venerdì 17 dicembre 2010

[Video] Demo del 1994

Guardiamo insieme questo vecchio video dal suggestivo titolo: "NWTO DEMOlition 1994". Si tratta di una dimostrazione (DEMO) del 1994, in cui SiFu Frank Schäfer e sua moglie (SiMo) dimostrano le loro capacità tecniche contro più aggressori, armati e disarmati.

Durante il video, si vede anche un giovanissimo praticante in maglia nera, che negli anni verrà fuori come uno dei più quotati Maestri di questo stile, ma non vi dico chi è, lo riconoscerete da soli sicuramente!

Il bello della dimostrazione è che si vede davvero di tutto e con 'tutto' intendo dire proprio TUTTOOO!!! Anzitutto la famigerata "soluzione universale", composta dal solito calcio frontale, seguito dagli altrettanto soliti pugni a catena. Tralascio i commenti sulla difesa da arma da fuoco puntata alla testa, altrimenti diverrei scurrile.

Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche dei due Maestri che si vedono nel video, noto uno strano clinch, che va sempre a prendere il collo e non la testa dell'avversario, in posizione frontale, con entrambe le braccia del "nemico" esterne al clich stesso. Eppure SiJo Leung Ting spiega sempre di non effettuare mai in quel modo la tecnica.

Sulla posizione, poi, la critica è sempre la stessa. Non mi pare che ci sia mai una ricerca dell'angolo o del vantaggio di linea centrale, ma sembra quasi che tutto si fondi sul miglior cuneo rispetto all'attacco dell'avversario. Non si vede alcuna ricerca dell'equilibrio durante l'esecuzione delle tecniche, ma un certo nervosismo, come se la dimostrazione fosse un vero e proprio combattimento imprevisto.

Alla fin fine, però, diciamolo: è proprio per questo genere di pubblicità che entrammo tutti nelle palestre di WingTsun negli anni passati, no? Oggi ci sono video, libri e articoli che spiegano un bel po' di cose e ci aiutano a formare una coscienza critica. Le distanze si sono ridotte e tutti possiamo provare diversi Maestri, per cercare quello che ci è più congeniale. Non si può non ringraziare comunque questi pionieri di quest'Arte Marziale cinese, per averci permesso di vedere un primo abbozzo di quello che davvero era il Wing Chun Kuen.

giovedì 16 dicembre 2010

Testa di vetro - 玻璃頭 [bōlítóu] - Bo Lei Tau

Tra i vari motti che mi sono stati insegnati nel corso degli anni ce n'è uno che mi ha sempre incuriosito, la cui prima parte recita 玻璃頭 [bō lí tóu] Bo Lei Tau, traducibile con "testa di vetro". Vediamo un secondo da dove vengono gli ideogrammi, poi passiamo alla questione centrale.

玻 [bō] di per sé ha attinenza con i 'lavori di casa'. Deriva da 王(o 玉) [yù], 'la giada', e da 皮 [pí], la 'pelle'. In cantonese è /Bo/.

璃 [lí], da solo, ha lo stesso significato di 玻 [bō], ma proviene dallo stesso 王(o 玉) [yù], 'la giada', più l'uso fonetico di 离 [lí]. In cantonese è /Lei/.

玻璃 [bōli] è propriamente il 'vetro' o il 'cristallo'.

頭 [tóu] significa 'testa' o, per estensione, 'primo/a'. Ha parecchi significati secondari, come 'acconciatura di capelli', 'capo', etc. Esiste una forma semplificata di [tóu], 头. La forma completa, 頭, è composta dall'utilizzo fonetico di 豆 [dòu] ('fava' o 'fagiolo') e da 頁 [yè], la 'testa'. La forma semplificata rappresenta una persona, 大 [dà], con la testa indicata da due punti, 丶. Non si confonda 头 [tóu] con 斗 [dǒu dòu]. In cantonese è /Tau/. Non so se ricordate che si tratta del terzo ideogramma che compone la dicitura Siu Nim Tau...
Il concetto di "testa di vetro" (o di cristallo) ha parecchie ripercussioni sul nostro Wing Chun. In alcune Famiglie questo motto ha reso inservibile la testa, relegandola al mero ruolo di contenitore del cervello e non ad arma da utilizzare lella distanza corpo a corpo. Peggio ancora, ho notato che alcuni hanno preso questo motto per obbligarsi a stare con la testa molto lontana dalle mani, quasi oltre il tallone della gamba posteriore (o oltre i talloni di entrambe le gambe in posizione neutra).

Ecco, chiarisco subito che il mio punto di vista si discosta un poco da questa visione, perché il porre l'attenzione sulla fragilità della testa non dovrebbe costringerci a relegare la testa a mero ruolo di contenitore. Sicuramente dobbiamo avere cura della testa come ne avremmo nel non rompere la vetreria di una cristalleria...non è un caso che gli inglesi siano soliti utilizzare il termine "glass jaw" (mascella di vetro) per indicare chi va facilmente KO...

Dobbiamo garantire che la testa non venga colpita, questo sì, ma non c'è solo questo. Questa espressione  ci ricorda pure che il vetro è trasparente: la nostra mente in combattimento deve essere limpida e distaccata com'è l'interno della testa di vetro. Il vetro è riflessivo, il che ci dovrebbe far pensare alle condizioni che ci circondano ed agli attacchi del nostro avversario nel momento stesso in cui vengono presentati.

Attenzione, quindi, a considerare i motti alla lettera, perché sarebbero riduttivi.

mercoledì 15 dicembre 2010

GM Andreas Hoffmann, "61/2 Principles Form", Budo International

La mia pazienza è stata ripagata. L'avevo preannunciato qui che il nuovo video di SiFu Andreas Hoffmann mi incuriosiva tanto e che ero impaziente di vederlo. Da più di dieci giorni dedico un'ora al giorno a questo ottimo video, che dimostra l'apertura mentale di SiFu Hoffmann, il quale riesce sempre a stupire il pubblico, con dimostrazioni molto affascinanti di questa Arte Marziale concettuale che è il Siu Lam Weng Chun Kuen (少林永春拳).

Con l'aiuto di SiFu Maria Grothe e di SiFu Matthias Cebula, il Maestro Hoffmann ci conduce attraverso la forma Luk Dim Boon Kuen (六點半拳), eseguita a mani nude, con il palo lungo e con i coltelli a farfalla, con una serie di inquadratutre molto chiare. Impressionante la dimostrazione di energia di SiFu Matthias Cebula, di cui sentii parlare molto bene da un suo Allievo, ma che non avevo mai visto in azione.

La cosa più importante da sottolineare è che questo DVD chiarisce ulteriormente l'importanza di studiare quest'Arte Marziale secondo i suoi principi cardine, non tanto attraverso la maniacale ricerca della tecnica fine a se stessa, ma sempre con l'utilizzo del corpo dietro ad ogni movimento. Molti hanno attaccato SiFu Hoffmann per il suo particolare utilizzo del cosiddetto "bending" e per il vistoso utilizzo del corpo durante l'esecuzione delle forme e delle applicazioni.

Ora, a prescindere dal fatto che se non ci fosse stato lui, la maggior parte dei praticanti di Wing Chun italiani (per rimanere a casa nostra) non avrebbe conosciuto granché delle basi concettuali del sistema, né dell'utilizzo del corpo nel combattimento, ricordo che non furono pochi quelli impressionati positivamente dallo stesso Maestro, durante i pochissimi seminari che tenne in Italia in passato, perché la sua capacità di far percepire il cosiddetto Gihng (勁 o 劲), l'energia interna, era ed è tuttora straordinaria.

Chi avesse dei dubbi intorno all'eccessivo utilizzo della vibrazione della colonna vertebrale, sarebbe bene guardasse con attenzione il video in questione, edito da Budo International, perché rimarrebbe esterrefatto dal modo di utilizzare questa speciale gestione corporea durante le dimostrazioni: non c'è mai un eccesso di movimento e tutto il lavoro di braccia e gambe è sempre commisurato all'attacco del partner.

Che dire, in sostanza, di un video del genere? Si sente la mancanza di prodotti di questa qualità, perché il costo è commisurato al contenuto che il DVD propone al pubblico. Le pecche sono sempre le stesse di tutti gli altri video della casa editrice: eccessive ripetizioni delle forme, una sostanziale lentezza della pellicola ed uno scenario molto, troppo, scarno, che isola eccessivamente i protagonisti dalla realtà.

Per quanto riguarda i protagonisti di questo bel DVD, non posso che ringraziare SiFu Grothe e SiFu Cebula per la professionalità dimostrata durante tutti gli esercizi in coppia, a solo, armati e disarmati. Un ringraziamento particolare va a SiFu Andreas Hoffmann, che continua a rimanere uno dei Maestri del panorama europeo che più mi affascina per tante ragioni, al di là di questioni politiche e federali, che non mi appartengono affatto e che continueranno a rimanere lontane dalle mie scelte future. Viva l'Eterna Primavera!

lunedì 13 dicembre 2010

跪馬 - Gwai Ma

Oggi vorrei che poneste l'attenzione su una posizione spesso poco conosciuta nell'ambiente del Wing Chun, la Gwai Ma, 跪馬. Nelle immagini che vedete, abbiamo due versioni della stessa posizione. A sinistra, nella fase di discesa, a destra, nella fase finale con il ginocchio della gamba posteriore all'altezza del piede della gamba anteriore.

L'utilizzo di questa posizione è molto importante per le proiezioni, ma, soprattutto, nella fasi di controllo dell'avversario a terra. Ci è nota per la sua presenza in alcune forme al manichino di legno, con il palo lungo e, in alcuni casi, nelle forme a mani nude. Non se ne potrebbe fare a meno, certamente. 

馬 [mǎ], lo sappiamo, è la posizione. Solitamente indica il cavallo, in cinese, ma nelle arti marziali è la posizione. Ha una forma semplificata, 马, che rappresenta comunque un cavallo.In cantonese è /Ma/.

跪 [guì] significa 'inginocchiato' o 'inginocchiarsi'. Deriva da ⻊(o 足) [zú], il 'piede', e da 危 [wēi], usato per il suo valore fonetico. Solitamente, in cantonese è /Gwai/.

In italiano potrebbe essere tradotto con "posizione inginocchiata". 

giovedì 9 dicembre 2010

[Video] Sergio Iadarola spiega il Taan Gerk

Sergio Iadarola ha da poco messo online un nuovo video, in cui spiega la tecnica Taan Gerk/Geuk del lineage Leung Ting, così come la insegnava anni fa. Da notare come l'impatto sia con la parte morbida della gamba e di come il peso permanga sulla gamba posteriore, fino al momento dell'impatto.

L'applicazione del secondo calcio dietro ai legamenti del ginocchio viene dalla forma al manichino di legno. Penso sia stata aggiunta per la bellezza del video, anche se falsa un pochino il lavoro dedicato al Taan Geuk come tecnica singola. Sarebbe stato interessante vedere anche il lavoro di Taan Geuk contro il low kick, così come veniva trasmesso anni orsono in più associazioni...


lunedì 6 dicembre 2010

Da donna a donna: l'anti-aggressione femminile

Ospito con vera gioia questo contributo di Margherita Alessandro, praticante di WingTsun, che pone delle interessanti questioni sulla cosiddetta "difesa personale femminile" e tutti gli argomenti connessi. Invito tutte le donne a leggere il pezzo che segue e, se possibile, ad intervenire, per avviare un dibattito serio e sereno sulla questione. Grazie di cuore a Margherita per aver condiviso con noi le sue esperienze!

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Più di un anno fa ho iniziato a praticare il Wing Tsun anche per imparare a difendermi (non solo per questo), per avere più chance di “tornare a casa sana e salva” in caso di aggressione.
Riguardo ai crimini violenti contro le donne, a volte noi stesse passiamo da un ingiusto senso di colpa ("È colpa mia se mi ha pestata"; "Te la sei/Me la sono cercata") al fatalismo totale ("Se mi aggrediscono, non posso farci niente, quindi nemmeno inizio a essere prudente, nemmeno imparo a difendermi, tanto è inutile!"). 

Penso che tutti abbiano il diritto di difendersi e che i metodi di difesa personale debbano rivolgersi soprattutto a chi è svantaggiato in caso di aggressione, che proprio per questo ne è più facilmente vittima: persone non particolarmente atletiche o sportive, non più giovani, donne aggredite da uomini, persone estranee alle Arti Marziali (AM) e agli Sport Da Combattimento (SDC).
Con l’esperienza di un anno di Wing Tsun, alcune prove di altre AM e innumerevoli scambi di idee con altri amici praticanti e con donne vittime di violenza, mi sono fatta un’opinione su come dovrebbe essere impostato un corso di difesa personale femminile.

Innanzi tutto un corso di difesa personale utile per noi donne deve essere specifico rispetto al “genere”, una colluttazione uomo-donna non è quasi mai paragonabile ad una uomo-uomo; altrettanto importante è il fatto che gli scopi, gli schemi e i tipi di aggressori sono diversi: raramente un uomo dovrà affrontare per strada un tentativo di stupro, così come raramente una donna si troverà invischiata nei rituali di ingaggio e provocazione che precedono le aggressioni fra uomini. Quindi a noi donne conviene scegliere un corso che sia specializzato in tal senso.
Nella difesa femminile è fondamentale la prevenzione: imparare e applicare metodi e accorgimenti anche semplici per ridurre le probabilità che l’aggressione abbia luogo. Questo è un motivo per cui è più corretto il termine “antiaggressione” invece di “difesa”.

Un corso ben fatto accanto alla prevenzione deve includere una parte pratica di confronto fisico, meglio se tramite simulazioni, il più possibile realistiche. Lo sparring collaborativo non basta.
Nelle simulazioni gli aggressori fittizi devono essere uomini che agiscano con le protezioni ma con tutta la forza, in modo che le donne si rendano conto “prima” dello shock di uno scontro fisico con un uomo, siano preparate e non si facciano prendere dal panico in una situazione reale, per quanto possibile.
La maggior parte di noi donne non ha mai tirato un pugno sin dalla nascita… Nelle simulazioni dobbiamo poter colpire a piena potenza (“l’aggressore” avrà quindi le debite protezioni), per renderci conto di quanta forza è necessaria contro un uomo malintenzionato. Dobbiamo imparare a gestire almeno un po’ la distanza, il momento, ma, soprattutto, la forza del nostro corpo! Dobbiamo imparare a sfruttare tutta la potenza che abbiamo, proprio perché siamo fisicamente meno forzute rispetto agli uomini.
Le simulazioni e le tecniche insegnate devono comprende la lotta o difesa a terra, sia perché in una situazione reale è facile, frequente e pericoloso cadere, sia perché spesso portare a terra la vittima è proprio uno scopo dell’aggressore. 

Durante una simulazione di aggressione a terra ci può essere imbarazzo per il contatto particolare; io consiglierei alle mie amiche di cercare di superare la sensazione e focalizzarsi sull’obiettivo (“Più schifo ti fa, più vedi di colpire sodo!”). D’altra parte esistono delle protezioni (corazze e conchiglie, ecc.) che permettono all’aggressore fittizio di ricevere tutti i colpi in sicurezza e all'allieva di provare una simulazione realistica senza il contatto imbarazzante.

Le mie impressioni sulla difesa personale coincidevano con le impostazioni della Impact Difesa Donna, che nel suo sito precisa come non deve essere fatto un corso: http://www.kuma-asd.it/diffidate_di_.html.
Perciò ho deciso di frequentare le loro lezioni, pur dovendo fare un po’ di strada per arrivare da loro (http://impact.tatamido.it/index.html).

Il corso è tenuto dall'associazione Kuma asd. Gli Istruttori hanno varie esperienze marziali e di SDC, praticano il metodo Keysi ed hanno molte esperienze di situazioni verosimili e realistiche.
Sono convinti che tutti abbiano il diritto (e dovere intimo verso di sé) di potersi difendere: persone meno abbienti, persone poco prestanti per costituzione, per età o cause contingenti, persone che non possono passare la vita in palestra ad allenarsi (mamme di famiglia, infermiere con doppi turni, ecc). Il corso è coerente rispetto a tutto ciò: il costo è tenuto basso e l'impostazione è calibrata rispetto alla “popolazione obiettivo”. Lo scopo del corso è dare degli "strumenti" di base alla famosa "casalinga di Voghera", primo fra tutti l'atteggiamento mentale. Dati i limiti di tempo, la finalità e il tipo di destinatarie, il corso è molto efficiente e davvero completo! È stata un'ottima esperienza, che ho consigliato a tutte le mie amiche. 

Ci hanno fornito del materiale “didattico” con moltissime informazioni sulla realtà delle aggressioni, con consigli chiari e numerosi su comportamenti generali e piccoli accorgimenti validi per una buona prevenzione. Poi c’è la difesa verbale e infine la difesa fisica. 

Nella difesa verbale hanno mostrato quali trappole usano gli aggressori e come evitarle o eluderle. Un effetto collaterale per noi donne è stato imparare a esprimere un nostro rifiuto e a mantenere la nostra posizione in situazioni più o meno ostili (cosa banale solo in apparenza per la maggior parte di noi donne, purtroppo).

Nella difesa fisica erano comprese: alcune reazioni utili nei casi più frequenti e semplici (non meno pericolosi), movimenti sia naturali sia meno intuitivi; educazione del corpo per sviluppare la memoria muscolare dei movimenti; educazione ad ascoltare e valorizzare l’istinto e l’intuizione (in realtà già nella prevenzione e nella fase di difesa verbale), che sono fondamentali data la imprevedibilità della aggressioni, così uguali e così diverse...

Tutte le componenti vengono apprese e applicate tramite esercitazioni sotto stress, mettendo anche paura alle partecipanti, quando opportuno (in modo istruttivo).

Quando mi sono congedata da quelli della Kuma, ho rivolto loro proprio il “saluto” della mia Scuola, per l’insegnamento, la sobrietà, la gentilezza e l'esperienza intensa in cui ho imparato molto: non è questo uno dei significati delle parole "Kung Fu"?!

Date le mie piccole esperienze raccolte finora, ho questa impressione: la migliore tecnica di combattimento è quasi inutile nella realtà, se non è mai stata "provata" in un allenamento verosimile; più precisamente la migliore delle tecniche mai allenata è peggiore della tecnica poco valida in sé, ma allenata mille volte. 

È importante anche educarci “all'adrenalina”: minimizzare gli effetti controproducenti fisici e mentali e massimizzare gli effetti positivi. 

Allenarsi, prepararsi, sperimentare sono ottime cose che non bastano; quelle più importanti (forse) sono: l'essere vigili e presenti a se stesse in ogni momento (consiglio esistenziale che ci dava anche il Sensei Ruglioni durante il Ki-Aikido); la volontà di sopravvivere. Esprimere la voglia di combattere e non arrendersi, lottare con tutte le proprie forze. Questo è l’altro motivo per cui è più adatta la parola “antiaggressione” rispetto a “difesa”: non siamo vittime che si difendono, ma animali che contrattaccano, capaci di combattere e vincere!

A me viene da considerare che se le Arti Marziali sono fondate sul prendere la forza dell'avversario e usarla contro di lui, la difesa personale o antiaggressione femminile consiste nel prendere la paura che ci mette il nemico e "ri-percuoterla" (rivolgerla, riversarla) contro di lui. 

Margherita Alessandro

venerdì 3 dicembre 2010

[Video] Sergio Iadarola spiega il Bong Gerk

Ho appena visto l'ultimo video di Sergio Iadarola sul Bong Gerk/Geuk:




Potete vedere come dimostri il suo modo di tirare il Bong Gerk contro un calcio frontale lanciato verso l'area genitale. Il peso del corpo mi pare che sia quasi totalmente dietro e l'azione si svolge sempre all'interno della guardia dell'avversario/partner. Guardate bene dove è diretta la "difesa", in realtà si tratta sempre di un attacco.

giovedì 2 dicembre 2010

[Video] International WingTsun Seminar (Hockenheim 2010)

Finalmente è online la seconda parte del video ufficiale dell'EWTO sul seminario internazionale di Hockenheim, nel 2010. Alcune soluzioni non le avevo mai viste prima durante la mia militanza in WTOI, ma è importante che ora si facciano vedere, in modo tale che anche i più "puristi" possano iniziare ad utilizzare questi benedetti gomiti in attacco...