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martedì 1 dicembre 2009

Siu Nim Tau - lineage GM Leung Ting XI

 Siamo finalmente giunti al sesto set della Siu Nim Tau del lineage Leung Ting. Ho notato che anche in questo passaggio della forma molte sono le Scuole che hanno perso per strada le spiegazioni più precise di SiJo. Non a caso, spesso  le caratteristiche intrinseche alla forma, i suoi concetti e le idee di base, vengono sviscerate solo durante le ore private di studio, lasciando a bocca asciutta tutto il resto dei clienti...pardon, degli allievi (con la 'a' minuscola...).

Il passaggio della forma che stiamo analizzando parte sempre con il braccio sinistro, che esegue una traiettoria simile a quella del Tan Sau del terzo set. Questa volta, però, il palmo sale di più ed esegue un movimento circolare, andando a costruire un Ko Tan Sau (il braccio che disperde con il palmo della mano verso l'alto, eseguito ad un'altezza medio-alta).

Subito dopo, attraverso un movimento circolare del polso, si fa discendere con un altro movimento circolare l'avambraccio, con quello che siamo soliti chiamare Cham/Jam Sau, a seconda delle preferenze di trascrizione. Si abbassa il braccio per affondare il ponte avversario. Questi due movimenti vengono eseguiti sulla linea verticale del corpo, che, nel caso, corrisponde con la linea centrale.

Gwat Sau è il nome del movimento successivo, attraverso il quale si ripulisce tutto lo spazio di fronte a noi, come se si spazzasse. Si tratta del braccio che ripulisce, appunto, che spazza tutto ciò che incontra sulla linea centrale e sulle altre due lineee. In effetti si tratta del primo movimento in cui si agisce su più linee con un solo arto. Viene solitamente considerato come il 'Bong Sau killer', con un'espressione simpatica, ma realistica, in quanto viene usato per rompere il Bong Sau avversario. 

Il braccio si muove ad arco fino a poco oltre la gamba. Alcune volte viene utilizzato per spingere via un avversario che tira (male) un calcio alto, in una delle tipiche sequenze che si trovano su YouTube, per esempio. In questo movimento bisogna porre particolare attenzione all'utilizzo del gomito e della spalla, perché sono le due articolazioni che compiono il lavoro, nello specifico.

Eseguito l'arco del Gwat Sau, si ruota il polso con il tipico Ong Huen Sau, per preparare il movimento successivo, spesso confuso con il Tok Sau, ma che, in realtà, descrive tutta un'altra dinamica, il Lau Sau. Questo movimento richiama l'immagine della canna di bambù che cade dritta nell'acqua e riesce immediatamente, con tutta la sua forza. Lo stesso accade con questo movimento, che ritorna verso l'alto come se guizzasse fuori dall'acqua. Alcuni lo traducono come 'mano che scava', ma non mi piace. Non saprei definirla in modo specifico, se non con la perifrasi usata prima. Forse si potrebbe pensare alla traduzione 'braccio che guizza dall'acqua', ma non credo che cambierebbe il senso....

Subito dopo ritroviamo per un attimo il già visto Ko Tan Sau, che viene ripetuto su un'altra linea, per far comprendere al praticante la sua utilizzabilità in più occasioni. Il fulmineo Huen Sau che segue è stato spiegato qualche volta come Kau Sau (mano/braccio che scava) o come Got Sau (mano/braccio che taglia). Ora, al di là del nome specifico che può avere, è bene pensare che non può esistere un movimento con un solo nome. Questa è una manìa che dovremmo abbandonare, prima o poi, perché rischia di far perdere il principio per cui si esegue un'azione.

Chiaramente ogni Huen Got Sau sarà anche un Kau Sau, perché non potrebbe essere altrimenti. L'idea di Kau è quella di scavare, ma, se ci pensate bene, è la stessa cosa che facciamo tagliando con la mano nel Got Sau... Insomma, l'importante è capire una dinamica, l'idea che vi sta dietro ed il principio che segue, più che il movimento singolo in sé. In questo caso, infatti, si tratta di un attacco interno, che compensa l'energia in etrnata con una pressione verso l'esterno, una verso il basso ed una in avanti.  
Arrivati a questo punto, si esegue una palmata bassa orizzonale (Dai Wang Cheung). Alcuni Insegnanti mi spiegarono il suo utilizzo per un attacco interno alle braccia dell'avversario, verso l'addome (milza o fegato), ma solo Sergio Iadarola mi diede una spiegazione specifica più seria, dal punto di vista del combattimento, che mi è stata confermata anche da SiFu Fiorentini. La palmata deve essere eseguita dall'esterno all'interno, con un contatto esterno rispetto alle braccia dell'avversario, altrimenti si incappa nella possibilità di una leva davvero tremenda.
Per evitare errori da parte degli studenti, Sergio introdusse al posto di questa palmata prima un pugno Yang basso, poi un Gaun Sau medio, in modo tale da prevenire le eventuali leve. Ad oggi, penso, insieme al mio SiFu, che sia un movimento da mantenere nella forma, quello della palmata orizzontale bassa, ma che vada eseguita solo dall'esterno del ponte creato. Qualora ci trovassimo internamente, allora eseguiremmo sicuramente il Gaun Sau o il pugno.

Una volta portato il colpo col palmo, nella forma, eseguiamo lo Huen Sau, per poi tornare, come sempre, al Sau Kuen. Si eseguono le stesse movenze sul lato destro.

lunedì 9 novembre 2009

Siu Nim Tau - lineage GM Leung Ting IX

Eravamo rimasti allo Sheung Lan Sau, con il braccio destro sopra al sinistro, eseguito dopo i colpi laterali. Ricordo che nella fase di chiusura del cerchio (o quadrato?) creato dalle braccia e dal corpo sono i gomiti che spingono avanti, mentre i polsi vanno a tagliare l'aria parallelamente, ritornando nella posizione di partenza, da cui si fanno partire i colpi laterali.

Con l'energia del doppio braccio che sbarra la strada, si ha l'elasticità necessaria per proseguire con il movimento successivo, che viene portato sempre dall'avambraccio sinistro. Tagliando l'aria, esegue un semicerchio diagonale, che lo porta a premere sul polso del braccio destro, dando vita allo Sheung Cham/Jam Sau, che ci permette di affondare  l'avambraccio, per creare il ponte necessario ad affondare quello avversario, quando questi crea un blocco.


Il ruolo del Cham Sau è quello di controllare o catturare il ponte avversario. Può essere utilizzato per disturbare l'equilibrio degli avversari rigidi facendo perdere l'assetto strutturale attraverso l'affondamento delle braccia. Se eseguiamo la Siu Nim Tau con il necessario vigore, ogni movimento ci permette di giungere come una molla verso l'altro. Questo è anche il caso della tecnica successiva, che può essere vista come Sheung Kou Tan Sau o come Sheung Tok Sau. Il primo è un Tan Sau un po' più alto di quello del terzo set, utile come difesa contro attacchi esterni alti. Il secondo è un movimento di squilibrio dell'avversario, che viene eseguito sotto i gomiti dello stesso, per fargli perdere l'equilibrio. Come sempre, dipende da cosa si vuole allenare ed il movimento avrà un utilizzo differente.

A parere mio, il movimento può essere anche visto come una sequenza veloce di Tan Sau e Tok Sau, perché non sempre quello che facciamo in applicazione è così chiaro e limpido. Dobbiamo liberarci dall'idea della singola tecnica, perché in un'azione dinamica non staremo certo a pensare ad una o ad un'altra tecnica, ma saremo sempre e comunque in movimento.

Il movimento successivo è davvero molto importante, perché costituisce una delle idee di shock che si hanno nel sistema. Si tratta del Jut Sau, che, nella Siu Nim Tau, è eseguito simultaneamente (Sheung). Quando l'avversario è rigido prendiamo il suo equilibrio attraversio una trazione veloce, uno shock vero e proprio. Effettivamente lo shock può essere creato in tante maniere, alcune volta con la mano aperta, ma più spesso con la trazione delle dita, ma nella forma si esegue a mano aperta. La trazione non può non essere fatta dalla forza della catena muscolare posteriore.


Poiché ad ogni movimento di trazione fa seguito un'azione contraria, nella forma eseguiamo lo Sheung Biu Jee Sau, una doppia spinta in avanti delle dita della mano. Si tratta degli Yang Biu Jee sau, perché l'energia finisce principalmente sul meridiano Yang, che termina tra l'indice ed il medio. Con questa tecnica si colpiscono gli occhi o la gola, ma può essere utilizzata per imprigionare le braccia dell'avversario sia dall'interno verso l'esterno, sia dall'esterno verso l'interno. I Biu Jee Sau sono sempre stati un mito del Wing Chun Kuen, perché l'applicazione è sempre stata tenuta segreta e mitizzata. Voglio subito dire la mia su questo: io non credo che si riesca con tanta facilità a colpire occhi o gola di un avversario in combattimento, quindi la mitizzazione della tecnica è assolutamente da rigettare. Può essere un valido tentativo per sfuggire ad un attacco pericoloso, ma ricordo a tutti che per colpire con le dita c'è bisogno di un allenamento costante e propedeutico alle stesse dita.

Se le dita non venissero allenate in modo corretto, l'unico risultato che si potrebbe ottenere sarebbe la rottura delle stesse, perché non ci si può affidare ad una tecnica che non viene mai allenata a vuoto o contro dei colpitori. Attenzione, quindi, ad utilizzare i Biu Jee Sau.

Successivamente eseguiamo un Gam Sau a ponte lungo, in cui la forza è presa proprio dalle spalle e non dal gomito, come quasi la totalità delle altre tecniche eseguite finora.

Cheon Kiu Gam Sau può funzionare sia come movimento offensivo (colpire la schiena di un avversario già piegato, di spalle, sia come movimento difensivo, per portare in basso le braccia dell'avversario, precedentemente intrappolate. Alcuni lo intendono come un colpo al basso addome, ma siamo sempre lì, io diffido di colpi non allenati e non credo che un attacco di dita all'addome sia così risolutivo in combattimento. A questo punto penso che sarebbe meglio allenare il doppio pugno basso come ci ha insegnato a fare Sergio Iadarola nel febbraio 2006, almeno è più efficace e più utile.

Dopo aver portato giù le braccia, eseguiamo un movimento contrario, come sempre, che siamo soliti chiamare Sheung Tai Sau, braccia/mani che salgono. Di solito è utilizzato come un movimento difensivo, per alzare il ponte avversario e far fronte ad un suo attacco. L'ho visto poche volte in un contesto offensivo, come colpo di polso al mento, ma potrebbe essere anche valido in quel senso. Il modo di tirarlo su dipende sempre dal senso che vogliamo dare al movimento. Se lo vediamo come un attacco lo porteremo con i polsi stretti, per colpire il mento, mentre se è utilizzato come difesa, lo portiamo con i polsi staccati. Una buona applicazione può essere anche quella del doppio pugno alto, sempre di matrice iadaroliana. Anche questo set si chiude con il solito Sau Kuen.

PS: colgo l'occasione per ringrarvi tutti per le 6000 visite uniche ricevute dal blog! Grazie davvero!