venerdì 24 febbraio 2012

Riflessioni sulla pratica


Ospito col solito piacere questo contributo dell'amico Fabio Rossetti, che, come sempre, ci invita a riflettere sulla pratica della nostra amata disciplina, sull'essenza del nostro lavoro e, soprattutto, sulla chiave per la comprensione della stessa. A voi i commenti. Buona lettura!

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Spesso mi chiedo quali siano le chiavi per l’Arte Marziale, le quali sono spesso sfuggenti e nascoste. Ma questo è apparenza, poiché esse sono visibili e presenti, il che fa sorgere la continua ricerca interna di semplificare, di sintetizzare unendo ogni aspetto. Tutto resta in forse, poiché ogni punto d’arrivo è un altro punto di partenza, quindi la sua bellezza non finisce veramente mai. La semplicità trina è data dalle parole corpo, anima e spirito, tradotte in qualunque lingua. 

Occorre che sorga una comprensione consapevole e presente, che piano piano si espande e cresce, dando allo stesso tempo conoscenza sintetica fatta di generale e particolare, intuitiva e chiara. Come essere il centro unitivo e quindi realizzare?
L’essere umano ha una struttura geometrica e forze energetiche.

Allora, prendendo il combattimento come riferimento, occorrerà fare qualcosa di cosciente.
Il metodo è sintetico, cioè espresso dalla parola “olistico” cioè fare un lavoro d’insieme e se necessario sfumato, quindi sintetico in ogni sua parte.
Nell’arte marziale ogni cosa è interconnessa ed interdipendente con le altre, ritrovandola per corrispondenza seppur in ambiti apparentemente differenti.
Abbiamo detto della tripartizione corpo anima spirito.
Nell’arte marziale tripartiamo in lavoro sul corpo, tecniche, strategia tattica.
Ogni cosa va vissuta a “sfera”, allargando il significato verso l’infinito, cercando ogni connessione.

In principio si parte dal corpo essendo lo strumento dell’azione, consideratolo come energia più densa ed in realtà essendo in unità con quelli più “sottili”. Quindi averne una visione energetica e non esclusivamente materialistica. Nella sua energia passano altre energie e il lavoro sul corpo è di portarlo in armonia, rendendolo capace di unire le energie: così come riceve emana, così come emana riceve. 

Nel combattimento serve per squilibrare l’energia di un altro essere mentre si mantiene la propria armonia, per neutralizzarlo, usando il corpo per far sì che l’energia dell’altro non comprometta la nostra mentre noi compromettiamo la sua. Arrivando energia noi la possiamo neutralizzare, far cadere nel vuoto, assorbirla, riutilizzarla, allo stesso tempo: il vuoto squilibra se ci si cade, equilibra se ci si muove. Emanando energia la trasmettiamo facendola esplodere nell’altro: il pieno squilibra se ci riempie, equilibra se lo usiamo. 

Il lavoro sul corpo quindi è renderlo idoneo armonicamente per la veicolazione dell’energia in uno stato presente di meditazione in movimento ( che in realtà è la sua natura) : il lavoro ha in sé la base guaritrice, poiché ad energia armonica corrisponde uno stato di salute ottimale.

Ciò si fa in modo semplice, usando esercizi che sono forme contenenti quel modo.
Lo stato da raggiungere è espresso dall’arte ( o modo o metodo) , la quale si dota degli strumenti ( tecniche, esercizi), per essere quello stato. Essa evolve e si sintetizza, cioè cerca di creare strumenti dotati di semplicità, efficacia, universalità, equilibrio simmetrico, adattabilità. Per questo gli strumenti occorre comprenderli coscientemente e non farli meccanicamente. La presenza è fondamentale. Vivere per essere quello che si fa, per ritornare ad essere quello che veramente si è e che si è dimenticato.

Il lavoro sul corpo consta di :
esercizi di rilassamento profondo
esercizi di meditazione
esercizi di respirazione
esercizi di mobilità
esercizi di stabilità
esercizi di equilibrio
esercizi sui sensi fisici
esercizi sulle varie energie e l’armonia unitiva tra loro: di gravità, lineare, circolare, spirale, esplosiva, espansiva, contraente.

Ogni esercizio è fatto da un punto di vista tecnico in modo vario, ma l’essenza è quella di essere presenti e vigili, unendo l’attività e la ricettività con la pratica esperienziale diretta. In ognuno si lavora su tante cose contemporaneamente e simmetricamente: coscienza dello spazio tempo, percezione, ascolto, osservazione, immaginazione creativa, concentrazione mentale, equilibrio emotivo, fluidità, scioglimento delle rigidità, unione del duro ed il mollo, coordinazione, movimenti uniti e separati, lo sviluppo e la creazione della forza, la plasmabilità, la solidità, l’adattamento, ed altro ancora che si vive con la pratica.

Ricordo che l’esperienza diretta è meglio di miliardi di parole, poiché la sintesi vera è quella che siamo perché abbiamo cercato almeno di fare qualcosa. Inoltre lo sforzo da me compiuto per scrivere tutto ciò, non mi soddisfa, essendo le parole duali in sé, avendo sempre il senso e la realizzazione di non riuscire a trasmettere in senso unitivo quello che vorrei fare con queste parole, ritrovandomi nell’impossibilità oltre un certo livello di comunicare. Mi scuso se non comunico bene.

Il lavoro sul corpo è la base senza la quale ogni cosa non ha effetto: le tecniche non vivono e la strategia tattica è inutile. 

Quindi impegnarsi a fondo con dedizione, amore e determinazione è come coltivare un bel campo che comunque prima o poi darà i suoi frutti: per questo auguro a tutti un ottimo lavoro ed una bella raccolta di frutti per festeggiare tutti insieme!

Fabio Rossetti
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