venerdì 3 luglio 2009

Materiale didattico e rapporto Insegnante-Allievo II

Riprendiamo il discorso di ieri. L'Insegnante deve tener conto delle diverse tipologie di Allievi in termini capacità di apprendimento, nonché delle diverse abilità pregresse, così come delle varie corporature, etc. La metodologia dell’insegnamento deve combinare tecniche e modalità diverse fra di loro, anche opposte, per coprire la maggior parte delle tipologie.

Nell’insegnare una postura o un movimento, oltre ad una spiegazione razionale, scientifica, va affiancato un approccio intuitivo e sensitivo possibilmente basato su esperienze corporee già interiorizzate. Si può ricorrere ad immagini o forme verbali, che suscitino nell’allievo sensazioni immediatamente riscontrabili nel proprio corpo. La “spiegazione” deve estendersi a 360 gradi; la capacità dell'Insegnante si riscontra anche da questo e non soltanto dalla sua co
mpetenza o abilità tecnica.

L’Allievo, da parte sua, deve interpretare per sé tale percorso, partendo dalla manifestazione scaturita dall’applicazione dei Principi. Deve sapere qual è il modo migliore per lui di apprendere e valorizzarlo, lasciarsi “penetrare” o meglio “permeare” dall'Insegnante, pur mantenendo la propria identità e personalità. Si devono creare le condizioni migliori per uno scambio “osmotico” fra Insengante ed Allievo, ma anche fra Allievo anziano (o fratello maggiore) e Allievo giovane (o fratello minore); lo spirito di collaborazione ed una sincera voglia di apprendere con un buon pizzico di umiltà e pazienza completano l’atmosfera nella quale viene a crearsi il processo di apprendimento. Infine, l’allievo deve studiare e capire per interiorizzare i Principi.

Nell’osservazione e nella ripetizione dei movimenti compiuti dall'Insegnante l’Allievo attraversa una fase di imitazione nella quale la manifestazione esterna del movimento costituisce soltanto una faccia del movimento complessivo. Infatti, le persone sono sostanzialmente simili fra loro nella media, pertanto non vi saranno differenze significative nella manifestazione corporea del principio applicato. Ma se, ad esempio, abbiamo un Insegnante di piccola statura che esegue posizioni molto basse relativamente alle nostre dimensioni, il volerlo imitare solo dall’esterno richiederebbe uno sforzo inutile oltre che dannoso nel cercare di raggiungere le sue prestazioni.

2 commenti:

gr ha detto...

quello che scrivi e' vero in un senso ma da precisare in un altro..sappiamo tutti quanto non sia facile apprendere dei movimenti sofisticati quali quelli che il nostro sistema prevede,movimenti basati sulla propriocezione e sullo sviluppo della tecnica esatta atrtraverso un allenamento in un certo qual modo monotono..talvolta mi fermo a riflettere sulla difficolta' che si ha nell'insegnare un esperienza soggettivamente interiorizzata attraverso alcuni canali strettamente personali,quali esperienze pregresse,conoscenza del proprio corpo ecc.ecc.per questo nell'antica cina venivano effettuati alcuni esercizi preparatori volti sia a liberare il corpo dalle convinzioni che a uccidere i nostri tabu interiori,il nostro ego..la perfetta esecuzione della tecnica richiede molta pratica e molto duro lavoro anche su noi stessi ed e' un lavoro che un buon sifu deve monitorare ma fornendo linee guida essendo,a mio avviso,un percorso squisitamente personale e non una ricetta che con il giusto dosaggio degli ingredienti riesce comunque a fare la torta..intervengono in noi molte variabili,la stanchezza,la bassa concentrazione,la paura,l'arrivismo,la saccenza e chi piu ne ha piu ne metta..e' vero che non si deve solo copiare il sifu nel movimento ma si devono tenere a mente i principi che per loro natura sono infallibili..bisogna soltanto fidarsi di loro e di noi stessi e questa,sappiamo tutti,e' la parte piu' difficile del gioco..ciao a presto

Riccardo Di Vito ha detto...

Grazie per l'ottimo commento, gr!