lunedì 28 ottobre 2013

Bruce Lee, l'anarchismo epistemologico ed il JKD

 Mi sono trovato di recente a leggere un interessante libro sulle Arti Marziali, scritto da un nostro connazionale, che insegna in America all'Università e si diletta nella nobile arte della randellata cinese, di cui è insegnante. Ha già un'altra pubblicazione all'attivo, 'La tenera Arte del Guerriero', mentre l'opera che ho letto e che raccomando a tutti i veri appassionati è 'Per un Cuore da Guerriero - le Arti Marziali, la Filosofia e Bruce Lee'. Il suo nome è Daniele Bolelli. 

 Vale veramente la pena leggere questo volumetto e vale veramente la pena soffermarsi, tra le altre cose, su uno dei capitoli, il cui titolo è proprio "Anarchismo epistemologico: la Filosofia del Jeet Kune Do", di cui ho parlato proprio recentemente in un mio articolo, il cui titolo è "Il ritorno delle Arti Marziali Tradizionali: siamo artisti marziali". Interessante la posizione dell'autore - da me condivisa - sul senso dell'innovazione e della creatività che Bruce Lee ha portato nelle discipline marziali.

 Come più volte ho avuto modo di esprimere in varie conversazioni con appassionati e sulle pagine del Blog della nostra Scuola, Bruce Lee ha giocato un grande ruolo nel rilancio delle arti marziali, le quali all'epoca in cui il nostro visse, versavano in un periodo che più che di tradizionale, sapevano di stantìo. Per dare una struttura al proprio pensiero, il nostro Lee lesse molto ed è proprio alla cultura sino-giapponese, buddhista e taoista, probabilmente anche alla lettura di antichi testi di spada giapponese che maggiormente si rifece, paradossalmente aggredendo proprio quelle arti che proprio in quei contesti culturali erano nate. 

 Potremmo riferirci quindi al JuJutsu, all'AikiJuJutsu, al Tai Chi Chuan, persino al Ving Tsun. In realtà la rottura con la tradizione che traspariva dal suo atteggiamento era piuttosto un volersi riappropriare di una tradizione più autentica ed antica, che voleva liberarsi del vuoto ossequio formale, quello che lui chiamava "disperazione organizzata", in cui le arti marziali erano cadute da che BodhiDharma aveva cominciato a insegnare la disciplina del pugno a uno sparuto gruppo di monaci alla ricerca dell'Illuminazione. 

 Siddartha Gautama, con il suo percorso, rappresentava agli occhi del giovane Bruce colui il quale, rinnegando l'autorità della tradizione (in questo caso quella indù), aveva il coraggio di esplorare la realtà con le proprie forze, senza paura e soprattutto senza rilassarsi su alcuna comoda verità precostituita. A conferma di ciò, anche l'invito dell'oramai Buddha (il Risvegliato) a non ascoltare passivamente e credere ciecamente alle sue parole, ma a ricercare sempre una propria esperienza derivante dal contatto personale e diretto con le cose. Buddha assumeva ai suoi occhi il ruolo, come da titolo, dell'anarchico: una sorta di incarnazione del detto "Vivi e lascia vivere", forse un hippy ante litteram. Su questo modello di anarchia, Lee creò il Jeet Kune Do, una filosofia dell'arte marziale, piuttosto che uno stile.

 Proprio per questo lo definì non-stile, proprio perché non abbracciava "nessuna via come (la) via, nessun limite come limite". La domanda è: c'è veramente riuscito? Era la sua un'arte marziale o piuttosto l'atteggiamento verso la stessa? E se non ha una sua via, può il JKD avere una sua esistenza? Secondo chi crede in un JKD ortodosso di Bruce Lee la risposta è sì: il JKD ha una sua forma, quindi una sua via. Così visto, il JKD è uno stile come un altro, lo stile di Lee di fronte allo stile di Funakoshi, di Ueshiba o di chiunque altro. Secondo chi crede in un JKD anarchico più in linea col pensiero di Lee, la risposta è che il JKD è come l'acqua e può adottare tutte le forme senza averne nessuna. 

 Ma è possibile avere tutte le forme e contemporaneamente nessuna solo studiando il JKD? O è piuttosto necessario studiare tutte queste discipline nella speranza di possederle tutte secondo l'esigenza del momento? Ed ha poi senso un cammino marziale volto ad assumere ogni possibile forma? Ma soprattutto, è possibile? L'acqua impara a essere adattabile solo dopo aver provato tutti i possibili contenitori? O è proprio nella natura dell'acqua adattarsi? Non è piuttosto questo tentativo di essere al di là della forma un'illusione basata sull'attaccamento verso l'accumulo di forme? Era proprio questo che Lee intendeva. O no? 

 Parliamoci chiaramente, a differenza dell'autore, non ho grande simpatia verso Bruce Lee, essendo in gran parte la sua figura moderna il risultato di una operazione mediatica, benché senza di lui il Ving Tsun - e in genere le arti marziali - non sarebbe mai arrivato ad avere un successo planetario, con tutto il numero di persone pronte a salire sul carrozzone del successo. Ne ha insomma favorito al tempo stesso il successo e la condanna. 

 Tornando a Buddha, le persone che hanno voluto seguire il suo insegnamento, non si sono forse riunite in un Sangha? Il Dharma del Buddha non è forse il corpus dei suoi insegnamenti (le Nobili cause della sofferenza, l'ottuplice sentiero e così via)? Quello che voglio far notare in questa sede - il punto in cui la mia opinione diverge da quella di Daniele Bolelli - è che persino una via libertaria come quella del Buddha ha bisogno di passare per un insegnamento che definisce un obbiettivo e dei passi per raggiungerlo. Non si esaurisce in essi, ma usa tutto ciò come strumento. 

 D'altra parte come si può acquisire una libertà alla quale non si può dare un minimo di contenuto? Costringersi a non scegliere e a non prendere mai posizione, per essere in via teorica liberi, non è in sé un atto di libertà concreto. In quest'ottica, far parte di una Scuola non è un limite, ma una opportunità di studio. Avere una forma attraverso la quale studiare te stesso è un trampolino verso la libertà. La forma è solo uno strumento che attende la maturità per essere trasceso. Bruce Lee ha solamente assolutizzato l'ultima parte del cammino di ogni artista marziale che si rispetti. Ma questo step non esiste senza gli altri. 

 Passati pochi decenni dalla morte di Lee, già non sappiamo più cosa è il JKD: è uno stile semplice e diretto, senza fronzoli? E' un miscuglio di tecniche più o meno integrate e più o meno valido? E' il nulla spacciato per il tutto? Questo dipende dal fatto che Bruce Lee ha lasciato poca forma, così poca che anche le sue migliori idee hanno perso di sostanza. Intercettare il pugno, il significato di Jeet Kune, può essere fatto in 1000 modi, ma non tutti i modi ideabili sono anche giusti, così come si può essere liberi facendo di tutto, ma non tutti i 1000 usi creativi della libertà sono anche efficienti. Bisogna scegliere. Non puoi trascendere se non hai qualcosa da trascendere. Non puoi essere Maestro del Tutto se prima non sei uno studente del Qualcosa. 

 La creatività del JKD, che non passa attraverso la forma, è spesso il paravento dietro cui si nasconde l'ignoranza. Comparativamente parlando, nonostante la crisi in cui il Wing Chun versa da tempo - forse anche a causa dell'eccessiva creatività interpretativa da quando i pugni sono solo armi immaginarie -, si può avere una vaga idea di cosa esso potesse essere un tempo. Nonostante Bruce Lee sia un eroe recente, non abbiamo forse alcun filmato che lo mostra in un serio sparring, nonostante fosse stato il primo "tradizionalista" a tirar fuori questa parola dal dizionario. 

 Il JKD non sappiamo proprio cos'è o eventualmente che ha di diverso. Ma questo non riguarda solo il JKD, ma riguarda piuttosto tutte quelle discipline che pretendono e presumono di insegnare la libertà partendo dalla libertà stessa. E se c'è una cosa che accomuna tutti questi stili libertari fai-da-te è proprio la mancanza, quasi sempre, di sparring regolato. Questo perché nella strada non esistono regole e quindi non si può fare. Sembra una riedizione moderna delle famose tecniche mortali e dei colpi segreti. Nel caso di Bruce Lee, il suo pensiero è stato di ispirazione per il concetto di combattente moderno, completo in tutti i campi e le aree in cui il combattimento si può sviluppare. 

 Piuttosto che i seguaci del JKD, a giovarsene sono stati i combattenti di MMA. Nel caso dei seguaci del JKD, molto spesso la loro superiorità è rimasta sulla carta e spessissimo i suoi esponenti sono caduti nella medesima trappola degli stili tradizionali. Quando si dice l'ironia della sorte! Recentemente in un colloquio con un amico, questi mi faceva notare che nel combattimento da strada, un Tyson lo puoi affrontare con una bottiglia, piuttosto che coi pugni, per giustificare la pochezza dello sparring in senso sportivo. La mia risposta è stata che se anche Tyson avesse una bottiglia, avrebbe senso allenarsi in palestra allo sparring con bottiglie finte? Non è che il fatto di poter usare una bottiglia per strada serve a giustificare ideologicamente la propria carenza nell'allenamento coi pugni piuttosto? 

 Tornando al Wing Chun, nonostante la creatività degli allievi di Yip Man, che sono riusciti appunto a creare vari sotto-stili personali di Wing Chun in brevissimo tempo (chi ha aggiunto movimenti alla Siu Lim Tau per aver scoperto dei movimenti in combattimento, chi ha fatto studi concettuali facendo molta ricerca, chi ha creato il JKD...), non c' è nessuno di loro che ha dimostrato di funzionare. D'altronde, vedendo gli esponenti di questa scuola, in genere non è che destino impressioni a proprio favore. 

  Se non si studia la realtà, la fantasia, che sia quella del JKD o quella dei cosiddetti innovatori, non ti porta lontano, come non porta lontano il pensiero di non voler per partito preso fissare dei concetti in una forma come se questa fosse un limite. In verità, se uno è limitato, troverà sempre dei limiti al proprio agire, anche se non imposti da forme esterne. La fantasia basata sul nulla in realtà è un fantasticare. La creatività che non possa essere mostrata attraverso una forma, non esiste; e quello che non esiste, non può essere verificato.

 L'anarchia epistemologica, nel senso espresso da Lee, non è mai esistita. E' un mito moderno che assolutizza una parte del percorso marziale: precisamente la fine dello stesso, che rappresenta l'inizio dell'essere se stessi. Se quindi dovete rivolgervi a un Insegnante, non cercatene uno fantasioso, che su attacchi semplici lenti e stereotipati possa esibirsi in 1000 difese una più affascinante dell'altra (sulla carta), ma piuttosto uno coi piedi per terra, che ha non vaghe idee su come si conduce un combattimento di cui vi mette oralmente a parte, ma che abbia una forma che trasmette contenuti. Come membro della Scuola HKB Wing Chun, vi invito a fare un salto in una delle nostre realtà. Un saluto a tutti i praticanti.

Pasquale Mazzotta
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