venerdì 12 novembre 2010

Intervista a Roberto Blandino

Oggi incontriamo Roberto Blandino, Maestro della Scuola di Gianluca Boccato (Famiglia Cheung/Lam).

Ci puoi raccontare come è nato il tuo amore per le Arti Marziali? Quando hai iniziato a praticarle e, soprattutto, cosa hai studiato prima del Wing Chun?

Ciao Riccardo. Innanzitutto grazie per l'occasione che mi stai dando, ma non amo il titolo di “Maestro”, non fosse altro per l'estrema svalutazione che ha avuto nella storia recente della nostra Arte. Il mondo (soprattutto occidentale) è piantumato di “maestri” che si fatica a definire semplici allievi e ad un occhio inesperto e non smaliziato è facile fare confusione nel giudizio. C'è da dire che entro pochissimi anni saremo alla resa dei conti, dal momento che, vista l'età avanzata, scompariranno gli ultimissimi veri Maestri ed ogni legame (o quasi) con le Fonti e la Storia di questa meravigliosa Arte saranno un mero ricordo, che col tempo sparità anch'esso.
Perciò chiamami semplicemente “Roberto”. 

Per rispondere alla tua domanda ho cominciato a studiare Arti Marziali, e più precisamente Shao Lin Chuan nel 1986, all'età di 14 anni sotto la guida del compianto M° Chang Dsu Yao, scomparso poi nel 1992. Conobbi la sua Scuola grazie ad un carissimo amico di famiglia, suo allievo diretto e responsabile della “chiamata” del Maestro in Italia. Fu un'ottima “palestra”. Il Maestro Chang era un uomo eccezionale, uno di quelli che vengono definiti “tesoro vivente” e patrimonio dell'umanità, al pari delle meraviglie architettoniche e paesaggistiche del pianeta. I suoi insegnamenti, negli anni in cui li seguì, vertevano principalmente sull'uso della struttura corporea e della respirazione, sul generare potenza attraverso l'uso del corpo... Ricordo che una volta mi corresse, dopo una mia smorfia di sofferenza ad un esercizio particolarmente faticoso, con queste parole : “Non devi lasciare trasparire alcuna emozione, nessuno sforzo, nessuna informazione, altrimenti il tuo avversario saprà che stai soffrendo e peggio un semplice passante, magari vedendo solo il tuo volto e non ciò che stai facendo, potrebbe pensare che gli stai facendo le boccacce... e sarebbe scortese da parte tua...”. Il combattimento era visto in maniera molto marginale rispetto alle finalità dell'addestramento. Quando passai a studiare il Wing Chun, quelle basi apprese alla dura scuola del Maestro Chang, mi furono preziosissime.

Quando hai iniziato a studiare il Wing Chun? Puoi ripercorrere i tratti salienti della tua 'carriera'?

Ho iniziato nel 1994. A quel tempo pensavo che il wing chun fosse praticato in ogni scuola con quel nome (più o meno storpiato per motivi commerciali) e che uno valesse l'altro. Cominciai lo studio presso la scuola di un allievo del M° Boccato a Mestre, per poi passare direttamente quale suo allievo privato nel 1996. Il M° Boccato cominciò il suo apprendistato nel 1968 all'età di 7 anni sotto la guida di Si Fu Steve Lam di Macao, allievo di Si Fu Chang Li, allievo di Leung Bik. Metà di ciò che pratico deriva quindi da quel lineage non passato attraverso Yp Man. Il restante 50% deriva dal GM William Cheung, il cui wing chun deriva in parte sempre da Leung Bik ed in parte da Chu Chung Man, sempre attraverso Yp Man. Confrontando il weng (wing) della famiglia Chu e le due versioni di Leung Bik intra ed extra Yp Man, le assonanze si rivelano sbalorditive. Ma ciò non deve stupire visto che originariamente wing e weng erano due rami dello stesso albero... Lo stesso Leung Jun è ricordato come Maestro di weng chun... Quando divenni Si Fu nel 2001 molte di queste sfumature storiche mi erano ignote, la ricerca e la voglia di comprendere hanno fatto il resto. Il confronto costante con altre discipline Marziali e sportive è stata la tappa obbligata del mio percorso marziale.

Quali sono stati i tuoi Maestri? Oggi chi è il tuo Maestro?

Come ho accennato prima il M° Chang Dsu Yao, e poi il M° Gian Luca Boccato. Nelle Arti Marziali il vero rapporto Maestro/Allievo dura a vita, perciò anche cambiando strada e percorso il Maestro che ci ha guidati per mano per un periodo della nostra vita, sarà per sempre il nostro Maestro. Non esistono ex Allievi o ex Maestri... sia chiaro, non sto parlando del turismo marziale tanto caro a noi occidentali... non sto parlando di foto carpite con l'inganno, diplomini a pagamento e di “Istruttori Chum Kiu” o peggio “Istruttori Siu Nim Tau”... il rapporto con questi “maestri” se fosse realmente a vita sarebbe una condanna...

Sei un SiFu. Come si viene eletti tali nella tua Scuola?

Dopo aver dimostrato di aver appreso e di saper applicare il programma a mani nude dello stile. Tutto il programma a mani nude. Una volta diventati Si Fu occorre necessariamente fare esperienza come insegnanti ma soprattutto come combattenti. L'insegnamento serve e rimettere in discussione ciò che si è appreso ed a ricominciare da capo ogni volta, è un lavoro di ricerca interiore per l'Insegnante, almeno quanto lo è per l'Allievo. Fare esperienze al di fuori di ciò che si è praticato è un altro punto fermo imprescindibile per la reale comprensione dell'Arte. Come il confrontare più lineages possibile con ciò che si è appreso. Inoltre un Si Fu si deve allenare molto, sia tecnicamente che fisicamente... Un Si Fu che, per esempio, dopo un paio di scambi veloci ha il fiatone, o è dedito ad intemperanze alimentari non è un Si Fu serio. Deve sempre essere un gradino sopra il più bravo e dotato dei suoi Allievi. Occorre essere degli esempi, dei modelli e questo si ottiene e mantiene solo con un impegno costante. Punto importatissimo da sottolineare è che un Si Fu è uno studente, è un Allievo che finalmente conoscendo il sistema a mani nude deve studiare le armi, massaggio, MTC (medicina tradizionale cinese), Dim Mak, erboristeria... in modo da diventare Maestro... Quando divenni Si Fu il mio Maestro mi consegnò il pezzo di cata con queste parole "Ora, finalmente, cominci a fare Wing Chun...". Non lo ringrazierò mai abbastanza per quelle parole.

Quante ore al giorno ti alleni?

Mai meno di tre/quattro, se quel giorno non insegno due "fisiche" e due "tecniche". Se insegno mai meno di due, una ed una, più l'insegnamento. Quando ero ragazzo e fino ai 30/32 anni mi allenavo in media 6/7 ore al giorno, in effetti la mia vita era abbastanza semplice, lavoro ed allenamento.

Hai mai combattuto in contesti sportivi? Con quali risultati?

Guarda il primo kick boxer che ho affrontato mi ha rotto il setto nasale, il primo thai mi ha messo giù per ko tecnico per frattura della tibia destra... è passato molto tempo ma senza esperienze negli sport da combattimento è molto difficile comprendere cosa sia un combattimento e quali siano le difficoltà connesse. Il vecchio aforisma del prenderle prima di darle è oltremodo valido. Certo a non tutti interessa, ma si tratta pur sempre di arti guerriere... Come vedi parlo volentieri soprattutto delle mie sconfitte, perchè esse sono state mie Maestre. Mi hanno insegnato molto, mi hanno obbligato a prendere atto delle mie debolezze e di come superarle. E' facile riempirsi la bocca ma se un cazzotto di un pugile non lo hai mai preso non saprai mai di cosa si sta parlando. Il mio è un “tu” impersonale ovviamente... Quelle esperienze mi hanno fatto comprendere che essere laureati in medicina non significa essere in grado di trapiantare un cuore. Figuriamoci se poi qualcuno è pure un laureando... Sono aberrazioni tutte occidentali che un laureando in "medicina" abbia una cattedra in "chirurgia d'urgenza"... Nessuno si farebbe opperare da uno studente in medicina... eppure, ogni anno migliaia di studenti nel Mondo si affidano agli insegnamenti di moltissimi pressapochisti autoreferenziati. Ed ill wing chun, così, si estingue.

Quante ore dovrebbe dedicare all'allenamento uno Studente che volesse progredire in modo serio?

Dovrebbe dedicarsi al suo allenamento in maniera molto seria ovviamente e non meno di 12/14 ore alla settimana, meglio di più però. Personalmente da ragazzo mi allenavo almeno 35 ore alla settimana. Per prima cosa si deve pensare alla qualità dell'allenamento prima ancora che alla quantità. La qualità di ciò che si pratica dipende dal Maestro che ognuno si è scelto, e al di là della preferenza accordata a uno o all'altro, la qualità dell'insegnamento è al di fuori del nostro controllo. Sotto il nostro controllo è la nostra qualità come allievi. Per prima cosa occorre ponderare il tempo libero che abbiamo a disposizione durante una settimana tipo. Cominciare da piccoli aiuta, perché si impara fin da subito a far diventare l'allenamento parte integrante delle nostre attività giornaliere... c'è un tempo per mangiare, dormire, lavarsi, lavorare/studiare ed uno per allenarsi. Da piccoli è più facile ovviamente, iniziare da adulti fa sì che l'allenamento debba incastrarsi fra la moltitudine di impegni come lavoratori, compagni/mariti, padri, uomini ecc... ecco che, spesso, alla prima difficoltà vige il principio del “last in, first out”... l'ultimo impegno (marziale) arrivato è il primo ad andarsene... L'Artista Marziale deve necessariamente possedere un ventaglio di abilità... e tutte vanno accresciute nel corso degli anni di pratica, vanno portate su tutte insieme, trascurarne anche una sola, prima o poi farà crollare il castello... In ogni caso è bene dividere l'allenamento in moduli giornalieri, in modo da allenare ogni abilità ogni settimana e portandole così avanti simultaneamente. E' meglio avere tutto al 30% che qualcosa al 70% e qualcos'altro al 20%.

Che ne pensi del modo di insegnare degli altri Maestri di Wing Chun e delle altre Famiglie in generale?

Guarda, il Maestro si può giudicare da un parametro oggettivo molto semplice, ossia dagli Allievi che ha e da quanti, in percentuale, conoscono e sanno mettere in pratica l'Arte, indipendentemente dalle proprie caratteristiche fisiche individuali. Se l'insegnante è buono il più piccolo e meno dotato fisicamente dei suoi allievi deve sapersi difendere. Se prendiamo questo parametro come buono, è facile notare come la stragrande maggioranza dei praticanti occidentali, sia insegnanti che studenti, è assolutamente inadeguato nel proprio ruolo. E' inutile prendere a modello di riferimento un praticante che pesa 110 kg e alto 2 metri, o 95 kg alto 190 e così via... Il Wing Chun (in quanto Arte Marziale) è stato ideato e concepito da persone normali per affrontare chi è più forte e dotato fisicamente. Dal mio punto di vista un peso massimo, alto e forte non ha alcun bisogno del Wing Chun per potersi difendere, e soprattutto potrà sempre contare su massa/peso e lunghezza degli arti, e sopperire così ai principi e concetti che non ha compreso. Se ciò che si pratica è corretto deve funzionare anche (e soprattutto) se messo in pratica da una persona normale e per normale intendo fisicamente, di certo non deve essere normale come preparazione fisica, che è un'altra questione ancora. Quanto al modo di insegnare, io parteggio per la tradizione. Brutta parola oggigiorno, ne convengo, ma con essa voglio intendere che bisogna seguire e tenere per mano due funi... quella del consolidamento delle basi e quella della preparazione fisica. Migliaia di ore di chi sao, sezioni e contro sezioni non servono a nulla... tirare migliaia di colpi a vuoto idem... specie se poi non si è in grado di generare potenza attraverso l'uso delle anche ed a mantenere solida la propria struttura nel movimento, perchè è facile essere solidi stando immobili, occorre vincere l'inerzia di un corpo e spesso sbagliando angolo e punto di attacco, ma mantenere quella struttura muovendosi è tutto un altro paio di maniche... Non è possibile che dopo 10 anni di allenamento l'allievo debba ancora vedere e conoscere qualcosa del proprio sistema. Il Wing Chun può essere appreso in 7 anni a patto di prendere molto seriamente il proprio addestramento. Tanto, al Cielo piacendo, andrà praticato per tutta la vita. Personalmente reputo il Wing Chun quasi estinto, se non di fatto estinto e per quanto mi riguarda i lineages e i Maestri che lo trasmettono si contano sulle dita di una mano, e ne avanza qualcuna. Se poi pensi che ci sono Si Fu che obbligano gli allievi a reggere i secchi pieni d'aqua col bon o col tan sau, o che confondono gli allievi con centinaia di inutili sezioni di chi sao, ma senza insegnargli il footwork, o che li indottrinano che ci sono 10 tipi di forza e decine di motti... ma ahimè, alla fine, al primo schiaffo vanno a tappeto...

Quali sono le maggiori differenze che riscontri tra il tuo Wing Chun e quello delle altre Famiglie che conosci?

Lo studio delle basi e della biomeccanica, lo studio delle forme sia per complessità che per completezza, lo studio del chi sao e delle sue finalità, lo studio del condizionamento e del footwork, e il confronto parallelo e costante con altre realtà marziali e sportive al di fuori del Wing Chun. In ogni lineage ci sono dei punti di contatto con ciò che pratico, che variano da un 20% ad un 80%, che rispecchiano la percentuale di Wing Chun che è presente in quel lineage. Più il lineage è diverso più quel lineage insegna altro. Ma attenzione che molto spesso le similitudini sono solo apparenti. La stragrande maggioranza del wing chun insegnato qui in occidente (ma anche in Cina) è scardinabile semplicemente col footwork corretto applicato con corretta struttura e punti di contatto.

Quali sono i concetti chiave sui quali si focalizza la tua Scuola?

Non esistono scorciatoie, devi allenarti molto e bene. Se non possiedi resistenza agli urti lascia perdere, se non sei in grado di muoverti in ogni direzione da qualsiasi posizione ti trovi rispetto al tuo avversario, stai sbagliando... se non sai usare ogni articolazione del tuo corpo in ogni movimento non generi energia, se non incroci le braccia con praticanti seri di altre discipline/sdc non interiorizzi ciò che hai appreso, se non dubiti non ti fai domande e senza domande spesso vieni ingannato. Se non interiorizzi realmente i principi non sopravviverai mai ad uno scontro, perchè tenderai ad usare la forza fisica e prima o poi troverai qualcuno più forte e preparato fisicamente.

Ci puoi dire quale sia l'utilità del 'Luk Dim Poon Kwan' oggi?

Ogni lineage è un mondo a sé. Perciò ti risponderò dicendoti che nel nostro lineage il wing chun a mani nude si impara tutto prima dello studio delle armi, perciò il bastone, che peraltro è un'arma acquisita molto tempo dopo la nascita del Wing Chun non è indispensabile per progredire nel combattimento a mani nude. Alcuni lineages per allungare il brodo e per fini commerciali hanno sempre rimandato i punti chiave del sistema in ciò che stava più in là, indipendentemente dalla bontà o meno di queste chiavi sistemiche... l'allievo viene fidelizzato instillandogli il dubbio che studiando qualcosa che ancora non conosce verrà finalmente messo a parte dei “segreti” del sistema... Ti pare che dopo anni e anni di pratica a mani nude sarà un bastone lungo tre metri a spiegarti come combattere disarmato? Suvvia... è tanto semplice aprire gli occhi... E soprattutto posizioni, tecniche e distanze nel bastone non hanno nulla a che vedere con il combattimento a mani nude... Le posizioni del bastone sono quelle dello Shao Lin Tsu, si usa da un solo lato e il mio avversario è a tre metri di distanza! Certo è innegabile che, visto il suo peso e per utilizzarlo correttamente, occorra sviluppare alcune caratteristiche quali forza e resistenza (ma occorre allenarlo simmetricamente allora, altrimenti svilupperò muscolatura e consapevolezza articolare in maniera disarmonica) e gestione del corpo, ma a mani nude, tecnicamente, è tutto diverso. La realtà è invece che se il sistema è corretto e ben allenato in ogni singolo esercizio, dalle forme, al chi sao allo sparring ci deve essere tutto il sistema e non solo una sua parte. Cosa che molto spesso non è.

E dei doppi coltelli?

Qui il discorso è valido come sopra, ma visto che sono armi corte rispetto al bastone risultano appendici delle braccia che non richiedono una modifica strutturale alla pratica. Infatti i coltelli fanno parte tradizionalmente del sistema, stesso footwork, stessi principi, stessa simmetria ecc.. ecc... Anche qui vi è un allenamento di tipo fisico dovuto al peso, a patto che il peso sia ben bilanciato altrimenti “voleranno via” per inerzia e la tecnica ne verrà negativamente influenzata. Ovviamente anche qui stò parlando del nostro lineage, nel quale già tutto è stato visto ed allenato prima di arrivare allo studio delle armi. I Dao costituiscono per noi un buon ripasso ed allenamento fisico ma nulla più.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

@Roberto:

la persona responsabile era Roberto Fassi,no?

Guido

Angelo ha detto...

Personalmente, l'addestramento al bastone lungo mi ha migliorato sia nella comprensione del sistema sia nella potenza delle tecniche. Esperienza condivisa anche con altri praticanti di lignaggi differenti. Una volta la pensavo come Roberto, ma mi sbagliavo.

Anonimo ha detto...

Che pupazzo Blandino! Ah ah ah

SiFu Riccardo Di Vito ha detto...

Neanche il coraggio di una firma? Ti permetti di dare del pupazzo ad altri?!