Visualizzazione post con etichetta WingTsun. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta WingTsun. Mostra tutti i post

sabato 1 settembre 2012

Le Forme ed il senso della progressione nel Wing Chun - Seconda parte

Continuano le riflessioni del nostro buon Pasquale "Guido" Mazzotta, che stanno riscuotendo parecchio successo nella comunità italiana del Wing Chun. Questo mi rende particolarmente felice, perché significa che stiamo seminando bene e che la cultura del nostro sistema si sta diffondendo. L'articolo che segue fa il paio con i due che scrissi tempo addietro, che trovate qui e qui. Ringrazio anche tutti gli amici ed i lettori che ci stanno inondando di email di ringraziamento per gli articoli che presentiamo qui sul blog: è un piacere! Adesso vi lascio alla lettura dell'articolo sulla forma Biu Ji, senza dilungarmi ulteriormente. 

---

標指 [biāozhǐ] - Biu Ji - Lanciare le dita (come frecce)

Terza e ultima forma a mani nude del sistema Yip Man/Leung Ting, la 標指 [biāozhǐ] - Biu Ji - si focalizza, come si può dedurre già dal nome, sulla capacità di emettere una forza che giunga fino alla punta delle dita o, meglio, che venga generata dalle dita stesse. Molto spesso si commette l'errore di considerare Biu Ji solo l'omonimo "colpo" (vedi Biu Jee Sau標指手), che rappresenta solo la più intuitiva applicazione di questa capacità. 

In realtà nella progressione dell'apprendimento, Biu Ji rappresenta uno degli scalini, nello specifico quello relativo alla capacità di trasferire l'energia dalla punta delle dita, al di là della tecnica utilizzata. Questa abilità dovrebbe essere visibile nell'esecuzione della forma, che non consiste tanto (o, almeno, non solo) nell'apprendimento di nuove tecniche, ma, una volta compreso come costruire ed affondare i ponti nelle precedenti forme, la Biu Ji ben eseguita mostra e permette di allenare l'abilità del lanciare le dita (e tutti i movimenti in generale) come fossero frecce. 

Prendiamo il caso specifico della rotazione delle braccia, 滾手[gǔnshǒu] - Kwan Sau -, in cui si alternano Taan Sau e Bong Sau, movimento che appare nascostamente sin dalla Siu Nim Tau nella versione di SiJo Leung Ting, ricompare nella Cham Kiu, ma mostra la sua maturazione nella Biu Ji proprio all'insegna del Faat Ging (發勁 [fājìn]), di cui sopra. Lo stesso movimento cambia prospettiva ed utilizzo nella forma del GGM Yip Man al manichino di legno, Muk Yan Jong (木人樁), dove assume un connotato Terra, che ci aiuta a mantenere intatta la struttura quando ci muoviamo (...ma questa è un'altra storia!).

Tornando al Faat Ging (發勁 [fājìn]), è inutile ribadire che questa capacità non può essere assimilata se non partendo dalle basi costruite e consolidate in precedenza. In altri termini, lanciare la freccia è possibile solo se siamo stati capaci di costruire un arco, ma, soprattutto, se siamo stati in grado di tenderlo, nella fase di studio precedente.

Biu Ji è fondamentalmente un concetto offensivo rispetto alla forma precedente in cui cerchiamo e costruiamo il ponte con l'avversario. Propriamente il concetto si può esprimere con il 搭橋 [dāqiáo] - Daap Kiu - unire il ponte, che costituisce un asse portante della nostra pratica. Successivamente alla costruzione, impariamo ad attraversarlo e, se è il caso, affondarlo attraverso la capacità di 沉身 [chénshēn] - Cham San -, affondare il corpo.

Con la  Biu Ji il movimento tende ad espandersi maggiormente, ad andare più in profondità, disinteressandosi dei ponti altrui ed eventualmente travolgendoli come un tornado che non si arresta sull'impatto. Si crea un movimento sicuramente più offensivo, che mira, come dice Leung Ting, a sacrificare 3000 dei miei uomini per abbatterne 10000 [su questo motto ci sono diverse riserve, ma prendiamolo per buono, N.d.R.]. In questo senso in  Biu Ji stiamo imponendo il nostro ritmo di tornado piuttosto che comportarci come l'acqua del mare della Cham Kiu.

Non ci stiamo armonizzando con l'avversario prendendo in prestito la sua forza, ma stiamo tagliando il suo tempo, con la nostra intenzione ed il conseguente ritmo - ciò non significa che necessariamente si debba aumentare la velocità -, ed il suo spazio, diventando propriamente lo spazio. Diventiamo noi stessi, quindi, spazio (in modo assoluto), al di là del momento presente, trascendendolo.

L'intenzione è la cosa fondamentale e se proprio dobbiamo prendere in prestito qualcosa dall'avversario, si tratta del suo vuoto intenzionale o della sua discrepanza tra l'intenzione e il movimento, cosa che ci lascia il via libera per il cosiddetto quinto petalo, visto che siamo ad uno stadio del nostro percorso in cui studiamo i movimenti sul classico disegno a cinque spazi...

In ogni caso, riportando la conversazione a un livello più fisico, più tecnico e più comprensibile, prima si attacca e poi, eventualmente (direi quasi in emergenza, laddove il mio attacco abbia aperto, com'è naturale, dei varchi in cui il mio avversario abilmente sia riuscito a infilarsi) si raccoglie. Ricordiamoci che nel nostro sistema vige la regola del difendersi da un attacco attaccando (以打為消), che nella forma Biu Ji diventa colonna portante! Al contrario in Cham Kiu prima si raccoglie e poi eventualmente si attacca.

Non dobbiamo dimenticare che Biu Ji impone l'idea stessa di attaccare piuttosto che difendere (potremmo dire un'azione di puro striking) e  difendersi da un attacco attaccando (azione di cosiddetto counter-striking).

Quando si parla di cuneo nel Wing Chun è proprio alla Biu Ji che dobbiamo pensare, perché è qui che troviamo esaltato questo concetto, non tanto ai livelli precedenti. Infatti nella terza forma ci si infiltra nell'avversario e vi si scivola dentro (Lao), molto di più che nella fase precedente, dato che il tutto si gioca in un istante.

Ricordo anche che essere offensivi non vuol dire, in termini Wing Chun, essere bramosi di colpire. Anche in un movimento offensivo bisogna comunque essere equanimi e non lasciare che il corpo, lanciato offensivamente, trascini dietro di sé la mente.

Allo stesso modo il footwork della Biu Ji diventa veramente più offensivo. Penso che sia veramente un peccato che i passi del sistema, che mostrano la loro vera essenza e versatilità nello studio della terza forma e del manichino, siano così poco capiti o negletti e messi da parte, in favore di dinamiche prese altrove, quando, per usare le parole di Leung Ting stesso (usate anche dai suoi predecessori) "benché le tecniche di mano siano ingegnose, è nel footwork la vera essenza del sistema". Persino le gambe seguono il concetto di Biu Ji ed è per questo che il footwork tradizionalmente legato alla stessa forma è anch'esso più offensivo e insidioso, rispetto a quello proprio della Cham Kiu.

Pasquale "Guido" Mazzotta

domenica 8 maggio 2011

[Video] Il Luk Dim Boon Kwan del WingTchunDo

Abbiamo l'occasione per vedere il Maestro Paul Corti, fondatore del WingTchunDo, in azione con il palo lungo del WingTsun. Come vedrete, ci mostra gli esercizi tipici del sistema WingTsun Leung Ting. Ringraziamo il buon Paul per aver condiviso in rete la sua conoscenza.

sabato 30 aprile 2011

Il CEPU del WingTsun?

Qualcuno, tempo fa, aveva scherzosamente scritto su Facebook: "strano che ancora nessuno abbia pensato ad una specie di CEPU per il WingTsun...". Detto fatto. Ecco che trovo questo promo del Maestro (ovviamente anche lui in giallo) Martin Dragos, il quale presenta la sua Accademia per Maestri, con tanto di programmi e tariffari per raggiungere in poche settimane l'agognata "fine del sistema WingTsun Leung Ting", così come lui l'ha imparata, anni fa, dal suo SiFu, Sergio Iadarola. Che dire? Finalmente i problemi di molti spariranno, perché adesso davvero tutti potranno "terminare il sistema" in fretta e senza perdere altro tempo a passare le giornate a ripetere dei noiosi esercizi... Vai anche tu al CEPU del WingTsun, cosa aspetti?!


mercoledì 30 marzo 2011

[Video] Leung Ting in azione

Invito tutti i lettori del blog a guardare gli ultimi due video caricati su YouTube dall'amico Paul - Fighterman -, che è stato allievo diretto e privato di SiJo Leung Ting. Ringrazio Paul a nome di tutta la comunità marziale, perché ci permette di osservare il fondatore del WingTsun in azione e, soprattutto, durante una lezione di gruppo ed una lezione privata, dando modo a tutti di farsi un'idea delle sue capacità.

Qui potete vedere SiJo durante una comune lezione di gruppo, alla quale Fighterman ha preso parte, ricevendo il permesso di filmarla.



Qui Fighterman impara da SiJo Leung Ting le basi dei programmi di Lat Sau insegnati ad Hong Kong.

martedì 4 gennaio 2011

[Video] Keith Ronald Kernspecht in azione

Oggi vi propongo un nuovo video targato EWTO, in cui potete vedere in azione il Gran Maestro di questa società, Keith Ronald Kernspecht, vestito come il protagonista del film Ip Man. Ora, al di là delle facili ironie, vi invito a guardare questo breve filmato, confrontandolo con tutti quelli usciti negli ultimi anni. C'è qualcosa di nuovo, di diverso. Anzitutto si intravedono dei movimenti di gambe (ci si può muovere?! Miracolooo!), nonché azioni a corta distanza che partono dalla rotazione delle anche, attraverso le quali si prende la potenza e l'elasticità necessaria per doppiare i colpi. Mistero della fede, novità in vista in casa EWTO o, semplicemente, si inizia ad insegnare il WingTsun Leung Ting in Europa, eliminando, però, contemporaneamente la dizione "Leung Ting WingTsun"? Non sarà il primo passo verso l'abolizione delle sezioni, visto che il video è stato intitolato "Principi al posto delle tecniche"? Parliamone.


venerdì 17 dicembre 2010

[Video] Demo del 1994

Guardiamo insieme questo vecchio video dal suggestivo titolo: "NWTO DEMOlition 1994". Si tratta di una dimostrazione (DEMO) del 1994, in cui SiFu Frank Schäfer e sua moglie (SiMo) dimostrano le loro capacità tecniche contro più aggressori, armati e disarmati.

Durante il video, si vede anche un giovanissimo praticante in maglia nera, che negli anni verrà fuori come uno dei più quotati Maestri di questo stile, ma non vi dico chi è, lo riconoscerete da soli sicuramente!

Il bello della dimostrazione è che si vede davvero di tutto e con 'tutto' intendo dire proprio TUTTOOO!!! Anzitutto la famigerata "soluzione universale", composta dal solito calcio frontale, seguito dagli altrettanto soliti pugni a catena. Tralascio i commenti sulla difesa da arma da fuoco puntata alla testa, altrimenti diverrei scurrile.

Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche dei due Maestri che si vedono nel video, noto uno strano clinch, che va sempre a prendere il collo e non la testa dell'avversario, in posizione frontale, con entrambe le braccia del "nemico" esterne al clich stesso. Eppure SiJo Leung Ting spiega sempre di non effettuare mai in quel modo la tecnica.

Sulla posizione, poi, la critica è sempre la stessa. Non mi pare che ci sia mai una ricerca dell'angolo o del vantaggio di linea centrale, ma sembra quasi che tutto si fondi sul miglior cuneo rispetto all'attacco dell'avversario. Non si vede alcuna ricerca dell'equilibrio durante l'esecuzione delle tecniche, ma un certo nervosismo, come se la dimostrazione fosse un vero e proprio combattimento imprevisto.

Alla fin fine, però, diciamolo: è proprio per questo genere di pubblicità che entrammo tutti nelle palestre di WingTsun negli anni passati, no? Oggi ci sono video, libri e articoli che spiegano un bel po' di cose e ci aiutano a formare una coscienza critica. Le distanze si sono ridotte e tutti possiamo provare diversi Maestri, per cercare quello che ci è più congeniale. Non si può non ringraziare comunque questi pionieri di quest'Arte Marziale cinese, per averci permesso di vedere un primo abbozzo di quello che davvero era il Wing Chun Kuen.

lunedì 6 dicembre 2010

Da donna a donna: l'anti-aggressione femminile

Ospito con vera gioia questo contributo di Margherita Alessandro, praticante di WingTsun, che pone delle interessanti questioni sulla cosiddetta "difesa personale femminile" e tutti gli argomenti connessi. Invito tutte le donne a leggere il pezzo che segue e, se possibile, ad intervenire, per avviare un dibattito serio e sereno sulla questione. Grazie di cuore a Margherita per aver condiviso con noi le sue esperienze!

---
 
Più di un anno fa ho iniziato a praticare il Wing Tsun anche per imparare a difendermi (non solo per questo), per avere più chance di “tornare a casa sana e salva” in caso di aggressione.
Riguardo ai crimini violenti contro le donne, a volte noi stesse passiamo da un ingiusto senso di colpa ("È colpa mia se mi ha pestata"; "Te la sei/Me la sono cercata") al fatalismo totale ("Se mi aggrediscono, non posso farci niente, quindi nemmeno inizio a essere prudente, nemmeno imparo a difendermi, tanto è inutile!"). 

Penso che tutti abbiano il diritto di difendersi e che i metodi di difesa personale debbano rivolgersi soprattutto a chi è svantaggiato in caso di aggressione, che proprio per questo ne è più facilmente vittima: persone non particolarmente atletiche o sportive, non più giovani, donne aggredite da uomini, persone estranee alle Arti Marziali (AM) e agli Sport Da Combattimento (SDC).
Con l’esperienza di un anno di Wing Tsun, alcune prove di altre AM e innumerevoli scambi di idee con altri amici praticanti e con donne vittime di violenza, mi sono fatta un’opinione su come dovrebbe essere impostato un corso di difesa personale femminile.

Innanzi tutto un corso di difesa personale utile per noi donne deve essere specifico rispetto al “genere”, una colluttazione uomo-donna non è quasi mai paragonabile ad una uomo-uomo; altrettanto importante è il fatto che gli scopi, gli schemi e i tipi di aggressori sono diversi: raramente un uomo dovrà affrontare per strada un tentativo di stupro, così come raramente una donna si troverà invischiata nei rituali di ingaggio e provocazione che precedono le aggressioni fra uomini. Quindi a noi donne conviene scegliere un corso che sia specializzato in tal senso.
Nella difesa femminile è fondamentale la prevenzione: imparare e applicare metodi e accorgimenti anche semplici per ridurre le probabilità che l’aggressione abbia luogo. Questo è un motivo per cui è più corretto il termine “antiaggressione” invece di “difesa”.

Un corso ben fatto accanto alla prevenzione deve includere una parte pratica di confronto fisico, meglio se tramite simulazioni, il più possibile realistiche. Lo sparring collaborativo non basta.
Nelle simulazioni gli aggressori fittizi devono essere uomini che agiscano con le protezioni ma con tutta la forza, in modo che le donne si rendano conto “prima” dello shock di uno scontro fisico con un uomo, siano preparate e non si facciano prendere dal panico in una situazione reale, per quanto possibile.
La maggior parte di noi donne non ha mai tirato un pugno sin dalla nascita… Nelle simulazioni dobbiamo poter colpire a piena potenza (“l’aggressore” avrà quindi le debite protezioni), per renderci conto di quanta forza è necessaria contro un uomo malintenzionato. Dobbiamo imparare a gestire almeno un po’ la distanza, il momento, ma, soprattutto, la forza del nostro corpo! Dobbiamo imparare a sfruttare tutta la potenza che abbiamo, proprio perché siamo fisicamente meno forzute rispetto agli uomini.
Le simulazioni e le tecniche insegnate devono comprende la lotta o difesa a terra, sia perché in una situazione reale è facile, frequente e pericoloso cadere, sia perché spesso portare a terra la vittima è proprio uno scopo dell’aggressore. 

Durante una simulazione di aggressione a terra ci può essere imbarazzo per il contatto particolare; io consiglierei alle mie amiche di cercare di superare la sensazione e focalizzarsi sull’obiettivo (“Più schifo ti fa, più vedi di colpire sodo!”). D’altra parte esistono delle protezioni (corazze e conchiglie, ecc.) che permettono all’aggressore fittizio di ricevere tutti i colpi in sicurezza e all'allieva di provare una simulazione realistica senza il contatto imbarazzante.

Le mie impressioni sulla difesa personale coincidevano con le impostazioni della Impact Difesa Donna, che nel suo sito precisa come non deve essere fatto un corso: http://www.kuma-asd.it/diffidate_di_.html.
Perciò ho deciso di frequentare le loro lezioni, pur dovendo fare un po’ di strada per arrivare da loro (http://impact.tatamido.it/index.html).

Il corso è tenuto dall'associazione Kuma asd. Gli Istruttori hanno varie esperienze marziali e di SDC, praticano il metodo Keysi ed hanno molte esperienze di situazioni verosimili e realistiche.
Sono convinti che tutti abbiano il diritto (e dovere intimo verso di sé) di potersi difendere: persone meno abbienti, persone poco prestanti per costituzione, per età o cause contingenti, persone che non possono passare la vita in palestra ad allenarsi (mamme di famiglia, infermiere con doppi turni, ecc). Il corso è coerente rispetto a tutto ciò: il costo è tenuto basso e l'impostazione è calibrata rispetto alla “popolazione obiettivo”. Lo scopo del corso è dare degli "strumenti" di base alla famosa "casalinga di Voghera", primo fra tutti l'atteggiamento mentale. Dati i limiti di tempo, la finalità e il tipo di destinatarie, il corso è molto efficiente e davvero completo! È stata un'ottima esperienza, che ho consigliato a tutte le mie amiche. 

Ci hanno fornito del materiale “didattico” con moltissime informazioni sulla realtà delle aggressioni, con consigli chiari e numerosi su comportamenti generali e piccoli accorgimenti validi per una buona prevenzione. Poi c’è la difesa verbale e infine la difesa fisica. 

Nella difesa verbale hanno mostrato quali trappole usano gli aggressori e come evitarle o eluderle. Un effetto collaterale per noi donne è stato imparare a esprimere un nostro rifiuto e a mantenere la nostra posizione in situazioni più o meno ostili (cosa banale solo in apparenza per la maggior parte di noi donne, purtroppo).

Nella difesa fisica erano comprese: alcune reazioni utili nei casi più frequenti e semplici (non meno pericolosi), movimenti sia naturali sia meno intuitivi; educazione del corpo per sviluppare la memoria muscolare dei movimenti; educazione ad ascoltare e valorizzare l’istinto e l’intuizione (in realtà già nella prevenzione e nella fase di difesa verbale), che sono fondamentali data la imprevedibilità della aggressioni, così uguali e così diverse...

Tutte le componenti vengono apprese e applicate tramite esercitazioni sotto stress, mettendo anche paura alle partecipanti, quando opportuno (in modo istruttivo).

Quando mi sono congedata da quelli della Kuma, ho rivolto loro proprio il “saluto” della mia Scuola, per l’insegnamento, la sobrietà, la gentilezza e l'esperienza intensa in cui ho imparato molto: non è questo uno dei significati delle parole "Kung Fu"?!

Date le mie piccole esperienze raccolte finora, ho questa impressione: la migliore tecnica di combattimento è quasi inutile nella realtà, se non è mai stata "provata" in un allenamento verosimile; più precisamente la migliore delle tecniche mai allenata è peggiore della tecnica poco valida in sé, ma allenata mille volte. 

È importante anche educarci “all'adrenalina”: minimizzare gli effetti controproducenti fisici e mentali e massimizzare gli effetti positivi. 

Allenarsi, prepararsi, sperimentare sono ottime cose che non bastano; quelle più importanti (forse) sono: l'essere vigili e presenti a se stesse in ogni momento (consiglio esistenziale che ci dava anche il Sensei Ruglioni durante il Ki-Aikido); la volontà di sopravvivere. Esprimere la voglia di combattere e non arrendersi, lottare con tutte le proprie forze. Questo è l’altro motivo per cui è più adatta la parola “antiaggressione” rispetto a “difesa”: non siamo vittime che si difendono, ma animali che contrattaccano, capaci di combattere e vincere!

A me viene da considerare che se le Arti Marziali sono fondate sul prendere la forza dell'avversario e usarla contro di lui, la difesa personale o antiaggressione femminile consiste nel prendere la paura che ci mette il nemico e "ri-percuoterla" (rivolgerla, riversarla) contro di lui. 

Margherita Alessandro

giovedì 25 novembre 2010

Intervista a Michael Fries

Oggi incontriamo il Maestro Michael Fries, fondatore dell'associazione Modus In Rebus.

Ci puoi dire qualcosa sulla tua vita? Quando hai iniziato a praticare Arti Marziali? 

Dire qualcosa sulla mia vita in poche parole non è facile; infatti, a tutto oggi, ho una vita abbastanza movimentata.
Ho iniziato la mia carriera marziale già a 14 anni, con la pratica del Judo e, quindi, del Karate e del Taekwondo oltre che della Muay Thai.
In tutto ho praticato per 10 anni altre arti marziali, prima di dedicarmi esclusivamente al Wing Tsun, a partire dal 1976.

Con chi iniziasti a studiare lo stile WingTsun? Puoi raccontarci di come è stato diffuso lo stile in Italia e dei primi periodi in cui lo insegnasti?

I miei principali maestri sono stati il Granmaster Leung Ting e il Granmaster Kernspecht.
Dopo qualche anno di intensi allenamenti con entrambi, mi sono reso conto della grande differenza esistente tra di loro ma, purtroppo, non mi era possibile allenarmi direttamente con GranMaster Leung Ting e solo oggi, so il perché.
Per quasi 10 anni, però, sono stato il suo assistente ogni qual volta veniva in Germania ed è stato grazie a tale preziosa opportunità ed esperienza, che ho potuto maturare e creare la mia idea personale sulla interpretazione del Wing Tsun.
Dopo gli evidenti successivi ottenuti in Germania, nel 1986 è iniziata la mia esperienza in Italia ove ho riproposto la stessa metodologia di insegnamento, in qualità di Direttore Tecnico. Nei primi anni italiani, ho insegnato a tanti ragazzi tra i quali ricordo Carlo Bernardi, Paolo Delisio, Danilo De Candia, Giancarlo Fazio, Francesco Mavilio, Nunzio Nastasi, Michele Stellato, ecc. che, già ottimi allievi allora, oggi sono altrettanto ottimi maestri.
Il mio lavoro di tecnico funzionava bene, purtroppo, però, l’amministrazione della struttura, che era sotto la responsabilità di qualcun altro, funzionava poco o nulla; al fine di evitarmi il continuo stress che la circostanza imponeva quotidianamente, dopo 3 anni preferii lasciare l’incarico di Direttore Tecnico nazionale.
Non ho alcun interesse a parlar male del passato, ma dopo tante storie e bugie è venuto il momento di raccontare come sono veramente andate le cose. Ho deciso per questo di scrivere un libro, ormai completato, che sarà presto disponibile per tutti gli appassionati e per i cultori della verità.,

Chi sono stati i tuoi Maestri nel passato? E chi è il tuo attuale Maestro?

Come ho detto poco fa, i miei maestri sono stati il Granmaster Leung Ting e il Granmaster Kernspecht; entrambi mi hanno accompagnato per quasi 30 anni. Nel frattempo ho potuto entrare in contatto anche con altri Maestri, ma senza mai dubitare dei miei insegnanti.
La cosa che mi disturbava più di tutto, però, era il fatto che nessuno seguiva sin dall’inizio la Filosofia alla base del Wing Tsun: acqua che scorre, il principio del Wu-Wei, la cosi detta non forma, movimenti che sono automatici, naturali e armoniosi. Così facendo, tra l’altro, solo dopo tanti anni di pratica veniva fuori qualche risultato che andava più o meno nella direzione della filosofia e questo, in ogni caso, non dice nulla né certifica le capacità di combattimento.
I miei maestri attuali sono un grande gruppo di studenti e amici che vengono dei campi della ortopedia, della psicologia, della fisica, delle scienze motorie, della filosofia, ecc., studenti e amici che mi hanno aiutato a sviluppare negli ultimi 5 anni la disciplina MFT System che realizza in pratica, con una sua particolare metodologia, tutti gli aspetti filosofici innanzi detti, fin dalla prima ora di insegnamento.
Molti mi accusano affermando che ho abbandonato la metodologia cinese, ma chi ha detto la metodologia dell’insegnamento deve essere giocoforza cinese? Basti a tutti riflettere sulla circostanza per la quale il mio ex Sifu, ha cambiato continuamente (anche oggi) la sua metodologia di insegnamento.

Come si può diventare SiFu nella tua associazione?

Sifu non è un titolo tecnico, molti dei miei ragazzi mi seguono da tanti anni, e così come io ho avuto bisogno di molta pazienza con loro, anche loro ne hanno avuta tanta nei miei confronti…
La maggior parte di loro praticano Wing Tsun da oltre 10 anni e sono, oggi, primi o secondi tecnici del  MFT System. A prescindere da ciò, i miei formatori sono davvero fedeli e molto onesti, ma soprattutto dotati di uno spiccato senso della famiglia.
Tutto questo è per me un motivo di tanta soddisfazione e, nella primavera del 2011, nominerò SIFU alcuni di loro.

Quante ore ti alleni al giorno?

La nostra associazione opera in diversi settori e, i più alti livelli di preparazione li troviamo nei “formatori”, unico gruppo a cui insegno personalmente oltre a tenere frequenti conferenze e seminari introduttivi.
I formatori mi impegnano circa 6 - 8 ore al giorno sia con programmi base sia con livelli molto alti; è evidente, quindi, che mi alleno ancora oggi, abbastanza.

Hai mai combattuto in contesti sportivi? Quando, dove e con quali risultati?

I primi 10 anni della mia carriera marziale ho partecipato a qualche gara ma con risultati soltanto discreti.
Dopo i primi 3 anni di Wing Tsun ho partecipato a 3 competizioni di taekwondo, e per ben 3 volte mi hanno squalificato perché non mi riusciva di applicare sul ring le loro regole. Questo momento coincise con il raggiungimento della consapevolezza che il Wing Tsun era la mia strada.

Quante ore a settimana dovrebbe praticare uno studente per progredire in maniera seria? 

Secondo me tu dovresti chiedere, cosa si aspetta uno studente dalla sua disciplina.
Io sono professionista da 30 anni; certamente mi sono sempre allenato, e tanto, sotto questo aspetto, mentre un amatore non ha bisogno di questa intensità.
Chi lavora con me vuole prendere la strada per semi professionismo o professionismo, che permette di lavorare con la materia dell’MFT, una cosa che è oggi quasi impossibile con il Wing Tsun che conosciamo.
L’ MFT System consente agli interessati di sperimentare la nuova arte, a partire da un assaggio sino alla pratica ad altissimi livelli. Il tutto – per quanto ovvio – in funzione del tempo e del denaro che ciascuno è disposto ad investire.

Cosa ne pensi degli altri SiFu e dei loro metodi di insegnamento, nelle altre associazioni e Famiglie di Wing Chun?

In 35 anni ho visto tanti Maestri e Sifu della famiglia, ognuno ha un modo di fare diverso dall’altro. Molti sono convinti di essere i depositari della verità, ma la verità è che non esiste la verità.
Con l’MFT System mi sono liberato della metodologia che frena troppo la crescita dell’allievo, offrendo invece, ottimi risultati in metà del tempo. Attenzione, però, questa è la “mia verità” e la mia opinione personale.

Possiamo sapere la differenza tra il tuo WingTsun e le altre interpretazioni? Quali sono i concetti di combattimento su cui è focalizzata la tua Scuola?

Caro Riccardo con queste due domande mi metti veramente in difficoltà.
Come dicevo poco fa, ho scritto un libro su queste due domande e potrai soddisfare la tua curiosità tra un po’, nella primavera 2011; un piccolo trailer potrà tuttavia essere visto probabilmente nel mese di dicembre. Ma non voglio tenerti troppo sulle spine, proverò quindi a risponderti anche se genericamente.

Guardando attentamente dei video sulle diverse interpretazioni del Wing Tsun si può facilmente osservare che quasi tutti i maestri cinesi si muovono in maniera molto “legnosa”; questo vale, secondo me, anche per il modo con cui si muoveva Yip Man.
Come mai, allora, Leung Ting si muove completamente fluido e flessibile mentre i figli di Yip Man si muovono come il padre? Sì certo, hanno detto che Yip Man era vecchio e malato quando hanno girato i video che possiamo trovare nel Web, però … ???
Voglio precisare, ci tengo, che non intendo criticare i maestri del passato, ma non intendo neanche guardare i loro video senza riflettere.
Prima di sviluppare l’MFT System ho visto e studiato per mesi oltre 2000 video provenienti da tutto il mondo; ho potuto dunque realizzare che tutto dipende dalla metodologia dell’insegnamento di base.
La maggior parte dei ragazzi che hanno creato una propria organizzazione non ha cambiato il modo di insegnare, ma soltanto alcuni programmi, copiando quindi l’organizzazione madre.
Per me va bene, ma dopo 30 anni, volevo realizzare una cosa completamente diversa, e credo di esservi riuscito abbastanza bene (sperimentando le mie teorie in circa 4000 mila ore di lavoro in 5 anni con ca. 50 allievi) e questo ha portato gli ottimi risultati che avevo stimato.
Purtroppo solo con la pratica si può comprendere la differenza, per questo motivo offro a tutti colori che sono interessati, seminari introduttivi gratuiti (con solo rimborso delle spese di viaggio e di permanenza), che potranno essere prenotati facilmente telefonando al numero 333 133 25 35.

Ci puoi dire qualcosa sul 'Luk Dim Poon Kwan' e sui  'Bart Cham Dao'?

Purtroppo anche su queste due domande si può scrivere un intero libro, ma anche qui solo alcune mie riflessioni.
Tutti i programmi di altissimo livello come l’uomo di legno, i bastoni lunghi e i coltelli a farfalla rappresentano un arricchimento, se pensiamo infatti che solo circa il 3-5 % dei praticanti arriva su questi livelli.
In ogni caso ritengo che siano programmi sopravvalutati mentre per motivi culturali sono stati sempre ritenuti portatori di molti segreti e misteri.
Un Gran maestro di fama mondiale, mi ha contattato recentemente proponendo di regalarmi l’insegnamento dei coltelli per pura amicizia, circostanza di cui ne sono onorato. Un altro noto e bravo Maestro di Wing Tsun in Italia ha potuto completare lo studio dei programmi, ha affermato: "e per questo… alcuni hanno dovuto aspettare 25 anni?"
Sai, io studio i programmi alti con il mio rappresentante in Austria, Sifu Robert Vent, che pratica Wing Tsun da 33 anni anche con alcuni altri maestri di fama internazionale.
E se proprio devo dirla tutta, proprio io non ho completato lo studio dei programmi e, per la limitata utilità che attribuisco agli stessi (provare per credere), non ho alcuna intenzione di completarli neanche nei prossimi 20 anni.
Ti ringrazio per le tue domande.

domenica 14 novembre 2010

[Video] WingTsun (EWTO) al meeting di Budo (2010)

Se avete qualche minuto, tra un allenamento e l'altro, date un'occhiata a questo video. Si tratta della presentazione del WingTsun Leung Ting di matrice EWTO al meeting di Budo di quest'anno. Potete riconoscere una serie di sezioni di Chum Kiu (seconda, terza, quarta, etc.), l'uso dei bastoni di Escrima (ma non era Wing Chun?) e poi, ancora più strano, una specie di forma con il Tonfa, lo strumento tipico delle Forze di Polizia.

Dopo qualche secondo, si simula anche un combattimento con spada e scudo piccolo, anche se fatico a capire cosa c'entri con quest'Arte Marziale. Dal settimo minuto e mezzo in poi, con l'inconfondibile colonna sonora del film Ip Man, vediamo SiFu Giuseppe Schembri con il palo lungo, in Chi Kwun e, poi, con un ragazzetto con i mano i coltelli a farfalla... Il vero momento cult del video, però, è dopo il nono minuto, quando si vede SiFu Schembri contro più avversari armati di palo lungo e, infine, con i coltelli a farfalla, contro un avversario armato di palo lungo...


sabato 30 ottobre 2010

[Video] SiFu Norbert Maday in Lituania

Date un'occhiata all'ultimo video di SiFu Norbert Maday (WingTsun Leung Ting system) in Lituania. Interessante notare come l'allievo brutalizzato (non saprei dirlo in modo diverso) ringrazi sempre il Maestro per i pugni presi, ovviamente da fermo ovvero ricevendo senza tentare di difendersi. Ah, già, dimenticavo: è una dimostrazione! Sì, ma di che?

martedì 7 settembre 2010

[Video] Un vento gelido...

...nell'aria, quando siamo costretti ad assistere al solito modo di fare della maggior parte degli insegnanti di WingTsun: allievi malmenati, posizioni fisse, Chi Sau inutilizzabile in combattimento e...chi più ne ha più ne metta! Stavolta vediamo il Gran Maestro Kernspecht in azione ad Hockenheim, proprio quest'anno, durante un seminario.

 

  















Che possiamo dire? Le dimostrazioni vengono effettuate sempre e solo da distanza corta, con contatto già preso. Gli allievi si fanno menare senza tentare neanche di difendersi. Non viene mai spiegato un passo, dico uno, del sistema... Sono davvero rammaricato.

domenica 18 luglio 2010

Nuova intervista a SiJo Leung Ting

Questi video sono stati girati nella sede della 'City WT' di Alex Richter l'anno scorso e sono stati editi dalla Cresent Street Films. Nella prima parte dell'intervista, SiJo Leung Ting parla del periodo in cui ha studiato con il Grande Maestro Yip Man.


Nella seconda parte, SiJo racconta la storia della vita del Gran Maestro Yip Man, durante il suo trasferimento ad Hong Kong, sottolineando la differenza rispetto a quanto è stato raccontato nel film Ip Man.



Nella terza parte, il Dr. Leung Ting parla della sua carriera come regista delle scene di combattimneto per i leggendari studi della Shaw Brothers.


Nel quarto ed ultimo pezzo, il Gran Maestro racconta come sia diventato l'ispiratore del film Drunken Master.