martedì 10 settembre 2013

Il ritorno delle Arti Marziali Tradizionali

 In un'Arte Marziale possiamo osservare come coesistano, in varia misura, principi di natura tecnica e altri di natura strategica, come ci viene anche insegnato nell'HKB Wing Chun Roma. Ciò che rimane costante è il corpo umano e le sue azioni e reazioni naturali. E' chiarissimo che lo sport da combattimento, nel momento dell'applicazione, abbia le sue dinamiche, così come l'autodifesa ne abbia altre: l'arte marziale reale ne ha altre ancora. Eppure i moti interni e la vera abilità del corpo restano tali in ogni possibile situazione. Dipende solo dalla preparazione della persona, come la stessa affronti ognuna delle eventualità proposte. 


 La mia idea, la mia linea guida, è che alla fine (per citare un noto aforisma) "un calcio è solo un calcio e un pugno è solo un pugno". Il principio tecnico non varia secondo la situazione, ma in termini contingenti può variarne la strategia nell'uso ed è questa una cosa che dipende dall'evento. Dal mio punto di vista, sarebbe strano pensare che una disciplina non funziona sul ring mentre funziona nella strada o viceversa. Parlo di strada e di ring dal momento che queste sono le due direzioni che in linea di massima le arti marziali hanno preso nel loro cammino evolutivo, tenendo fuori tutte quelle manifestazioni marziali che sono diventate pura decorazione e ricerca estetica a sfondo filosofico.

 Il problema (falso) si pone solo perché ci si fonda su chi è l'avversario e sul come agirà rispetto al contesto dell'azione, dimenticando che l'arte marziale reale non consiste nel guardare l'orto del vicino, ma primariamente coltivare il proprio orto, dal momento che "solo chi conosce se stesso è illuminato", come anche la migliore tradizione delfica ci ha insegnato. Non si tratta quindi di prepararsi all'eventualità de, ring o all'eventualità della rissa da strada, ma di migliorare se stessi. Questo è il vero scopo dell'arte marziale reale.



Kung Fu Roma
Migliorare se stessi
 Un Bazooka è più adatto alla guerra o alla guerriglia piuttosto che a situazioni di combattimento per strada, se confrontato con la pistola. Ma sono certo che chi spara, con uno strumento o con l'altro, saprà farsi valere in entrambe le situazioni. Più o meno bene secondo la specificità con cui si allena. E' l'attitudine della persona, prima ancora dell'abilità specifica, a contare nell'una e nell'altra situazione. La persona ben preparata e conscia di sé non distingue le cose. Usa solo tutti i suoi strumenti nel modo più efficiente, quale che sia la situazione.


 L'arte marziale reale, come l'HKB Wing Chun, insegna l'efficienza, non i trucchi da strada o da Tatami o da ring, perché lo scopo non è vincere l'altro, ma piuttosto "vincere se stessi", allungando la propria linea di abilità, piuttosto che imparare un singolo gioco e conoscere le risposte implicite in esso. E se dunque il centro dello studio è l'evoluzione personale, piuttosto che la specifica situazione, la pratica che ne consegue, per definizione, dà risultati in qualunque situazione.

 Se corpo e mente sono unificati e se non c'è la distanza di un capello tra l'intenzione della Mente e l'agire del Corpo, allora non sarà un regolamento sportivo a vietare di esprimere il proprio Kiai, inteso come espressione attiva di Energia focalizzata su un obbiettivo, o il proprio Aiki, inteso come la capacità di mettere la propria Energia in Armonia con l'Intenzione e l'Energia dell'avversario e di tutto ciò che ci circonda. Il messaggio è che se lo sparring o il libero confronto in esercizi più o meno predefiniti (leggi Chi Sau libero o randori o qualsiasi altro genere di esercizio che includa un contatto più o meno duro), ancorché liberi, sono un sistema di auto-gratificazione del piccolo ego, finiscono per diventare la ricerca di quella serie di tricks volta alla sconfitta dell' avversario in un contesto specifico, che può chiamarsi di volta in volta Chi Sau, combattimento di thay boxe o submission wrestling o qualunque altra cosa. Questa è la competizione contro gli altri.


 E' proprio diverso invece se si tratta della propria formazione. Niente tricks, solo duro lavoro e competizione contro se stessi per migliorare le proprie abilità. Il puro gioco di ostacolare le altrui intenzioni non porta a migliorare le proprie skills (nel caso del Wing Chun, ma non solo, basterebbe pensare a tutte le difese contro gancio da Pugilato o difesa da low kicks della Muay Thai, per vedere come ciò abbia contribuito alla creazione di false sicurezze nell'essere capaci con una tecnica meccanica e senza vita di affrontare specifici problemi), mentre la formazione di se stessi è l'abbandono di queste illusioni.

Continua qui: "...siamo Artisti Marziali"
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