giovedì 19 settembre 2013

...siamo Artisti Marziali


 Questa maniera di affrontare la realtà può sembrare fumosa e di puro valore teorico per i praticanti di ogni estrazione che siano stati abituati al ragionamento 'problema => soluzione', ma non ad avere una maniera sistematica di porsi; credo sia chiara la differenza tra sistema e corpus più o meno organico di tecniche. Oppure per coloro i quali pensino di non aver bisogno di porsi delle domande, visto che portano avanti una pratica più o meno dura (che non si erge mai a maestria): in altri termini, questa visione di cui parlo diventa chiara ed intelligibile solo con la guida di una persona che, come indica il termine giapponese SenSei, è nata prima di noi e può trasmetterci la sua esperienza in merito. 

kung fu roma
 Il termine indiano Guru esprime il concetto di farsi carico di questo impegno gravoso (dal sanscrito GR, latino gravis) di trasmissione da parte del Maestro (latino Magis più suffisso Ter, che indica "colui il quale è di più" in un certo ambito) nei confronti dell'Allievo. Per il cinese, lo ShiFu ha una responsabilità così forte, che per indicare il legame con l'Allievo si usa addirittura un termine familiare significante "padre"! Di questo già si è parlato in un precedente articolo. Quanto è diverso il significato intrinseco delle parole quando non le rivestiamo dell'inutile orpello del titolo e riconosciamo in esse l'assunzione di un ruolo e di una responsabilità da parte di chi è preposto!

 Non c'è da stupirsi, pertanto, se l'affrontare una discussione in termini di concetto possa causare in più di qualcuno una reazione strana: in realtà, a ben vedere, un concetto non messo in pratica è un concetto inutile o addirittura inesistente. E alla luce di tutte le esperienze passate, con tutti i discorsi concettuali basati sul nulla che si sono sentiti in passato, non si può non comprendere questo genere di reazione. Nella lingua cinese e in quella giapponese, e dunque nel loro logos o, se vogliamo, nella "forma mentis" che le ha generate, non esistono parole che individuano sempre così analiticamente l'oggetto come avviene nelle lingue occidentali, ma piuttosto gli ideogrammi rappresentano idee più generali, basate su una rappresentazione non alfabetica e spesso non altrettanto oggettivata, dove ogni significato è la combinazione di più significanti. Ogni cosa in sé viene identificata con la combinazione di più concetti, che ne definiscono la realtà.

 Tornando al seminato, secondo me il problema è il desiderio, in alcuni, di anarchia della pratica di allenamento (a volte quest'anarchia si riflette persino nell'accettazione o meno di regole di condotta -  anch'esse "forma"- all'interno di una Scuola o nella volontà di non inchinarsi per rispetto a colui che ci sta dando una parte di sé, che non è solo il Maestro, ma può essere un qualsiasi compagno) come reazione a tutti quei discorsi basati su concetti inesistenti, perché non aventi riscontro nella realtà pratica dell'allenamento. L'anarchia vera e costruttiva, non quella vuota che scaturisce dalla negazione, non è possibile nel vuoto concettuale, ma è possibile solamente nel dominio pratico di tutti i concetti. Il che significa testarli con l'esercizio e la pratica libera, che dovrebbero a questo punto essere parte della pratica corrente.

 Per dirla in termini buddhisti, "La Forma è il Vuoto. Il Vuoto è Forma": non esiste in questo mondo nulla al di fuori di quest'equazione! Si illude chi crede di saltare via da questa regola, poiché vive in un mondo che non esiste! Quello che non è chiaro a molti e che li spinge a voler uscire fuori da questa regola ineludibile è che nelle varie arti marziali ogni movimento "codificato" è già la summa di più concetti a volte solo tecnici, a volte tecnici e strategici insieme. Esattamente come dicevo per gli ideogrammi!

 Quindi nella realizzazione di una forma non basta essere solo rilassati (principio del rilassamento, del peso che va verso il basso, con annessi e connessi), non basta che si sia centrati nel Dan Tien (principio del baricentro e della corretta respirazione), non basta che si segua solo la linea centrale (principio della linea centrale e di estensione del ki presente in ogni sistema dalla muay thai all'aikido, dalla boxe al wing chun), non basta che si seguano le geometrie (principio geometrico), non basta trasferire energia (principio del trasferimento di energia). Ci sono anche altre cose, naturalmente, ma se non le si esegue tutte insieme, la forma non è ancora perfetta e realizzata. E finché non vi si arriva, la forma è lo strumento per "verificare" la  compresenza di tutti i principi insieme, nel proprio lavoro individuale. Il che non significa che i movimenti fuori della forma "canonica" non esistano, ma che determinati movimenti siano un optimum per la realizzazione completa di tutti i principi in un corpo umano.

Nel momento in cui si arriva a questa comprensione, la forma può anche cessare di esistere, perché, una volta dominati tutti i principi, al momento della pratica, si useranno quelli di volta in volta necessari (mai uno da solo ma sempre una combinazione di essi, una cosa che spesso non si vede nelle forme come "allenate" in genere). Ma se la forma (ogni forma di energia ne ha una, anche nel passaggio della corrente elettrica o la caduta dei gravi) viene saltata, il talento individuale può anche portare ovunque, ma non c'è un sapere a sostenerlo e, di conseguenza, non v'è autocoscienza e perfezionamento. Senza un sapere non vi può essere né trasmissione né arte. Nessuno può insegnare solo col proprio talento individuale senza comprensione e, quindi, senza forma. E se anche si potesse, non sarebbe mai una trasmissione veramente completa.

 Come lo scienziato è in grado di distinguere le parti di un tutto e ricostruire un fenomeno, così l'artista marziale deve poter distinguere tutti gli elementi che devono portare alla realizzazione di una tecnica, che altro non è che la realizzazione di un risultato specifico. Il motivo per cui sembra che la forma sia un limite, è semplicemente perché chi la esegue lo fa spesso sulla base di un principio o massimo due, per cui l'esecuzione risulta rigida e meccanica e di conseguenza non funzionale. Artisticamente direi che le esecuzioni sono piatte!

 Il dramma è piuttosto quando ad eseguire in tal modo è un praticante di grado avanzato, questo significa che in quella Scuola non c'è nulla, non esiste una trasmissione di sapere, ma solo trasmissione di sequenze. Potrebbe trattarsi dunque di eseguire Siu Nim Tau o Irimi-Tenkan o Choku Tsuki o un diretto di boxe o anche un ceffone di savate, ma la sostanza non cambia. Quello che fa la differenza è la possibilità di riempire quel gesto dando ad esso il peso della densità concettuale, ovvero della nostra comprensione della dinamica e della statica e del nostro vivere immersi in questa realtà fisica.

 Il peccato è che chi guarda non riesce a scorgere le potenzialità e chi esegue non vede oltre la punta del suo naso. Il cattivo marketing mette chiunque alla guida di un gruppo per insegnare qualcosa che non sa. Peccato se non si riesce a distinguere le varie parti di un unico gesto ed i vari principi che lo sottendono, non si può far altro che scimmiottare qualcuno, cercando quelle informazioni che ci mancano come dei rabdomanti alla ricerca del principio primo, in attesa della Rivelazione. Per esempio, il segreto dell'aikido è nel wing chun; quello del wing chun nell'aikido; quello dell'aikido e del wing chun nel systema; quello di aikido, wing chun e systema nel tai chi... Ma a quel punto, siamo nell'Apocalisse perché il tempo è finito. Molto semplicemente, tutto è nella forma, che è l'equazione matematica del movimento del corpo e della mente, sulla base della quale puoi compiere viaggi sulla luna, invece di limitarti a indicarla. Più domini la forma (ed attraverso essa te stesso), più domini il combattimento. E allora sì che puoi "vincere prima di combattere".

 Devo dire che sono contento, perché dopo 30 o forse 40 anni di ignoranza, prima, e ignoranza determinata da cattivo marketing, dopo, vedo adesso che ci sono diverse belle realtà e un movimento gnostico delle arti marziali per tutta la Penisola e in genere nel mondo. Oggi finalmente si può cercare e seguire le orme degli antichi Maestri.

Pasquale Mazzotta
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