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mercoledì 11 maggio 2011

[Video] Dimostrazione a Fatshan, in Cina

Sergio Iadarola ci regala un altro bel videoclip con una interessante dimostrazione di Wing Chun eseguita da varie Famiglie, a Fatshan, in Cina. Lo ringraziamo, come sempre, per averci dato modo di vedere su cosa si basano le dimostrazioni anche lì e qual è  il cuore di questo sistema di combattimento. Cercate di cogliere le similitudini e le differenze tra le varie Famiglie, perché ci sono e, spesso, sono marcate. Osservate con attenzione le movenze del Pien Sun (o Gu Lo) Wing Chun e confrontatele con il sistema che praticate.

mercoledì 24 giugno 2009

Il nostro Chi Sao

Molti mi chiedono di spiegare ai non addetti ai lavori cosa si intende con il termine Chi Sau [黐手] ("mani/braccia appiccicose"). Cercherò di essere sintetico...

Nella nostra interpretazione, il
Chi Sau è un termine generico che rappresenta un metodo per la formazione e per l'applicazione di ciò che studiamo. Un motto molto importante del nostro lineage è il seguente:

Mo Kiu Mun Yau Kiu
Cerca di trovare o creare il ponte

Uno degli obiettivi più importanti al fine di formarsi attraverso il Chi Sau è quello di costruire il riflesso naturale e spontaneo dei praticanti tale che l'intero corpo e la mente siano in grado di mantenere uno stato rilassato ma pronto a muoversi, reagire, controllare e contrastare un attacco, con velocità e potenza, penetrando attraverso i punti deboli dell'avversario.Giustifica
Il
Chi Sau fornisce una formazione tecnica al fine di conseguire quella caratteristica propria del Wing Chun che è il flusso continuo, morbido e "appiccicoso" dell'energia. Attraverso l'esercizio si impara a seguire i movimenti dell'avversario, studiando le modalità di difesa e di contrasto degli attacchi.

Nel processo di tale formazione, si arriverà a uno stato di quiete in cui usiamo la nostra
intenzione attraverso il nostro corpo, che comprende le nostre braccia, le mani, i piedi, etc. Quando si acquisise lo status di calma, ci sentiamo parte dell'ambiente circostante ed il Qi fluisce in tutto il corpo.

Nelle Arti Marziali non studiamo metodi per attaccare le persone per primi, vale a dire non prima di esser stati attaccati. Studiamo l'uso, quando richiesto, delle nostre reazioni agli attacchi esterni. Noi ci troviamo sempre in una posizione relativamente inattiva, proprio perché non vogliamo lottare. Eppure le nostre reazioni sono comunque spontanee, perché derivano da un duro lavoro sulla molla costruita con il nostro corpo. Ecco perché nel Chi Sau utilizziamo pressioni verso la linea centrale dell'avversario, attendendo l'errore dello stesso.

Nell'esercizio del
Chi Sau abbiamo bisogno di un elevato livello di concentrazione, oltre ad una forte elasticità mentale. La differenza è molto sottile tra la concentrazione e lo stress. Dovrebbe essere una piena integrazione dello stato di preparazione fisico e mentale.

Alcuni ritengono che ci sia bisogno di non focalizzare la mente durante la pratica. Io lo ritengo fuorviante. Per qualsiasi pratica, anche solo per la formazione com'è il Chi Sau, e, ovviamente, in caso di vera e propria lotta, la mente del'individuo deve essere necessariamente concentrata: la mente ed il corpo devono essere uniti come un'unica entità.

Abbiamo bisogno di "liberare" la nostra mente dal pensiero materialistico, dai normali vincoli, lasciando fluire il nostro pensiero ed il Qi, liberamente, attraverso il nostro organismo. La nostra mente ed il nostro istinto devono portare a questo risultato: estrema rilassatezza della mente e del corpo, ma carica esplosiva di tutto l'organismo, pronto ad esplodere.

Se la nostra mente non è concentrata, il nostro Sun (lo spirito), che è il più alto livello della mente (la conoscenza, il coraggio, il Qi, la forza, etc.), si dispede e non si può sviluppare la vera potenza del nostro Chi Sau.

Per alcuni lo scopo principale della formazione attraverso il Chi Sau è quello di allenare l'intero corpo per essere addestrati ad una risposta "meccanica", cioè ad una reazione "automatica" alle azioni dell'avversario. Attraverso l'azione si avrebbe la reazione, senza passare attraverso il "processo di pensiero logico".

In questo senso si cerca di eliminare la sensazione visiva durante la pratica (occhi chiusi e bende a go go), ma spesso la vista contribuisce ad accelerare il processo di formazione del riflesso corporeo all'azione. Tuttavia, anche i non vedenti e gli ipovedenti riescono ad avere ottimi risultati con il Chi Sau, nel momento in cui riescono ad ottenere e a mantenere l'unificazione della mente e del corpo - l'unificazione di Heaven (il cielo), la mente, e di Man (l'uomo), il corpo.

Nella pratica del
Chi Sau si rischia di venir colpiti, se si inizia a pensare a cosa bisogna fare. Il lavoro con il compagno dovrebbe essere un processo continuo e la risposta dovrebbe essere alimentata immediatamente dalla mente. Ad ogni azione si dovrebbe determinare il successivo comando e il corpo si dovrebbe preparare per ulteriori azioni di adeguamento. Il contatto visivo sarà solo un ulteriore processo di raccolta di informazioni per consentire all'organismo di reagire meglio.

Nel corpo umano gli occhi sono uno dei migliori sensori per l'apprendimento. Migliorano il livello di capacità di rilevamento di altri sensori, che comprendono ogni centimetro delle nostre mani, delle braccia, del corpo, etc. Attraverso il Chi Sau si aumenta la capacità di rilevamento del corpo, di agire e reagire, sia in entrata che in uscita (mente e corpo) e non ci si occupa solo di colpire o di picchiare duro.

martedì 16 giugno 2009

Il concetto di "pressione"

Il concetto di pressione non comprensibile se non viene associato al concetto di controllo (per cortesia, non associate questa cosa alla pubblicità "la potenza è nulla senza controllo"...).

Partiamo da un concetto fondamentale: come si esprime la pressione. Il problema del Wing Chun che abbiamo conosciuto maggiormente in Italia risiede nel fatto che si confuse il concetto di pressione con la forza generata dalla spinta delle braccia. La maggior parte dell'energia era isolata (in questo tipo di Wing Chun) all'interno del braccio, poiché la catena cinetica era spezzata a monte.

Una fra le teorie più avanzate del Wing Chun, recepita anche in altri lineage, si riferisce alle sette articolazioni della forza (tre falangi; il polso; il gomito; la spalla; la schiena, considerata nel suo complesso come un'articolazione unica). Il problema è che tanti di questi lineage non pongono enfasi sulla possibilità di non mantenere la schiena diritta e la testa all'indietro durante il combattimento.

In realtà, durante l'esecuzione della tecnica, anche in altri stili definiti interni (molto legati al concetto di pressione ed uso del corpo), come, ad esempio, il Tai Chi Chuan, gli arti, la testa, la schiena e le gambe si muovono sempre evitando di spezzare la catena cinetica che andrà a sviluppare la pressione. Viene sempre considerato un errore quello di bloccare il colpo nell'articolazione come avveniva (?) nel Wing Chun insegnato in Italia sotto alcune federazioni.

Questo ha causato tutti i problemi nell'esecuzione e nell'interpretazione del Chi Sao per chi viene dalle Scuole "a pressione zero", mentre, al contrario, troviamo un uso del corpo corretto da parte di chi è stato allievo diretto di Iadarola, ad esempio.

La pressione esercitata solo con le braccia è costantemente fuori controllo. Poniamo il caso di una persona che esegue una pressione media (diciamo 5 su una scala da 1 a 10), ma il suo controllo del corpo è uguale a 1 (le braccia sono scollegate dalla struttura). Nel Chi Sao con uno più o meno della medesima anzianità di pratica, ma di Scuola differente, sarà sempre fuori misura, perché lo scarto di controllo si aggirerà sui 3-4, concedendo con facilità estrema quello che nel Tai Chi Chuan (ma anche nel Wing Tjun) si chiama angolo morto. Praticamente sarebbe un aspirate suicida. Per questo motivo è nata la moda per i vari fuoriusciti dalle vecchie federazioni del concetto di pressione zero. In quel modo si snatura l'esercizio del Chi Sao, rendendolo poco più di uno scambio di carezze.

Immaginiano, invece, un praticante che ha un perfetto controllo del corpo (diciamo da 9). Costui potrebbe permettersi una pressione superiore a quella dell'avversario praticamente sempre (diciamo da 8), facendolo volare come se fosse di carta velina e, contemporaneamente, non dando mai modo di entrare, perché, nonostante la sua pressione elevata, il suo controllo di angoli, incastri e pressioni sarò maggiore di quanto non lo sia la pressione che dà. Diventa impenetrabile, anche se ad una prima toccata sembra che metta troppa pressione. In realtà, questo praticante metterebbe l'esatta pressione funzionale massima, cioè quella che riesce a controllare mediante la sua capacità di dominare la struttura.

sabato 13 giugno 2009

Siu Nim Tao 2

Anche oggi ho pensato bene di ammorbare i miei pochi lettori, proponendo altre varianti della stessa forma, tanto per porre fine alla presunta "tradizionalità" di una o dell'altra. Qui possiamo vedere varie esecuzioni, di vari lineage, che utilizzano lo stesso nome per indicare cose anche molto diverse.

Possiamo dire che ci sia qualcosa di sbagliato? Forse sì o forse no. Dipende da cosa si intende trasmettere al proprio allievo. Se vogliamo lavorare su un aspetto specifico del movimento, allora praticherò una forma in una certa maniera. Quando decido di allenare dei movimenti fluidi, praticherò la forma in modo fluido...

Ora, qui si tratta di un'interpretazione assolutamente differente della Siu Nim Tao. Ci troviamo davanti ad una completa rivisitazione della stessa sequenza e dei movimenti. Io penso che non si possa parlare di "errore" se è contenuta in qualche lineage cinese, oppure se è stata modificata con un senso.

Le modifiche in una forma tradizionale?! Sì, proprio così. Io penso che se una cosa è stata tramandata errata, sia giusto cambiarla nella maniera migliore per l'apprendimento dell'allievo. Ecco perché alcuni movimenti sono presenti in alcune forme, mentre in altre no: dipende dalla volontà dell'insegnante di tramandare un concetto od un movimento.

Tutto questo per mettermi dalla parte di coloro i quali non disdegnano le altre famiglie di Wing Chun o di altre arti marziali, contrariamente a quanto c'è stato insegnato in federazioni ormai in via d'estinzione (grazie al cielo!). Impariamo ad aprire gli occhi e ad apprendere ciò che c'è di buono, al di là dell'appartenenza ad una o ad un'altra famiglia...







domenica 7 giugno 2009

Collegamenti

Alcuni amici mi hanno scritto per conoscere il motivo per cui ho inserito alcuni collegamenti nel blog, tralasciandone altri. La ragione è semplice. Ognuno dei siti che ho elencato riveste per me un interesse particolare per questa disciplina, sia che l'insegnante di riferimento sia del lineage Yip Man-Leung Ting, sia che provenga da quello Chi Sim Weng Chun.

La lista è ancora piccola, sto cercando di completarla. Non chiedo, com'è ovvio, il collegamento di ritorno (il link sul sito degli altri), perché penso che siano comunque siti interessanti, al di là del rapporto che posso avere o meno con ognuno dei proprietari.

Resta il fatto che sono alcuni dei siti internet di riferimento, da cui potete capire un po' di cosa si parla quando si discute di Wing Chun (al di là del lineage). In ognuno potete trovare degli spunti interessanti su cui riflettere, nonché materiale da sperimentare negli allenamenti.

Grazie al cielo la rete serve a qualcosa, a collegare esperienze, a condividere i saperi, a creare amicizie. Se conoscete qualche sito interessante sulla materia, vi prego di segnalarmelo. Se vorrete delle spiegazioni dettagliate sul motivo che mi ha spinto ad inserire questi collegamenti, non avrete che da chiederle...

Per quanto riguarda gli allenamenti, cari ragazzi, ci vediamo tra mezzora al solito parco...eh eh eh...

martedì 2 giugno 2009

Sulla postura...dedicato ai miei amici...

Si fa sempre un gran parlare di motti e concetti nel Wing Chun, ma quando si vanno ad analizzare nella loro profondità, si scoprono sempre copiose differenze tra un lineage ed un altro... Non parliamo poi di ciò che viene insegnato nelle varie palestre, perché ognuno cambia i motti a seconda delle proprie esigenze, potenzialità o, più semplicemente, ricordi...lontani ricordi di gioventù. Ecco, allora, per la memoria di tutti i lettori di questo piccolo blog, inserico di seguito alcuni dei motti principali riguardanti la postura, con le relative traduzioni (non letterali).

Motti relativi alla struttura del corpo
(San Ying Kuen Kuit)

Testa eretta, sguardo orizzontale
(Dang Tau Ping Si)

Spalle rilassate, gomiti che affondano
(Lok Bok Chum Jarn)

Svuotare il petto, spingere la schiena (arrotondare la schiena)
(Ham Hon Baat Pui)

Rilassare la vita, risucchiare l'addome
(Ting Jiu Sau Fuk)

Rilasciare il cavallo, stringere le ginocchia
(Lok Ma Kim Sut)



In generale, la postura deve essere sempre in grado di "affondare nella terra e sostenere il cielo" (Ding Tin Lap Dai).