lunedì 30 gennaio 2012

Prospettiva Biu Ji (標指) - I

La prospettiva Biu Ji (標指) cambia spesso la vita al praticante di Wing Chun, perché si vanno a perfezionare dei movimenti i quali, sebbene visti sin dal primo giorno nel Kwoon, danno una maggiore capacità d'azione, in quanto articolazioni e tendini vengono sollecitati in modo sempre più preciso.

Non c'è niente di mistico, fantastico o irreale nelle forme, è bene ricordarlo sempre, ma attraverso il lavoro sulle stesse andiamo a rinforzare determinati distretti corporei, affinché vengano utilizzati al massimo della velocità e della potenza sotto pressione. Non bisogna pensare alla Biu Ji come forma migliore o peggiore di altre ovvero come sprigionante poteri soprannaturali o chissà quali tecniche mortali.

Ho sentito spesso parlare di questa forma come dell'insieme delle tecniche di emergenza, ma è chiaro che tutte le situazioni di pericolo in cui siamo costretti a difenderci sono esse stesse emergenze. Quindi? Sempre Biu Ji? Semmai questa forma dà modo al praticante di studiare nuove strategie, vie d'uscita prima inesplorate, specialmente sotto pressione, quando è necessario e non sempre sufficiente assorbire al massimo la potenza dei colpi degli avversari.

Di sicuro questa forma è nata per incrementare la capacità di trasferire energia che siamo soliti definire Faat Gihng (發勁), con un incessante lavoro tendineo-articolare (se vogliamo vederlo nella componente esterna) e, allo stesso tempo, interno (con gli appropriati esercizi di Noi Gung - 內功 -), che poche volte ho visto eseguire ai Maestri conosciuti nel passato. Mentre la forma Chum Kiu, come abbiamo visto anche sul blog, contiene numerosi elementi di lotta in piedi, possiamo dire che la Biu Ji raffina le capacità di striking del praticante di Wing Chun, pur contenendo al suo interno chiari lavori di grappling, come andremo a vedere.

Ogni forma ci aiuta ad abituare il corpo ad un certo tipo di meccaniche, ma, per esempio, con gli esercizi del Saam Yiu Sau (accenni qui) riusciamo a potenziare in modo unico polso e avambraccio, attraverso lavori di isometria insostituibili, che permettono di sprigionare energia ad ogni movimento del polso. La stessa tecnica permette anche di lavorare sulle chiavi articolari al braccio "in guardia" dell'avversario, oltre a dar modo al praticante di raffinare le sue capacità nell'emissione di energia dal ponte lungo (Cheung Kiu Faat Lik).

Vogliamo parlare anche di come cambi le prospettive di difesa-attacco del praticante il continuo e costante addestramento sulle gomitate? Benissimo, basti pensare a come ci si senta più sicuri a lavorare a corta distanza, nonché nel corpo a corpo, dopo aver conosciuto la potenza sprigionata quando si tirano tutti i tipi di 肘 (Jau/Jaan) visti. Si lavora sull'emissione della forza attraverso la rotazione del busto, che ci permette di allenare il corpo come se fosse diviso in tre distretti, superiore, centrale ed inferiore. Insomma, un bel lavoro da fare!
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