Visualizzazione post con etichetta arte marziale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arte marziale. Mostra tutti i post

giovedì 8 marzo 2012

Migliora la tua salute

Quando iniziai a praticare quest'Arte Marziale l'obiettivo che mi posi fu quello di imparare a combattere. Lì per lì non capii che dietro alla pratica del Wing Chun c'era anche la parte 'interna'. Oggi ho capito dove sono le connessioni tra i movimenti esterni e quelli interni. Sono riuscito a mettere insieme il puzzle. Per questo invito sempre i miei Allievi a non sottostimare la pratica del Qì Gōng - 氣功 - cinese, che sta dentro ogni singolo movimento del Wing Chun sin dal posizionamento delle gambe nell'apertura delle forme.

Da lì, infatti, si inizia con la sollecitazione della cavità della Fonte Gorgogliante (il punto K 1 - o R 1, per altri - della MTC, lo Yongquan), punto in cui scorre il Canale del Rene (appartenente al Movimento Acqua e legato al Canale della Vescica e al Canale del Cuore, quest'ultimo, però, non appartenente all'Acqua), composto generalmente di 27 punti che trattano il Jing, lo Yin e lo Yang, il cervello e le ossa. Collocato sulla pianta del piede tra i cuscinetti anteriori tra II e II metatarso, è utilizzato per nutrire lo Yin, calmare la mente e placare il vento (su questo non mi dilungo, non è materia di mia competenza).

Come ha specificato il mio amico Roberto Capponi, i Meridiani di Rene e Cuore sono legati da un Livello Energetico di nome Shao Yin, che relazione l'Acuqa (Max Yin, il Rene) ed il Fuoco (Max Yang, il Cuore). Se qualcuno volesse approfondire il punto, lo contatti.

Non smetterò mai di invitare tutti a praticare con me il Wing Chun, perché migliora la nostra salute, aumenta l'energia (sia quella potenziale, sia quella che riusciamo a trasferire) e, in alcune situazioni, accelera il processo di guarigione di patologie. Gli esercizi e le tecniche che eseguiamo sono anche terapeutici, allungano e potenziano tendini e muscoli e, soprattutto, attivano il all'interno dell'organismo, migliorandone la circolazione, stimolando il sistema immunitario e massaggiando gli organi interni.

I movimenti che eseguiamo per combattere sono ugualmente utili per quanto detto poco fa, ma vanno allenati quotidianamente, anche solo per venti minuti, con costanza ed intenzione. Qualora mancasse la capacità di fare attenzione al movimento corretto, la voglia di allenarsi in modo continuativo e, soprattutto, l'intenzione (lo sottolineo), gli esercizi risulterebbero inutili o, quantomeno, non abbastanza soddisfacenti. Ancora più, e chiudo, se volessimo lavorare sul lavaggio del midollo osseo.

venerdì 24 febbraio 2012

Riflessioni sulla pratica


Ospito col solito piacere questo contributo dell'amico Fabio Rossetti, che, come sempre, ci invita a riflettere sulla pratica della nostra amata disciplina, sull'essenza del nostro lavoro e, soprattutto, sulla chiave per la comprensione della stessa. A voi i commenti. Buona lettura!

---

Spesso mi chiedo quali siano le chiavi per l’Arte Marziale, le quali sono spesso sfuggenti e nascoste. Ma questo è apparenza, poiché esse sono visibili e presenti, il che fa sorgere la continua ricerca interna di semplificare, di sintetizzare unendo ogni aspetto. Tutto resta in forse, poiché ogni punto d’arrivo è un altro punto di partenza, quindi la sua bellezza non finisce veramente mai. La semplicità trina è data dalle parole corpo, anima e spirito, tradotte in qualunque lingua. 

Occorre che sorga una comprensione consapevole e presente, che piano piano si espande e cresce, dando allo stesso tempo conoscenza sintetica fatta di generale e particolare, intuitiva e chiara. Come essere il centro unitivo e quindi realizzare?
L’essere umano ha una struttura geometrica e forze energetiche.

Allora, prendendo il combattimento come riferimento, occorrerà fare qualcosa di cosciente.
Il metodo è sintetico, cioè espresso dalla parola “olistico” cioè fare un lavoro d’insieme e se necessario sfumato, quindi sintetico in ogni sua parte.
Nell’arte marziale ogni cosa è interconnessa ed interdipendente con le altre, ritrovandola per corrispondenza seppur in ambiti apparentemente differenti.
Abbiamo detto della tripartizione corpo anima spirito.
Nell’arte marziale tripartiamo in lavoro sul corpo, tecniche, strategia tattica.
Ogni cosa va vissuta a “sfera”, allargando il significato verso l’infinito, cercando ogni connessione.

In principio si parte dal corpo essendo lo strumento dell’azione, consideratolo come energia più densa ed in realtà essendo in unità con quelli più “sottili”. Quindi averne una visione energetica e non esclusivamente materialistica. Nella sua energia passano altre energie e il lavoro sul corpo è di portarlo in armonia, rendendolo capace di unire le energie: così come riceve emana, così come emana riceve. 

Nel combattimento serve per squilibrare l’energia di un altro essere mentre si mantiene la propria armonia, per neutralizzarlo, usando il corpo per far sì che l’energia dell’altro non comprometta la nostra mentre noi compromettiamo la sua. Arrivando energia noi la possiamo neutralizzare, far cadere nel vuoto, assorbirla, riutilizzarla, allo stesso tempo: il vuoto squilibra se ci si cade, equilibra se ci si muove. Emanando energia la trasmettiamo facendola esplodere nell’altro: il pieno squilibra se ci riempie, equilibra se lo usiamo. 

Il lavoro sul corpo quindi è renderlo idoneo armonicamente per la veicolazione dell’energia in uno stato presente di meditazione in movimento ( che in realtà è la sua natura) : il lavoro ha in sé la base guaritrice, poiché ad energia armonica corrisponde uno stato di salute ottimale.

Ciò si fa in modo semplice, usando esercizi che sono forme contenenti quel modo.
Lo stato da raggiungere è espresso dall’arte ( o modo o metodo) , la quale si dota degli strumenti ( tecniche, esercizi), per essere quello stato. Essa evolve e si sintetizza, cioè cerca di creare strumenti dotati di semplicità, efficacia, universalità, equilibrio simmetrico, adattabilità. Per questo gli strumenti occorre comprenderli coscientemente e non farli meccanicamente. La presenza è fondamentale. Vivere per essere quello che si fa, per ritornare ad essere quello che veramente si è e che si è dimenticato.

Il lavoro sul corpo consta di :
esercizi di rilassamento profondo
esercizi di meditazione
esercizi di respirazione
esercizi di mobilità
esercizi di stabilità
esercizi di equilibrio
esercizi sui sensi fisici
esercizi sulle varie energie e l’armonia unitiva tra loro: di gravità, lineare, circolare, spirale, esplosiva, espansiva, contraente.

Ogni esercizio è fatto da un punto di vista tecnico in modo vario, ma l’essenza è quella di essere presenti e vigili, unendo l’attività e la ricettività con la pratica esperienziale diretta. In ognuno si lavora su tante cose contemporaneamente e simmetricamente: coscienza dello spazio tempo, percezione, ascolto, osservazione, immaginazione creativa, concentrazione mentale, equilibrio emotivo, fluidità, scioglimento delle rigidità, unione del duro ed il mollo, coordinazione, movimenti uniti e separati, lo sviluppo e la creazione della forza, la plasmabilità, la solidità, l’adattamento, ed altro ancora che si vive con la pratica.

Ricordo che l’esperienza diretta è meglio di miliardi di parole, poiché la sintesi vera è quella che siamo perché abbiamo cercato almeno di fare qualcosa. Inoltre lo sforzo da me compiuto per scrivere tutto ciò, non mi soddisfa, essendo le parole duali in sé, avendo sempre il senso e la realizzazione di non riuscire a trasmettere in senso unitivo quello che vorrei fare con queste parole, ritrovandomi nell’impossibilità oltre un certo livello di comunicare. Mi scuso se non comunico bene.

Il lavoro sul corpo è la base senza la quale ogni cosa non ha effetto: le tecniche non vivono e la strategia tattica è inutile. 

Quindi impegnarsi a fondo con dedizione, amore e determinazione è come coltivare un bel campo che comunque prima o poi darà i suoi frutti: per questo auguro a tutti un ottimo lavoro ed una bella raccolta di frutti per festeggiare tutti insieme!

Fabio Rossetti

martedì 25 ottobre 2011

Ricercare l’Essenza Marziale

Accolgo con piacere l'invito dell'amico Fabio Rossetti a pubblicare queste riflessioni, che tutti i praticanti di Arti Marziali dovrebbero fare. Vi auguro buona lettura, salutando Fabio e ringraziandolo per i materiali che condivide con tutti noi!

---

Chi cammina nella via marziale, ricercando a sfera incontrerà quella zona storica, che sarà importante per comprendere i punti essenziali ed unitari di tutte le forme dell’Arte Marziale. Superando l’aspetto settario, divisorio e superficiale della ricerca, aprendo quindi le porte verso la reale comprensione di quello che fa, ponendosi come un vaso vuoto, disposto a contenere tutto e poi filtrarlo, lasciando le sostanze identiche che conterrà, si renderà conto di aspetti unitari, in realtà sempre presenti ed evidenti. La ricerca veramente scevra da ogni forma di pregiudizio, egoismo, elitarietà, porta veramente l’occhio a contemplare vasti spazi ed orizzonti, di crescita. Occorre porsi nello stato di rilassamento, dove vi è ricettività e fluidità. Andiamo sul pratico per comprendere queste parole.
Chi comincia la via marziale, comincia sperimentando: da uno a mille stili differenti. Potrà trovare quello che si confà di più in quel momento a sé stesso, potrà cambiarlo o continuare a praticarlo, dipendendo il tutto da variabili di vario genere, poiché la realtà è mutevole. Molti prediligono uno stile e ne praticano altri, molti ne praticano dieci nella vita, molti ne praticano uno e altri casi. L’importante è una domanda che la persona deve farsi è : che cosa cerco e perché? Sembra scontata la domanda, ma la risposta non c’è mai nella maggior parte dei casi; e la risposta non è sempre la stessa, quando c’é. Inoltre non è detto che la risposta sia giusta, sbagliata o che ce ne sia una assoluta.

La pratica tende ad aprire le porte ad ognuno e spesso si incorre in quello squilibrio che rallenta fino a bloccare la ricerca marziale: iniziando e praticando ci si fa un’idea, che però diventa troppo rigida col tempo ed altri fattori, escludendo la capacità che ogni persona ha: di andare oltre. Si crede che si fa la cosa migliore, spesso se ne è convinti; si misura tutto in base al proprio ed unico metro, molto imperfetto; ci si abbandona alla stupidità attratti dall’aspetto di potere che si può esprimere nel combattimento, quando di persone capaci nel combattimento reale ce ne sono davvero poche; ci si abbandona alla filosofia così raffinata insieme alle altre conoscenze che si apprendono sulla medicina, il corpo, il massaggio e le varie materie che nell’arte marziale si praticano e studiano contemporaneamente, se si studiano; si diventa depositari di conoscenze assolute e che gli altri non hanno, favorendo la divisione, la competizione egoica e la tradizione di cucina dove un segreto è che la pasta si fa con l’acqua calda; ci si sente mezzi superman ed hulk, invulnerabili e potenti, senza paura e furbi come volpi, poi la realtà sbraga tutto in un attimo; continuando nel raccontare vari e tanti episodi si rischia di scrivere un libro esilarante ed assurdo, quanto mai divertente e ricco di aneddoti, il che va bene, poiché chi persegue una via marziale ama la vita e ridere.

Vi è una fase che può durare anche tutta la vita , la fase dove si impara ad essere ricettivi ed aperti alle varie visioni, il che non osta affatto riguardo alle convinzioni personali che però devono essere il risultato di esperienze veramente vissute. Di norma chi non è ricettivo si preclude molto, ed il rischio si corre sempre. E’ normale che nello studio pratico si fa riferimento alle conoscenze che si hanno e allo stile o agli stili praticati, ma se non porge l’ascolto non si ascolterà mai. E’ normale comparare, ma non per avere solo ed esclusivamente conferme di ciò che si sa, quanto anche di ampliare i propri orizzonti: la bellezza del ricercare è imparare cose nuove, disimpararne altre, in un gioco ritmico, che tende verso una sintesi chiara di conoscenza. Poiché molti aspetti sono frammentati e sparsi qua e là, occorre saperli unire, imparando con lo studio e la pratica. Si cerca di norma una fonte da dove si può attingere tutto, ma non è così, e quindi occorre cercare altre fonti ed unirle.
Chi almeno desidera imparare, è aperto e disposto a ricevere, mantenendo la sua linea, evitando rigidità e pregiudizi. Il ricercatore ama cercare per scoprire, come un esploratore che scopre il mondo: l’errore è quello di fare le cose per soddisfare l’ego e i suoi derivati: complimenti, denaro, reverenza, potere, sesso, dominazione, manipolazione, autocompiacimento etc…. I cosiddetti marzialisti, troppo spesso sono i più deficienti esseri che si incontrano, sfigati e paurosi. Il che non è un dramma, poiché ognuno a modo suo lo è, ma per diventare diversi, non per restarci. La stranezza è che si dice di allineare il cuore e la mente: molti lo dicono ma come strumento per il proprio ego. Chiedetegli il significato mentre lo chiedete anche a voi.
Ogni stile ha in sé l’unità marziale che per sua natura si può esprimere in mille forme: l’Arte Marziale è una, si esprime in vari modi. Esiste un modo di esprimerla più vicino all’essenza? Ma per fare ciò, occorre conoscere l’essenza. Sapere cos’è l’Arte Marziale dona la possibilità di esprimerla e nel corso dell’essere umano, l’evoluzione degli stili è servita proprio alla tendenza verso la perfezione: una forma che potesse realmente, nella realtà mutevole, contenere ed esprimere l’essenza marziale. Da lì è nato il detto che combattere è adattarsi, le parole portanti come equilibrio, armonia ed altre.
Bene, se siamo confusi ancora di più va tutto bene, non potrebbe essere altrimenti.
Ricominciamo.
In ogni stile si fa la stessa cosa:
In ogni stile si combatte allo stesso modo.
In ogni stile si studia l’energia.
In ogni stile si imparano le tecniche
In ogni stile si imparano i principi
In ogni stile si pratica
In ogni stile si cerca di esprimere un quid in un certo modo
In ogni stile si tende ad esprimerlo sempre meglio
In ogni stile si percorre la via
In ogni stile c’è tutto ma di quel tutto una parte si sviluppa e altre no
In ogni stile non c’è un perfetto equilibrio, manca qualcosa
In ogni stile si cerca di perfezionare
In ogni stile vi sono esseri umani che praticano insieme
In ogni stile la via è la stessa

Cos’è l’Arte Marziale?
A che serve?
Perché si percorre?
Esiste una forma migliore delle altre?
Che peso ha l’essere umano nella pratica marziale?
Cos’è uno stile?
Perché ce ne sono tanti?
Quali sono, se ci sono, le differenze?
Quali sono, se ci sono, le uguaglianze?
Chi è il Guerriero?
Cosa cerco e perché la cerco?
Principi, tecniche, tattica, strategie, il resto del linguaggio tecnico, che significano e cosa sono?

Chi si fa domande come queste ed altre ancora è bello che cominci a cercare, con un modo di essere libero e ricettivo. Porsi con il piacere, la curiosità, la gioia, l’amore e l’attenzione di un bambino, seguendo se stessi forse è un’ottima strada da seguire. Se nel cercare si cammina bene, allora si evitano gli eccessi, ma se si eccede basta ritornare al centro, di se stessi e ricominciare con costanza, pazienza e tanta motivazione.

Fabio Rossetti



lunedì 21 febbraio 2011

Psicologia e Arte Marziale

La formazione marziale è un cammino lungo e costante nel tempo, che possiamo paragonare ad un'altalena, se osserviamo le improvvise accelerate e gli inattesi rallentamenti: può durare anche tutta una vita. È come una lunga escursione, il cui panorama cambia continuamente sec­ondo il livello d'ascesa. Colui che pratica le Arti Marziali, coinvolgendo in eguale misura corpo e mente, avrà ripetutamente l'occasione di scoprire continue novità in se stesso, grazie alla pratica e all'approfondimento di un'Arte che, prima ancora di essere un'attività fisica, è una disci­plina di vita.

L'Arte Marziale, infatti, in qualunque disciplina si esprima, è in primo luogo un sistema di vita ed occa­sione di formazione alla vita stessa. È qualcosa che por­tiamo sempre con noi, anche - o soprattutto? - fuori dai contesti d'allena­mento. È per questo che la formazione marziale, se con­dotta con criterio e cura, non può limitarsi all'apprendi­mento sterile di un elenco di tecniche, utile solo a gratifi­care un bisogno di collezionismo insoddisfatto, deve piuttosto consentire la crescita psicologica e fisica dell'indi­viduo, utilizzando come strumento formativo il movimento. Esso, infatti, sintesi dell'espressione fisica ed emotiva (psicosomatica) dell'essere umano, è il veicolo attraverso il quale l'Arte Marziale, come l'arte psicoterapeutica, pro­nuove l'evoluzione creativa dell'individuo.

La valorizzazione delle qualità psicosomatiche deile Arti Marziali, già note al mondo orientale, è oggi sostenuta e rinforzata in Occidente, dai recenti studi di psicologia dello sport, applicata alle Arti Marziali. Questi studi hanno messo in risalto il potere formativo e terapeutico delle Arti Marziali, garantito dalla specificità del loro metodo di for­mazione. Ad avvalorare tale tesi sono stati i risultati, inno­vativi e rivoluzionari, ottenuti dai recenti studi internazionali, che ogni anno vengono presentati al "Congresso della Federazione Europea d'Analisi Bioenergetica e Psicoterapia Corporea".

Credo che da almeno dieci anni sia avvenuto un sostanziale e significativo cam­bio di rotta con lo scambio tra le due arti, marziale e psicoter­apeutica. Si tratta di uno scambio bidirezionale, perché non è più la psicologia che invade il settore marziale, ma finalmente anche l'Arte Marziale si propone in un contesto psicoterapeutico. L'Arte Marziale ha tutte le carte in regola per proporsi come soluzione di sostegno a ter­apie già avviate per i casi più complessi, mentre potrebbe divenire una nuova soluzione, in alternativa alla terapia "classica", nei casi di nevrosi meno gravi e sufficiente­mente adattati alla realtà.

Un istruttore marziale che sia responsabile del proprio ruolo e consapevole che l'oggetto del proprio lavoro è "materiale umano", sa bene di non poter prescindere da una formazione adeguata che vada di là dal diplomino, dalla magliettina o dalla cintura. La formazione marziale, per essere completa ed efficace, deve rispettare alcune condizioni specifiche: deve essere formativa e costante, cioè coinvolgere concretamente nel corpo e nella mente l'intero individuo ed avere cadenza costante nel tempo; deve promuovere la conoscenza, in termini psicologici e fisici, delle qualità e dei limiti d'ogni singolo individuo per ampliare le prime e superare i secondi; deve consentire, attraverso lo studio delle tecniche, la gestione di parametri psicosomatici quali postura, respiro e movimento energetico; deve analizzare in termini sia teorici sia esperenziali quali siano le doti utili ad un leader, secondo i contesti, i gruppi d'allievi e le doti d'ogni singolo istruttore; deve trasmettere i principi base dell'arte dell'insegna­mento ed informare sulle condizioni necessarie perché avvenga l'apprendimento.

Questi sono alcuni degli argomenti che dovrebbero essere alla base di un vero e proprio corso di formazione in psicologia del corpo per diventare istruttori d'Arti Marziali. Purtroppo in Italia questa componente è spesso lasciata in secondo piano, se non completamente rimossa dai corsi di studi. Secondo me, invece, rimane un punto forte da affrontare, soprattutto per una disciplina come il Wing Chun Kuen, dove la psicologia dovrebbe essere sempre messa in primo piano, visto che la si considera spesso un'Arte Marziale "da strada", stando almeno alle pubblicità presenti sul territorio e su internet. Pensare di mettere in mano ad una persona decine di tecniche, senza lavorare sulla sua psicologia è folle.

martedì 15 febbraio 2011

Conosci te stesso

Dopo l'ultimo post sull'equilibrio corpo-mente, Guido Mazzotta (Allievo, amico e compagno di allenamenti) mi ha chiesto di pubblicare lo scritto che segue, nel quale ha voluto condividere con tutti noi i suoi pensieri sull'Arte Marziale e sul rapporto che essa genera con l'Io più profondo dentro di noi. Lascio spazio al caro Pasquale, che ringrazio, come sempre. Buona lettura!

---

Dico subito che sono d'accordo, partendo da ciò che hai scritto, che qualunque studio debba cominciare sempre dall'educazione dell'istinto, educazione intesa nella sua accezione etimologica di riscoprire ciò che si ha e, in definitiva, ciò che si è, il famoso "Conosci te stesso" delfico. Non penso necessariamente che questo si debba tradurre in un corpo debole, se non perché in una società come quella odierna la mente viene premiata pù del corpo (sport e veline a parte, naturalmente).

Le Arti Marziali Tradizionali propongono proprio l'unità degli opposti, dove il binomio corpo-mente solo inizialmente è tale. Per mente non si intende la parte di noi preposta alla facoltà di ragionare o di elaborare pensieri di minore o maggiore complessità, ma la parte inconscia di noi stessi, onde conoscerla e integrarla in ogni nostro gesto (non si può essere animali marziali solo per le 2 ore del corso, ma in un certo senso lo si è sempre, proprio perché uno scopo del genere ha senso solo se permanente e se si tratta di uno stato ordinario e non straordinario dell'Io).

Per poterlo fare il piccolo io, fatto di pensieri e di meschinità personali, deve essere in molti casi messo da parte. Questo non è valido sempre, perché il nostro cervello razionale esiste, ci dà certe altre possibilità, compresa quella di farci comprendere che abbiamo bisogno di scendere più in profondita ,dentro noi stessi. In qualche modo è il nostro Virgilio interiore, che ci porta nella parte più profonda di noi stessi, anche se questo in sé e per sé non ci garantisce il raggiungimento del cosiddetto stato di grazia.

Tornando a noi, il cervello, come spettatore esterno di tutto questo, non è il nostro vero Io, anche se fisicamente è parte di noi, un'entità fisica. Sicuramente è la parte del corpo inteso come meccanismo, che lo concepisce, è in grado anche di "disegnare", una volta capito il processo, come meglio possa sfruttare la parte inconscia e di disegnare i drill per mezzo dei quali il mio Io interiore farà esperienza di se stesso.

La mia idea è che non sempre i gesti delle Arti Classiche sono diversi da quelle Sportive, tuttavia potrebbero esserlo, dipendendo dal grado di approfondimento di se stesso raggiunto: le motivazioni interiori del gesto. Il che non è precluso neppure agli sportivi, anzi... Potenzialmente lo possono dimostrare più dei "tradizionalisti". 

Secondo me è ciò che fa la differenza nello sport tra un vero campione e un ottimo atleta. Il problema è che, secondo me, si è confusa l'efficacia reale con la pura performance tecnica, in cui gli sportivi di base sono già superiori e anche meglio allenati, già a bassi livelli!

Efficacia reale non deve essere un termine che si riferisce alle tecniche, ma ad una migliore comprensione di se stessi, ad una comprensione reale di sé che permette di essere l'uomo reale taoista. La tecnica fine a se stessa non esiste nelle Arti Orientali: lo studio delle tecniche serve soprattutto per intraprendere uno studio autoconoscitivo, che ci permette di esperire l'autorealizzazione come essere umano integrato.

Questo tipo di essere umano, questo uomo reale, è già di per sé realmente efficace! Ma la tecnica gli è servita principalmente per conoscersi e per conoscersi nell'azione furibonda (diciamo rettile) e non nella contemplazione (diciamo mammifera)! Dunque le motivazioni sono l'aspetto più interno, Yin, dell'Arte Marziale, fondamentale, soprattutto se si tratta di Arti di origine orientale. Forse anche per molti nostri antenati marziali potrebbe essere stato lo stesso.
 
Molte Arti Orientali spingono a mantenere la calma nel centro dell'azione, come se questa efficacia, efficacia della persona integrata, e questa sua capacità di rispecchiare i movimenti (anche interni), come la luna che si riflette nelle aque calme dello stagno di Hiroshima, derivi da uno stato di calma determinazione, non di collera o di voglia di sopraffazione. Proprio per questa loro qualità le Arti Marziali sono state trasformate, in tempi di pace, in Budo, per via di questa capacità "educativa".

Questa è una delle possibili visioni naturalmente, ma influenza anche il mio modo di allenarmi. Se, dunque, per Arte Marziale intendo il modo di difendersi e di preservare la vita (propria o altrui), piuttosto che abbattere differenti avversari (compreso il possibile avversario sul ring), allora il mio allenamento cercherà di essere conseguente, ma non necessariamente (almeno in apparenza) differente a tutti i costi da quello dello sportivo, che per tanti versi ha molto da insegnarci!

Di base dobbiamo dunque capire da quali motivazioni nasca la voglia di combattere e su quale piano si esplichi, per capire cosa dobbiamo studiare:

1) vogliamo essere forti aumentando il nostro ego?
2) vogliamo essere reali diminuendo il nostro ego?

Mi rendo conto che si potrebbe intravedere un giudizio da parte mia, ma, a ben vedere, non è un giudizio, si tratta solo della scelta mia personale!

Guido Mazzotta

domenica 12 settembre 2010

L'arte pugilistica di Pirandello ovvero 'Uno, nessuno e centomila'

Continua la collaborazione con il Coach, che mi ha inviato un vecchio scritto, sempre interessante! Leggetelo e fate sentire la vostra voce. Io, per conto mio, l'ho solo rifinito e c'ho messo un pochino del mio. Continuiamo così!

---

Un nome, molti nomi, un'Arte, molte Arti. Quello che è accaduto negli ultimi 30 anni nel mondo del Wing Chun Kuen va raccontato, perché è d'uopo che tutti sappiano e ben conoscano la storia della  nascita dei differenti modi per esprimere i segni grafici (永春拳) di questa Arte Marziale con nomi occidentali. Si tratta dell'interminabile ricerca del nome più esotico, del marchio registrato più accattivante.

Nella vita ogni uomo è stato testimone di un fenomeno e più tardi ha creduto di avere il diritto di possedere tale fenomeno. Questo dal punto di vista del Dao (道) significa meno di niente. La situazione qui sulla terra diventa pure peggio quando noi aggiungiamo le argomentazioni legali dell'inferno dei nostri tempi moderni: il diritto d'autore (copyright) e le sue implicazioni sociali.

Noi appassionati del Wing Chun Kuen abbiamo da ricordare questo: respiriamo e siamo sostenuti nel vivere dalla stessa fonte nell'universo e siamo creature molto speciali, con differenti forme (e programmi) che mostrano la nostra personalità. Abbiamo il diritto di essere separati e individualizzati, come pure essere connessi e relazionati (essere in comunità) a tutto il resto se vogliamo sopravvivere.

Noi dobbiamo guardare la nostra Arte allo stesso modo in  cui guardiamo la vita, né più né meno, altrimenti è inutile parlare di Taoismo e filosofie orientali. Abbiamo bisogno di avere molti punti di osservazione diversi per ragionare intorno ad argomenti critici, per esprimere delle opinioni circostanziate.

Se ragioniamo intorno alla pronuncia degli ideogrammi 永春拳, assistiamo alla solita ingestibile ricerca del copyright sui vari marchi di fabbrica: ecco che vengono fuori i vari  Ving Tsun, Wing Tsun, Wing Tsjun, Wing Txun, etc. I modi correnti di tradurre i caratteri cinesi sono moltissimi, ma possiamo capire quali siano edffettivamente i più corretti attraverso la comparazione di pubblicazioni, documenti e dizionari, in modo da ricercare la verità.

Vediamo anche l'esempio di 正 [zhèng] (significa corretto, eretto, dritto): spesso viene pronunciato come /Gèng/, ma viene scritto Zhèng. Però qui non abbiamo i problemi di copyright, quindi tutti sono concordi nello scrivere la parola nello stesso modo. Nella nostra Arte Marziale, invece, ci sono delle persone che hanno addirittura registrato un marchio per individuare la propria fetta di mercato!

Il linguaggio non è uno strumento che può essere proprietà di qualcuno in particolare, così come non può essere monopolizzata l'aria che respiriamo o l'acqua che beviamo! I loghi possono essere registrati e questo mi pare un perfetto diritto del suo creatore/possessore, ma  se il desiderio di comunicare è di mantenersi vivo, qualcosa deve essere permesso ad altri, altrimenti il gioco si inchioda e muore. I loghi possono avere il copyright, le parole no, specialmente se si tratta di un bene comune, quale è l'Arte Marziale!

Nondimeno questo è anche un sincero tributo ad un uomo che ha diffuso l'Arte, l'ha resa nota alla gente, nel bene e nel male, che ha dato vita a gruppi, eventi, discussioni e così via. Questo è vero, noi gli dobbiamo tutti essere grati. Questo uomo ha fatto da solo più che dieci dei suoi colleghi nel doppio del tempo, quindi questo gli deve esere riconosciuto.

Certamente non è infallibile, quindi noi lo elogiamo per qualcosa e lo incolpiamo per qualcos'altro, questo è lo stile dell'essere umano, ma lui ha fatto il suo lavoro. Lui ci ha mostrato la più versatile forma di arte pugilistica della nostra Arte Marziale, in crescita ed in continua espansione, come lo è oggi.

Dall'altro lato c'è anche la maniera tradizionale di concepire l'Arte, la Vecchia Scuola, ogni tanto contro interpretazioni personali, non per le questioni tecniche ma per le relazioni e le emozioni umane. Io non li chiamo tradizionali, visto che c'è sempre qualcuno che codifica i pezzi che lui ha visto funzionare "per lui", che ha preso questo come parole scolpite nella pietra.

Oggi abbiamo un sacco di tecnologia, ma spesso è utilizzata male, per promuovere con modi preistorici la propria appartenenza ad un gruppo. Se diamo un'occhiata su internet, quanti siti di Wing Chun troviamo, che promouovono l'Arte nello stesso modo che veniva proposta 30 anni fa, con musiche imbecilli e animazioni schifose, con le classiche foto di Bruce Lee ed Yip Man come marchio di fabbrica?!

Finalmente ognuno dei due lati della stessa moneta deve seguire la regola d'oro: se funziona sarà da utilizzare, altrimenti sarà scartata, e prima di farlo dovrà essere trovato qualcosa di sbagliato al suo interno, prima di essere scaricata completamente. Ecco, io credo che per poter seguire l'addestramento, dobbiamo stare nel mezzo, per virtù della nostra crescita.

martedì 4 maggio 2010

Pronti? Altri corsi in arrivo!!!

Avviso per tutti i romani: nuovi corsi in arrivo!

Con l'arrivo dell'estate, sono giunte varie richieste di aprire nuovi corsi di Wing Chun Kuen a Roma. Sto girando come una trottola per trovare le soluzioni migliori e per accontentare tutti, ma non sarà facile. Proprio per venire incontro alle esigenze di tutti, chiedo a tutti gli interessati di contattarmi telefonicamente o via email (riccardo_divito@libero.it) per comunicarmi le esigenze e le disponibilità di giorni ed orario.

Preannuncio che sto valutando un paio d'offerte allettanti per la zona Anagnina-Capannelle e per Furio Camillo-Tuscolana. Uno spiraglio potrebbe affacciarsi anche nella centralissima San Pietro-Ottaviano... Però non chiudo la porta ad eventuali altre offerte. I direttori tecnici delle palestre interessate ad inserire nell'offerta ai propri soci un corso di Wing Chun Kuen possono tranquillamente contattarmi. La famiglia si vuole espandere e farò di tutto per continuare ad offrire ai miei ragazzi lezioni di 2 ore, più volte alla settimana.

Inoltre, aprite bene le orecchie, sto tentando di metter su un gruppo di appassionati di questa Arte Marziale, per affittare un posto tutto nostro, una vera e propria casa del Wing Chun, in cui poterci allenare e divertire assieme... Chiunque fosse interessato, di qualsivoglia lineage o famiglia, si faccia sentire!

domenica 31 gennaio 2010

Professionisti o venditori di fumo?

Target? Marketing? Business Plan?! Di che cosa stiamo parlando?! Ma non era un blog dedicato alle Arti Marziali?! Già, cari amici, qui sta il problema! Io vorrei parlare sempre e solo di Kung Fu, del Wing Chun, eppure certi giorni non posso fare a meno di commentare l'attuale situazione in cui versa il nostro ambiente, non solo in Italia, purtroppo...

Partiamo da un dato di fatto: se nessuno entra nel tuo Kwoon, non puoi essere un Insegnante. Su questo non ci piove. Cosa facciamo noi, allora? Chiunque si ponga l'obiettivo di diventare un professionista nel campo ha l'obbligo di pubblicizzarsi ed anche su questo non ci piove. Ora, però, bisogna analizzare bene il modo in cui uno crea la pubblicità, cosa vi mette dentro e, soprattutto, quanto del proprio tempo dedichi a questa attività.

Il dramma, a parer mio, inizia quando si inizia a vendere alla massa un sistema completamente inutile, incentrato solo su movimenti privi di senso, privo di concetti e principi. Quando si parla di marketing, facendo riferimento ai proprio Allievi o al mercato dei possibili acquirenti, l'Arte Marziale si trasforma in un business. Io non sono tra quelli che critica il professionismo e, di conseguenza, il lavorare come Insegnante, ci mancherebbe altro! Io critico la trasformazione dell'Arte in un sistema di riproduzione di tipo capitalistico, dove il prodotto diventa sempre più scadente, man mano che l'azienda (la Scuola) si allarga (con più Allievi).

Quando si cerca di far entrare nelle palestre solo la 'gente normale' ovvero tutte le persone che non hanno mai tirato un pugno nella vita, impaurite, bisognose di sicurezza, allora bisogna iniziare a preoccuparsi, perché c'è del marcio. Io non penso che ci sia spazio solo per atleti di Mixed Martial Arts o per professionisti, ma credo giusto non vendere fumo. Quando si fa pubblicità del proprio corso promettendo l'acquisizione della capacità di difendersi da uno o più aggressori, per di più armati, allenandosi per 3 ore complessive settimanali, secondo me si sta vendendo fumo, se non peggio...

Mi è capitato di leggere su internet di un Insegnante (?) col diplomino, uno di quelli del Signor G, per intenderci, che ha un corso di...un'ora a settimana! Come?! Un'ora?! Pensate che quando iniziai ad insegnare, ad Albano Laziale, mi chiesero di fare un corso monosettimanale. Facevo 2 ore e mezza di lezione, tra teoria e forme. Però poi chiesi alle persone che frequentavano di aumentare il monte ore, dividendolo in più giorni. Niente. Decisi di chiudere il corso, perché con un giorno a settimana, cari amici, si impara ben poco! Peccato, poi, che qualcuno ebbe la brillante idea di rilevare il corso per fare un'ora e mezza di lezione a settimana...contenti i partecipanti, contenti tutti, direbbero i più. Invece no. In questo modo si autorizza la comunità marziale a prenderci per i fondelli, a ragione, perché è improponibile dare vita a corsi di questo genere!

Quando si creano delle organizzazioni, bisogna chiarire sin da subito quali siano gli obiettivi. Alcuni, però, ci intrigano con l'idea della crescita marziale, con il mito dell'assenza di forza e della possibilità di difenderci per strada dalle aggressioni, per poi immetterci in un sistema completamente inutile ai fini della nostra crescita, fruibile solo dal 'capo', che riesce a maturare crediti, senza far niente di particolare. 

Questo non è un caso isolato. Potete guardare centinaia di video che circolano su internet, tutti uguali nelle loro minime diversità di nome (la storpiatura del nome Wing Chun ormai è arrivata al capolinea!). Il SiFu di turno mena, gli Allievi le prendono. I colpi tirati dai partner delle dimostrazioni vanno a due all'ora, il SiFu di turno va a cento all'ora, tirando colpi a catena. Non parliamo, poi, di quei video che ci mostrano le Scuole!!! Orribili!

A parte poche eccezioni, avete mai visto delle Scuole in cui gli Allievi sudano? Avete notato i programmi svolti? Uno tenderebbe a pensare che, stando per mettere un video in rete, dovrebbe far vedere il meglio della propria Scuola, no? Probabilmente no, perché è tutto un fiorire di video di Chi Sau (che pare essere il 90% del sistema), di un Lat Sau mal compreso (solo Pak Sau e Chung Kuen, seguiti dai famigerati Lin Wan Chung Kuen!) e, udite udite, spesso e volentieri del mitizzato anti-grappling, un programma studiato contro chi dovrebbe saper tirarti giù, portandoti a terra, nella sua distanza preferita. Peccato, però, che chi simula il Grappler non conosca assolutamente niente di questa disciplina...auguri!

C'è un limite a tutto, cari amici. Probabilmente i corsi dovrebbero essere sempre divisi tra amatoriali e professionali, ma è certo che le persone non vanno illuse e raggirate! Con le sezioni di Chi Sau, con le forme e con gli esercizi coordinati con avversari collaborativi (scusate l'ossimoro) non si può pretendere di sapersi difendere. Sono programmi utili alla comprensione della tecnica, ma completamente inutili se non si mettono in pratica in contesti non collaborativi. Ecco allora che la maggior parte delle pubblicità su internet andrebbe censurata, come vero e proprio raggiro ai danni dei non esperti. 
La cosiddetta 'difesa personale' è un concentrato di controllo dell'adrenalina, analisi delle situazioni reali, determinazione, preparazione tecnica e forte motivazione che venderla in 30 ore di corso sarebbe quantomeno inutile, se non sciocco. Oltretutto sarebbe interessante capire fino a che punto una casalinga potrebbe reagire ad un'aggressione (per di più armata) di un malvivente che non abbia nulla da perdere. Io penso che in una situazione reale solo il 5% delle Allieve più esperte potrebbe cavarsela mettendo KO l'aggressore. Sarò pessimista? Eppure vedendo certe immagini pubblicitarie sul web mi vien da pensare che con il fumo che viene venduto si metta a rischio la vita delle persone, perché, sicure delle proprie 30 ore di studio, potrebbero davvero ritrovarsi nei guai cercando di sottrarsi ad una rapina...

Qual è il mio target? Semplice: diffondere un'Arte Marziale in modo serio e professionale, non regalando cinture e livelli, trasmettendo lo spirito del Kung Fu, che è il lavoro duro per migliorare se stessi. Non fidatevi delle parole. Fidatevi solo delle vostre esperienze! Sapete quale può essere un metodo per capire cosa vi sta per vendere il signore che vi trovate di fronte? Guardate gli Allievi!

giovedì 26 novembre 2009

Wu De o Mo Dak, l'importante è applicarlo!

Nel mondo delle Arti Marziali di origine cinese si è sempre parlato del cosiddetto Wu De (in mandarino) – 武德 -, l’etica marziale, letteralmente traducibile come ‘i cinque poteri’ o ‘le cinque virtù’. Gli ideogrammi che lo compongono fanno riferimento all’insieme di regole etiche a cui deve sottostare il praticante di Gong Fu.


Che cos’è quest’etica marziale, nella sostanza? Il Mo Dak (in cantonese) è l’interiorità della persona, nonché il suo comportamento esteriore. Si tratta di una espressione della nostra umanità opposta all’essere egoista. Si tratta del proteggere e del perseguire un codice d’onore. Seguire il Wu De significa essere una brava persona che aiuta sinceramente gli altri, che si dona.Mo Dak significa anche avere la capacità di apprezzare l’Arte e lo sforzo del Docente.
Invece di guardare l’Arte come qualcosa che si può comprare e vendere, l’etica ci permette di guardare l’Insegnante come una persona che fornisce un servizio alla comunità, facendo apprezzare l’Arte in generale e quelli che non la conoscono. Il Mo Dak entra in gioco quando un SiFu accetta nuovi studenti. L’Insegnante accetta solo coloro che sono realmente interessati ad apprendere l’Arte. Solo i potenziali studenti che mostrano un interesse vera e un’infinita umiltà vengono accettati come i nuovi studenti.
La capacità di apprezzare veramente tutto ciò che è intorno a noi è consapevolezza del Wu De. Nel Gong Fu si pratica per ottenere livelli più elevati di consapevolezza e per apprezzare le cose nel loro complesso. Essere nel momento e lavorare per rendere questa consapevolezza un’abitudine è seguire l’etica marziale. Così, quando si pratica un’Arte Marziale non lo si fa solo per ottenere livelli superiori di consapevolezza. Si deve tendere a sviluppare di più la capacità di controllare l’aggressore. 

Si deve sviluppare un apprezzamento particolare per tutto ciò che sta accadendo in ogni momento. Bisogna trascendere la cultura e la legittima difesa, bisogna arrivare a vivere il qui e l’ora per sviluppare maggiori livelli di consapevolezza in ogni momento dell’esistenza. L’etica marziale è stata molto spesso trascurata nelle palestre italiane di Arti Marziali, sebbene si tratti della prima cosa che un praticante dovrebbe comprendere e sforzarsi di applicare nella sua vita di tutti i giorni.

Il Wu De è stato spesso utilizzato solo per acquisire credibilità nei confronti dei propri Allievi, tendendo a parlar male di altre realtà marziali, per far capire che la propria è la migliore. Così, quando altri usano lo stesso metro di giudizio, il Wu De viene sfruttato e messo in mezzo per difendersi dagli attacchi esterni. Eppure il Mo Dak è così importante che non può essere relegato ad una semplice azione di comodo. Va coltivato ogni giorno.

La mia Scuola ha focalizzato la sua attenzione su questo concetto ed è per questo che siamo uniti sotto la sua bandiera nel rispetto reciproco per diffondere la cultura delle Arti Marziali. La Scuola è ispirata proprio a questo principio di scambio e di rispetto verso le altre realtà.

Ma da dove deriva il Wu De? Quasi tutti lo fanno risalire al testo Tradizione di Zuo, Cronaca di Zuo o Commentario di Zuo – 左传, Zuo Chuan in mandarino, Jo Chyun in cantonese -, a seconda delle traduzioni. Si tratta della più antica cronaca cinese in forma narrativa e copre il periodo compreso tra il 722 ed il 468 a.C.. La Cronaca fu attribuita a Zuo Qiuming. Si tratta di un commento agli Annali delle primavere e degli autunni, ma alcuni ricercatori ritengono che sia un testo indipendente della stessa epoca degli Annali. La maggior parte degli storici lo fa risalire al periodo dei regni combattenti.

Il Commentario dedica un intero capitolo, lo Xuan Gong Shier Nian (宣公十二年), all’elencazione delle sette virtù che ha la marzialità (Wu You Qi De - 武有七德): Jin Bao (禁暴): trattenersi dalla violenza; Ji Bing (戢兵): cessare le ostilità; Bao Da (保大): proteggere la grandezza; Ding Gong (定功): successo stabile e tranquillo; An Min (安民): salvare il popolo; He Zhong (和众): numerose amicizie; Feng Cai (丰财): ricchezza abbondante.

Fino ai giorni nostri, lo studio dell’arte del combattimento è stato oggetto di osservanza delle cinque virtù fondamentali Wu Chang (五常) indicate dal Confucianesimo: Ren (仁), la benevolenza, l’umanità e la bontà; Yi (义), la giustizia, la rettitudine e l’equità; Li (礼), l’ordine, le regole di condotta e l’ideale; Zhi (智), la saggezza, l’intelligenza e l’ingegno; Xin (信), la verità, il tener fede alla parola data, la sincerità e la coerenza. Queste virtù regolano sia i rapporti all’interno del Kwoon (la Scuola) sia il comportamento del praticante in seno alla società e costituiscono una caratteristica per poter proseguire il proprio cammino nelle Arti Marziali Tradizionali.

In sostanza, quindi, le virtù del Wu De sono insite nella cultura cinese di derivazione confuciana, ma affondano le proprie radici proprio nell’essenza stessa del Sol Levante. Le varie Scuole di Gong Fu nella storia cinese hanno elaborato il loro dettagliato codice di etica marziale. La Scuola di Shaolin (o Siu Lam), per esempio, ha stabilito i dieci comandamenti (少林十戒约 – Shaolin shijie yue) per i suoi seguaci. I doveri sono di due tipi: legati alla mente (填情德, Tianqingde) o alle azioni (填情勋, Tianqinxun). I primi sono il rispetto (竦,Song), l’umiltà (谦卑, Qianbei), la rettitudine (义, Yi), la fiducia (孚, Fu) e la lealtà (忠, Zhong). I doveri delle azioni riguardano la volontà (要, Yao), la resistenza (耐力, Naili), la perseveranza (恒性, Hengxing), la pazienza (耐心, Naixin) e il coraggio (勇, Yong).

Se queste sono le virtù che dobbiamo seguire come praticanti di Arti Marziali è chiaro che nelle nostre Scuole richiediamo il rispetto della vita umana, per esempio. Il praticante di Arti Marziali deve rispettare la vita umana, perché il Wu Shu trae origine proprio dall’esigenza di proteggere la vita stessa.

Poniamo particolare attenzione ai principi etici: i principi etici forniscono le basi per il mantenimento di relazioni stabili tra gli uomini e, quindi, tra l’uomo ed il contesto sociale. Chi vuole apprendere il Wu Shu deve rispettare questi principi. Bisogna conservare anche una notevole attenzione alla condotta morale: mentre si apprendono le abilità marziali, si devono anche coltivare le qualità morali; il senso di giustizia, la diligenza, la persistenza, l’onestà e l’impegno a lavorare duramente.

Il rispetto per l’Insegnante e la cura reciproca è la regola base di ogni Kwoon: bisogna impegnarsi duramente in tutto ciò che il Maestro insegna; sia il Maestro che l’Allievo devono prendersi cura reciprocamente e fare tesoro della relazione che si instaura tra di loro. Ci vuole una buona dose di modestia, ma anche di ardore: colui che studia le Arti Marziali dovrà cercare di migliorare la propria abilità e rifiutare di diventare arrogante e fare mostra della propria bravura per sminuire gli altri.

Si deve imparare gli uni dagli altri per migliorare ed essere uniti e collaborare insieme. Sembra superfluo dirlo, ma è necessario lasciare fuori dal Kwoon i rancori personali e l’invidia: nell’apprendimento del Wu Shu si punta all’auto-difesa ed a migliorare le proprie condizioni fisiche. Non si dovrebbe mai contendere con qualcuno seguendo i propri rancori o per intimidire il più debole. Non si devono utilizzare le capacità marziali per essere prepotenti o per reagire alle provocazioni. La persistenza e la perseveranza sono le ultime due qualità richieste nelle nostre Scuole: la pratica delle Arti Marziali è un duro compito che richiede tempo e sforzi notevoli.

Costanza e persistenza sono necessarie. Bisogna studiare e provare a comprendere pienamente i significati intrinsechi ed essenziali di ogni sequenza. La vera essenza e del Wu Shu può essere appresa solo attraverso la resistenza e l’elasticità anche dei movimenti corporei.

La mia voglia di insegnare è nata dalla volontà di permettere la divulgazione degli insegnamenti etici, culturali e pratici del Gong Fu, in tutte le sue forme, affinché ognuno di noi possa conoscere meglio se stesso e gli altri, diventando più forte interiormente ed esteriormente, migliorando la propria salute ed entrando in contatto diretto con il mondo delle discipline orientali. Dobbiamo imparare a vincere i nostri limiti, migliorando le potenzialità fisiche e mentali.

Un praticante può essere pieno di talento e lavorare impegnandosi duramente (Gong Fu – 功夫 -, appunto), ma se non dimostra di essere moralmente degno, non riceverà un’istruzione completa dal suo Maestro. Generalmente un Maestro esamina per anni la morale di un possibile Allievo prima di insegnargli ogni conoscenza in suo possesso. L’approccio all’Arte Marziale è quindi incentrato sul codice di condotta marziale, chiamato proprio Wu De: umiltà, rispetto, rettitudine, fiducia, lealtà; volontà, resistenza, perseveranza, pazienza, coraggio. Nelle nostre Scuole cerchiamo di insegnare Gong Fu mostrando i principi, gli allenamenti, i metodi e le tecniche nel modo più chiaro possibile, sempre all’insegna del codice marziale.

未曾学艺先学礼,未曾习拳先习德
Chi vuole studiare l’arte deve innanzitutto rispettare l’etichetta (i riti), colui che vuole apprendere le tecniche marziali deve prima di tutto acquisire la virtù

心正则拳正,心歪则拳偏
Se il cuore è retto il pugilato sarà corretto, se il cuore è deviato, il pugilato sarà parziale


练武先练德,教人先教心
Per allenare la marzialità prima si deve allenare la morale, per insegnare all’uomo prima si deve insegnare al cuore

giovedì 8 ottobre 2009

La famiglia del Wing Chun sta morendo?

Come sapete, da qualche mese sto analizzando la grande famiglia del Wing Chun, con alcuni passaggi teorici sul sistema e con alcune puntate sulla mia storia personale rapportata alla storia della famiglia italiana di quest'Arte Marziale. Sto osservando l'evoluzione della comunità del Wing Chun da molti anni e devo dire che si rimane scioccati nel seguire tutti i cambiamenti e le divergenze all'interno di questa comunità.

Partiamo dal presupposto che inizio a mettere seriamente in discussione il fatto che vi sia una vera e propria comunità marziale riferita al Wing Chun. Non parlo neanche lontanamente del concetto di famiglia, perché ormai sta sparendo anche dall'immaginario collettivo dei giovani praticanti. Anni addietro pensavo che, come in altre cose, fossero i vertici ad essere malati e sognavo una comunità di giovani artisti marziali mossi da una comune passione. Oggi mi devo ricredere.

Seguendo i dibattiti in seno ai gruppi di praticanti di Wing Chun, mi sono reso conto che lo scambio di conoscenze, l'allenamento tra ragazzi ed il rapporto extra-Kwoon sono ormai appannaggio di pochissime mosche bianche all'interno di questo piccolo mondo, totalmente integrato nelle dinamiche capitalistiche del mercato, dove si sente solo parlare di merce di scambio, di valore e di...euro. Certe volte mi pare di entrare nel supermercato, dove trovi un oggetto il cui nome generico è SiFu e dove tu paghi per avere quello che ti piace di più.

Mi pare di capire che si stanno perdendo tutti i valori tradizionali, il rispetto, la devozione e la disciplina, che prima erano i cardini del rapporto umano e marziale, alla base del quale si formavano veri e propri legami tra SiFu e ToDai. Oggi come oggi, mi pare di capire che si tratti unicamente di questioni economiche, di chi ha più disponibilità di denaro e di chi si sa vendere meglio. La commercializzazione dei titoli era una brutta pratica di un'associazione egemone anni addietro, ma oggi siamo passati alla scelta del Maestro su base economica, così come i Maestri sono diventati, molto spesso, dei venditori di tecniche, privi di qualsivoglia legame di altra natura con i propri Allievi.

Inizio a constatare anche una mentalità settaria anche da parte dei praticanti. Sebbene anche prima ci fossero delle ritrosie ad allenarsi con persone esterne al proprio Kwoon, oggi diventa quasi una sfida il chiedere di potersi allenare assieme, un sacrilegio. Non parliamo, poi, della fretta dei praticanti nel voler diventare istruttori. Tutti vanno di corsa, non guardano più i particolari, si sbrigano ad eseguire le forme, si comprano i dvd per accelerare il loro corso di studi. Da qui nasce l'esigenza impellente di fare lezioni private, con tutta una spesa dietro finalizzata solo a prendere gradi, correre in avanti e raggiungere l'agognato obbiettivo del "primo tecnico", come se quello fosse il punto d'arrivo di non si sa bene cosa.

Quaranta anni fa, per imparare Wing Chun si doveva faticare molto, perché era un sistema molto complicato agli occhi dei pionieri, oltre ad avere la difficoltà intrinseca della mancanza di buoni insegnanti disponibili e di materiali didattici di supporto. Venti anni fa tutti potevano accedere e prendere lezioni in una qualsiasi Scuola locale di Wing Chun, perché l'Arte Marziale stava già diventando una specie di McDonald's, con le filiali, le licenze per l'utilizzo del marchio, etc.

Eppure, fino a venti anni fa, l'Arte Marziale poteva ancora essere salvata, perché gran parte del sistema era tenuta ben segreta all'interno della Scuola. I praticanti, in quel momento, sono stati spennati, senza ricevere una particolare formazione. Il denaro veniva speso in pratica per imparare poche tecniche semplici, estrapolate da alcuni movimenti delle "sezioni avanzate" o delle "forme avanzate", ma nessu principio, nessun concetto di base veniva fatto uscire dalla Scuola.

Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad un rallentamento della popolarità delle Arti Marziali asiatiche, compreso il Wing Chun. In questi anni ognuno di noi ha imparato un bel po' di cose pagando ingenti somme di denaro per ottenere tali conoscenze, oltre ad impiegare molto del nostro tempo. Siamo riusciti a farci dare in dotazione tutto il sistema del Wing Chun, Siu Nim Tau, Chum Kiu, Biu Jee, il Manichino di legno, anche le forme con le armi e la loro applicazione.

Qualche anno fa, però, c'è stata una vera e propria rivoluzione copernicana, che ha investito anche il Wing Chun. A causa della diffusione di internet, film e video dalla sempre maggior popolarità hanno cominciato a diffondere la conoscenza attraverso i media. Videocassette, DVD, streaming, etc, sempre più strumenti di supporto sono stati dati in pasto al mercato, costruendo nei praticanti la falsa idea di poter apprendere tramite questi stessi strumenti, in sostituzione del SiFu. Siamo arrivati così, secondo me, al punto di non ritorno.

Tanti hanno tentato di diventare famosi, avendo un seguito sempre più grande di persone dietro di loro. Così sono stati venduti i segreti del sistema, delle volte elargiti gratuitamente come si fa con la droga...ti danno la prima dose gratis, poi ti abitui e sei costretto a comprarla...

YouTube ha generato mostri, con la continua nascita di canali privati, in cui la condivisione del sapere è diventata, in realtà, la dimostrazione delle proprie capacità. I video online hanno illuso molti di poter imparare i cardini del sistema e, in effetti, hanno generato tutta una serie di imbarazzanti dibattiti su quale tipo di esecuzione fosse la migliore.

Invece di essere uno strumento di condivisione, il video caricato in rete è diventato una spettacolarizzazione delle proprie capacità marziali, lasciando miseramente da parte tutto il portato dell'Arte Marziale legato alla tradizione ed alla trasmissimone diretta da SiFu a ToDai.

In questo momento chiunque potrebbe imparare le forme del Wing Chun collegandosi su internet. Sicuramente potrebbe apprenderne solo i movimenti esterni, ma tutte le caratteristiche dello stile sono ormai di dominio pubblico. Tutte le forme del Wing Chun sono disponibili online ed esposte in dettaglio, in alcuni casi. Si è allargata quindi la conoscenza o si è soltanto diluita? Qui sta il punto.

A fronte dello scambio della conoscenza, si è prodotta una vera e propria pornografia dell'Arte Marziale, che ci ha portati a commentare ogni singolo movimento mostrato su un video, giudicando e parlando al vento su qualsiasi errore tecnico. Ci siamo sentiti tutti in grado di giudicare un Maestro o un altro, solo per averlo visto su un video, perdendo di vista il cuore dello stile, il suo centro nevralgico e vitale. Abbiamo perso la capacità e la volontà di allenarci, illusi di poter apprendere teorie e tecniche dagli strumenti multimediali.

Come ho già scritto, io non sono contro lo strumento multimediale, però penso che sia solo un elemento secondario della pratica. Senza un duro allenamento, senza un SiFu che ti guidi, lo strumento diviene solo pornografia, con le classiche visuali close up su singoli movimenti. Si è perso lo stimolo del duro lavoro per raggiungere qualità particolari. Si è perso il Gong Fu (Kung Fu, per tutti).

I praticnati hanno posto fine ai duri allenamenti ed hanno pensato di poter ottenere la loro formazione attreverso semplici seminari intensivi o con qualche ora privata. Decine di istruttori hanno pensato di poter migliorare imparando da YouTube o dai DVD. A mio parere questa è una tragedia e significa che non ci sono più studenti interessati ad acquisire conoscenze in questa Arte tramite il duro lavoro, il sudore e la fatica.

Rispetto profondamente lo Shaolin Weng Chun e tutta la genealogia. Questo sistema, affascinante quanto antico, è stato tenuto segreto per tutti questi anni. Siamo fortunati ad avere un metodo che, grazie a poche circostanze fortunate, è stato preservato fino ai giorni nostri. L'Arte potrebbe scomparire dalla storia se le famiglie non continuassero a tramandarla ai membri delle stesse. Solo gli studenti di fiducia sono stati messi in gradi di poter apprendere il sistema, non commercializzato. Nessuna preclusione, ma nessuna commercializzazione.

Il rispetto per la tradizione e per l'amicizia che deve legare ToDai e SiFu ha tenuto quest'Arte preservata. Non c'è bisogno di dire che sono pochissimi i video online che fanno vedere queste tradizioni. Alcuni Grandi Maestri sono vivi e tramandano conoscenze alle nuove generazioni, senza fini di lucro, con passione e dedizione.

Io non voglio tessere solo le lodi di questo sistema, ma voglio far capire a molti che la commercializzazione del Wing Chun ha portato a vere e proprie aberrazioni. Nonostante anch'io voglia diventare un professionista, mi rendo conto che il sistema non può essere venduto ed elargito a tutti. La giusta paga per il giusto lavoro secondo me è sacrosanta, ma da qui alla commercializzazione ed alla diffusione dell'Arte in maniera pornografica ce ne vuole. La domanda rimane questa: la famiglia del Wing Chun sta morendo a causa di questa commercializzazione e conseguente diffusione pornografica dell'Arte?

Cosa buona è - per imparare qualcosa devi guadagnare la fiducia di amicizia. Ci sono certe cose che non si possono comprare per denaro. Questione è vogliamo ripetere le stesse cose che appena accaduto a Wing Chun famiglia? Sapete di cosa sto parlando

sabato 29 agosto 2009

Il Tao come stile di vita VI

Avendo ricevuto parecchie richieste di chiarimenti circa il Taoismo, mi pare giusto dedicare un post ad un riassunto generale di quanto detto finora, con qualche nota sui due libri più importanti.

Il Taoismo deve la sua grande fama ad uno dei maggiori filosofi cinesi, Lao Tze (letteralmente “Antico Maestro”), il quale visse tra il VI e il V secolo avanti Cristo. Lao Tze è l’autore del Lao Ci, successivamente chiamato Tao Te Ching (“Il libro della via e della virtù”), dove raccolse le sue più importanti riflessioni. Insieme alle opere di Chuang Tzu e Lieh Tzu, fra tutti i classici del Taoismo, il Tao Te Ching rappresenta il testo più importante.

La “dottrina” taoista, se così possiamo chiamarla, nacque sulla base di presupposti magico-religiosi: comprende alcune regole di comportamento (alimentari, igieniche, respiratorie, sessuali, etc.) di derivazione sciamanica, certamente provenienti da una cultura precedente, probabilmente molto più antica dalla stessa di Huang Ti. Attorno a questi presupposti magico-religiosi si è sviluppata la filosofia taoista, alla base della quale vi è un ideale di vita incentrato sull’autonomia dell’individuo, sulla libertà, sulla gioia e sul rapporto con la natura.

Il Taoismo filosofico attribuisce i mali del mondo ai condizionamenti culturali che hanno allontanato l’Uomo dalla sua vera essenza, quella più legata alla natura, indebolendo il suo “spirito vitale”. Gli intralci creati dalla cultura devono quindi essere eliminati. Per far questo l’individuo deve ritornare ad uno stile di vita “primordiale”, “naturale”, più sano, più puro e più armonico rispetto ai ritmi che scandiscono il divenire naturale all’interno dell’universo.

Una delle caratteristiche fondamentali della natura è l'alternanza tra Wei e Wu Wei, tra Azione e Non-azione. Dal concetto di Wu Wei deriva quello del “Grande Termine” nel quale l’indifferenza alle cose del mondo, il silenzio e la quiete regnano sovrani. Sulla base della dicotomia Wei-Wu Wei, il Taoismo tenta di dare una descrizione e una spiegazione delle meccaniche che stanno alla base del divenire universale, dell’esistente e dei suoi mutamenti. Alla base di queste meccaniche vi è il Tao, all’interno del quale vive il Te (la virtù, il potere), una forza inattiva e priva di scopo che si identifica con il Tao stesso.

Il Tao è strettamente connesso con i concetti di Yin e Yang, (già presenti, anche in maniera intuitiva, nel libro dell’I Ching) e, come abbiamo visto (I, II, III, IV, V), potrebbe essere tradotto come “Via”, “Cammino” o anche come “Corso naturale delle cose (o degli eventi)”. Sono tutte parole e frasi riferite al principio del divenire, che sta alla base di ogni evento universale, un vero e proprio flusso vitale, il quale, scorrendo, produce e trasforma la realtà di ogni essere animato e inanimato.

La funzione fondamentale del Tao è dovuta all’azione combinata delle due forze che stanno alla base del divenire delle cose: lo Yang (il moto, il maschile, l’attivo, il bianco) e lo Yin (la quiete, il femminile, il passivo, il nero).

Per quanto riguarda l’I Ching, può essere letteralmente tradotto come “Il Libro classico sul mutamento”. Il testo è scritto secondo la tradizione cinese di quattromila anni fa ed è il più antico libro sapienziale mai scritto. I segni lineari alternativamente interi e spezzati disegnano i mutamenti attivi tra cielo e terra, spiegano le stagioni e i fatti umani in linguaggio simbolico e compilano un’esatta aritmetica del divenire.

L’I Ching è codificato sotto precise regole matematiche, come nella fedele tradizione taoista. Esso è il manifestarsi della Via stessa, dell’evolversi continuo del mutamento. Il testo, spesso di carattere oscuro, diviene chiaro seguendo le precise indicazione taoiste e interpretando l’alternarsi continuo delle linee, così che l’I Ching, pur non prevedendo il futuro, dà modo di capire come una qualunque situazione possa evolversi e, allo stesso tempo, dà indicazioni per far sì che tali situazioni divengano, nel mutamento, favorevoli per noi. Quindi l’I Ching non è un oroscopo sulla fortuna, come ho letto altrove, ma un consiglio su ciò che sarebbe opportuno fare in una determinata situazione.

La consulenza dell’I Ching può avere una durata variabile, dal momento che gli stessi segni e simboli con cui esso risponde possono avere infinite spiegazioni riconducibili, dopo acuta analisi, alla risposta vera e propria. La scienza filosofica e matematica che questo testo racchiude in sé è stata tramandata da generazioni di padre in figlio e da maestro a discepolo. È stata usata per più di quattromila anni nella cultura cinese, mentre in quella occidentale la consapevolezza della saggezza dell’I Ching inizia ad entrare in scena con lo studio che il matematico Willhelm Leibnitz (1646- 1716) portò avanti sul testo. Ritenne di aver individuato un “nuovo” sistema di numerazione basato su principi diversi da quelli fino ad allora utilizzati: il sistema binario, che ora è la base sulla quale è possibile l’utilizzo dei computer e delle tecnologie affini.

Il pensiero taoista prende le mosse dall’I Ching, fondendosi con esso fin dall’antichità. Per questo, per intuire, interpretare e capire l’ I Ching è necessario conoscere la tradizione taoista, così sottile ed enigmatica, antica e moderna, idealistica e pratica.

Ancora due parole sullo Yin e sullo Yang. La filosofia taoista vede l’intero cosmo quale manifestazione del Tao, principio fondamentale che è centro, motore e scopo di ogni elemento, onnipresente ma impercettibile e indefinibile. Il Tao viene raffigurato anche come un cerchio suddiviso in due identiche ma opposte metà sinusoidali, una di colore bianco e una di colore nero con al loro interno un piccolo seme del colore opposto, che rappresentano lo Yin e lo Yang: è la raffigurazione del principio della creazione da cui tutto nasce.

Ogni espressione della natura ed ogni essere vivente sono emanazioni del Tao, che si manifesta attraverso una forza di trasformazione: il Ch’i, soffio vitale, vibrazione vitale dell’universo presente in ogni manifestazione della natura e nell’uomo, espressione dell’attività dinamica di due polarità primordiali opposte ma complementari dette, appunto, Yin e Yang.

La metà di colore nero, con il seme bianco al suo interno, è lo Yin: rappresenta l’aspetto femminile, ricettivo, interno, freddo, oscuro di ogni fenomeno; la metà bianca con il seme nero rappresenta il principio opposto e complementare, lo Yang: questo rappresenta l’aspetto maschile, creativo, esterno, caldo e luminoso. Le due polarità non sono entità materiali, non esistono singolarmente e si completano trasformano vicendevolmente.

Tutte le cose hanno due aspetti Yin e Yang. Ogni aspetto può essere a sua volta diviso in due parti Yin e Yang. Questi si creano vicendevolmente e si controllano vicendevolmente. Lo Yin e lo Yang si trasformano l’uno nell’altro, perché l’uno contiene anche l’altro.

mercoledì 19 agosto 2009

Il Kung Fu fa bene ai giovani? II

Continua da qui

La durata media di una lezione dovrebbe essere di un’ora o un’ora e trenta minuti al massimo, suddivisi in preparazione fisica, studio del Kung Fu e attività extra (giochi di gruppo, etc.). Ovviamente è nel programma delle lezioni che stanno le differenze maggiori rispetto ad un corso per adulti.

Le differenze tecniche, alla fine, sono poche - al di là dei colpi portati in determinate zone del corpo -, perchè gli esercizi sono sostanzialmente gli stessi che vengono proposti al pubblico adulto. La cosa che cambia radicalmente è la metodologia d’insegnamento e il modo in cui i bambini allenano le tecniche. Viene dato più spazio agli esercizi che potenziano l’intelligenza motoria del giovane e che renderanno per lui più semplice l’approccio a qualsiasi altro tipo di sport in futuro. Un esempio su tutti: l’allungamento muscolare il quale, se acquisito da subito, donerà al corpo adulto grande flessibilità e un’escursione dei movimenti più ampia.

Nelle Arti Marziali i giovani imparano così il rispetto verso se stessi e verso gli altri ed il rispetto verso le proprie e le altrui capacità. Contemporaneamente potranno sviluppare un corpo sano, agile e robusto. Sono soprattutto questi corsi praticati in giovane età che sviluppano l’autocontrollo e la disciplina. I bambini imparano qual è l’atteggiamento più consono alla pratica individuale e lo fanno inseriti in un gruppo di coetanei; così cominciano ben presto a divertirsi godendo di momenti in cui sfogarsi in maniera sana, alternando momenti di gioco e di sforzo muscolare, a momenti tranquilli e silenziosi, come durante le ampie fasi di allungamento muscolare.

Il bambino che non riesce a controllarsi o che necessita di continue attenzioni sulla sua persona non deve essere allontanato, ma aiutato ad integrarsi. È necessario seguire i bambini e guidarli nello sviluppo di un sano atteggiamento, cercando di offrir loro sempre nuove occasioni per migliorarsi; ma nel caso in cui il comportamento irresponsabile dovesse essere recidivo l’Insegnante deve intervenire in maniera seria ed anche dura, se necessario.

La punizione nella Scuola di Arti Marziali spesso è di natura fisica (piegamenti, corsa, etc.), ma può anche essere di natura psicologica, proibendo al giovane di allenarsi nella lotta corpo a corpo, che è la parte più ricreativa in assoluto del corso. Questo pensiero può sembrare severo ma in realtà si rende indispensabile per mantenere alto lo standard qualitativo e soprattutto educativo del gruppo. Non voglio che la classe assuma modelli irresponsabili come esempi di comportamento ma che capisca che la responsabilità di un individuo passa attraverso il rispetto degli altri individui. Individuo e comunità devono essere i due poli di attrazione di tutto il gruppo dei praticanti.

Se dovessi spiegare ad un giovane che cos’è il Kung Fu, inserendolo in un contesto storico, direi che esso è l’insieme di tutte le arti marziali tradizionali cinesi. Comparso circa nel primo millennio avanti Cristo, da esso nacquero innumerevoli Scuole. Rappresenta il seme che oggi vediamo dischiuso negli innumerevoli stili marziali presenti al mondo. Nel Kung Fu si fusero tutti i primi studi teorici, filosofici e soprattutto pratici sulla dinamica del corpo umano, proprio per questo il Kung Fu rappresenta l’espressione massima dell’uomo nel movimento.

Esistono poche discipline marziali in grado di stimolare ed ampliare in armonia tutte le componenti del corpo umano, il Kung Fu non solo è una di queste, ma è quella più antica. La vastità del Kung Fu è originata da due famiglie di stili che si compenetrano ed insieme si elevano per creare una rigogliosa armonia. Essi sono gli stili cosiddetti “esterni”, dinamici, acrobatici e marziali; dall’altra parte troviamo gli stili “interni”, caratterizzati da movimenti leggeri, morbidi e meditativi.

La pratica del Kung Fu deve trascendere lo scopo marziale; se si vuole comprendere nel profondo l’esecuzione del Kung Fu occorre tralasciare il suo fine estetico, fisico od offensivo ed abbracciare invece quello di Arte; l’essenza del Kung Fu non consiste nel risultato di quest’ultimo, ma nella Motivazione, nella Volontà e nella Dignità che ci muovono nel viverlo.

Il Kung Fu è famoso per il suo carattere eclettico che comprende molteplici aspetti. Si studia il movimento dell’uomo nello spazio in molte delle sue infinite applicazioni. La velocità, la resistenza e la potenza sono solo alcune delle caratteristiche che vengono sviluppate nel corso. Si impara a rafforzare il corpo attraverso la pratica di esercizi mirati ad incrementare l’allungamento e la flessibilità muscolare, la potenza e la resistenza. Bisogna rendere tonico, scattante e veloce il corpo, acquistando la capacità di muoversi con confidenza nello spazio.

Durante il corso si studiano le tecniche fondamentali di attacco: si colpisce con tutte le parti del corpo umano (pugni, colpi a mano aperta, colpi di gomito, di spalla, di testa, di ginocchia, calci e leve articolari). Si studiano, ovviamente, anche le principali tecniche di difesa (parate e schivate, spostamenti nello spazio, proiezioni). Il contatto con il suolo è fondamentale, soprattutto per i più giovani. Proprio per questo una abbondante fetta di tempo sarà dedicata allo studio della lotta e delle proiezioni. Tutte queste conoscenze serviranno all’Allievo per cominciare lo studio delle forme e dell’applicazione delle stesse.

Lo studio delle forme insegna a sviluppare forza e agilità, donando la capacità di muoversi velocemente nello spazio colpendo al massimo della potenza. Sia armato che disarmato, sia da solo che contro degli avversari, il Kung Fu va praticato alla ricerca continua della precisione e della perfezione. Le armi non saranno studiate, ma ci sarà un approccio al bastone corto, in modo da dare ai giovani Allievi uno strumento per studiare anche a casa alla ricerca di una corretta gestione posturale. Quello che il corso propone è un percorso che aiuta a migliorare la consapevolezza del corpo.

Andiamo a vedere quali sono gli aspetti benefici della pratica. Quando il Kung Fu cominciò a prendere vita (circa tremila anni fa), si fusero in esso sia le conoscenze marziali più avanzate che la saggezza dei più famosi medici taoisti. Gli aspetti più benefici del Kung Fu risiedono innanzitutto nella sua pratica delle movenze quasi complete che di per sé è immensamente salutare.

La vera cura che il Kung Fu opera è quella capacità di accrescere in chi lo pratica una consapevolezza del movimento fuori dal comune. Si capiscono quali movimenti sono sani per il corpo o fino a che punto devono essere spinte le articolazioni. Si riesce a sviluppare la postura corretta imparando come mantenerla al meglio anche sotto sforzo; questi sono solo alcuni aspetti dell’intelligenza motoria che si sviluppa nella pratica del Kung Fu.

I concetti che vengono studiati a lezione permetteranno all’Allievo di usare sempre al meglio il suo corpo, non solo per difendersi, ma soprattutto per vivere meglio durante la vita di tutti i giorni. Ci si renderà conto del fatto che il corpo è una macchina progettata in maniera splendida e che aspetta solo di essere impiegata in maniera corretta. Con il Kung Fu si arriva a capire come adoperare il corpo in ogni situazione. In questo senso il Kung Fu racchiude in sé degli aspetti terapeutici eccezionali.

In definitiva, io penso che il Kung Fu sia non solo una pratica salutare anche per i giovani, ma che possa essere addirittura un valido supporto alla loro educazione, alla sensibilizzazione riguardo valori antichi e fondamentali per la vita. Se avessi un figlio, vorrei che praticasse un’Arte Marziale.

martedì 18 agosto 2009

Il Kung Fu fa bene ai giovani? I

Molti amici mi hanno chiesto di iniziare un corso per i bambini ed i ragazzi, perché pensano che il Kung Fu possa far bene soprattutto a loro. Effettivamente è da un po’ che ci penso, perché insegnare ai bambini significa avere sulle proprie spalle una grossa responsabilità, sia per ciò che imparano, sia per il modo in cui apprendono.

Il Wing Chun è a mio avviso molto indicato per i bambini di entrambe i sessi, sin dai 6 anni. Diciamo che una fascia potrebbe essere quella dai 6 ai 12 anni, in cui i giovanissimi apprendono le basi del sistema, ma, soprattutto, imparano a divertirsi nel rispetto di regole ferree e di una disciplina che, oggi, trovano sempre meno presente all’esterno della Scuola di Arti Marziali.

Una seconda fascia potrebbe essere quella dei ragazzi dai 13 ai 17 anni, in cui i giovani iniziano a praticare l’Arte Marziale nella sua totalità, ma con ritmi ridotti e con modalità meno realistiche. La fascia successiva, ovviamente, comprende tutto il resto delle persone, senza limiti d’età, perché il Kung Fu può essere praticato fino all’istante prima di lasciare il corpo attuale…

La preparazione fisica, mentale e spirituale accompagna per sempre l’Allievo, il quale non deve far altro che seguire l’Insegnante, allenandosi costantemente e con serietà, pur studiando in un’atmosfera rilassata e familiare all’interno del Kwoon (la Scuola di Arti Marziali).

Le età qui sopra riportate sono solo indicative, cari amici, perché fanno riferimento all’età mediamente consigliata per cominciare la pratica (principianti), genericamente considerata. Caso per caso può essere valutato. Ho visto ragazzette di 14 anni in corsi da adulti per le loro capacità spiccate nell’Arte Marziale, quindi non porrei limiti rigidi. Ad ogni modo molto dipende dalla condizione psicofisica dell’aspirante Allievo. In caso di dubbio è l’Istruttore che saprà sicuramente consigliare.

In termini più generali possiamo dire che la consapevolezza dei danni associati ad una ridotta attività fisica ha portato ad una crescente diffusione della pratica sportiva, sia in età evolutiva che in età adulta. Questa tendenza ha dato ottimi risultati in termini di miglioramento dello stato di salute e di prevenzione delle patologie cronico-degenerative dell’età adulta (per esempio l’obesità, il diabete, l’ipertensione arteriosa e le malattie cardiovascolari).

Bisognerebbe chiedersi quali siano gli sport più indicati per i bambini. Io penso che lo sport, praticato fin dai primi anni di vita, sia in grado di indurre sostanziali benefici, promuovere un buono stato di salute e stimolare un adeguato sviluppo delle capacità motorie, in qualsiasi forma venga praticato. Il movimento fa comunque bene, anche se penso che ci siano delle discipline più adatte rispetto ad altre.

Una corretta formazione relativa al movimento in età giovanile può evolversi successivamente nella pratica agonistica, se lo si desidera, oppure come sport del tempo libero. È importante scegliere una disciplina che sia adatta all’età, alle capacità fisiche del bambino e che rispetti i suoi gusti. Se è vero che verso i 3 anni è consigliabile il nuoto, con un programma di acquaticità che si sviluppa nel rispetto delle esigenze evolutive del bambino, dai 3 ai 6 anni sono indicati lo stesso nuoto, il calcio (siamo in Italia) e tutte quelle attività chiamate “ludico-motorie”, in grado cioè di avviare il bambino all’attività sportiva attraverso un approccio vissuto sotto forma di gioco e di svago.

Dai 6 anni in su sono consigliate le discipline che favoriscono un migliore controllo dei movimenti e una maggiore disponibilità all’accettazione di regole: le arti marziali, la ginnastica ritmica e artistica, la danza. Dal momento in cui il bambino è in grado di accettare le regole e le dinamiche del gruppo, il gioco che si fa durante il movimento fisico assume il carattere tipicamente pre-sportivo. A questa età sono adatti anche il minibasket (la pallacanestro) o il minivolley (la pallavolo). A partire dai 14 anni è possibile effettuare anche allenamenti mirati allo sviluppo della forza, con una preferenza per gli sport di squadra: pallanuoto, calcio, pallavolo, pallacanestro, etc. Prima dei 12 anni si sconsiglia la pratica sportiva a livello agonistico, perché prima di questa età non sussistono ancora i presupposti psicofisici idonei per affrontare intensi carichi di lavoro sia a livello fisiologico che psicologico.

Il Kung Fu, nello specifico, se viene studiato con un metodo adeguato, dona all’Allievo sia la capacità di difendersi, sia le modalità per rimanere in piena salute. Un normale programma di studio per i giovani prevede un progressivo sviluppo armonico finalizzato all’equilibrio delle tre sfere corpo, mente e spirito. Nel nostro Kung Fu non vi è ombra di violenza o di supremazia tra gli Allievi. Viene data la possibilità ad ogni studente di utilizzare al meglio le proprie capacità naturali e di crescere in un ambiente sereno.

Il Kung Fu è un’Arte Marziale e come tale ha delle regole che vanno rispettate. Solo con questo metodo l’Allievo impara a disciplinarsi ed a realizzarsi. Queste regole finalizzano lo sviluppo della stima tra i compagni, dell’amicizia, dell’onestà, del rispetto, dell’umiltà, dell’armonia e della sincerità, in un mondo teso sempre più a non considerare questi come autentici valori.

Per queste ragioni ho pensato di aprire un corso ai giovani ed ai giovanissimi dal mese di settembre. Il corso servirà a sviluppare la consapevolezza delle loro potenzialità, permettendo loro di conoscere le capacità motorie, alla ricerca dell’equilibrio psicofisico e della coordinazione corporea durante i movimenti. Particolare attenzione sarà dedicata allo sviluppo della struttura corporea, nelle sue componenti osteo-articolari, nonché alle sue capacità muscolari.

Un corso di Kung Fu per ragazzi aiuta gli Allievi ad aumentare le loro capacità di concentrazione, stimolando la creatività. Vengono certamente apprese delle tecniche marziali per lo sviluppo delle capacità difensive, ma in un contesto gioioso e rilassato, non incentrato sulla lotta.

Gran parte dei lavori svolti nella Scuola di Arti Marziali deve essere dedicata alla ricerca della disciplina attraverso l’Autocontrollo dell’Allievo, che dovrà frequentare il corso come pratica sportiva, come attività culturale e come gioco.

Durante il corso i genitori non dovrebbero assistere alle lezioni per evitare di distrarre i bambini. Penso che nelle prime due o tre lezioni sia giusta la loro presenza, ma più è duratura, meno l’Allievo si responsabilizza. Quando i giovani entrano nella sala d’allenamento è bene che lo facciano in silenzio, in fila e dopo aver salutato la sala stessa. Da quel momento in poi sono praticanti di Kung Fu e tutto il resto va lasciato all’esterno. Proprio per questo la presenza di un parente potrebbe legare sempre i giovani all’esterno, non dando mai loro la possibilità di cavarsela da soli.

Penso che la frequenza al corso vada vista come obbligatoria, giustificando ogni assenza, in modo da far capire al giovane che il corso non è un gioco o un’attività ludica gratuita. In fin dei conti, per frequentarlo il genitore paga una retta mensile e mi pare giusto che l’Allievo si responsabilizzi sin da giovanissimo sul valore dei soldi spesi per fare qualcosa.

Per un giovane praticante di Kung Fu l’Istruttore – che deve essere un Insegnante qualificato - ha il compito di proporre e portare avanti un programma tecnico di insegnamento per la durata di almeno 3 mesi, in modo da rendere i genitori edotti su cosa andrà a studiare il giovane. Ogni lezione deve contenere dei programmi utili ed interessanti, facili da assimilare, oltre ad una buona dose di tempo dedicato al gioco propedeutico all’Arte Marziale.

Continua...