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sabato 3 novembre 2012

丁步 - Ding Bou

Alcuni praticanti di Wing Chun tengono molto a differenziarsi dal resto della più grande comunità del Kung Fu o del Wu Shu, guardando con un ghigno alquanto sciocco posizioni, movimenti e tecniche che non vengono capiti a prima vista. Una di queste posizioni è la 丁步 - Ding Bou -, spesso poco considerata o, peggio, vista solo come fase di passaggio. 

Ad occhi inesperti la posizione potrebbe sembrare estranea al nostro bagaglio tecnico, eppure la ritroviamo ad ogni piè sospinto durante il lavoro di gambe, soprattutto quando di fronte a noi c'è un buon combattente che utilizza i calci in modo particolare. Ogni volta che ci muoviamo copriamo sia l'avanzata che la ritirata e, in entrambe i casi, c'è un passaggio abbastanza chiaro in Ding Bou, che è necessaria per difendere in modo molto serio la linea verticale mediana, all'altezza dell'area genitale e via via a scendere, fino ai piedi.

丁 [dīng], lo sappiamo, rappresenta il chiodo e l'idea stessa di "inchiodare". Cosa fa, quindi, il movimento di gambe (步 [bù])? Inchioda l'eventuale attacco avversario al centro, proprio di fronte all'area genitale, difendendo nel modo a noi più congeniale, attaccando! La cosa importante è imparare a trasferire energia all'altro senza particolare dispendio energetico: qui sta tutto il senso del Faat Ginhg, senza il quale si rischia solo di eseguire una posizione statica, prima di senso.

Tra l'altro questo tipo di movimento sta alla base di parecchi tipi di passi, perché viene allenato in modo tale da permettere al praticante di prendere angoli, difendersi dai calci e colpire in tutta sicurezza. Nel lineage Leung Ting, per esempio, si trova all'interno della forma Cham Kiu, dove viene allenato per permettere al praticante di calciare indietro in tutta sicurezza, prima di cambiare fronte a 180°.

sabato 29 maggio 2010

Passi sul fiore di prugno

Mesi fa iniziai a parlare del Mui Fa Jong (qui). Vorrei continuare ad approfondire il tema. Il fiore di prugno ha un significato rappresentativo dello spazio in cui ci muoviamo. Possiamo intenderlo come una rappresentazione sincretica dello spazio. Non è una forma codificata di passi, non ha nomi specifici. Utilizziamo dei sostantivi solo perché dobbiamo imparare ogni singolo movimento. Potremmo usare solo dei segni grafici per intendere il tipo di passo da analizzare in una data azione...

Altrettanto potrebbe essere detto dei cinque elementi, rappresentazione arcaica di principi fisici, tentativo riuscitissimo di esprimere teoricamente cio che non è rappresentabile nella realtà. Così il fiore di prugno è l'essenza minuscola dei movimenti. Non è uno schema, ma un'indicazione sul da farsi.

Molto probabilmente l'utilizzo del fiore di prugno è legato a Ng Mui, anche se non so ancora bene si si possa trattare di un personaggio oppure di una tecnica o di altro. Allo stato attuale delle mie conoscenze, non posso dirlo con certezza. Eppure, se pensiamo ai nomi dei 5 famosi Monaci, ognuno esprime delle abilità. Ng Nui, per rimanere all'esempio, potrebbe essere il soprannome di un Monaco (o di una Monaca) bravissimo nel muoversi nelle cinque posizioni di base.

Già, perché secondo alcuni Maestri cinesi, quando si parla del fiore di prugno si fa riferimento alle posizioni, considerando i paletti solo come un metodo per allenarle. Non a caso, se pensiamo al passo strisciato, sarebbe improponibile eseguirlo sui paletti, eppure è così importante nel nostro sistema!

Oppure riflettiamo sul passo a freccia: visualizziamo lo spostamento della nostra posizione. Non ci stiamo muovendo sul fiore, ma è il fiore stesso che si è mosso nello spazio con noi. Questo per dire che non ci si deve fissare sulla natura schematica degli esercizi, ma bisogna interiorizzare un modo di muoversi, per non ripetere meccanicamente solo delle tecniche.

Per fare un buon lavoro, dovremmo redigere un bel manuale con il nome delle posizioni ed il nome dei movimenti, per evitare di mischiarli. Bisogna aver ben chiaro nella mente che ogni petalo costituisce una posizione, una collocazione del peso, non un passo in sé. Le linee direzionali che andremo a prendere, dopo aver collocato il peso, nascono proprio dal petalo del fiore.