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giovedì 30 agosto 2012

Le Forme ed il senso della progressione nel Wing Chun

Ospito con immenso piacere questo articolo del mio caro ToDai Pasquale "Guido" Mazzotta, che pone alcune questioni su cui sarà bene riflettere assieme. Sono molto contento quando una persona così in gamba prende coraggio e scrive le proprie idee, in modo da condividerle con gli altri praticanti, crescendo assieme, attraverso un proficuo scambio di opinioni. Condivido tutto l'articolo e sono molto contento di aver trasmesso idee che oggi si sono fatte mature e ben ordinate. Buona lettura e un ringraziamento particolare al buon Guido!

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Per prima cosa occorre ricordare (se mai ce ne fosse bisogno) che nel Wing Chun le forme non sono tecniche utilizzate in un combattimento immaginario contro un avversario, ma dei modelli di movimento i quali, nel rispetto delle leggi di movimento del corpo umano, veicolano l'intenzione (意 [yì]) del praticante in diverse direzioni, prendendo in esame vari scenari possibili.

Questi ultimi si distinguono in base a tempi e distanze del tutto soggettivi, che si creano durante l'azione, così come letti intuitivamente dalla mente del praticante, in relazione alla propria capacità motoria innata, ma anche coltivata. Non si tratta di conoscere varie distanze e movimenti della forma correlati, di modo che ad ogni distanza intervenga oggettivamente un'arma adatta, ma di disconoscerle, dal momento che le distanze sono ancora un parto della mente, valido magari per necessità di studio, ma non nella realtà.

Ciò che collega maggiormente i soggetti dell'azione (nello specifico del combattimento) è sempre l'intenzione (意), di cui l'espressione fisica è solo la parte visibile. Il primo passo, quindi, è l'armonia con se stessi e con l'altro, cosa che rende possibile leggere il movimento dell'altro, come su un quaderno, e rimanere imperturbabili durante l'azione.

Quando si combatte non si risponde meccanicamente tecnica A contro tecnica B, ma lavora sull'intenzione dell'altro, prima ancora che sul suo movimento, ciò che nel Bu Jutsu (武術) giapponese è noto come sen no sen (l'iniziativa prima dell'iniziativa).

Passiamo dunque alla nostra visione delle forme.

尋橋  [xúnqiáo]- Cham Kiu - Cercare il Ponte

La seconda forma del sistema Yip Man/Leung Ting, da cui proveniamo, si concentra prevalentemente su movimenti di natura difensiva. Mentre è vero che nelle sezioni di Chi Sau di Cham Kiu, così come ideate da  Si Jo Leung Ting, ci si occupa di affondare il ponte (沉橋 [chénqiáo] - si trascrive sempre Cham Kiu in Cantonese), una volta stabilito il contatto, da cui si parte (per convenzione) negli esercizi di Pun Sau (盤手 [pánshǒu]) e Chi Sau. 

Solitamente, infatti, si immagina di aver già annullato la distanza col nostro avversario, sebbene nella forma  si notino tutta una serie di movimenti che poco si prestano all'idea di un contatto già avvenuto. Molti movimenti strettamente formali, infatti, non trovano riscontro nelle rispettive sezioni (le quali, lo ricordiamo, sono semplici elaborazioni di sequenze di Si Jo Leung Ting), sicché si può dedurre per varie vie che, mentre la forma si preoccupa di ciò che avviene prima, le sezioni si occupano di ciò che viene dopo, in una logica temporale.

Per questo la forma Cham Kiu è la ricerca di un vantaggio posizionale, ma sempre in ottica difensiva e di controllo dell'altrui iniziativa, mantenendo la struttura che abbiamo appreso dalla Siu Nim Tau, aggiungendo  ora una dinamica volta a lasciar colmare il gap. Il Chi Sau, al contrario, si occupa del momento in cui si è chiusa la distanza tra i due opponenti, quando l'avversario (o il partner) cerca di chiudere gli spazi e di sabotare i nostri attacchi, dando luogo a quella sorta di "dialogo delle mani con le mani" che chiamiamo appunto 黐手 [chīshǒu]), mani appiccicose.

Questa riflessione sulla forma mi è stata suggerita, oltre che dalla pratica, anche dalla lettura e visione dei testi di Leung Ting stesso, il quale spesso mostra difese prendendo pose che troviamo in Cham Kiu (azioni mai riproposte nei corsi perché molto banali ed intellettualmente poco interessanti, a differenza dei pugni a catena che vanno a solleticare, attraverso una falsa espressione di aggressività, l'ego dei praticanti e degli aspiranti tali). Il motto virtuale in altre parole è Primo, non prenderle.

Ricordo che cercare il controllo di un'azione avversa non è un'azione puramente passiva di attesa, ma richiede una grande presenza e una disponibilità al movimento immediato e senza esitazioni. Teniamo a mente una massima fondamentale delle antiche arti del (武術) Wǔ Shù (cinese) o Bu Jutsu (giapponese): dedicarsi prima alla protezione di se stessi e solo dopo a battere l'avversario come conseguenza naturale dell'evolversi dell'azione, quando l'avversario, preso dalla voglia di colpire, lascia dei varchi. Non a caso uno dei nostri motti recita: Se vuoi colpire, sarai colpito.

Poiché stiamo imparando a difenderci, qualunque sia la nostra azione, di fronte a un avversario valoroso, la prima cosa è arginarne gli attacchi, cercando di avere un controllo su di essi ed eventualmente prenderne in prestito la forza. Il Chi Sau collegato a questo genere di situazione è più giocato, più lottatorio (che non significa lottare), più discorsivo. Si crea un dialogo dove si cerca di affondare i ponti altrui prima di colpire.

Vero è che se dall'altra parte vi è una pari abilità, le braccia dei contendenti restano appiccicate non come un risultato voluto, ma come il frutto di forze equilibrate in campo, che danno dinamicamente luogo a una sorta di flusso e riflusso delle energie dei contendenti, tanto da far assomigliare l'azione complessiva dei due al muoversi ritmico delle onde del mare, le quali, una volta esaurita la spinta, assorbita dal bagnasciuga, rifluiscono, eventualmente sommandosi alla spinta dell'onda successiva.

Pasquale "Guido" Mazzotta

Continua...

domenica 23 gennaio 2011

La distanza ravvicinata del Chi Sau

La pratica del Chi Sau è stata spesso ritenuta inutile, alcune volte addirittura controproducente. Come sapete, io ho scritto diverse volte quale sia il senso di una pratica tradizionale, che possiamo ritrovare in diversi stili, con alcune varianti, ma oggi ne vorrei elogiare in maniera particolare l'ambito del corpo a corpo. Ho visto in pochissime Scuole la pratica del Chi Sau a distanza ravvicinata, eppure la possibilità di usarlo in un contesto lottatorio sono parecchie, perché ne ritroviamo l'essenza nel Chap Ko della Muay Thai, così come nella schermaglia della Lotta, nonché in tutti gli stili che utilizzano le tecniche di proiezione (Judo, Shuai Jiao, etc.).

Il combattimento corpo a corpo dovrebbe essere parte integrante del Wing Chun Kuen, perché spesso si impone la riduzione della distanza di combattimento, raggiungendo le corte distanze della lotta, specialmente quando si ha di fronte una persona più alta, con un peso maggiore. Il confronto alla corta distanza impone all'atleta un riadattamento dei parametri fisici e psichici, perché ci si trova di fronte ad uno scoglio che, all'inizio, pare insormontabile.

In primo luogo, ci troviamo spesso all'interno della guardia dell'avversario, sia per volontà nostra sia per il suo attacco dall'esterno all'interno. Spesso la rottura della destanza dall'interno impone un attacco deciso ed irrefrenabile, che permetta di insinuarsi nel primo varco possibile offerto dagli errori dell'altro. La scelta del tempo e del punto in cui inserire il proprio attacco è chiaramente fondamentale. Il praticante deve infatti cogliere il vuoto psicologico e fisico dell'avversario per inserirsi con precisione e destrezza chirurgica in mezzo alla guardia. 

Per ottenere precisione e destrezza, la pratica deve dirigersi verso la ricerca del proprio Centro, sia spirituale che fisico, ma deve anche permetterci di aumentare la nostra capacità di gestione dello spazio circostante, a parte il lavoro tecnico sulle possibilità di attacco dell'avversario. Non si tratta tanto delle differenze tra le tecniche di entrata (Chuen Sau, Man Sau, Biu Bong Sau, etc.), ma della focalizzazione del problema nel proprio assetto strutturale, che va potenziato, in vista dell'impatto corpo a corpo. 

Andare verso l'altro e sfondare i muri protettivi che usiamo per tenere la distanza, non è un processo psicologico scontato, ma necessita di una messa a punto se dovesse esserci una resistenza inspiegabile dell'atleta nello sfondare l'area dell'avversario più ostica, quella interna alla guardia. Su questo bisogna allenarsi bene, perché si corre il rischio di essere presi di sorpresa nella distanza cortissima, soprattutto a livello psicologico.

L'azione che ci può portare a sfondare la guardia dall'interno deve essere paragonata ad un trattore che passa sopra ogni cosa. Non si può dare tregua all'avversario, una volta all'interno della guardia (Bik Bo Tip Da), si deve lavorare d'astuzia, confondendo chi ci sta di fronte togliendogli ogni possibilità di agire, costringendolo alla sola reazione di difesa. Questa capacità d'azione è il motore propulsore di qualsiasi lottatore, il quale, dal momento in cui decide di sferrare l'attacco, deve contare solo sulla propria determinazione.

Nella fase di contatto (Chi Sau), l'atleta deve modificare la modalità di gestione della propria potenza che passa da propulsiva e "assertiva" a sensibile e "plastica". Il contatto con il corpo dell'avversario (o del compagno di allenamento) necessita di avere una grande sensibilità nel sentire contemporaneamente se stessi e l'altro. Le braccia, le gambe, il bacino e l'intero corpo devono diventare come un grande radar capace di captare il movimento e l'intenzione dell'altro, ancor prima che si verifichi il movimento. 

Spesso il contatto è fonte di disagi di varia natura. Di solito si vedono dalla tensione corporea generalizzata, che impedisce lo sviluppo della sensibilità, dal blocco del respiro e dallo spostamento dell'energia verso le sole parti alte del corpo, provocando il distacco del contatto dei piedi dalla terra. Per ovviare a questi inconvenienti è necessario procedere attivamente, imparando a rilassare la tensione muscolare, scaricando il peso del corpo su entrambe i piedi e rompendo il blocco respiratorio portando l'aria verso il diaframma. Bisogna sempre distribuire equamente in tutto il corpo l'energia.

La corta distanza impone una specifica modalità di gestione dell'energia necessaria nei colpi, che necessita un coinvolgimento tanto fisico quanto psichico. Non potendo utilizzare la forza prodotta dallo spostamento del corpo in avanti, come avviene in tutte le altre distanze, il praticante deve trovare nuove modalità per utilizzare la propria energia. 

Avendo appurato che il movimento è comunque una condizione fondamentale per l'utilizzo dell'energia corporea e non avendo spazio davanti a sé, l'atleta deve utilizzare uno spostamento corporeo che va dal basso verso l'alto o viceversa. Nella corta distanza, dunque, per utilizzare al meglio le tecniche di attacco e di difesa è necessario che l'atleta apprenda la modalità per distendere l'irrigidimento muscolare, operare con morbidezza e viscosità dei movimenti, oltre che acquisire la sensibilità del corpo per svilupparne potenza. Deve, in sostanza, utilizzare tutte le articolazioni a disposizione per generare quell'energia che nelle altre distanze partiva dallo spostamento del corpo attraverso il footwork

Nella distanza del clinch, quindi, il Wing Chun Kuen non finisce. Non sono d'accordo con tutti quelli che ritengono efficace questo sistema solo dalla distanza pugni-gomiti. Non si spiegherebbe tutto il lavoro di Chi Sau "Earth" che è presente in parecchi punti del sistema, partendo dalle forme (penso alla sequenza Man Geng Sau -> Sheung Lan Sau della Chum Kiu, per esempio, per non parlare del manichino!), passando per tutto il lavoro di Qin Na ed arrivando alle tecniche di proiezione (partiamo dallo Huen Bo, passiamo per la Gwai Ma, arriviamo al motivo dello studio della Ma Bu). 

Questa distanza di combattimento, oltre tutto, è bellissima da praticare, perché ti mette di fronte alle tue carenze di natura psicologica (paura di farsi male, senso di soffocamento, etc.) o fisica (perdita di equilibrio, sensazione di impotenza, etc.). Mi pare indispensabile, ad un certo punto della pratica, studiare anche questo tipo di Chi Sau, che aiuterà sicuramente a sorpassare tante paure iniziali che sono generate dal contatto ravvicinato.

PS: mi scuso per la presenza di immagini non direttamente collegate al Wing Chun, ma purtroppo in rete non ho trovato niente di quello che mi serviva nel nostro mondo.

lunedì 1 novembre 2010

Chi Sau (黐手) e Chi Dan Sau (黐單手)

Mi capita spesso di parlare del Chi Sau (黐手) e, ultimamente, di nuovo del Chi Dan Sau (黐單手), in palestra, ma non mi va di perdere tempo in spiegazioni che potete leggere comodamente da casa, cari Fratelli. Oggi, quindi, mettetevi seduti, cerco di spiegarvi di che cosa si tratta.

In linea generale, si tratta di uno degli esercizi tipici del nostro stile, che dovrebbe aiutarci a sviluppare reazioni automatiche alle azioni dell'avversario. Questo tipo di lavoro può esser fatto solo in coppia, con una o due braccia, in varie posizioni e a diverse distanze, altezze ed intensità. Lo scopo può variare, così come varia il modo in cui si esegue. Una delle cose più importanti è quella di non perdere la struttura e, soprattutto, mantenere l'equilibrio.

Lo stesso esercizio dovrebbe aiutare tutti i praticanti a non concedere spazi all'avversario, sfruttabili dallo stesso per attaccare il punto debole di chi lascia dei 'varchi' aperti. Alcune volte questi 'buchi' si lasciano come strategia (vedi la 'posizione di guardia', per esempio), ma il più delle volte sono semplicemente errori.

Alcune Scuole esercitano il Chi Sau in assenza di pressione: questo significa che il lavoro viene svolto senza particolare sforzo fisico, tentando solo di 'toccare' il partner, in modo simile alla scherma, con la punta delle dita. Nella mia Scuola, invece, viene eseguito con pressioni costanti, che possono aumentare o diminuire a seconda dei casi, verso l'avversario.

Praticare il Chi Sau non significa rimanere sempre e comunque in contatto con le braccia del partner (che simula l'avversario). Questo potrebbe essere uno degli errori principali del lavoro di coppia, perché si tenderebbe a non considerare più il lavoro di 'striking', privilegiando l'aspetto 'lottatorio' dell'esercizio stesso.

È bene ricordare che il Chi Sau non è combattimento, ma è un esercizio che può essere utile nelle brevissime fasi in cui, in un contesto di scontro, si toccano le braccia dell'aggressore. Vediamo da dove vengono gli ideogrammi che lo compongono.

黐 [lí o chī] significa 'appiccicato' o 'appiccicoso'. In cantonese è /Chi/. Il radicale è 黍 [shǔ], che rappresenta il 'miglio' (Panicum miliaceum). Questo ideogramma deriva da 禾 [hé], il 'grano', da 入 [rù], 'entrare', e 水 [shuǐ], che, come sappiamo, è l'acqua. Il grano (禾) può esser messo (入) nell'acqua (水) per fermentare, in modo da ricavarne del vino... In cantonese è /Syu/.

L'altro componente è 离 [lí], che significa 'lasciare', 'partire da', 'essere lontano da'. Alcune volte ha il senso di 'separato' o di 'andare contro'. 离 [lí] originariamente rappresentava un uccello (nella parte alta), catturato in una rete (o che si liberava dalla rete?). Adesso l'uccello è 亠, in due soli segni. Comunque l'ideogramma in cantonese scritto /Leih/.

手 [shǒu], lo sappiamo, è la 'mano' o il 'braccio'.

單 (con la forma semplificata 单) [dān] significa 'solo' o 'unico'. In cantonese è /Daan/.

L’esercizio del Chi Sau è una parte complessa dell’allenamento del Wing Chun, non dico di no, tuttavia, non dobbiamo mai sopravvalutare o sottovalutare i suoi propositi. Dobbiamo innescare un processo di evoluzione per cui il praticante impara a muoversi in modo naturale, rispondendo agli stimoli del partner. Ad un livello più elementare appare come un esercizio designato ad insegnare allo studente come utilizzare le braccia in relazione a quelle del partner.

Lo scopo essenziale, però,  è quello di ricercare la fluidità e l'elasticità dei propri movimenti. L’esperienza della pratica del Chi Sau, però, dovrebbe essere simile ad un esercizio di Ch'i Gong. Non è un caso che l'ideogramma dell'energia vitale (Ch'i) ha particolare attinenza e relazione con quello che Chi Sau. La mia interpretazione di Chi Sau, quindi, è quella di mettere energia nelle braccia, anche quando sono in contatto con quelle del partner (o dell'avversario). Per la maggior parte dei praticanti occidentali la pratica del Chi Sau si è tasformata in un’esercitazione fisica del movimento esterno piuttosto che dello sviluppo dell'energia interna. Certamente, il corretto assetto posturale coadiuva il lavoro in maniera essenziale.

Il Wing Chun Kuen non è riconosciuto tradizionalmente come un sistema interno, ma forse il segreto più grande è che maschera con movimenti esterni la propria vera natura (interna). Molti possono rifiutare questa idea, in modo particolare coloro i quali sono interessati solo alla parte strettamente marziale del Wing Chun. Questo, però, non significa che abbiano ragione questi ultimi, perché la complessità di tutte le Arti Marziali provenienti dal Tempio di Siu Lam sta proprio nella conservazione dei Tre Tesori.

Il Grandmaster Leung Ting considera il sistema a metà tra scuola esterna ed interna. Dopotutto, se ci pensiamo bene, questa caratteristica dell’Arte non dovrebbe essere una sorpresa se si studiano le sue origini. Il Wing Chun dell’era moderna ci giunge soprattutto direttamente attraverso il lineage del GM Yip Man. Il Grandmaster fu in qualche modo riluttante ad insegnare il lato interno del sistema agli Allievi che erano meno adatti a comprenderne la complessità. Ci sono molte storie sul Grandmaster, anche riguardo le sue abilità nel Ch'i Gong. Una di quelle più comuni è che spendeva anche un’ora per eseguire la Siu Nim Tau: alcuni raccontano che metteva un pezzo di carta bagnata sulle sue spalle e che dopo aver eseguito la forma la carta risultava asciutta.

Chiunque abbia familiarità con il Ch'i Gong riconosce le nostre come pratiche tipiche per lo sviluppo del Ch'i, anche durante la pratica del Chi Sau. Eppure, per qualche motivo che posso solo immaginare, chi comprende che lo sviluppo del Ch'i è una parte essenziale per il Wing Chun diventata riluttante a trasmettere questa abilità.

In generale, nei Kwoon occidentali di Wing Chun, l’idea del Ch'i è spesso considerata più mistica che reale, ma questo è comprensibile, dopo anni ed anni di seminari totalmente inutili quanto particolarmente dispendiosi, dove la forza muscolare veniva fatta passare per sviluppo del Ch'i...

Anche il Grandmaster William Cheung insegna che la migliore preparazione per una migliore performance nel Chi Sau sia l’esecuzione della Siu Lim Tao in venti minuti. Questa forma infatti darebbe la possibilità al praticante di lavorare su una sola posizione e di dirigere il pensiero sulle tecniche di braccia, sulla respirazione e sul movimento interno del Ch'i, che permette all’Allievo di imparare a scaricare l’energia verso il suolo, secondo la teoria taoista della radice e, nello stesso tempo, a dirigerla verso gli arti. Inoltre allungandone il tempo di esecuzione, si svilupperebbe ulteriormente il Ch'i.


Sulla maggior parte dei siti internet in cui si parla del Wing Chun si possono trovare i motti che seguono. Non garantisco che siano correttamente tradotti dal cinese, perché non ho ancora terminato il controllo dei motti originali, ma sono comunque indicativi, per ora, e possono esservi d'aiuto durante la pratica.

Il Chi Sau può essere eseguito (/Jon/) accuratamente, (/Fai/) rapidamente, (/Haut/) aggressivamente o (/Chung/) vigorosamente. Durante la pratica, ognuno vuole prevalere sull'altro. Bisogna cercare intrappolare due braccia con uno. Bisogna prestare particolare attenzione quando si usa un Noi Moon Pak Sau. Ricordiamoci sempre che maggiore è la pressione, più grande sarà la resistenza della molla (cioè delle braccia). Quanto più velocemente viene tolta la pressione, tanto più veloce sarà la spinta di ritorno della molla.

Se il braccio viene lasciato libero, dovrebbe essere lanciato immediatamente verso l'avversario. Più complicati sono i movimenti, più tempo ci vuole ad eseguirli: per questo bisogna sempre ricercare movimenti semplici e precisi. Non si deve lanciare mai un singolo pugno durante un combattimento, quindi, quando si trova un buco, si deve continuare a colpire fino al termine del combattimento.

Tutte tecniche nascono dal centro. Non girare (ruotare la posizione) inutilmente, non bloccare in avanti; non opporsi ad una forte pressione con la forza bruta, non comprimere le braccia dell'avversario con una forza eccessiva. Se non si sfruttano le possibilità di attacco, si lascia all'avversario la possibilità di contrattaccare.

Ricordiamoci, soprattutto, del motto "quando la testa è premuta verso il basso, sale la coda", che è uno dei principi di base per cui eseguiamo il Bong Sau. Ciò significa, lo ricordo, che questa 'tecnica' non è propria, durante il Chi Sau, ma è una deformazione.

Alla fine, è bene ripetere che il Chi Sau è un allenamento della fase di contatto con l'avversario, che permette di sviluppare tecnica, energia interna (Ging), tempismo, capacità di contollare i movimenti e, soprattutto, di studiare gli angoli di attacco. Dovremmo allenare la perfezione tecnica, perché per ogni errore dovremmo ricevere un colpo oppure lanciare un attacco inefficace. Tutto questo è impensabile senza lo studio dei vari tipi di energia, che il Wing Chun richiede.

Alleniamo la capacità di incollarci all'avversario (Chi Ging),  con una pressione costante, imparando a seguirlo qualsiasi movimento faccia. Sicuramente il lavoro fa fatto anche per la sensibilità (Gum Gock Ging), per acquisire delle abilità nel 'sentire' il contatto, per poter reagire a qualsiasi minimo movimento. C'è poi uno studio del Dai Ging, l'energia che guida, ovvero la capacità di intervenire sulle braccia dell'avversario per ottenere un vantaggio, soprattutto grazie al footwork.

 Altra caratteristica del Chi Sau è quella di acquisire la capacità di controllare. Non a caso, un motto recita: "Rimanendo incollati e controllando l'avversario, si aumentano le possibilità di vittoria". Ogni movimento deve comunque essere eseguito con la massima esplosività, costituendo l'anteprima per l'attacco successivo. Nel nostro sistema, infatti, non esiste il concetto del colpo singolo, perché bisogna sempre essere in grado di eseguire una successione tecniche, in modo molto fluido.

giovedì 28 ottobre 2010

[Video] Sezioni di Chi Sau della Chum Kiu 2

Ancora una carrellata di video della Scuola di SiFu Leung Kwok Wah, dell'IWTA di SiJo Leung Ting. Buona visione...

Quarta sezione di Chi Sau della Chum Kiu



Seconda sezione di Chi Sau della Chum Kiu



Terza sezione di Chi Sau della Chum Kiu

martedì 15 giugno 2010

Prima sezione di Chi Sau della Chum Kiu - Seconda parte

Nel novembre scorso iniziai a parlare della prima sezione di Chi Sau della Chum Kiu. Ricordo che si tratta di una specie di forma che si esegue in coppia, se vogliamo, in cui entrambe le persone allenano determinati stimoli e determinate risposte propriocettive, come avviene in quasi tutte le famiglie di questo sistema.

Ogni pezzetto di sezione si ritrova nei contesti meno collaborativi, quando non riusciamo a sbloccare una situazione. In altri lineage si parla di 'rotture' del Chi Sau e penso che possiamo assolutamente concordare con i fratelli di queste Scuole, perché le sezioni ci aiutano a sbloccare una situazione di stallo, che si crea quando c'è equilibrio di forza e tecnica nel Poon Sau.

Come scrissi mesi fa, "le sezioni sono molto utili perché ci insegnano determinati principi motori, che possono esserci d'aiuto durante la pratica. Certamente vanno allenate duramente e non solo come movimenti prestabiliti. Ne vanno compresi i principi e le idee di fondo. Va studiato tutto il footwork che permette di attaccare e difendersi. Il lavoro è tanto e va fatto tenendo sempre bene a mente i concetti chiave del sistema".

SiJo Leung Ting iniziò a progettare e suddividere le sezioni in temi di lavoro nel 1967 o giù di lì, per avere un programma tecnico completo, che fosse riproducibile in tutte le sue Scuole del mondo. Creò una specie di manuale per gli istruttori, tanto per capirci. 

Ora, la prima sezione è molto probabilmente una delle più complesse, attraverso la quale si apprendono i 21 movimenti fondamentali (Fook, Taan, Bong, Jut, Dai Cheung, Cham, Chung Kuen, Pak, Lap, Gwat, Kam Na, Huen Got, etc.) , per un praticante di Wing Chun Kuen, con i quali si è in grado di allenarsi anche nel Lat Sau, cioè quando si perde il contatto con l'avversario - o quando non lo si trova -.

Nello studio della sezione non dobbiamo mai dimenticare i motti che ci accompagnano nel combattimento: "mai lanciare un pugno singolo nel combattimento" e il solito Bik Bo Tip Da. Nel momento in cui si studia la fase del Lap Kuen - che alcuni chiama(va)no Jat Chi (?!?!) - è importantissimo allenare i passi del nostro sistema, perché le sole difese di braccia funzionano solo nel film su Ip Man, non certo nella realtà... 

Quando si allenano le sezioni è importante comprenderne la natura, cioè su cosa ci si sta focalizzando. Per farlo, dobbiamo analizzarne il senso nella realtà. Spesso, quello che si fa nel Gor Sau (nel Chi Sau libero) non è così attinente con quanto avviene in uno scontro realte. Siamo noi che dobbiamo trovare il senso di quello che facciamo, riportandolo all'uso comune che se ne fa nel Lat Sau, per esempio, quando il contatto non c'è con l'avversario. 

Spesso e volentieri le rotture del Chi Sau si usano nella fase di 'finta' del precombattimento. Difficile spiegarlo qui, ma è una delle cose importanti che tralasciamo nella pratica. Così come tutti gli altri artisti marziali, anche noi 'fintiamo' un attacco per portarne un altro. Si tratta di strategia, nient'altro che di strategia.

Ci tengo a consigliare ai miei ragazzi di controllare sempre il centro, in attacco come in difesa, perché lì sta il 'segreto' del nostro lavoro. Soprattutto, poi, è necessario un corretto posizionamento rispetto all'avversario. Troppo spesso nel Wing Chun si è sentito di parlare di struttura e di postura, rispetto alla completa assenza di analisi della posizione. Io sono assolutamente convinto che senza una buona postura non si vada da alcuna parte, ma altrettanto dicasi per l'assenza di studio delle posizioni rispetto all'attaccante. Attraverso un buon uso dell'anca per un corretto movimento delle gambe possiamo trovare la miglior posizione rispetto all'avversario. Questa cosa, soprattutto nelle sezioni, viene spesso dimenticata. Facciamo attenzione.

sabato 15 maggio 2010

Poon Sau e Poon Kiu

Nel settembre dello scorso anno iniziai a parlare del Poon Sau, ricevendo qualche suggerimento e scambiando pareri con praticanti esperti di questo sistema. Avendo dei giovani nuovi praticanti in palestra, ritengo opportuno approfondire il discorso, per permettere una corretta comprensione dell'esercizio e, se possibile, una spiegazione precisa sul motivo dell'introduzione nella didattica.

Il cosiddetto /pùhn sao/ ha spesso portato i praticanti a sbagliare completamente l'azione di 'rolling', perdendo del tempo prezioso. Grazie agli studi dei miei Maestri, oggi alleno correttamente l'azione, avendone capito il senso, e insegno ai miei Allievi a servirsi di questo metodo di lavoro per sviluppare la pressioni e la tensione dinamica.

Come avrete capito, leggendo il post di settembre, io sono tra coloro i quali ritengono che nel sistema codificato dal Maestro Yip Man l'esercizio entrò dopo che ebbe conosciuto i 18 concetti di ponte (i Kiu Sau), dei quali il Poon Kiu è il quarto, in ordine di studio, in coppia con Da Kiu (colpire).

Yip Man utilizzò uno dei principi cardine della linea che siamo soliti chiamare Weng ChunPoon Kiu ("piegare il ponte"), specializzandosi in questo tipo di lavoro. Lo circoscrisse nell'altezza media del corpo (che chiamiamo Man, uomo, nella tripartizione 'cielo, uomo, terra'). Diede così vita all'esercizio che ci ritroviamo a praticare tutte le sere in palestra. Non è un caso, infatti, che i Maestri delle varie famiglie di Weng Chun, intervistati, rispondano in modo diverso a seconda dei contatti con la linea Yip Man...il "Poon Sau c'è", il "Poon Sau non c'è"...dipende dai casi...

Si Jo Leung Ting, poi, essendosi trovato di fronte a gruppi sempre più numerosi di studenti, pensò di partire dal Poon Sau per farli allenare, per poi passare ai movimenti codificati, che gli avrebbero consentito di non scordarsi di insegnare qualche cosa ai suoi Allievi. Ed ecco la nascita delle sezioni di Chi Sau...

La cosa più importante da capire quando si esegue il Poon Sau è che la gestione del corpo è la conditio sine qua non per poter proseguire con l'utilizzo dei passi, per sviluppare azioni offensive e difensive, a contatto. Ecco, allora, che si rende necessario comprendere l'uso e la gestione dei passi, i quali, se allenati con qualità ed in quantità, permettono un uso più razionale delle braccia, con minore dispendio di energia.

Il fatto che il concetto di Poon Kiu venga dopo Da Kiu mi pare uno dei dati su cui necessita porre l'accento. Se esiste un contatto tra le nostre braccia e quelle dell'avversario è solo perché abbiamo tentato di colpirci e, di conseguenza, ci siamo 'appiccicati'. Non dobbiamo perdere di vista questo fatto che è preliminare, ma indispensabile per eseguire l'esercizio. Se lo perdiamo di vista, finiamo per ruotare le braccia a vuoto, senza senso. Ogni azione di 'rolling' nasce dall'esigenza di trovare un varco per tornare a colpire (Da Kiu): non scordiamolo.

Siccome si tratta di un esercizio, è chiaro che la situazione è falsata in partenza, perché si tratta di rimanere di fronte all'avversario, cosa che non faremmo mai in una situazione reale, dove abbiamo l'obbligo di prendere l'angolo cieco. Eppure il lavoro è fondamentale, perché ci aiuta a creare quella pressione in avanti così utile durante le fasi concitate dello scontro, per istintivizzare dei movimenti offensivi e difensivi.

Non sottovalutiamo neanche il fatto che But/Tiu sia la coppia che precede Da/Poon. Ciò ci dovrebbe far comprendere che in ogni azione dobbiamo privilegiare un ponte esterno o interno. Su questo, però, dovremo tornarci, perché costituisce la base per comprendere appieno le azioni che si generano dalle aperture delle sezioni di Chi Sau.


sabato 8 maggio 2010

Seminario di Wing Chun Kuen - Roma, 22 maggio 2010




Sabato 22 maggio 2010 la mia Scuola ospiterà un seminario molto importante del mio SiFu, il Maestro Massimo Fiorentini. Dalle 9:30 alle 13:30 il Maestro introdurrà ai miei ragazzi alcuni dei lavori più avanzati di allenamento della nostra Arte Marziale. 

La mattinata di allenamento inizierà con un'ora di lezione dedicata ai miei ToDai (Allievi) più giovani, sia in senso anagrafico sia relativamente al tempo di pratica, con spiegazioni dettagliate sul footwork e sui movimenti di base.

Alle 10:30 inizierà una sessione di lavoro sui calci e sull'allenamento della sensibilità delle gambe, con una panoramica sulle strategie e sui modi di colpire. In particolare, SiFu Massimo introdurrà il lavoro che siamo soliti chiamare Chi Gerk, "gambe appiccicose", uno dei capisaldi del nostro sistema di combattimento, spesso relegato in secondo piano, sebbene, secondo noi, sia importantissimo.

L'ultima ora sarà dedicata al Chi Sau, in modo tale che tutti i partecipanti potranno usufruire dei consigli e dei suggerimenti, nonché delle correzioni di SiFu Massimo. Sarà un seminario teorico e pratico, quindi ci sarà la possibilità di chiarirsi le idee e di allenarsi nel solito clima sereno.

L'evento, che si svolge sotto l'egida IDPA, avrà luogo nella palestra Tempio di Olimpia, in Via Casilina, 1038/o, a Roma. Per qualsiasi informazione o per aderire all'incontro, potete contattarmi, come sempre, via mail, telefono, Facebook, etc.

sabato 24 aprile 2010

Intervista con Cheng Kwong

Ringrazio Krypteia per la traduzione fulminea! 

***

Oggi vi presento Cheng Kwong, membro della famiglia del Siu Lam Weng Chun e Maestro di vari stili. È stato l’insegnante di molti famosi maestri europei.

Caro Cheng, quando hai cominciato a praticare arti marziali?
Ho iniziato a praticare le arti marziali cinesi nel 1963.

Che tipo di Wing Chun pratichi? Chi ti ha introdotto in questo stile e per quanti anni l’hai praticato?
Ho praticato il Wing Chun (stile di Yip Man) e poi mi sono concentrato sul Weng Chun (stile di Wei Yan).

Quando hai cominciato a praticare il Siu Lam Weng Chun?
Ho cominciato a praticare il Siu Lam Weng Chun nel 1969.

Puoi spiegarci le differenze tra Wing Chun e Weng Chun?
Non ci sono grandi differenze. È nato tutto sulle Giunche Rosse.

Hai fondato la tua organizzazione. Quali sono i tuoi rapporti con le altre associazioni?
Ho buoni rapporti con le associazioni che rappresentano altri stili come lo stile del Drago, Wing Chun, Weng Chun, Choy Lee Fut, Sil Lum del Nord e molte altre ancora.

Puoi spiegarci le differenze tra i vari stili di famiglia del Weng Chun?
Ogni SiFu aveva il proprio stile, sviluppatosi in base alla sua conoscenza e alle sue esperienze.

Quali sono i principi dietro i Bart Cham Dao?
I Bart Cham Dao sono un prolungamento delle braccia. La teoria rimane la stessa.

Chi sono stati i tuoi maestri, in passato?
I miei maestri nel passato sono stati Lam Woon Kwong (stile del Drago), Lok You (Yip Man Wing Chun), Wei Yan e Pak Cheong (Weng Chun).

Chi è il tuo maestro oggi, se ne hai uno?
I miei maestri sono tutti morti. Ma oggi mi alleno con il più anziano Gran Maestro di Weng Chun, Tam Pui-Chuen, che ha 96 anni.

Quante ore ti alleni?
Mi alleno ogni giorno.

Sei un professionista delle arti marziali o hai altri lavori?
Sono insegnante professionista di arti marziali e medico erborista.

Quante ore a settimana dovrebbe praticare un allievo per progredire seriamente?
Almeno 3 ore al giorno.

Quali stili usi per combattere?
Il combattimento non è uno stile predefinito...

Cosa sono i "Kiu Sau"?
Nel Weng Chun Kiu Sau indica il “radar” e il punto di contatto di ambo i lati.

Nel Weng Chun esiste l’esercizio del Poon Sau per la pratica del Chi Sau?
Sì, nello stile di Yip Man, ma non nel Weng Chun.

Verrai in Italia, prima o poi?
Forse un giorno, chi lo sa...

venerdì 23 aprile 2010

Interview with Cheng Kwong

Today, I introduce you Cheng Kwong, member of the Siu Lam Weng Chun family and Master of varius styles. He was the Master of many famous European Masters.

Dear Cheng, when did you start with Martial Arts?
I started to learn Chinese Martial Art in 1963.

What type of Wing Chun do you practice? With who did you know Wing Chun style and for how many years did you practiced this?
I practiced Wing Chun (Yip Man style) and later concentrated on Weng Chun (Wei Yan). 

When did you start to practice Siu Lam Weng Chun?
I started Siu Lam Weng Chun in 1969.

Can you tell us what is the different between Wing Chun and Weng Chun, if you can?
There are not great differences. All originated from Red Boat.

You founded your own organization. What are your relations with other associations?
I have good relationship with other associations such as Dragon style, Wing Chun, Weng Chun, Choy Lee Fut, North Sil Lum, too many associations.

Can we know what are the differences between Weng Chun's families styles?
In fact every SiFu had his own style, because of his knowledge and experience.

What are the principles behind the Bart Cham Dao?
Bart Cham Dao is the extension of arms. The theory remain the same.

Who were your Masters in the past?
My Masters in the past were Lam Woon Kwong (Dragon style), Lok You (Yip Man style)  and Wei Yan, Pak Cheong (Weng Chun style).

Who is your Master, now, if you have one?
My Masters had all passed away. But now I was trained under the most senior Grandmaster of Weng Chun Tam Pui-Chuen, who is 96 years old. 
How many hours do you train now?
I practice every day.

Are you a professional martial artist or have other jobs?
I am a professional martial artist and chinese herbalist doctor.

How many hours per week should train a student to grow in a serious way?
At least 3 hours per day.

Which are your styles of fighting?
Fighting is not fixed style...

What are the "Kiu Sau" concepts?
In Weng Chun Kiu Sau meands the radar and the touching point of both sides

Is there in Weng Chun the Poon Sau exercise, for Chi Sau?
Yes, in Yip Man style, but not in Weng Chun.

Think to come to Italy sooner or later?
May be, some days...

lunedì 19 aprile 2010

Commenti sull'evento dell'ASI

Come annunciato, ho partecipato con alcuni dei miei Allievi al IX memorial dedicato a Giusto Panichelli. La mattinata si è svolta come previsto, con esibizioni di altrettanti Maestri, accompagnati dai rispettivi Allievi. Dal Tang Su Do al Kendo, passando per l'Hung Gar, il Jeet Kune Do, lo Shaolìn ed il Brazilian Jiu Jitsu, tutte le discipline sono state mostrate per ciò che i Maestri intervenuti hanno ritenuto opportuno pubblicizzare.

Alcuni si sono dedicati all'esecuzione di forme a mani nude o armate (con bastoni, spade, coltelli, etc.), mentre altri hanno fatto vedere un allenamento tipico che si svolge in palestra. Tutte le dimostrazioni sono state rispettate dal pubblico con il massimo silenzio, alternato a più o meno compiaciuti applausi, al termine delle stesse. Davvero una bella mattinata all'insegna della passione, della dedizione e dell'amore per le Arti Marziali.

Noi, nel nostro piccolo, abbiamo rappresentato la famiglia di Wing Chun dell'IDPA, mostrando parte del programma di base del primo livello e una minima parte del secondo. I commenti ricevuti per l'esecuzione delle forme Siu Nim Tau e Chum Kiu sono stati abbastanza positivi, anche se qualcuno, dagli spalti, ha commentato: "il solito Wing Chun"... E grazie, che si aspettavano i due, la Capoeira?! Mah... Al di là di questi due giovani commentatori, il resto dei partecipanti ha espresso parere positivo rispetto alla nostra prestazione.

Dopo aver eseguito le due forme, abbiamo mostrato alcuni esercizi di base. Siamo partiti con il Chi Sau di base, con movimenti nello spazio (passi tecnici di vario tipo), per poi passare al Gwo Sau, con esecuzione di alcune sezioni di Chi Sau del sistema di Si Jo Leung Ting (I, II, III), prima di andare nel vero e proprio libero. Nel frattempo, alcuni di noi hanno mostrato alcuni esercizi di base di Lat Sau, coordinando il tutto con un buon lavoro di passi e di calci. Dopo 5-6 minuti abbstanza tecnici, ci siamo fatti prendere un po' la mano e abbiamo mostrato il nostro modo di allenarci in palestra...forse abbiamo esagerato un po', ma sono contento di come si sono mossi i miei ragazzi. Peccato non aver portato neanche una ragazza, sarà per la prossima volta!

Al più presto inserirò le foto dell'evento. Non so se qualcuno degli altri partecipanti ha registrato un video...nel caso, per favore, me lo fate avere? A nome di tutta la famiglia IDPA ringrazio l'ASI e, in particolare, il Maestro Fabio Sbarbaro del Tang Lang, per averci invitato a partecipare. La nostra disponbilità per future collaborazioni è ovviamente sul tavolo. Alla prossima!

venerdì 19 febbraio 2010

[Allenamenti 19/02/2010]

Sebbene sia iniziata davvero male, la serata ha avuto un risvolto positivo. Per via dello sciopero o per altre ragioni, in sala stasera c'erano solo due dei miei ragazzi. Non ero più abituato a vedere la sala vuota. Poi, però, c'è stata una svolta positiva, perché i presenti erano due dei miei migliori Allievi e così ho potuto correggere loro alcuni dei loro errori più comuni.

Abbiamo lavorato sul Chi Sau, cercando di utilizzare molto di più il footwork che le braccia nelle azioni. Poi siamo passati al Gwo Sau, per allenare sempre la capacità di uscire dagli attacchi con i movimenti delle gambe e non con le tecniche di braccia.

Abbiamo utilizzato la prima sezione di Chi Sau della Chum Kiu per lavorare sugli schok e sull'induzione all'errore, prima di poter applicare questo metodo al Gwo Sau

Abbiamo lavorato anche sulle varie distanze di Chi Sau, passando dai polsi ai gomiti e dai gomiti alle spalle (Heaven, Human, Earth). Qualche piccolo lavoro sulle anche e sulle proiezioni.

Specifico lavoro sull'Yee Jee Kim Yeung Ma, con la ripartizione del peso sul Chi Sau, sul Poon Sau e durante le rotazioni.

martedì 9 febbraio 2010

[Allenamenti 08/02/2010]

Consueto allenamento del lunedì al Tempio di Olimpia. Oltre alla parte dedicata al programma del Primo Livello IDPA, abbiamo lavorato molto sui pugni (ancora una volta).

- Consegna nuove divise IDPA agli assenti alle altre lezioni.
- Riscaldamento articolazioni
- Lavoro sull'elasticità di Fook Sau, Biu Bong Sau, Lin Wan Chung Kuen, etc.
- Footwork di base: mezzi passi, passo a V, combinato, alternato
- Abbinamento tecniche di braccia a tecniche di gambe (Gaun Sau + Passo a V, etc.)
- Allenamento Dai Gin Gerk, Gin Gerk, Jing Gerk e Jik Gerk (con i colpitori)
- Allenamento Wang Gerk, Au Gerk e Kau Gerk a vuoto
- Approfondimento sul passaggio da Bong Sau a Taan Sau e viceversa
- Poon Sau per lo sviluppo della flessibilità
- I più giovani Allievi (a livello di pratica) hanno lavorato sul Dan Chi Sau
- Allenamento su montante, gancio e diretto, da Lat Sau
- Sparring specifico sui pugni: uno tenta di entrare in Chi Sau, l'altro si stacca e tira pugni
- Momento dedicato alla Teoria
- Chi Sau libero e fluido
- Lavoro sul Clinch (per noi Sheung Mang Geng Sau) da Chi Sau
- Difesa da pugni pugilistici da Chi Sau
- Esecuzione tecnica della Siu Nim Tau

lunedì 18 gennaio 2010

膀手 - Il Bong Sau 2

Continuiamo il discorso intorno al Bong Sau. SiFu Massimo Fiorentini mi ha giustamente ricordato di far notare che il Bong Sau del 4° set della Chum Kiu viene eseguito anche al Mook Yan Chong/Jong (木人樁, il manichino di legno), nella prima parte. Si usa, ovviamente, anche nella sua relativa prima sezione di Chi Sau (del MYC). Torniamo alla trattazione.


Il Bong Sau, se mi avete seguito un poco, è uno dei movimenti più complessi dell'intero sistema del Wing Chun, nonché quello avvolto da un certo alone di mistero. Si inizia a capire veramente quando si inizia ad eseguire il Dan Chi Sau e, poi, si approfondisce nel Chi Sao a due braccia. Sicuramente come movimento singolo rimane inizialmente ostico, antipatico e, diciamocelo, apparentemente inutile...

Come tutte le tecniche del Wing Chun Kung Fu, può essere studiato nella sua forma attiva e nella sua forma passiva, nella sua forma offensiva e nella sua forma difensiva – non sono sinonimi -, a seconda dei casi. Sicuramente ha una sua dinamica, che va capita a fondo e sin dall'inizio, perché si rischia grosso, sia mettendo in pericolo la propria incolumità durante gli esercizi (se usato male, si possono prendere bei cazzotti sul petto), sia durante l'allenamento specifico (perché si potrebbe lesionare la cuffia della spalla...).

Altra caratteristica del Bong Sau è l'estrema versatilità dello stesso, essendo un movimento di passaggio e mai definitivo. Grazie ad una corretta angolazione, all'allungamento tendineo (e muscolare) ed alla posizione della spalla, del gomito e del polso (nonché delle dita() può essere velocemente trasformato in Tan Sau, in Lap Sau, in pugno (diversi tipi), etc. Bisogna sottolineare che il movimento deve essere sempre teso alla trasformazione dell'energia in arrivo, perché, se solo per un momento lo utilizziamo erroneamente con l’idea della 'cedevolezza' o della malcompresa 'morbidezza', mettiamo in serio pericolo la tenuta della nostra struttura: mai confondere la flessibilità con la presunta “cedevolezza”.

Non esiste una sola altezza del Bong Sau – come dicevamo -, essendo una tecnica adattabile in ogni situazione, dalla spalla in giù. La sua estrema flessibilità consente di studiarlo e di applicarlo in vari casi. Vediamo di capire anche cosa differenzia il Bong Sau dalle altre tecniche. Una prima differenza sta nel fatto che è facilmente superabile: a differenza di altri movimenti, che garantiscono una sicurezza sufficiente e quindi possono essere mantenuti, una volta assolto il suo compito, deve trasformarsi in un’altra cosa, come accennavo, altrimenti mette in pericolo chi lo fa. Un motto cinese relativo alla tecnica dice: “Un Bong Sau non deve mai rimanere. Un movimento frustato deve immediatamente seguirlo”. Infatti, subito dopo l'esecuzione c'è sempre un'altra tecnica elastica e flessibile che lo segue. Ricordo, per inciso, che il Bong Sau è una delle tecniche più importanti del Wing Chun e, insieme al Tan Sau e al Fook Sau, costituisce uno dei tre “veleni” del sistema.


Il Bong Sau, in linea generale, è utile quando l’avversario ci attacca dall'esterno all'interno, dall'altezza della spalla in giù. A questo punto, il percorso più breve per posizionare il nostro cuneo di difesa è quello diagonale. Il Bong Sau, infatti, crea una struttura che, idealmente, vorrebbe far scivolare l’attacco oltre il nostro corpo, di lato. Ovvio che l’utilizzo della spalla debba essere ben spiegato dall’Insegnante, per evitare tutti i problemi che possono sorgere da un non corretto utilizzo della muscolatura e dell’articolazione che si muove. Non basta, però, che la struttura propria della tecnica sia corretta per far sì che sia efficace, perché ha bisogno di una corretta postura.

Ci sono sempre 2 tipi di strutture, la propria e quella applicata. La propria è studiata nelle forme a mani nude, nella forma Bart Cham Dao e in quella del Luk Dim Boon Kwun, mentre quella applicata è studiata negli esercizi di coppia e, dopo, al Mook Yan Chong/Jong. Nella struttura propria, in assenza di forza, l’altezza del Bong Sau può anche essere al livello della spalla, ma deve variare in base all’avversario quando viene applicata la tecnica, senza mai superare l'articolazione.

Per capire qual è l’altezza giusta c’è un metodo molto semplice: bisogna fare in modo che la spalla del braccio che esegue il Bong Sau sia sempre coperta rispetto al punto di contatto con l'avversario. Potremmo dire che il gomito dovrebbe sempre nascondere la spalla, rispetto al punto di contatto con l’avversario, nel Bong Sau. Quando questo avviene, si è certi che l’attacco scivolerà sulla faccia laterale della nostra piramide (del nostro cuneo) di difesa.


Sebbene il Bong Sau possa cedere, diciamo che è a rischio quando il polso oltrepassa la linea centrale. Alcuni lo chiamano anche Bong Sau Yang, in contrapposizione al Bong Sau Yin, che fanno risalire allo studio della Chum Kiu. Si spiega all'Allievo il concetto di Yin e Yang nell’esecuzione delle tecniche, con un approfondimento su quali siano Yang e quali Yin. Per non complicare troppo la spiegazione, basti pensare che le tecniche Yang sono quelle attive per loro stessa natura e che donano energia all’avversario. Tutte le tecniche Yang partono dalla nostra spalla (per semplificare) e terminano nel trasferimento dell'energia dal punto di contatto (polso, palmo, pugno, etc.) con l'avversario. Tutti gli attacchi sono Yang.

Le tecniche Yin sono quelle passive, che ricevono l’energia dall’avversario, la assorbono e la scaricano a terra. Un Tan Sau, ad esempio, è percepito spesso come una tecnica Yin, anche se, a mio avviso, può essere trasformato in Yang, quando segue la trasformazione del Bong Sau, quando viene frustato verso l'avversario. Infatti, ad un livello avanzato, tutti spiegano che le tecniche non seguono rigidamente questa divisione e che il movimento deve seguire sensazioni personali, al di là della tecnica in sé...perché dovremmo attendere anni prima di spiegare questo alle persone?


Alcuni tendono ad individuare un Bong Sau Yang quando l'angolo al gomito è ottuso (maggiore di 90°) e tale rimane anche dopo il contatto, ed un Bong Sau Yin, quando l'angolo è acuto (inferiore a 90°), determinato dalla pressione dell’avversario. Io non lo ritengo corretto, perché quando l'angolo viene ridotto la struttura perde il suo equilibrio, a meno che il Bong Sau non si trasformi in altro (ad esempio in Cham Jarn - il gomito che affonda - o altri tipi di gomitate di Biu Tze). I fraintendimenti che si generano tra il nostro lineage e gli altri sono determinati dal fatto che in molti non esiste un Bong Sau Yang, ma esclusivamente uno Yin. Alcuni Insegnanti sono soliti far eseguire anche un Bong Sau oltre la linea delle spalle, ma noi sappiamo benissimo che una struttura del genere, oltre ad essere pericolosa per l'articolazione, non ci permette un corretto assestamento durante la pratica.

Il polso del Bong Sau Yin è più vicino al corpo per due ragioni. La prima è relativa al fatto che, essendo generato da una pressione dell'avversario, è molto facile che il nostro avambraccio venga schiacciato e quindi abbia bisogno del supporto del gomito (da ponte lungo si trasforma in ponte corto). Lo schiacciamento può provocare anche una rotazione, per deflettere l'energia.

La seconda ragione è tecnicamente ancora più importante della prima: quando il Dai Bong Sau (Bong Sau Yin per alcuni lineage), per esempio, viene eseguito correttamente, il nostro gomito si trova più in alto rispetto al polso e quindi anche rispetto al braccio avversario. Questa posizione ha diversi vantaggi, perché crea un effetto 'gancio' sul braccio avversario, rendendo più facile il contrasto. Non gli è possibile utilizzare il braccio del Bong Sau come binario per scivolare e raggiungere la mia testa; è più complicato divincolarsi; non potendo andare verso l'alto; gli rimane la possibilità di tornare indietro o al massimo verso il basso, movimenti che libererebbero il mio Bong Sau caricato a molla, permettendogli di scaricare l'energia per colpire. Abbiamo detto che quando il Dai Bong Sau viene eseguito correttamente, il nostro gomito si trova più in alto rispetto al polso e quindi anche rispetto al braccio dell'avversario: essendo il gomito sopra il suo braccio, mi è più facile superarlo, ovviamente, con una gomitata, solo per fare un esempio pratico.

Vediamo un po' di applicazioni pratiche. Il Bong Sau Yang è il primo che viene insegnato e viene utilizzato contro attacchi rettilinei diretti verso il centro del corpo, dall'esterno. Se non viene "esploso" non ha speranze di riuscita, ma se viene eseguito in maniera esatta è efficace e deflette l’attacco avversario, anche se io non lo consiglio mai in una situazione reale da strada come tecnica prioritaria. Se l’attacco ha tanta energia ed il Bong Sau Yang non riesce a deflettere, la tecnica si trasforma da Yang a Yin o, meglio, assume una nuova struttura piramidale (o cuneiforme) che ha nel gomito il suo vertice - trasformandosi in gomitata -. Il Bong Sau Yin viene utilizzato ogni volta che l’energia avversaria è superiore alla nostra e quindi, dopo aver preso contatto col braccio, quello avversario comincia a schiacciare il nostro.

Fin qui le applicazioni classiche del Bong Sau. Ce ne sono alcune però che vanno oltre i concetti fin qui esposti e che lo trasformano in quello che può esser visto come un vero e proprio attacco. Ogni tecnica, abbiamo detto più volte, può diventare un attacco e ogni attacco può diventare un pugno: questa non fa eccezione.

C’è un motto che recita: “Attento agli attacchi a sorpresa, a quelli infiltranti e a quelli invisibili che rompono il centro”. Gli attacchi infiltranti sono quelli che superano anche la struttura avversaria corretta. Non c’è bisogno di un errore. Anche se la struttura della tecnica è corretta, tramite gli attacchi infiltranti è possibile superare la guardia avversaria infiltrandosi, appunto, nella sua struttura (come l’acqua si infiltra nelle crepe).

Un esempio è questo: due avversari sono posizionati frontalmente; uno tira un pugno diretto, mentre l'altro utilizza il Bong Sau per fermare il pugno; il primo, quello che ha sferrato il pugno, trasforma il suo pugno in un Bong Sau posto sopra quello dell'altro, utilizzando il principio del “Bong Sau per battere un Bong Sau” - qui potremmo aprire una parentesi sul fatto che il secondo sferri un Bong Sau o un pugno, ma non è ancora il caso -. L'attaccante mantiene sempre la stessa pressione durante questo movimento per non permettere al secondo di sfruttare il cambio di pressione. Alla fine del movimento il pugno dell'attaccante ha superato il Bong Sau del difensore ed ha potuto infiltrarsi con un pugno basso (Dai Jik Kuen) tra il Bong Sau ed il Wu Sau del difensore. Non è facile da spiegare, lo so, ma gli attacchi infiltranti sono quelli più odiosi e vanno studiati.

In due modi il Bong Sau Yin può essere utilizzato per attaccare: come colpo per rompere il gomito o come chiave articolare al gomito stesso. Per quanto riguarda il primo, immaginiamo di fare un Lap Sau e di riuscire a togliere l'equilibrio dell’avversario, riuscendo a stendere il suo braccio. Con l’altro braccio (che forma un Dai Bong Sau) si può colpire il gomito con l’avambraccio del nostro Bong Sau. Per quanto concerne il secondo, l'applicazione funziona quando il braccio avversario è steso e posto tra il nostro braccio e il nostro fianco (accade quando siamo costretti ad abbassare repentinamente il nostro Bong Sau o quando il nostro pugno è andato troppo in alto, rispetto all'attacco avversario). A questo punto, si può effettuare una chiave articolare al gomito con il nostro braccio che ha la forma di un Dai Bong Sau. Il braccio avversario risulta così bloccato tra il nostro fianco (con il polso) e il nostro Bong Sau. Non rimane che portarlo a terra...

Il Bong Sau sarà ulteriormente approfondito con i principi della Biu Tze e nella Forma del Mook Yan Jong/Chong, ma non è il caso di scrivere ora su questo aspetto. L’importante, come sempre, è seguire l’Insegnante per arrivare ad una comprensione profonda dei principi che ci portano ad utilizzare il Bong Sau in tutte le sue forme.

sabato 9 gennaio 2010

Allenamenti intensivi della famiglia di Roma

La famiglia romana dell’IDPA ha sperimentato questa mattina uno degli allenamenti di base che i praticanti di Wing Chun sono soliti fare spesso tra di loro. Il Tempio di Olimpia ha ospitato un’intensa mattinata dedicata al Chi Sau libero. Più di tre ore di duro allenamento, sia per applicare i princìpi appresi sinora, sia per lavorare sulla flessibilità di braccia e gambe, durante le fasi a contatto del combattimento.

Quella di oggi è stata la prima di una lunga serie di allenamenti intensivi, che si alterneranno a seminari tematici per tutto il mese di gennaio. Se l’esperienza sarà proficua come quella di stamattina, ripeteremo l’evento tutte le settimane, per aumentare il nostro monte ore di allenamento e per rafforzare una comunità marziale sempre più coesa e disciplinata.

Tutti hanno trovato giovamento dal duro lavoro di stamani, nessuno escluso. Di sicuro hanno compreso che solo con un allenamento intenso e continuativo si possono raggiungere dei risultati soddisfacenti.

Come SiHing della comunità romana dell’IDPA non posso che essere soddisfatto del lavoro svolto. Ho voluto regalare ai miei ragazzi tre ore, perché si stanno allenando bene e si sono guadagnati il mio rispetto. Non rimane che augurarci di poter continuare a lavorare seriamente.

lunedì 4 gennaio 2010

2010, ringraziamenti e sviluppo dei progetti

Cari lettori,
ancora non avevo avuto un momento per augurarvi un buon 2010, quindi lo faccio ora! Tantissimi cari auguri a tutti quanti! La cosa che posso sperare per tutti noi è che sia un anno di lavoro intenso su noi stessi, sulle nostre capacità ed abilità, ma anche sulla parte più interna e feconda di noi, il nostro spirito. Ne abbiamo davvero bisogno in quest'epoca!

Come secondo punto vorrei ringraziare tutti i miei assidui lettori, i pochi (ma buoni) sostenitori, tutti gli amici che commentano i miei scritti, tutti gli Allievi che utilizzano il blog come strumento didattico, tutti i SiFu che sono passati da qui per donarci la loro saggezza e pure i naviganti di internet che ci sono arrivati per caso... Insomma, il blog, grazie a tutti voi, ha superato le novemila (9000) visite totali*!

Per quanto riguarda i ringraziamenti, ripeto quell'o dell'altro giorno per il Fratello di Weng Chun, Alessio Paone, con il quale abbiamo svolto un ottimo allenamento di Chi Sau e di Kiu Sau, stamattina, passando anche per una breve analisi tecnica delle somiglianze tra le forme dei due sistemi apparentati... Spero proprio di fare un po' di viaggi anche in Germania per trovare te, caro Alessio, ed i tuoi Insegnanti. Un abbraccio e a presto!

Non rimane che fare due chiacchiere sui progetti per l'anno in corso. Anzitutto parliamo dello sviluppo dell'IDPA. La Famiglia si sta pian piano allargando e probabilmente avremo bisogno di almeno un'altra palestra per diffondere le Arti praticate all'interno. Se qualcuno fosse a conoscenza di qualche palestra di Roma Sud interessata, farebbe bene a contattarmi... ;-)

Nel Tempio di Olimpia da questo mese partiremo con i sabato di approfondimento tematico. Oltre al corso da 6 ore settimanali, quindi, avremo altre 3 ore per allenare di volta in volta concetti, teorie e applicazioni. Sto pensando di aprire anche un quarto giorno di allenamento, per portare il monte ore di base a 8. Anche qui, se qualcuno volesse approfittarne, si faccia avanti.

Il progetto del blog IDPA è partito. Va ancora un po' a rilento, ma spero proprio che l'anno nuovo porti altrettanto nuove collaborazioni. In questo senso, vi ricordo che la porta è aperta per qualsiasi disciplina e per qualsiasi Famiglia voglia intervenire! Di questo blog nemmeno ne parlo, visto che, se state leggendo, significa che siete interessati a seguirne lo sviluppo. Ovviamente anche qui la pubblicazione è libera e garantita, quindi non aspettate, intervenite!

Si era parlato di mettere in piedi una rivista, tempo fa. Mancano i fondi, cari amici, ma l'idea rimane in campo. Ho trovato anche diverse persone disponibili in questo senso, ma ancora non si può partire, perché senza il vil denaro, non si va da alcuna parte. Sarebbe bello avere uno spazio nostro nell'editoria, per tornare a parlare e a far parlare del Wing Chun in positivo, in Italia, ma la strada è lunga e dobbiamo scontare anni di marketing auto-distruttivo.

A Febbraio ospiteremo di nuovo a Roma SiFu Massimo Fiorentini, per un nuovo stage targato IDPA, su un argomento scelto dai partecipanti. Se qualcuno volesse scrivermi in proposito, ci potremmo ragionare assieme. Sicuramente stavolta tratteremo il Chi Sau, il Poon Sau e le differenze con Lat Sau, il Kiu Sau e via discorrendo. Sarà bene partecipare. Stavolta ricordo a tutti che ci sarà bisogno di iscriversi prima all'IDPA, per l'assicurazione dagli infortuni, indispensabile per i partecipanti.

L'anno è lungo e di strada da fare ne abbiamo ancora tanta. Non rimane che salutare tutti i miei Allievi, gli amici, i lettori e i miei Maestri, SiFu Massimo in primis, ovviamente! Buon 2010 a tutti, all'insegna del Kung Fu!



* Shinystat registra una sola visita al giorno per IP, quindi, anche se uno entra 10 volte in un giorno, viene registrata solo una visita.

venerdì 11 dicembre 2009

E se il 步法 fosse la parte più importante del sistema?


Eh eh eh, immagino che alcuni di voi stiano già cercando di capire dove sia il cuore di questo benedetto sistema Leung Ting...e se fosse nel 步法? Cosa significa? Gli ideogrammi presi in considerazione vengono solitamente tradotti in inglese con il termine anglofono footwork.

Si tratta dell'ideogramma /bù/, 步, il passo, composto da /zhǐ/, 止, nella sua parte alta. Si tratta di un ideogramma che raffigura un piede destre ed uno sinistro. La parte bassa è composta da tre segni, ma fa riferimento a /shǎo/, 少. In cantonese viene pronunciato /bou/.

L'altro è 法, /fǎ/, che indica il metodo, la maniera, la modalità. Deriva da 氵(水, /shuǐ/), l'acqua e da 去, /qù/, andare. 去 con 氵 significa fluire. In cantonese viene pronunciato /faat/.

In sostanza, parliamo del Bou Faat, del metodo dei passi, italianizzandolo. Ebbene, io penso che si tratti davvero della parte più importante del sistema e porto come 'prova a carico' il fatto di averlo sempre tenuto nascosto. Se ci pensate bene, è l'ultima cosa che viene insegnata in tante Scuole, soprattutto in Italia, se viene insegnato...

Sto lavorando con il mio SiFu, Massimo Fiorentini, alla sistematizzazione di tutto il lavoro dei passi e sto portando avanti una ricerca abbastanza approfondita di tutto il lavoro che si fa nelle sezioni di Chi Sau e che viene spesso sottovalutato, se conosciuto e allenato. Le posizioni e gli spostamenti del Wing Chun non sono così pochi come si lascia credere esternamente, cari amici, bisogna squarciare il velo di Maya!

giovedì 12 novembre 2009

Prima sezione di Chi Sau della Chum Kiu - GM Leung Ting

Alcuni dei miei ragazzi stanno studiando la prima sezione di Chi Sau della Chum Kiu. Consideriamo le sezioni come una specie di forme che si eseguono in due, insieme, in cui entrambe le persone allenano determinati stimoli e determinate risposte propriocettive. Per anni le sezioni sono state esclusivamente un modo semplice per fare soldi, perché vari Insegnanti le facevano pagare come se fossero oro colato. Oggi qualcuno che ne ha compreso il senso, ha capito che si possono anche far vedere per intero, perché l'unico segreto per studiarle bene è praticarle per ore.

Le sezioni, a mio parere, sono molto utili perché ci insegnano determinati principi motori, che possono esserci d'aiuto durante la pratica. Certamente vanno allenate duramente e non solo come movimenti prestabiliti. Ne vanno compresi i principi e le idee di fondo. Va studiato tutto il footwork che permette di attaccare e difendersi. Il lavoro è tanto e va fatto tenendo sempre bene a mente i concetti chiave del sistema.

Oggi, quindi, voglio proporre un vecchio video in cui possiamo vedere Si Jo Leung Ting che spiega particolarmente bene la prima sezione di Chi Sau della forma Chum Kiu. Notate come parla in particolare del modo in cui la mano che esegue il Kam Na Sau non tiri, ma spinga. Non tutti hanno compreso appieno questa cosa ed è per questo che la sezione, molte volte, viene eseguita male ovvero priva di senso.