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martedì 1 giugno 2010

[Armi] Luk Dim Poon Kwan 2


Ne accennai qui parecchio tempo fa (Il Palo Lungo, un mito alla portata di tutti e Luk Dim Poon Kwan; un video esplicativo: Tributo al Gran Maestro Tang Yick), ma è bene riprendere il discorso sul palo lungo. Molti praticanti di Wing Chun Kuen sono affascinati dalle armi tradizionali di questo stile, perché rappresentano la fine di un percorso di studi ed il mezzo della comprensione del sistema di combattimento studiato per anni. Il mistero che avvolge il Palo Lungo ed i Coltelli che utilizziamo è legato anche ad un fraintendimento: sarebbero solo un completamento dello stile e nulla di più...

Ora, stante il fatto che la maggior parte degli insegnanti di questo sistema non conosce l'utilizzo delle armi, bisogna considerare il problema di poterne apprendere solo le forme (complesse quanto volete, ma si tratta sempre e solo di movimenti determinati!). Pochissimi sono gli Insegnanti che utilizzano questi strumenti per migliorare e, soprattutto, per permettere agli Allievi di fare progressi. 

Non è un caso che vengano considerate tanto nella cultura cinese, da esser addirittura chiamate "il padre e la madre" (i coltelli) e "l'insegnante" (il palo). Eppure ci sarà un motivo per cui i pugni vengono considerati "i figli", no? Sarà mica perché le armi sono le basi per il sistema a mani nude? Fateci caso: anche i praticanti esperti riescono a crescere tecnicamente attraverso l'utilizzo delle armi!

Così come nel sistema a mani nude, le armi ci insegnano a prendere contatto e sfruttare i ponti creati con l'avversario, ovviamente a distanze differenti. Di fronte ad un avversario armato, il combattimento con i coltelli o con il palo in pugno non permette di controllare l'azione, ma è finalizzato a terminare l'attacco con colpi definitivi. 

Spesso si passa dal disarmo dell'aggressore, quando la via è occupata; dall'uso delle armi deriva anche la comprensione del concetto di contemporaneità di difesa ed attacco. Non esiste attacco senza difesa, così come non esiste difesa senza attacco. Ogni azione deve essere il preambolo per quella successiva. 

Per quanto riguarda l’uso del corpo, poi, le armi favoriscono la corretta comprensione dei movimenti della colonna vertebrale e dei piedi, suggerendo la giusta coordinazione tra le articolazioni. Non è un caso che l’uso della struttura sia così connesso all'impugnatura del palo lungo: da questo semplice gesto si può capire se un praticante ha immagazzinato le idee di base per un corretto allineamento posturale.

L'insegnamento principale del palo è contenuta nel nome stesso di Luk Dim Poon Kwan, “il bastone da sei punti e mezzo”: ognuno di questi punti viene interpretato da ogni famiglia come un'azione specifica o come un principio. Per esempio, tra i discendenti di Fung Siu Ching (quello che chiamiamo Siu Lam Weng Chun) si parla di sollevare, puntare (o tenere il punto), sbarrare (e crearsi spazio), deviare, tagliare, avvolgere (con un cerchio, assorbire) e fluire (il mezzo punto). Si tratta di concetti applicati sia in attacco che in difesa.

Come diciamo spesso, il Wing Chun Kuen è un'Arte Marziale concettuale. Proprio per questo i movimenti che eseguiamo con il palo seguono in modo quasi scolastico i concetti che apprendiamo nel corso dei nostri studi. Lan Kwan, per esempio, è il movimento che usiamo per sbarrare la strada all'attacco avversario. Può essere fatto in qualsiasi direzione, l'importante è che blocchi l'avanzata dell'opponente.

I movimenti frustati, invece, sono quelli in cui il palo viene fatto vibrare con il tipico utilizzo del corpo, che dona elasticità al pezzo di legno. Negli esercizi di base, che utilizziamo anche per avere un primo approccio della gestione del corpo nel combattimento a mani liberi, troviamo spesso movimenti verticali ed orizzontali del palo, che viene lanciato e ripreso con un movimento di controrotazione, il quale parte dall'interno del corpo e arriva sino alle mani, per essere poi trasferito all'arma.

Una delle massime più importanti nell'utilizzo del palo è che, in applicazione, il bastone non emette due suoni (Kwan Mo Leung Heung). Si può intendere in vari modi, ma credo che il modo migliore sia quello di comunicare al praticante la strategia ideale: difendere ed attaccare in una sola azione. Spesso questo concetto non viene riportato nel lavoro a mani nude ed ecco il motivo per cui assistiamo ad allenamenti estenuanti di Chi Sau, in cui nessuno dei praticanti pensa a questa strategia fondamentale di contrattacco simultaneo.

In tutti i lavori che eseguiamo, come gli attacchi di punta oppure gli affondi in Ma Bu, stiamo molto attenti alla ripartizione del peso sulle gambe e sulla gestione del baricentro, perché è qui che risiede la chiave per una corretta interpretazione e per un corretto utilizzo del palo. Non è un caso che sia l'Insegnante, no? Ecco, proprio dall'utilizzo di questo strumento possiamo migliorare le nostre capacità. Non parliamo, poi, di quanto sia allenante dal punto di vista fisico e relativamente al footwork!

Per percepire miglioramenti sulle proprie capacità bisogna assolutamente ripetere più e più volte ogni singola azione che possiamo produrre con il palo. Per farlo, ogni famiglia ha elaborato una forma, affinché tutti i principi fossero ricordati ed allenati. Nel lineage di Yip Man, con la mediazione di SiJo Leung Ting, abbiamo una forma brevissima, in cui riusciamo a contemplare tutti i movimenti, ma è un lavoro abbastanza scarno se paragonato ad altre forme.

Per esempio, in quello che viene chiamato Siu Lam Weng Chun ci sono più forme, ognuna delle quali sviluppa una data capacità del praticante. Dopo aver passato del tempo a rinforzare il proprio corpo con una forma specifica di potenziamento, si apprende la forma con il bastone, dedicata allo sviluppo delle proprie conoscenze e capacità nel combattimento a mani libere e con il bastone stesso. Mi pare importante notare che la maggior parte dei Maestri suggerisce di praticare questa forma con vari tipi di bastoni e pali, per saggiare le proprie capacità e per allenarsi in modo proficuo.

Solo in alcune famiglie è stato creato un oggetto assai affascinante quanto utile alla pratica, che possiamo definire come "pupazzo di legno per il palo". Si tratta di una struttura fissata a parete, nella quale vengono posizionati dei pali, contro i quali il praticante si allena, come si fossero gli attacchi di un avversario; si tratta del corrispontente pupazzo di legno che utilizziamo a mani nude...

Quando si lavora i coppia, invece, l’allenamento è così vario, che potremmo davvero costruirci un sistema sopra! Si possono allenare singoli attacchi e singole risposte; si può allenare il Chi Kwan, l'omologo del Chi Sau con il bastone in mano; possiamo allenare i passi, veloci ed esplosivi; possiamo allenare anche il combattimento libero, ma sempre facendo molta attenzione, perché con le armi in pugno non si scherza.

domenica 3 gennaio 2010

Yip Man e la storia del Wing Chun ridotto all'osso 2

Continuiamo a fare due chiacchiere tra storia e attualità, dopo il post di qualche giorno fa. Il Wing Chun Kuen viene oggi insegnato in modi molto diversi tra loro. Alcune Scuole privilegiano le Forme, altre le sezioni di Chi Sau (sicuramente molte di quelle di provenienza - anche assai lontana - Leung Ting), pochissime lavorano sul corpo e sulle capacità marziali. In Europa abbiamo una serie di Insegnanti che si rifanno alla 'sola' tradizione di Yip Man. Anche se l'insegnamento è diversificato a seconda del lineage, queste Scuole studiano il curriculum classico, senza aprire le porte all'esterno.

Ad Hong Kong la situazione pare che sia simile (da come mi dicono gli amici che ci sono stati)e che ci vivono tuttora). Il Wing Chun è solo uno dei tre stili insegnati nella scuola di Kwok Wah Ping, per esempio, ma è abbastanza a se stante. Se si parla di Cina, invece, abbiamo uno stile più completo a Fatshan, ma, mediamente, con grandi influenze esterne, a seconda dello stile (Hung Gar, Tai Chi, Ba Gua, White Crane).

Se andiamo oltre, incontriamo l'albero originale, dato in tempi moderni dall'insegnamento di Fung Siu Ching. L'aria è quella che si respira nel lineage Chan Yiu Min, per esempio. A parte la famiglia Chan, sono viventi le famiglie Lo, Tang e Chu. Qui andiamo a mettere il dito nella piaga della divisione tra Wing Chun e Weng Chun, tutto diventa difficoltoso da comprendere. Ad oggi, sono pochissime le persone con cui è possibile studiare questi rami dello stile in Europa, non parliamo proprio dell'Italia...

Tornando agli aspetti storici, di cui stiamo dibattendo con amici praticanti, il famoso Leung Bik per alcuni ricercatori del Wing Chun non sarebbe altri che Chu Chung Man. In questo modo il Wing Chun di Yip Man sarebbe collegato intrinsecamente al Weng Chun della famiglia Chu, per esempio. Eppure, Yip Man esponeva nel suo Kwoon un vessillo su cui campeggiava il nome di Leung Bik, che egli raccontava essere il suo secondo insegnante. Si pargla degli Anni Cinquanta, del 195 in particolare. Solo successivamente fu tolto.

Chu Chung Man non fu mai insegnante di Yip Man,  questo pare quasi per tutti assodato. Di sicuro fu suo buon amico: fra i due si instaurò gran rispetto, dovuto anche ad una frequentazione assai continua. Non ci fu mai un rapporto formale Allievo-Maestro, come ho già detto. Sicuramente si saranno allenati insieme, avranno scambiato tecniche, ma niente di più. I curriculum sono diversissimi e pare che nessuna tecnica della famiglia Chu fu mai insegnato a Yip Man. Neppure a Lok Yiu, allievo che veniva invitato insieme a Yip Man nelle occasioni formali, fu mai insegnato niente di tutto questo patrimonio.

In merito all'insegnamento di Yip Man è assodato che ad alcuni diede un ottimo footwork, ad altri un'ombra dello stesso, ad altri ottime tecniche di braccia e così via...ma il punto più importante è un altro: da un curriculum semplice, è derivato un lungo periodo di apprendimento.

Nel corso degli ultimi tre secoli, si possono identificare due grandi grandi rami di Wing Chun. Il loro apice sta in Yuen Kai San da un lato e in Leung Jan dall'altro. Il primo è più completo, mentre il secondo più semplificato. A monte troviamo altro, il cosiddetto Chi Sim è, probabilmente, solo una  facciata.

Purtroppo, se si segue la metodica di insegnamento moderna, non si ha tempo per conoscere i genitori: valutate il fatto che, a parte il Mai Gei, quasi nessuna tradizione viene trasmessa appieno. La contrapposizione Wing Chun Weng Chun non ha alcun senso, soprattutto dal punto di vista storico. Lo ha sicuramente dal punto di vista del business, perché solo dividendo si possono ottenere allievi ed introiti. Ma a noi non interessa il business, quindi lo diciamo a voce chiara, no?

sabato 12 settembre 2009

Luk Dim Poon Kwan

"La forma originaria del Luk Dim Poon Kwan è quella che discende dal GM Fung Siu Ching", dice Sergio Iadarola nella sua ultima newsletter. La ricerca di Iadarola l'ha portato a girare mezza Cina, permettendogli di trovare le radici di questo pugilato dell'eterna primavera che tanto ci piace.

Bene, la maggior parte delle famiglie di Wing Chun in Cina ha conservato un piccolo pezzo della forma originale Luk Dim Poon Kwan (il palo dai sei punti e mezzo). Una di queste è la versione del GM Yip Man, rivisitata e diffusa dal GM Leung Ting. Essa "contiene il 20% circa della conoscenza originale del Luk Dim Poon Kwan" del GM Fung Siu Ching, secondo quanto afferma Sergio.

Questo significa che la forma che si studia nel lineage di SiJo Leung Ting è sbagliata o, peggio, da buttare via? Assolutamente no! Bisogna però essere onesti e riconoscere la presenza di alcune lacune che questa linea di discendenza ha in seno.

La cosa altamente indecente è che ci siano ancora insegnanti che vendono a carissimo prezzo (migliaia di euro) questa forma più breve a onesti ed ingenui allievi, oltretutto dopo tantissimi anni di pratica. Lo trovo assolutamente deprecabile!


Io penso che bisognerebbe inserire un corso di Palo Lungo in parallelo, nelle palestre di Wing Chun, per dare modo agli Allievi di apprenderne i principi e gli esercizi di base, che costituiscono le fondamenta del nostro stile. Vivere 20 anni di Wing Chun senza aver mai preso in mano il Palo Lungo, oltre a non essere una buona idea, lo trovo proprio contro qualsiasi etica marziale, perché rischia di creare insegnanti privi della struttura e delle conoscenze di base, che fanno la differenza rispetto a qualsiasi altro praticante...