccio riferimento al posizionamento faccia-a-faccia, che caratterizzerebbe il WT.

Bene, se osserviamo le migliaia di praticanti del sistema WT, non possiamo dar torto ai detrattori. Di sicuro, almeno in Europa è giunta una versione del tutto surrogata dell'originale. Eppure, Leung Ting, anche a detta di altri Maestri di caratura internazionale (ultimamente ne parlavo con il Direttore Tecnico dell'Accademia Nazionale di Tang Su Do, il Maestro Roberto Daniel Villalba, che ha elogiato più volte SiJo), si muove bene, è fluido, è molto veloce, ma, soprattutto, non si fa trovare frontalmente durante gli attacchi. Dov'è la falla?


Se tutti i praticanti di WingTsun e, soprattutto, tutti i Maestri si fossero presi la briga di ricercare, di studiare ed analizzare quanto detto, fatto e scritto da SiJo, tanti problemi non sarebbero sorti. Infatti, anche in un recente testo, SiJo fa riferimento ad un motto sconosciuto in molte Famiglie: 挭滾無正身 - Gaun Kwun Mo Ching Sun, scrive lui -. Lo traduce così: "non esistono posizioni frontali per le mani che si infilano (Gaun Sau) e per le mani che ruotano (Kwan Sau)". Cortocircuito!
挭 [gěng], in cantonese /Gang/, fa riferimento alle braccia messe come lische di pesce (la nostra tecnica Gang Sau). Si tratta di un ideogramma composto da 扌 (o 手) [shǒu], la mano, e da 更 [gēng], che viene utilizzato come avverbio (ancora di più, ulteriormente, inoltre) o come verbo (cambiare, sostituire, trasformare). 

滾 (con la sua forma semplificata 滚) [gǔn] significa rotolare, ruotare o bollire. In Cantonese è /Kwan/ o /Gwan/.

無 (con la forma semplificata 无) [wú] viene utilizzato qui come verbo e può essere tradotto con "non c'è".In Cantonese è /Mou/ o /Mo/.

正身 [zhèng shēn o Jing San (Cantonese)], li abbiamo visti, fanno riferimento alla posizione frontale del corpo.

Quindi? Non c'è posizione frontale del corpo quando usiamo Gang Sau o Kwan Sau. Oh, non lo sto dicendo io, lo scrive il Dr. Leung Ting a pagina 85 del libro 116 Wooden Dummy Techniques! Non a caso il Maestro ci invita ad utilizzare queste 'tecniche' insieme a movimenti di gambe, per prendere il lato cieco interno o esterno dell'avversario. 

Delle due l'una: o c'è stato un cortocircuito in Europa o i praticanti di WT sono talmente svogliati da non essersi presi nemmeno la briga di studiare il proprio sistema... Eppure dal movimento che si esegue nella BiuTze del WingTsun, bisognerebbe capirlo, come ci dimostra anche il Maestro Norber Maday, allievo diretto di Ting.

 Concludiamo tornando a parlare di casa nostra, cari Fratelli. Come dico spesso, l'angolo cieco, sia esso interno o esterno alla guardia dell'avversario, è difficile da prendere, ma dobbiamo fare attenzione a non utilizzare mai rotazioni sul posto che ci portino ad avere nuovamente una posizione frontale rispetto all'avversario: sarebbe, come minimo, una perdita di tempo ed energia. Quando facciamo ricorso al Gang Sau o alle rotazioni delle braccia (interno/esterno o viceversa), dobbiamo sempre muoverci con le gambe, altrimenti rimangono posizioni da foto, totalmente sterili.


venerdì 13 maggio 2011

Il footwork "segreto" di Leung Ting

Grazie al buon Paul, possiamo finalmente vedere il footwork "segreto" di SiJo Leung Ting. Per molti non sarà molto, per altri non sarà una novità, ma ritengo che sarà utile per tutti quelli che non hanno neanche mai sentito parlare di fiore di pruno o footwork dei cinque punti. Gustatevelo.




domenica 8 maggio 2011

[Video] Il Luk Dim Boon Kwan del WingTchunDo

Abbiamo l'occasione per vedere il Maestro Paul Corti, fondatore del WingTchunDo, in azione con il palo lungo del WingTsun. Come vedrete, ci mostra gli esercizi tipici del sistema WingTsun Leung Ting. Ringraziamo il buon Paul per aver condiviso in rete la sua conoscenza.

sabato 7 maggio 2011

[Video] Il metodo di allenamento del WT

Grazie a Paul Corti possiamo vedere ancora una volta il metodo di allenamento del Wing Tsun del sistema Leung Ting nella palestra del suo fondatore. Grazie ancora, Paul! Adesso possiamo farci un'idea di quale sia il metodo in cui vengono allenate alcune cose e, soprattutto, quali siano i paletti precisi che vengono posti negli allenamenti (distanza, metodo, etc.).

venerdì 6 maggio 2011

[Video] SiJo Leung Ting in un film!!!

Grazie ad un amico toscano sono riuscito a vedere questo breve estratto di un film in cui è presente SiJo Leung Ting, con una bruttissima parrucca... Il film si chiama Master, è del 2001 ed è stato scritto da Anand Suneil. Si tratta di una produzione targata Bolliwood, come vedrete dalle immagini, in cui si narra la storia di un giovane ragazzo amante delle Arti Marziali.

Pratap Singh è un Maharajah di una piccola provincia in India. Lui è vedovo e ha un figlio solo, Ravi, l'erede al trono. Egli decide di inviare Ravi ad Hong Kong per migliorare le sue capacità e la sua cultura. Il ragazzo (Ravi) di stirpe reale è inviso ad un nemico del padre (Kailash Choudhary - KC), che eliminerà di lì a poco quest'ultimo, usurpane le proprietà. 

Ravi viene accusato da KC di possedere droghe nel suo bagaglio. Ravi  viene subito arrestato. Trascorre i successivi 12 anni della sua vita in un carcere di Hong Kong, dove viene gettato in una cella con un  Maestro di Wing Tsun Kung Fu (Leung Ting). Ravi fa amicizia con lui e impara la sua Arte solo per tornare nella sua città natale in India come Master di questa arte marziale ed avere la sua vendetta contro KC e la sua cricca di scagnozzi. 


lunedì 2 maggio 2011

[Video] Leung Ting spiega il concetto di Bong Sau

Penso che dopo i vari post che scrissi, non ci sia bisogno di parlarne di nuovo. Vi invito solo ad ascoltare SiJo Leung Ting sul suo concetto di Bong Sau (passivo). Grazie a Paul Corti per aver messo anche questo video online.


domenica 1 maggio 2011

[Video] Sergio Iadarola spiega alcune parti del Luk Dim Boon Kwan

Sergio Iadarola ha da poco pubblicato un video abbastanza interessante per chi fosse a digiuno dell'utilizzo del palo lungo nel sistema Leung Ting. Si tratta di una delle lezioni private di Nicola Colonnata (uno degli ultimi insegnanti italiani entrati nell'IWKA), in compagnia di Mauro Gibin di Loano. Ringraziamo tutti questi ragazzi per averci dato il piacere di vederli all'opera.

Penso che sia interessante notare come il Luk Dim Boon Kwan spiegato da Sergio sia un pochino diverso, direi più preciso, rispetto ad alcuni anni fa. Io ci vedo anche altro rispetto al sistema Leung Ting. Sicuramente è leungtinghiana l'impugnatura abbastanza larga del palo. Il footwork è abbastanza ridotto e le posizioni abbastanza cristallizzate in pochi movimenti (spear, cover, etc.) stranamente tramandate in inglese e non in cinese...

sabato 30 aprile 2011

Il CEPU del WingTsun?

Qualcuno, tempo fa, aveva scherzosamente scritto su Facebook: "strano che ancora nessuno abbia pensato ad una specie di CEPU per il WingTsun...". Detto fatto. Ecco che trovo questo promo del Maestro (ovviamente anche lui in giallo) Martin Dragos, il quale presenta la sua Accademia per Maestri, con tanto di programmi e tariffari per raggiungere in poche settimane l'agognata "fine del sistema WingTsun Leung Ting", così come lui l'ha imparata, anni fa, dal suo SiFu, Sergio Iadarola. Che dire? Finalmente i problemi di molti spariranno, perché adesso davvero tutti potranno "terminare il sistema" in fretta e senza perdere altro tempo a passare le giornate a ripetere dei noiosi esercizi... Vai anche tu al CEPU del WingTsun, cosa aspetti?!


venerdì 29 aprile 2011

[Video] Prendere l'angolo

In questo video possiamo ascoltare le parole di SiJo Leung Ting in merito al Gaun Sau ed al Kwan Sau, con la consueta attenzione al prende l'angolo e non rimanere di fronte al manichino di legno (che simula la persona), per evitare di essere colpiti da attacchi diretti. Si tratta sempre della serie di video che Paul Corti - che ringraziamo! - ha messo online, riguardo le sue lezioni private con SiJo.

giovedì 28 aprile 2011

留肘力 - Lauh Jau Lihk

Ricordate quando scrissi un pezzetto sulla forza dei gomiti? (qui) Benissimo! Paul Corti ha appena pubblicato un bel video di SiJo Leung Ting che spiega lo stesso concetto, utilizzando l'ideogramma 留, che abbiamo visto proprio ieri! Fantastico! Ascoltate e guardate con cura. Grazie ancora a Paul per aver condiviso tutto questo materiale!

mercoledì 27 aprile 2011

[Video] 留中力 - Lauh Jung Lihk

Nel video che segue, pubblicato da Paul Corti - che ringraziamo - SiJo Leung Ting spiega il suo concetto di movimento corporeo, definito 留中力, Lauh Jung Lihk. In sostanza, SiJo chiede che sia sempre rispettato il centro di gravità con il corpo, in modo da non farlo mai muovere in avanti, in modo tale che la testa non sia mai il motore. Vediamo al volo gli ideogrammi spiegati da SiJo, poi gustiamoci il video.

留 [liú] è un verbo e significa solitamente "stare" o "prendere". Deriva da  (o卯) [mǎo] per la sua fonetica e da  田 [tián], il 'campo'.

中 [zhōng] è il "centro" o il "medio", ciò che sta in mezzo. Si tratta di un quadrato 口 con una linea丨che passa in mezzo. La Cina viene chiamata dagli stessi cinesi 中国 Zhōngguó o "Regno di Mezzo".

力 [lì] lo abbiamo visto parecchie volte, è la forza.

"Prendere la forza dal centro" potrebbe essere una buona traduzione...


domenica 24 aprile 2011

[Video] Leung Ting spiega una parte della Biu Tze

In questi video SiJo Leung Ting spiega a Paul Corti (che ringraziamo per aver messo online questi contributi) una piccola parte della forma Biu Tze, con alcune specifiche tecniche sull'esecuzione e sul Fook Sau e del Cham Sau.


In questo, invece, SiJo spiega le 12 gomitate della Biu Tze...

sabato 23 aprile 2011

[ Video] Come ci si allena nella palestra di Leung Ting

Con questo video, messo in rete dal buon Paul Corti (che ringraziamo!), potete vedere il metodo di allenamento utilizzato da SiJo Leung Ting per preparare i suoi Allievi.

mercoledì 30 marzo 2011

[Video] Leung Ting in azione

Invito tutti i lettori del blog a guardare gli ultimi due video caricati su YouTube dall'amico Paul - Fighterman -, che è stato allievo diretto e privato di SiJo Leung Ting. Ringrazio Paul a nome di tutta la comunità marziale, perché ci permette di osservare il fondatore del WingTsun in azione e, soprattutto, durante una lezione di gruppo ed una lezione privata, dando modo a tutti di farsi un'idea delle sue capacità.

Qui potete vedere SiJo durante una comune lezione di gruppo, alla quale Fighterman ha preso parte, ricevendo il permesso di filmarla.



Qui Fighterman impara da SiJo Leung Ting le basi dei programmi di Lat Sau insegnati ad Hong Kong.

venerdì 17 dicembre 2010

[Video] Demo del 1994

Guardiamo insieme questo vecchio video dal suggestivo titolo: "NWTO DEMOlition 1994". Si tratta di una dimostrazione (DEMO) del 1994, in cui SiFu Frank Schäfer e sua moglie (SiMo) dimostrano le loro capacità tecniche contro più aggressori, armati e disarmati.

Durante il video, si vede anche un giovanissimo praticante in maglia nera, che negli anni verrà fuori come uno dei più quotati Maestri di questo stile, ma non vi dico chi è, lo riconoscerete da soli sicuramente!

Il bello della dimostrazione è che si vede davvero di tutto e con 'tutto' intendo dire proprio TUTTOOO!!! Anzitutto la famigerata "soluzione universale", composta dal solito calcio frontale, seguito dagli altrettanto soliti pugni a catena. Tralascio i commenti sulla difesa da arma da fuoco puntata alla testa, altrimenti diverrei scurrile.

Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche dei due Maestri che si vedono nel video, noto uno strano clinch, che va sempre a prendere il collo e non la testa dell'avversario, in posizione frontale, con entrambe le braccia del "nemico" esterne al clich stesso. Eppure SiJo Leung Ting spiega sempre di non effettuare mai in quel modo la tecnica.

Sulla posizione, poi, la critica è sempre la stessa. Non mi pare che ci sia mai una ricerca dell'angolo o del vantaggio di linea centrale, ma sembra quasi che tutto si fondi sul miglior cuneo rispetto all'attacco dell'avversario. Non si vede alcuna ricerca dell'equilibrio durante l'esecuzione delle tecniche, ma un certo nervosismo, come se la dimostrazione fosse un vero e proprio combattimento imprevisto.

Alla fin fine, però, diciamolo: è proprio per questo genere di pubblicità che entrammo tutti nelle palestre di WingTsun negli anni passati, no? Oggi ci sono video, libri e articoli che spiegano un bel po' di cose e ci aiutano a formare una coscienza critica. Le distanze si sono ridotte e tutti possiamo provare diversi Maestri, per cercare quello che ci è più congeniale. Non si può non ringraziare comunque questi pionieri di quest'Arte Marziale cinese, per averci permesso di vedere un primo abbozzo di quello che davvero era il Wing Chun Kuen.

domenica 14 novembre 2010

[Video] WingTsun (EWTO) al meeting di Budo (2010)

Se avete qualche minuto, tra un allenamento e l'altro, date un'occhiata a questo video. Si tratta della presentazione del WingTsun Leung Ting di matrice EWTO al meeting di Budo di quest'anno. Potete riconoscere una serie di sezioni di Chum Kiu (seconda, terza, quarta, etc.), l'uso dei bastoni di Escrima (ma non era Wing Chun?) e poi, ancora più strano, una specie di forma con il Tonfa, lo strumento tipico delle Forze di Polizia.

Dopo qualche secondo, si simula anche un combattimento con spada e scudo piccolo, anche se fatico a capire cosa c'entri con quest'Arte Marziale. Dal settimo minuto e mezzo in poi, con l'inconfondibile colonna sonora del film Ip Man, vediamo SiFu Giuseppe Schembri con il palo lungo, in Chi Kwun e, poi, con un ragazzetto con i mano i coltelli a farfalla... Il vero momento cult del video, però, è dopo il nono minuto, quando si vede SiFu Schembri contro più avversari armati di palo lungo e, infine, con i coltelli a farfalla, contro un avversario armato di palo lungo...


mercoledì 10 novembre 2010

Brevi considerazioni su un video...

Ospito con vero piacere un commento sul video di Fighterman (qui), scritto da Guido Mazzotta, uno dei miei Amici ed Allievi. Spero di suscitare una discussione proficua. Colgo l'occasione di salutare Guido e lo ringrazio per aver preso "carta e penna" al posto mio, stavolta. 


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Mi sento un po' imbarazzato nel commentare questo video, perché, dopotutto, sto andando a toccare un problema grosso nel mondo del wing chun, e in particolare, del wing tsun.

Tante volte ho parlato di marketing in questo nostro beneamato mondo marziale, ma è la prima volta che vado a sottolineare il problema partendo da un filmato, un filmato che concretamente attiene al mio lineage, peraltro.

Nel filmato vediamo una maglietta nera di Hong Kong, e quindi vediamo una persona che teoricamente dovrebbe essere più vicina alla fonte, che dovrebbe avere la possibilità di vedere il nostro (per ora?) Si-Jo. Eppure vediamo un praticante confermato che ha quasi l'aria di aver cominciato da relativamente breve tempo questa pratica. Ovviamente le dimensioni del nostro Paul Corti possono essere scoraggianti, eppure la lentezza con cui ci si muove è tale per cui il nostro Italian Dragon non usa la sua massa inerziale.

Nonostante questo, il cinese è in difficoltà, sul piano puramente tecnico, disattendendo completamente i principi su cui il sistema che "vorrebbe" praticare si basa: rimanere sotto tiro del compagno, senza liberarsi in alcun modo della sua forza, rimanendone in balìa; non prenderalcuna iniziativa e posizione di vantaggio, anzi avanza sempre e solo diritto per diritto; muove un braccio alla volta, senza seguire il motto dei 3 (o almeno 2) movimenti in uno; seguie le braccia invece di pressare la linea centrale; il petto pieno anziché vuoto, come vorrebbe uno dei motti fondamentali del wing tsun; totale mancanza di "elasticità" articolare, che lo rende rigido e facilmente - con l' ausilio di pochissima forza - sradicabile; cerca sempre sequenze prestabilite in un contesto in cui non ha senso, oltre a essere controproducente; tira pugni che non sono pugni!

Sembrerebbe che i cinesi, o almeno alcuni di loro, quando fanno wing chun lo fanno in maniera completamente vuota, come un passatempo, e mi chiedo se si rendono conto degli ingenti interessi economici che il wing chun, e in particolare il wing tsun, muove in occidente. Mi chiedo se sanno che cosa ci aspettiamo noi gwailo da loro, quando li vediamo con le strisce rosse sui pantaloni. Ma forse per loro è poco più di un hobby del fine settimana, su cui non spendono il loro sudore. Mentre invece molti di noi credono di risolvere i loro problemi nel wing chun andando nella madrepatria dell'arte.

Dobbiamo accettare una volta per tutte che Wong Fei Hung, Leung Jan, Chi Shim, Yuen Kai Shan, e quanti altri, sono per loro degli eroi di celluloide, prima ancora che i capostipiti degli stili che si "vorrebbero" praticare.

Oggi gli unici a volere il kung fu, siamo noi occidentali! E loro sono lì unicamente per rispondere a un interesse personale con un' offerta commerciale! Gli occhi a mandorla aiutano! E noi, come dei polli, ci cadiamo. Qualcuno ci cade per ingenuità, altri per compensare delle carenze psicologiche interne, oppure per inserirsi semplicemente nella catena produttiva (alias catena di S. Antonio).

Non ho avuto sinora il piacere di conoscere direttamente Sijo Leung Ting e forse sono anche io tra coloro che vogliono, a torto magari, credere che in lui alberghi un qualche sapere marziale. Indubbiamente il sistema Leung Ting, a parte i problemi derivanti da motivi di natura politica e commerciale - leggi diluizione dei programmi e allungamento artificioso dei tempi tecnici di apprendimento - è abbastanza ben congegnato e strutturato.

Sicuramente non è nei suoi allievi cinesi che troveremo mai risposte, visti i video come questi e visto che il nostro Sijo (imprenditore?) non creerebbe mai un cinese che possa prendere il suo posto dando luogo ad ulteriori diaspore. Finora infatti le diaspore nel sistema Leung Ting hanno interessato più che altro l'occidente.

Di più non saprei aggiungere, se non invitare coloro che guardano il video (e tutti gli altiri in via di pubblicazione) a riflettere su questo fenomeno. Sono altresì conscio, però, che quest' invito probabilmente cadrà nel vuoto. Come dice qualcuno, ognuno ha il Maestro (e aggiungerei anche i riferimenti culturali e umani) che si merita!

Buona pratica a tutti! 

Guido Mazzotta

giovedì 28 ottobre 2010

[Video] Sezioni di Chi Sau della Chum Kiu 2

Ancora una carrellata di video della Scuola di SiFu Leung Kwok Wah, dell'IWTA di SiJo Leung Ting. Buona visione...

Quarta sezione di Chi Sau della Chum Kiu



Seconda sezione di Chi Sau della Chum Kiu



Terza sezione di Chi Sau della Chum Kiu