Nel video che vi consiglio oggi, potete ammirare nuovamente SiFu Maria Grothe, già intervistata su questo blog, durante un seminario sull'uso dei coltelli del Siu Lam Weng Chun (famiglia Lo). A prescindere da alcuni movimenti del corpo - che non condivido -, ne apprezzerete la coordinazione e la fluidità, nonché la precisione dell'esecuzione di alcuni passaggi della forma. Grazie ai Fratelli della famiglia Hoffmann per aver diffuso il video!
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lunedì 23 maggio 2011
venerdì 7 gennaio 2011
[Video] Versioni della "Jong Kuen" - 樁拳
Oggi vi presento un paio di esecuzioni (parziali) della 永春樁拳 (Weng Chun Jong Kuen), una delle forme presenti in diversi curriculum della grande famiglia del 少林永春拳 (Siu Lam Weng Chun Kuen). Semplificando, si può ritenere una specie di forma al manichino eseguita a vuoto, senza l'ausilio dello strumento, in cui ci sono azioni di striking, di lotta in piedi, di prese e proiezioni, di cambi di altezza nelle fasi di comabattimento, nonché un notevole numero di passi, che donano alla forma un aspetto molto più marziale di altre, le quali, al contrario, lo nascondono.
Qui vediamo il Maestro Chan Wing Yu (Allievo del Grand Master Chu Chung Man - 朱頌民宗師 -), durante l'esecuzione (http://www.youtube.com/watch?v=9VYN6QVXAlc). Purtroppo il video non può essere inserito direttamente nel blog, dovete andarvelo a vedere tramite il link.
Qui, invece, Sifu Vincent Tso (Allievo del Grand Master Tang Yik) and Sifu Ignatius Siu (della Famiglia Chu), eseguono la stessa forma, con piccole varianti. Davvero belli questi video, grazie a chi li ha messi in rete!
giovedì 6 gennaio 2011
[Video] Versioni di una forma al manichino
Di seguito potete vedere due modi di lavorare la stessa forma di 永春拳 (Weng Chun Kuen). Si tratta di una delle tre forme di questo lineage - da non considerarsi come un corpus unico, non a caso ci si scinde in Paai (派), in "fazioni" -, quella "Heaven". Nel primo video possiamo vedere SiFu Stephen Siu, mentre, nel secondo, SiFu Vincent Tso, entrambe della Famiglia derivante dal Grand Master Chu Chung Man (朱頌民宗師). Gli occhi più esperti riconosceranno in questa forma parecchi punti di contatto con quella composta da 116 movimenti del GM Yip Man. Spero che prima o poi qualcuno della Famiglia di Siu Lam Weng Chun Kuen abbia voglia di mettere in rete un video della forma "Man" o "Human", a seconda delle tradizioni.
mercoledì 5 gennaio 2011
[Video] SiFu Ignatius Siu al manichino
Invito tutti gli appassionati di 永春拳 a guardare con attenzione questa breve esecuzione di parti della forma "Earth" al manichino di legno, eseguita dal Maestro Ignatius Siu. Si tratta di una delle tre forme eseguibili con lo strumento tradizionale, che si possono trovare all'interno del curriculum di quasi tutte le Famiglie di 少林永春拳 (Siu Lam Weng Chun Kuen). Questa è la versione trasmessa dal Grand Master Chu Chung Man (朱頌民宗師). Buona visione!
mercoledì 15 dicembre 2010
GM Andreas Hoffmann, "61/2 Principles Form", Budo International
La mia pazienza è stata ripagata. L'avevo preannunciato qui che il nuovo video di SiFu Andreas Hoffmann mi incuriosiva tanto e che ero impaziente di vederlo. Da più di dieci giorni dedico un'ora al giorno a questo ottimo video, che dimostra l'apertura mentale di SiFu Hoffmann, il quale riesce sempre a stupire il pubblico, con dimostrazioni molto affascinanti di questa Arte Marziale concettuale che è il Siu Lam Weng Chun Kuen (少林永春拳).
Con l'aiuto di SiFu Maria Grothe e di SiFu Matthias Cebula, il Maestro Hoffmann ci conduce attraverso la forma Luk Dim Boon Kuen (六點半拳), eseguita a mani nude, con il palo lungo e con i coltelli a farfalla, con una serie di inquadratutre molto chiare. Impressionante la dimostrazione di energia di SiFu Matthias Cebula, di cui sentii parlare molto bene da un suo Allievo, ma che non avevo mai visto in azione.
La cosa più importante da sottolineare è che questo DVD chiarisce ulteriormente l'importanza di studiare quest'Arte Marziale secondo i suoi principi cardine, non tanto attraverso la maniacale ricerca della tecnica fine a se stessa, ma sempre con l'utilizzo del corpo dietro ad ogni movimento. Molti hanno attaccato SiFu Hoffmann per il suo particolare utilizzo del cosiddetto "bending" e per il vistoso utilizzo del corpo durante l'esecuzione delle forme e delle applicazioni.
Ora, a prescindere dal fatto che se non ci fosse stato lui, la maggior parte dei praticanti di Wing Chun italiani (per rimanere a casa nostra) non avrebbe conosciuto granché delle basi concettuali del sistema, né dell'utilizzo del corpo nel combattimento, ricordo che non furono pochi quelli impressionati positivamente dallo stesso Maestro, durante i pochissimi seminari che tenne in Italia in passato, perché la sua capacità di far percepire il cosiddetto Gihng (勁 o 劲), l'energia interna, era ed è tuttora straordinaria.
Chi avesse dei dubbi intorno all'eccessivo utilizzo della vibrazione della colonna vertebrale, sarebbe bene guardasse con attenzione il video in questione, edito da Budo International, perché rimarrebbe esterrefatto dal modo di utilizzare questa speciale gestione corporea durante le dimostrazioni: non c'è mai un eccesso di movimento e tutto il lavoro di braccia e gambe è sempre commisurato all'attacco del partner.
Che dire, in sostanza, di un video del genere? Si sente la mancanza di prodotti di questa qualità, perché il costo è commisurato al contenuto che il DVD propone al pubblico. Le pecche sono sempre le stesse di tutti gli altri video della casa editrice: eccessive ripetizioni delle forme, una sostanziale lentezza della pellicola ed uno scenario molto, troppo, scarno, che isola eccessivamente i protagonisti dalla realtà.
Per quanto riguarda i protagonisti di questo bel DVD, non posso che ringraziare SiFu Grothe e SiFu Cebula per la professionalità dimostrata durante tutti gli esercizi in coppia, a solo, armati e disarmati. Un ringraziamento particolare va a SiFu Andreas Hoffmann, che continua a rimanere uno dei Maestri del panorama europeo che più mi affascina per tante ragioni, al di là di questioni politiche e federali, che non mi appartengono affatto e che continueranno a rimanere lontane dalle mie scelte future. Viva l'Eterna Primavera!
giovedì 11 novembre 2010
[Video] Weng Chun Kung Fu Vol.2
Finalmente è uscito il nuovo video del Maestro Andreas Hoffman, dedicato al Weng Chun Kung Fu. Spero che sia dello stesso livello dei precedenti! Aspetto con impazienza di vederlo! Un saluto a tutta la Famiglia!
Il Maestro Andreas Hoffmann spiega personalmente i 6 principi e mezzo del sistema, dando nozioni di base sul Weng Chun Kung Fu, la lotta armata ed i "segreti "del Tempio Shaolin del Sud.
Il Maestro Andreas Hoffmann spiega personalmente i 6 principi e mezzo del sistema, dando nozioni di base sul Weng Chun Kung Fu, la lotta armata ed i "segreti "del Tempio Shaolin del Sud.
sabato 25 settembre 2010
Intervista a SiFu Massimo Fiorentini
Oggi incontriamo Massimo Fiorentini, uno dei miei Insegnanti, fondatore e capo istruttore dell’International Dragon and Phoenix Association.
Caro SiFu, parlaci un po’ della tua vita. Quando hai cominciato a praticare arti marziali ed a quali discipline hai dedicato maggior impegno?
Nel lontano 1986 ho iniziato quasi contemporaneamente la pratica del Wu Shu e del Wing Chun, quest’ultimo con il metodo del G.M. Cheung Chuk Hing (noto come William Cheung). Qualche anno dopo mi sono dedicato al Wing Chun, metodo Leung Ting, all’interno dell’organizzazione EWTO, dove, con i Maestri Rene Latosa e Bill Newman, ho iniziato e portato avanti per tanti anni la pratica dell’Escrima.
Ricordo inoltre, durante il mio percorso di studio all’Istituto Superiore di Educazione Fisica, di aver partecipato, anche se per brevissimo tempo, ad un corso di Taekwondo con il Maestro e vicecampione mondiale Geremia Di Costanzo.
Mi sono affacciato ad altre arti marziali, quali il Tai Chi Chuan, l’Hung Gar, il Kali Filippino, il Bjj partecipando, occasionalmente, ai seminari di queste discipline.
Dal 2004 pratico anche l’arte del Weng Chun che ho avuto modo di approfondire nelle sue molteplici sfaccettature durante il mio viaggio ad Hong Kong nel mese di marzo di quest’anno.
In questa mia fase di crescita marziale è mio desiderio approfondire l’arte a cui ho dedicato la mia vita, ho pianificato ulteriori viaggi - studio sia ad Hong Kong che in altri luoghi asiatici, come nel Vietnam, dove spero di riuscire ad accrescere il mio bagaglio tecnico.
Chi ti ha fatto conoscere il Wing Chun?
Un giorno decisi di visitare una scuola dove si praticavano arti marziali in quanto ero appassionato dal mito di “Bruce Lee”. Fui entusiasta di sapere che nella mia zona ci fossero corsi di Goung Fu e chiesi ad un mio amico, esperto di Karate cintura nera 1°Dan, di accompagnarmi sperando in un suo utile consiglio.
Rimasi molto colpito dal carisma dell’insegnante e dalla sua bravura che non ci fu bisogno di chiedere al mio amico di esprimere una sua valutazione.
L’insegnante era Mavilio Francesco, con lui ho iniziato il mio percorso in quest’affascinante mondo.
Ricordo con piacere che quel mio amico Karateka, anche se per poco tempo, a distanza di anni è diventato uno dei miei primi allievi.
Chi sono stati i tuoi Maestri in passato? E oggi?
Il mio primo insegnante in assoluto è stato Mavilio Francesco, all’epoca rappresentante italiano del Wing Chun del Maestro Willian Cheung. Successivamente ho militato nella WTOI, filiale italiana della EWTO. La militanza all’interno della EWTO mi diede all’epoca l’opportunità di allenarmi con tanti Maestri molti dei quali oggi hanno fondato, a livello mondiale, la loro organizzazione. Gli insegnanti con cui, dal 1987 al 2001, ho arricchito il mio bagaglio tecnico durante seminari intensivi di Wing Chun sono stati: Si Jo Leung Ting, Si Gung Keith R Kernpecht, Sifu Michael Fries (il mio primo Sifu in WTOI), Sifu Filippo Cuciuffo, Sifu Andreas Gross (Responsabile tecnico della scuola centrale europea “Il castello di Langenzell”), Sifu Tassos, Sifu Roland Liebscher - Bracht (con il quale ho appreso anche tecniche di digito - pressione), Sifu Salih Avci, Sifu Heinrich Pfaff, Sifu Turan Ataseven, Sifu Hans-Jörg Reimers, Sifu Victor Gutierrez.
Sicuramente non avrò menzionato qualcuno e me ne scuso, ma rammentare tutti i cognomi è un’impresa ardua.
Gli insegnanti con i quali ho avuto esperienza diretta con lezioni individuali sono stati: Sifu Giuseppe Schembri, Sifu Frank Ringeisen, Sifu Emin Boztepe.
Gli insegnanti dell’arte dell’Escrima sono stati: G.M. Rene Latosa, Master Bill Newman e Master Steve Tappin.
Nell’anno 2004 ho cominciato lo studio dell’arte del Weng Chun con il G.M Andreas Hoffman, che è diventato il mio Sifu di questa disciplina.
Negli ultimi anni ho rivisitato per la terza volta il sistema di Si Jo Leung Ting con una persona che è mio tramite con il Gran Master cinese e insieme a lui mi reco a Hong Kong praticando con i Maestri Sunny So (diretto allievo del maestro Tang), il Maestro Peter Wong (diretto allievo del maestro Tang) e con il Maestro Lo, nipote diretto di Sifu Lo Chiu Woon
Mi auguro che in futuro avrò la possibilità di arricchire la mia conoscenza con altri maestri.
Sei un SiFu? Come si ottiene questo titolo nella tua associazione?
Ho ottenuto la nomina di Sifu nel 1998 militando all’interno della più grande organizzazione di Wing Chun di quel periodo, la EWTO.
A differenza di come hanno sostenuto alcune persone, ottenere quel riconoscimento ha richiesto un duro lavoro che è durato più di dieci anni, ovviamente era necessario possedere una discreta padronanza tecnica dell’arte e raggiungere il secondo grado tecnico. L’intero percorso di formazione prevedeva la conoscenza di nozioni riguardanti la metodologia dell’insegnamento, la preparazione psico - fisica dell’allievo, lo stretching, tecniche di rilassamento e tecniche di digito - pressione. Altro requisito, non meno importante, era quello di avere una piccola infarinatura sulla conoscenza di alcune tecniche di management in quanto, un’altra competenza richiesta per ottenere la nomina di Sifu, era quella di coordinare una città. All’epoca mi fu riconosciuto il coordinamento della regione Molise, esattamente le città di Campobasso e Isernia e, successivamente, mi fu affidato il coordinamento della mia città, Napoli, subentrando a Sifu Mavilio. Ultimo requisito più complesso, era quello di provvedere alla crescita tecnica di almeno due allievi fino al raggiungimento del loro primo grado tecnico.
Rientrava poi nella prassi dell’organizzazione che due Maestri dovessero confermare il buon operato svolto dall’aspirante Sifu.
Dal quel lontano 1998 si sono succeduti moltissimi eventi: nel 2002 mi sono dimesso dall’ EWTO e ho iniziato la militanza nella neo nascente organizzazione IWKA di Sifu Iadarola fino a diventarne uno dei responsabili nazionali. In seguito sono diventato capo istruttore italiano del Weng Chun per conto della famiglia Hoffmann e nel 2006 ho fondato la mia associazione, l’IDPA.
Dopo circa un anno ho deciso di costruire una gerarchia all’interno dell’IDPA, al cui interno determinate persone mi dovevano aiutare a sostenere gli ideali della mia associazione e ho individuato nelle persone di Sisto Fabrizio, Palmentieri Enrico, Girone Paolo e De Giosa Alberto, coloro che possedevano i requisiti necessari al fine di aspirare alla carica di Sifu. Va ricordato che tutti e quattro, come me, hanno militato nella EWTO e nell’IWKA maturando almeno quindici anni di pratica e raggiungendo il secondo grado tecnico (graduatoria in auge sia nell’EWTO che nell’IWKA). Ne menziono uno per tutti, Sisto Fabrizio pratica Wing Chun con me dal 1988.
In quel periodo non ho preso in considerazione di ideare dei criteri di valutazione per gli aspiranti al titolo, anche perché i quattro candidati, avendo sostenuto il percorso già all’interno delle altre organizzazioni, li ho ritenuti meritevoli della nomina.
Oggi l’IDPA necessita di precisi criteri di valutazione che sicuramente dovranno tener presente del periodo di militanza all’interno dell’associazione, dell’aspetto meritocratico (sia di tipo tecnico che organizzativo), ma soprattutto i candidati dovranno dimostrare rispetto e umiltà, virtù necessarie per una persona che a sua volta dovrà guidare degli allievi in un percorso lungo e difficile.
Non appena delineati i requisiti che adotterà l’IDPA verranno aggiornati sia il sito che il blog così da indicare a tutti le linee guida.
I Sifu attualmente presenti nell’IDPA sono: Sisto, Palmentieri e Carfora.
Quante ore ti alleni?
Fatta premessa che alla base di un allenamento marziale come obiettivo principale c’è il benessere fisico e mentale, è determinante esprimere con concretezza il significato della parola allenamento.
Tra le tante definizioni lette riporto quella che più ha suscitato in me delle riflessioni, in modo da poterle condividere con chi leggerà questa intervista.
Con il termine allenamento si intende “Quell’insieme delle tecniche che consentono ad un individuo la realizzazione massima del suo potenziale genetico, attraverso l’apprendimento di una corretta gestualità e la razionale ripetizione di esercitazioni mirate a modificare l’equilibrio organico individuale per ripristinarlo ad un livello superiore”.
Da questa definizione possiamo dedurre che: “L’elaborazione di un buon programma di allenamento non può prescindere da una chiara definizione degli obiettivi che si vogliono raggiungere”.
In questi ultimi anni, dove la mia attenzione si è concentrata prevalentemente sul completamento di un sistema di Wing Chun e sulla ricerca di eventuali collegamenti con altri sistemi appartenenti ad altre famiglie, ho cercato di perseguire due obiettivi: perfezionare il mio bagaglio tecnico e dedicarmi alla formazione dei miei allievi. Considerando sia le lezioni di gruppo che quelle individuali, il mio impegno giornaliero ha raggiunto anche picchi di 10 ore e la media settimanale corrispondeva a circa 6 ore giornaliere.
Quest’anno, se verrò supportato da condizioni personali favorevoli, è mia intenzione pianificare un programma di allenamento che andrà a curare la mia preparazione atletica al fine di potenziare il fisico e affinare le caratteristiche di base quali: forza, velocità, resistenza, agilità, ecc.
Il programma di allenamento prevederà, solo per la preparazione atletica, un paio di ore giornaliere, oltre alle due ore da dedicare al perfezionamento delle forme e della tecnica in generale; sono consapevole che così facendo avrò meno tempo ed energie a disposizione da dedicare ai miei allievi per la loro preparazione tecnica, ai quali però faccio notare che, specialmente durante l’ultimo anno accademico svolto, è stato dato loro un bagaglio tecnico così ricco che sicuramente delineando i loro obiettivi, avranno materiale a sufficienza da allenare e perfezionare.
Hai mai combattuto in un contesto sportivo? Quando, dove e con quali risultati?
Negli anni novanta ricordo di aver partecipato a due competizioni sportive che vedevano riunite varie scuole campane di Goung Fu.
Partecipai alla prima gara esclusivamente nelle vesti di allievo, in quel periodo di Sifu Mavilio, e riuscii a raggiungere l’obiettivo più alto, il primo posto, portando a casa una medaglia e una bellissima spada come trofeo che custodisco ancora con orgoglio.
La seconda competizione, qualche anno dopo, mi vide partecipe sia come combattente, sia come allenatore di alcuni miei allievi che condussi alla gara. Ricordo di aver vinto i due match più significativi contro i potenziali vincitori, per poi essere squalificato per divergenze di opinioni rispetto all’arbitro che in quel momento dirigeva l’incontro tra un mio allievo e un rappresentante di un’altra scuola. Quella competizione, nella categoria dove io partecipavo come combattente, fu vinta da un ragazzo, Luca Longobardi, appartenente alla nostra scuola e allievo diretto di Sifu Mavilio. A distanza di anni è ancora vivo in me il gesto che Luca ebbe nei miei confronti, infatti mi donò la sua medaglia, indicando me come il vincitore morale.
Quante ore a settimana dovrebbe allenarsi un allievo per progredire seriamente?
Come già ho menzionato in un’ altra intervista fatta qualche anno fa, molti fattori entrano in gioco per poter stabilire il tempo che necessita ad un praticante per acquisire discretamente la disciplina. Di fondamentale importanza sono: la predisposizione verso l’arte, la capacità di apprendimento, il tempo che si dedica agli allenamenti, le caratteristiche fisiche; queste sono solo alcune delle componenti che andrebbero considerate.
Al fine di poter quantificare il tempo giornaliero necessario per l’allenamento, è indispensabile considerare l’obiettivo prefissato e il livello del praticante. Comunque il tempo minimo di pratica per un principiante deve oscillare dalle tre alle cinque ore settimanali, poi a seconda dei diversi fattori che entreranno in gioco, il tempo di pratica deve essere rivalutato di volta in volta; ad esempio, se un allievo ha intenzione di partecipare a delle competizioni, dovrà essere disposto ad impegnarsi, per un determinato periodo, ad allenamenti più intensi e duraturi che in taluni casi possono prevedere anche tre o quattro ore giornaliere per quattro giorni settimanali.
Vari possono essere gli obiettivi e in base ad essi, l’allievo dovrà concordare con il suo insegnante, o con il suo preparatore atletico, il tempo ideale di pratica.
Quali sono i concetti di combattimento su cui si concentra la tua scuola?
Princìpi e concetti sono di fondamentale importanza e aiutano il praticante nella sua crescita marziale. Non penso bisogni dare più rilevanza ad un concetto rispetto ad un altro, anche in questo caso entrano in gioco molteplici variabili, visto che stiamo considerando “il combattimento”, se solo volessimo discutere delle strategie che si possono applicare durante un combattimento, non finiremmo di disquisire, quindi penso che sia opportuno che, nelle scuole di arti marziali, si dia la stessa importanza a tutti i concetti, quest’ultimi potrebbero risultare sempre utili durante un combattimento.
All’interno della mia scuola cerco di dare la giusta risonanza ai concetti di mia conoscenza, posso dire che il primo che insegno ai praticanti che si avvicinano allo stile è il concetto che in cinese cita: Bik Bo Tip Da, difficile o quasi impossibile riportarne la traduzione letterale, ma il suo significato si avvicina pressappoco a: Prendi l’angolo favorevole, e schiaccia il tuo avversario colpendolo senza dargli tregua.
Cosa pensi a proposito di altri SiFu e del loro metodo di insegnamento?
Così come l’apprendimento varia da persona a persona e si basa su esperienze vissute e/o attraverso stimoli con i quali si entra in contatto, anche un metodo di insegnamento si dimostrerà diverso da un altro. Un Maestro dovrebbe tener presente la modalità di apprendimento dell’allievo, di conseguenza anche il suo metodo di insegnamento risulterà variare da persona a persona.
Possiamo sapere quali sono le differenze tra il tuo Wing Chun e le altre interpretazioni?
Il Wing Chun, come del resto ogni forma di arte, non si possiede. Io cerco di riportare il più fedelmente possibile il sistema secondo la concezione di pratica di Si Jo Leung Ting, insegnando i concetti e i princìpi che mi sono stati trasmessi. Come la domanda stesso recita, si parla di altre interpretazioni, ogni essere umano è diverso da un altro, e come già ho scritto le diversità dei vari metodi utilizzati per praticare il Wing Chun sono dettate dal fatto che i vari maestri cosi l’hanno appresa, o quanto meno rappresenta la loro personale interpretazione.
Hai fondato una tua organizzazione. Come sono i rapporti con le altre famiglie di Wing Chun?
Una parte della mission dell’associazione che ho fondato recita: “L’IDPA nasce dal desiderio di approfondire conoscenze maturate nella pratica delle arti marziali avvalendosi dello scambio culturale…”
Il termine scambio, nel caso specifico delle associazioni a sfondo culturale, potrebbe essere sostituito anche con l’espressione “relazione sociale”, quest’ultima ha luogo in ogni contesto umano: dai rapporti di amicizia, alla famiglia, ad impegni sociali e/o professionali a qualsiasi forma di aggregazione umana.
Durante tutto il mio percorso marziale ho sempre mostrato una spiccata apertura nei confronti di tutti e non solo di coloro legati al mondo del Wing Chun. Cerco di essere cordiale con il prossimo, ammetto con facilità gli errori quando me ne avvedo o quando qualcuno me li fa notare, ma non transigo sulle ingiustizie, per colpa di quest’ultime sono sempre pronto a dissotterrare l’ascia di guerra.
In conclusione posso affermare che ho buoni rapporti con tutte le associazioni i cui associati mostrano cordialità e sincerità.
Sei stato uno dei Maestri più ambiti in Italia, sia per esser stato il capo istruttore dell’IWKA, sia come pionieri del cosiddetto “Weng Chun”. Eppure pochissimi ti annoverano come loro SiFu. Sei una specie di “SiFu ombra”. Che ne pensi?
Da un punto di vista tecnico, mi auguro di essere ancora un Maestro ambìto sul territorio italiano, anche se non rappresento più l’IWKA o la famiglia del Maestro Hoffman.
Ricerco e pratico tanto in modo da poter ancora per molto tempo essere ai vertici e, ora che rappresento la mia famiglia, ho maggiori obblighi nei confronti dei miei allievi, devo garantire un’alta qualità tecnica all’interno dell’IDPA.
Mi sono sempre impegnato a ricercare e trasmettere con dedizione e serietà tutta la mia conoscenza dell’arte del Wing Chun nei miei 22 anni di pratica e insegnamento, numerosi sono stati i praticanti a cui ho insegnato, il periodo più florido è stato quando ricoprivo i vertici dell’IWKA Italia.
Un’unica precisazione, è normale che solo pochissimi mi annoverano come loro SiFu, nel periodo antecedente alla fondazione della mia associazione, solo i miei allievi diretti fecero con me il cerimoniale del tè. Nel passato i Sifu accettavano gli allievi in quanto si assumevano la responsabilità di prendersi cura dell’istruzione marziale dell’adepto e della sua completa formazione.
La vita mi ha insegnato che la gratitudine è una virtù assai rara, quindi, invece di parlare di coloro che posseggono poca riconoscenza, preferisco porre l’accento nei confronti degli allievi che ricordano di aver intrapreso un percorso tecnico con me, ringraziandoli.
Comunque ritengo molto simpatico l’appellativo di Sifu ombra…
Per quanto concerne lo studio dell’arte del Wing Chun, ho avuto il primo approccio, per due anni circa, con il metodo del Maestro William Cheung, per poi dedicarmi per tutti i successivi anni allo studio del metodo del Maestro Leung Ting fino ad oggi, quindi ritengo di non avere la dovuta esperienza per rispondere a questa domanda.
Tengo a precisare che dal 2004 pratico anche l’arte del Weng Chun con varie famiglie a Hong Kong. Chissà un giorno mi sentirò pronto ad esternare un mio pensiero in merito…
Ringrazio Riccardo per avermi dato la possibilità, con questa intervista, di ripercorrere con immenso piacere il mio cammino marziale.
mercoledì 8 settembre 2010
[Video] Si respira un'aria pulita
Grazie al cielo ci sono diversi video su YouTube che ti fanno respirare aria pulita, dove trovi Maestri cinesi in gamba, i quali portano avanti le tradizioni familiari in modo serio, ma in un clima assolutamente sereno. Mi pare porpio questo il caso di Siu Shui Ming, uno degli eredi del Gran Maestro Chu Chung Man.
Guardate come si muove, il suo utilizzo del bacino, i movimenti delle mani e delle gambe. Mi rallegra che ci siano ancora Maestri appassionati che praticano in questo modo. Benvengano!
sabato 14 agosto 2010
Yip Man: storia, leggenda ed elezioni
Seguendo ciò che viene tramandato da parecchi praticanti di Wing Chun, sappiamo che la leggenda sulla nascita dello stile pone parecchia enfasi sul periodo delle Giunche Rosse, che rappresenta una sorta di luogo di incontro di molte Arti Marziali del Sud della Cina.
Numerosi sistemi di Wing Chun 'moderno' - alcuni direbbero "modificato" - sono stati sviluppati proprio in quel periodo e dall'unione di esperienze personali. I capostipite dei lineage oggi maggiormente conosciuti, come quello di Yip Man, di Yuen Kay San, quello sviluppato a Gu Lao, etc., fanno risalire le proprie origini al periodo delle Giunche Rosse.
Il lineage Yip Man, per esempio, abbiamo visto che deriva da Chan Wa Shun, che apprese il Wing Chun dal Dr. Leung Jan, il quale fu uno tra i primi esterni all'opera delle Giunche Rosse a studiare il sistema. Secondo la tradizione orale - poi divulgata dalle Tavole di Pietra -, Leung Jan apprese il Wing Chun da due membri dell'opera, Wong Wa Bo e Leung Yi Dai. Così, in questo senso, possiamo dire che il lineage Yip Man discende dalle Giunche Rosse.
Ora, il punto storicamente scorretto sulla versione leggendaria è che i membri dell'opera della Giunca Rossa non crearono il Wing Chun, perché questo stile affonda le sue radici nel Monastero di Siu Lam (o Shaolin) del Sud. Attraverso le società segrete in lotta contro la dinastia Qing, il Wing Chun arrivò sino all'opera della Giunca Rossa, oltre cento anni dopo aver lasciato il Tempio.
Nel lineage Yip Man, però, abbiamo la quasi mitologica figura di Leung Bik, il quale per molti sembra corrispondere a Chu Chu Man, per altri - pochi - essere una figura a se stante. Un po' meno dubbi si hanno su Chan Wa Shun, che completò con insegnamenti di Chi Sim (o Siu Lam Weng Chun) la formazione di Yip Man nello stile HFY.
In tutto questo clima di incertezza viene un dubbio a molti: ma da chi fu eletto Gran Maestro Yip Man? Soprattutto, Gran Maestro di quale famiglia di Wing Chun? Nessuno l'ha mai detto, nessuno l'ha mai scritto. Non esistono prove dell'esistenza di gradi o titoli onorifici, di livelli o di cinture. La prova evidente che Yip Man non fu mai eletto Gran Maestro sta nel fatto che tutti i suoi discepoli si proclamano veri successori a conoscenza del vero sistema. Perché tutti sono in contrasto tra di loro? Semplicemente perché nessuno è il vero successore...nessuno è stato nominato pubblicamente.
Il Wing Chun di Yip Man ha subìto una costante evoluzione: questo spiegherebbe le differenze tra le varie famiglie, le differenze nell'insegnamento, nelle stesse teorie di base. Credo che ognuno abbia un pezzo di verità, nessuno escluso. Sta a noi il difficile compito di mettere insieme i pezzi. Credo che qualcuno ci stia riuscendo, altri ci siano quasi riusciti, pur personalizzando troppo il sistema, forse per le caratteristiche personali.
martedì 10 agosto 2010
La mia opinione sul Wing Chun di Yip man, se interessa...
Oggi vorrei esprimere un'opinione personalissima sul Wing Chun Kuen. Potete accettarla, rigettarla o ignorarla, ma è da tempo che voglio scriverla. Prima di procedere, vorrei soddisfare una curiosità di un paio di Allievi, che mi chiedono sempre di chiarire la storia secondo cui Yip Man avrebbe imparato ad utilizzare il pupazzo di legno nel Dai Duk Lan.
Non è possibile essere d'accordo con chi sostiene che la forma del pupazzo sia stata 'rubata' in quel luogo, perché è presente anche nell'Hung Fa Yi, nel quale Yip Man venne addestrato da Chan Wa Shun, come abbiamo visto. Semmai è plausibile e verosimile che abbia potuto copiare il progetto di manichino fissato al muro tramite le staffe, che pare sia davvero stato inventato nell'emporio di Wai Yan. Sappiamo con certezza che Yip Man continuò ad allenarsi tutta la vita, cambiando di volta in volta la forma al manichino, ma questo non significa che non ne conoscesse una prima di partecipare agli allenamenti nel Dai Duk Lan.
Mi ricollego a questa cosa per andare al punto che volevo affrontare oggi. Con tutta evidenza, il Wing Chun di Yip Man divenne ricco di dettagli derivanti dalle famiglie di Chi Sim o Siu Lam Weng Chun, se vogliamo, mano a mano che si allenava con i praticanti di quel lineage. Questo dato caratteristico di Yip Man mi è sempre piaciuto, così come il fatto che non si nominò mai Grande Maestro...
Sicuramente Yip Man non venne nominato Maestro da nessuno, perché alla fine del suo percorso marziale non praticava né HFY, né Weng Chun. Si può dire che diede vita ad una splendida sintesi di entrambi gli stili. Per questo il suo Wing Chun mantiene la praticità nella lotta, ma adotta una morbidezza spesso sconosciuta se non ai praticanti di Chi Sim. Qui volevo arrivare, cari amici.
Secondo me, il Wing Chun di Yip Man non è per casalinghe (come si ebbe a dire nel passato), né il miglior sistema. Sicuramente è una sua versione personale. A mio parere, però, gli elementi provenienti dal Siu Lam Weng Chun diventano a volte indispensabili per la corretta comprensione del sistema creato dallo stesso GM Yip Man. Per questo motivo non mi fermo al solo sistema sintetizzato da SiJo Leung Ting per comprendere appieno il Wing Chun.
Penso quindi che per comprendere bene il Wing Chun di Yip Man, una disciplina tanto complessa, non si possa fare riferimento agli insegnamenti di un unico Maestro, soprattutto perché si tratta di una disciplina in costante evoluzione. Mi pare molto importante, per questo, studiare il Wing Chun di Yip Man, mentre si recuperano le radici dell'HFY e si esplorano le vie morbide del Chi Sim: potrebbe essere la via più adeguata per capire cosa stava facendo veramente Yip Man!
Non ci si dovrebbe limitare, secondo me, a ricevere solo quel pezzo che è stato capito in un momento storico particolare da uno dei suoi Allievi, perché si tratterebbe comunque di una parte, non del tutto. La ricerca deve essere continua ed infinita, secondo me, perché appena ci si ferma, si viene trasportati indietro dalla corrente, in questa nostra affascinante risalita del fiume, verso la cima della montagna chiamata Wing Chun Kuen.
venerdì 16 luglio 2010
肘低力 - Jarn Dai Lak
Una delle basi teoriche del Wing Chun Kuen è la conoscenza del motto "Prendi la forza dalla punta del gomito" (肘低力 - Jarn Dai Lak). Attraverso un duro lavoro sulla potenza sprigonata dalla catena cinetica posteriore, possiamo arrivare a comprender bene il motto, affinché ci renda chiaro come sprogionare energia dalle nostre braccia. Gli ideogrammi che lo compongono sono tre, vediamoli.
肘 [zhǒu], lo abbiamo visto, è il gomito.
低 [dī] significa 'basso' o 'la parte più bassa'. Deriva da 亻(o 人) [rén], la 'persona', e da 氐 [dǐ], le 'fondamenta', la 'base'. 低 [dī], 'basso', è etimologicamente collegato con 氐 [dǐ] e con 底 [dǐ] 'sottostante', 'sotto'. In cantonese è /Dai/.
力 [lì] è la forza, la potenza fisica. In cantonse lo troviamo come /Lik/, /Lak/ o /Li/.
Il nostro lavoro di base, quindi, sta nell'attivare i nostri gomiti verso l'avversario, per mantenere poi stabilmente la nostra tensione verso le stesso, in tutte le fasi del combattimento. Studiamo proprio per questo il Poon Sau come esercizio di base per attivare l'esplosività delle braccia.
Spesso il motto è sottovalutato, ma costituisce la base teorica del "ponte corto", della presa di coscienza dell'origine della nostra forza, durante lo scontro, che può variare da punto a punto (da ponte corto a ponte lungo e viceversa), permettendoci di cambiare articolazione per avere un risultato migliore in termini di resa...
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mercoledì 14 luglio 2010
Bok Da - 膊打
Oggi voglio scrivere due righe su uno dei colpi interessanti, che spesso vengono sottovalutati dai praticanti di questo stile. Si tratta del Bok Da (膊打). L'origine della tecnica si trova già nella Siu Nim Tau, ma negli allenamenti con il partner si capisce l'effetto dirompente che ha sull'equilibrio dell'avversario nelle fasi di corpo a corpo o della cosiddetta "schermaglia di lotta".
膊 [bó - pò - liè] è il carattere utilizzato per intendere la spalla o, comunque, la parte più alta del braccio. Il suo radicale è 月 (o 肉) [ròu], la carne. In cantonese è /Bok/.
打 [dǎ] è il colpo o il colpire, ma significa anche utilizzare. Può essere usato anche per indicare il combattimento. 手 [shǒu], la mano, ci suggerisce il significato di colpire. 丁 [dīng] ('il chiodo') aveva originariamente funzione fonetica in 打, ma il carattere 打 ha assunto un valore maggiormente legato all'inchiodare, quindi al colpire, prendendo senso dal valore inizialmente fonetico.
In cantonese è /Da/.
L'idea del colpo di spalla è contenuta nel quarto set della Siu Nim Tau che alleniamo e viene spesso utilizzato durante lo studio della seconda sezione di Chi Sau della Chum Kiu, come evasione da una leva articolare.
In altri contesti più liberi viene utilizzato per attaccare il viso di chi si scopre per tentare di entrare nella fase lottatoria corpo a corpo. Alcune volte è utilizzato come rottura - o uscita - dall'esercizio che chiamiamo Chi Sau 'Earth', come insegnamo al primo livello di Wing Chun Kuen dell'IDPA.


L'uso della spalla è particolarmente efficace quando l'avversario è molto vicino, quindi. Con un passo adeguato si può trovare la chiave del successo in un combattimento ravvicinato. Di solito, quando la situazioen ce lo permette, mettiamo una gamba fra quelle dell'avversario così da formare una linea perpendicolare rispetto a quella delle spalle dell'attaccante (posizione a "T"). Questa posizione permette di utilizzare con la massima efficacia la forza nella spalla.
Con questo attacco si impedisce all'avversario di continuare a muoversi e si pone un ostacolo ad ogni suo attacco successivo attraverso la nostra terza ed ultima linea d'attacco (o di difesa, dipende dal punto di vista). Bok Da va solitamente tirato al petto dell'avversario (meglio, sul plesso solare), ma può essere comunque dirompente per minare il suo assetto strutturale se tirato altrove.
La tecnica va tirata soprattutto quando le mani e i gomiti vengono bloccati dall'avversario (fasi di Qin Na). Quando si tenta il colpo di spalla, utilizziamo le gambe, il bacino e il corpo con la solita esplosività e sincronia. Il modo necessario e sufficiente per effettuare l'attacco deve imporci di tenere il corpo dritto, senza sporgere la spalla troppo in avanti.
Durante il Bok Da, però, è possibile che il viso possa essere attaccato se le mani dell'avversario rimangono libere; l'altro potrebbe addirittura rompere il braccio con cui attacchiamo se lo irrigidiamo. Per impedire queste risposte dell'attaccante, dobbiamo sempre ricordarci di agire con la mano opposta in coordinazione...
Le potenzialità delle tecniche di spalla possono essere padroneggiate solo se facciamo nascere la nostra energia dal Dan Tien. La potenza, in questo caso, deve essere rilasciata come spirale di forza (Chan Su Chin).
Con questo attacco si impedisce all'avversario di continuare a muoversi e si pone un ostacolo ad ogni suo attacco successivo attraverso la nostra terza ed ultima linea d'attacco (o di difesa, dipende dal punto di vista). Bok Da va solitamente tirato al petto dell'avversario (meglio, sul plesso solare), ma può essere comunque dirompente per minare il suo assetto strutturale se tirato altrove.
La tecnica va tirata soprattutto quando le mani e i gomiti vengono bloccati dall'avversario (fasi di Qin Na). Quando si tenta il colpo di spalla, utilizziamo le gambe, il bacino e il corpo con la solita esplosività e sincronia. Il modo necessario e sufficiente per effettuare l'attacco deve imporci di tenere il corpo dritto, senza sporgere la spalla troppo in avanti.
Durante il Bok Da, però, è possibile che il viso possa essere attaccato se le mani dell'avversario rimangono libere; l'altro potrebbe addirittura rompere il braccio con cui attacchiamo se lo irrigidiamo. Per impedire queste risposte dell'attaccante, dobbiamo sempre ricordarci di agire con la mano opposta in coordinazione...
Le potenzialità delle tecniche di spalla possono essere padroneggiate solo se facciamo nascere la nostra energia dal Dan Tien. La potenza, in questo caso, deve essere rilasciata come spirale di forza (Chan Su Chin).
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martedì 1 giugno 2010
[Armi] Luk Dim Poon Kwan 2
Ne accennai qui parecchio tempo fa (Il Palo Lungo, un mito alla portata di tutti e Luk Dim Poon Kwan; un video esplicativo: Tributo al Gran Maestro Tang Yick), ma è bene riprendere il discorso sul palo lungo. Molti praticanti di Wing Chun Kuen sono affascinati dalle armi tradizionali di questo stile, perché rappresentano la fine di un percorso di studi ed il mezzo della comprensione del sistema di combattimento studiato per anni. Il mistero che avvolge il Palo Lungo ed i Coltelli che utilizziamo è legato anche ad un fraintendimento: sarebbero solo un completamento dello stile e nulla di più...
Ora, stante il fatto che la maggior parte degli insegnanti di questo sistema non conosce l'utilizzo delle armi, bisogna considerare il problema di poterne apprendere solo le forme (complesse quanto volete, ma si tratta sempre e solo di movimenti determinati!). Pochissimi sono gli Insegnanti che utilizzano questi strumenti per migliorare e, soprattutto, per permettere agli Allievi di fare progressi.
Non è un caso che vengano considerate tanto nella cultura cinese, da esser addirittura chiamate "il padre e la madre" (i coltelli) e "l'insegnante" (il palo). Eppure ci sarà un motivo per cui i pugni vengono considerati "i figli", no? Sarà mica perché le armi sono le basi per il sistema a mani nude? Fateci caso: anche i praticanti esperti riescono a crescere tecnicamente attraverso l'utilizzo delle armi!
Così come nel sistema a mani nude, le armi ci insegnano a prendere contatto e sfruttare i ponti creati con l'avversario, ovviamente a distanze differenti. Di fronte ad un avversario armato, il combattimento con i coltelli o con il palo in pugno non permette di controllare l'azione, ma è finalizzato a terminare l'attacco con colpi definitivi.
Spesso si passa dal disarmo dell'aggressore, quando la via è occupata; dall'uso delle armi deriva anche la comprensione del concetto di contemporaneità di difesa ed attacco. Non esiste attacco senza difesa, così come non esiste difesa senza attacco. Ogni azione deve essere il preambolo per quella successiva.
Per quanto riguarda l’uso del corpo, poi, le armi favoriscono la corretta comprensione dei movimenti della colonna vertebrale e dei piedi, suggerendo la giusta coordinazione tra le articolazioni. Non è un caso che l’uso della struttura sia così connesso all'impugnatura del palo lungo: da questo semplice gesto si può capire se un praticante ha immagazzinato le idee di base per un corretto allineamento posturale.
L'insegnamento principale del palo è contenuta nel nome stesso di Luk Dim Poon Kwan, “il bastone da sei punti e mezzo”: ognuno di questi punti viene interpretato da ogni famiglia come un'azione specifica o come un principio. Per esempio, tra i discendenti di Fung Siu Ching (quello che chiamiamo Siu Lam Weng Chun) si parla di sollevare, puntare (o tenere il punto), sbarrare (e crearsi spazio), deviare, tagliare, avvolgere (con un cerchio, assorbire) e fluire (il mezzo punto). Si tratta di concetti applicati sia in attacco che in difesa.
Come diciamo spesso, il Wing Chun Kuen è un'Arte Marziale concettuale. Proprio per questo i movimenti che eseguiamo con il palo seguono in modo quasi scolastico i concetti che apprendiamo nel corso dei nostri studi. Lan Kwan, per esempio, è il movimento che usiamo per sbarrare la strada all'attacco avversario. Può essere fatto in qualsiasi direzione, l'importante è che blocchi l'avanzata dell'opponente.
I movimenti frustati, invece, sono quelli in cui il palo viene fatto vibrare con il tipico utilizzo del corpo, che dona elasticità al pezzo di legno. Negli esercizi di base, che utilizziamo anche per avere un primo approccio della gestione del corpo nel combattimento a mani liberi, troviamo spesso movimenti verticali ed orizzontali del palo, che viene lanciato e ripreso con un movimento di controrotazione, il quale parte dall'interno del corpo e arriva sino alle mani, per essere poi trasferito all'arma.
Una delle massime più importanti nell'utilizzo del palo è che, in applicazione, il bastone non emette due suoni (Kwan Mo Leung Heung). Si può intendere in vari modi, ma credo che il modo migliore sia quello di comunicare al praticante la strategia ideale: difendere ed attaccare in una sola azione. Spesso questo concetto non viene riportato nel lavoro a mani nude ed ecco il motivo per cui assistiamo ad allenamenti estenuanti di Chi Sau, in cui nessuno dei praticanti pensa a questa strategia fondamentale di contrattacco simultaneo.
In tutti i lavori che eseguiamo, come gli attacchi di punta oppure gli affondi in Ma Bu, stiamo molto attenti alla ripartizione del peso sulle gambe e sulla gestione del baricentro, perché è qui che risiede la chiave per una corretta interpretazione e per un corretto utilizzo del palo. Non è un caso che sia l'Insegnante, no? Ecco, proprio dall'utilizzo di questo strumento possiamo migliorare le nostre capacità. Non parliamo, poi, di quanto sia allenante dal punto di vista fisico e relativamente al footwork!
Per percepire miglioramenti sulle proprie capacità bisogna assolutamente ripetere più e più volte ogni singola azione che possiamo produrre con il palo. Per farlo, ogni famiglia ha elaborato una forma, affinché tutti i principi fossero ricordati ed allenati. Nel lineage di Yip Man, con la mediazione di SiJo Leung Ting, abbiamo una forma brevissima, in cui riusciamo a contemplare tutti i movimenti, ma è un lavoro abbastanza scarno se paragonato ad altre forme.
Per esempio, in quello che viene chiamato Siu Lam Weng Chun ci sono più forme, ognuna delle quali sviluppa una data capacità del praticante. Dopo aver passato del tempo a rinforzare il proprio corpo con una forma specifica di potenziamento, si apprende la forma con il bastone, dedicata allo sviluppo delle proprie conoscenze e capacità nel combattimento a mani libere e con il bastone stesso. Mi pare importante notare che la maggior parte dei Maestri suggerisce di praticare questa forma con vari tipi di bastoni e pali, per saggiare le proprie capacità e per allenarsi in modo proficuo.
Solo in alcune famiglie è stato creato un oggetto assai affascinante quanto utile alla pratica, che possiamo definire come "pupazzo di legno per il palo". Si tratta di una struttura fissata a parete, nella quale vengono posizionati dei pali, contro i quali il praticante si allena, come si fossero gli attacchi di un avversario; si tratta del corrispontente pupazzo di legno che utilizziamo a mani nude...
Quando si lavora i coppia, invece, l’allenamento è così vario, che potremmo davvero costruirci un sistema sopra! Si possono allenare singoli attacchi e singole risposte; si può allenare il Chi Kwan, l'omologo del Chi Sau con il bastone in mano; possiamo allenare i passi, veloci ed esplosivi; possiamo allenare anche il combattimento libero, ma sempre facendo molta attenzione, perché con le armi in pugno non si scherza.
L'insegnamento principale del palo è contenuta nel nome stesso di Luk Dim Poon Kwan, “il bastone da sei punti e mezzo”: ognuno di questi punti viene interpretato da ogni famiglia come un'azione specifica o come un principio. Per esempio, tra i discendenti di Fung Siu Ching (quello che chiamiamo Siu Lam Weng Chun) si parla di sollevare, puntare (o tenere il punto), sbarrare (e crearsi spazio), deviare, tagliare, avvolgere (con un cerchio, assorbire) e fluire (il mezzo punto). Si tratta di concetti applicati sia in attacco che in difesa.
Come diciamo spesso, il Wing Chun Kuen è un'Arte Marziale concettuale. Proprio per questo i movimenti che eseguiamo con il palo seguono in modo quasi scolastico i concetti che apprendiamo nel corso dei nostri studi. Lan Kwan, per esempio, è il movimento che usiamo per sbarrare la strada all'attacco avversario. Può essere fatto in qualsiasi direzione, l'importante è che blocchi l'avanzata dell'opponente.
I movimenti frustati, invece, sono quelli in cui il palo viene fatto vibrare con il tipico utilizzo del corpo, che dona elasticità al pezzo di legno. Negli esercizi di base, che utilizziamo anche per avere un primo approccio della gestione del corpo nel combattimento a mani liberi, troviamo spesso movimenti verticali ed orizzontali del palo, che viene lanciato e ripreso con un movimento di controrotazione, il quale parte dall'interno del corpo e arriva sino alle mani, per essere poi trasferito all'arma.
Una delle massime più importanti nell'utilizzo del palo è che, in applicazione, il bastone non emette due suoni (Kwan Mo Leung Heung). Si può intendere in vari modi, ma credo che il modo migliore sia quello di comunicare al praticante la strategia ideale: difendere ed attaccare in una sola azione. Spesso questo concetto non viene riportato nel lavoro a mani nude ed ecco il motivo per cui assistiamo ad allenamenti estenuanti di Chi Sau, in cui nessuno dei praticanti pensa a questa strategia fondamentale di contrattacco simultaneo.
In tutti i lavori che eseguiamo, come gli attacchi di punta oppure gli affondi in Ma Bu, stiamo molto attenti alla ripartizione del peso sulle gambe e sulla gestione del baricentro, perché è qui che risiede la chiave per una corretta interpretazione e per un corretto utilizzo del palo. Non è un caso che sia l'Insegnante, no? Ecco, proprio dall'utilizzo di questo strumento possiamo migliorare le nostre capacità. Non parliamo, poi, di quanto sia allenante dal punto di vista fisico e relativamente al footwork!
Per percepire miglioramenti sulle proprie capacità bisogna assolutamente ripetere più e più volte ogni singola azione che possiamo produrre con il palo. Per farlo, ogni famiglia ha elaborato una forma, affinché tutti i principi fossero ricordati ed allenati. Nel lineage di Yip Man, con la mediazione di SiJo Leung Ting, abbiamo una forma brevissima, in cui riusciamo a contemplare tutti i movimenti, ma è un lavoro abbastanza scarno se paragonato ad altre forme.
Per esempio, in quello che viene chiamato Siu Lam Weng Chun ci sono più forme, ognuna delle quali sviluppa una data capacità del praticante. Dopo aver passato del tempo a rinforzare il proprio corpo con una forma specifica di potenziamento, si apprende la forma con il bastone, dedicata allo sviluppo delle proprie conoscenze e capacità nel combattimento a mani libere e con il bastone stesso. Mi pare importante notare che la maggior parte dei Maestri suggerisce di praticare questa forma con vari tipi di bastoni e pali, per saggiare le proprie capacità e per allenarsi in modo proficuo.
Solo in alcune famiglie è stato creato un oggetto assai affascinante quanto utile alla pratica, che possiamo definire come "pupazzo di legno per il palo". Si tratta di una struttura fissata a parete, nella quale vengono posizionati dei pali, contro i quali il praticante si allena, come si fossero gli attacchi di un avversario; si tratta del corrispontente pupazzo di legno che utilizziamo a mani nude...Quando si lavora i coppia, invece, l’allenamento è così vario, che potremmo davvero costruirci un sistema sopra! Si possono allenare singoli attacchi e singole risposte; si può allenare il Chi Kwan, l'omologo del Chi Sau con il bastone in mano; possiamo allenare i passi, veloci ed esplosivi; possiamo allenare anche il combattimento libero, ma sempre facendo molta attenzione, perché con le armi in pugno non si scherza.
sabato 24 aprile 2010
Intervista con Cheng Kwong
Ringrazio Krypteia per la traduzione fulminea!
***
Oggi vi presento Cheng Kwong, membro della famiglia del Siu Lam Weng Chun e Maestro di vari stili. È stato l’insegnante di molti famosi maestri europei.
Caro Cheng, quando hai cominciato a praticare arti marziali?
Ho iniziato a praticare le arti marziali cinesi nel 1963.
Che tipo di Wing Chun pratichi? Chi ti ha introdotto in questo stile e per quanti anni l’hai praticato?
Ho praticato il Wing Chun (stile di Yip Man) e poi mi sono concentrato sul Weng Chun (stile di Wei Yan).
Quando hai cominciato a praticare il Siu Lam Weng Chun?
Ho cominciato a praticare il Siu Lam Weng Chun nel 1969.
Puoi spiegarci le differenze tra Wing Chun e Weng Chun?
Non ci sono grandi differenze. È nato tutto sulle Giunche Rosse.
Hai fondato la tua organizzazione. Quali sono i tuoi rapporti con le altre associazioni?
Ho buoni rapporti con le associazioni che rappresentano altri stili come lo stile del Drago, Wing Chun, Weng Chun, Choy Lee Fut, Sil Lum del Nord e molte altre ancora.
Puoi spiegarci le differenze tra i vari stili di famiglia del Weng Chun?
Ogni SiFu aveva il proprio stile, sviluppatosi in base alla sua conoscenza e alle sue esperienze.
Quali sono i principi dietro i Bart Cham Dao?
I Bart Cham Dao sono un prolungamento delle braccia. La teoria rimane la stessa.
Chi sono stati i tuoi maestri, in passato?
I miei maestri nel passato sono stati Lam Woon Kwong (stile del Drago), Lok You (Yip Man Wing Chun), Wei Yan e Pak Cheong (Weng Chun).
Chi è il tuo maestro oggi, se ne hai uno?
I miei maestri sono tutti morti. Ma oggi mi alleno con il più anziano Gran Maestro di Weng Chun, Tam Pui-Chuen, che ha 96 anni.
Quante ore ti alleni?
Mi alleno ogni giorno.
Sei un professionista delle arti marziali o hai altri lavori?
Sono insegnante professionista di arti marziali e medico erborista.
Quante ore a settimana dovrebbe praticare un allievo per progredire seriamente?
Almeno 3 ore al giorno.
Quali stili usi per combattere?
Il combattimento non è uno stile predefinito...
Cosa sono i "Kiu Sau"?
Nel Weng Chun Kiu Sau indica il “radar” e il punto di contatto di ambo i lati.
Nel Weng Chun esiste l’esercizio del Poon Sau per la pratica del Chi Sau?
Sì, nello stile di Yip Man, ma non nel Weng Chun.
Verrai in Italia, prima o poi?
Forse un giorno, chi lo sa...
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venerdì 23 aprile 2010
Interview with Cheng Kwong
Today, I introduce you Cheng Kwong, member of the Siu Lam Weng Chun family and Master of varius styles. He was the Master of many famous European Masters.
Dear Cheng, when did you start with Martial Arts?
I started to learn Chinese Martial Art in 1963.
What type of Wing Chun do you practice? With who did you know Wing Chun style and for how many years did you practiced this?
I practiced Wing Chun (Yip Man style) and later concentrated on Weng Chun (Wei Yan).
When did you start to practice Siu Lam Weng Chun?
I started Siu Lam Weng Chun in 1969.
Can you tell us what is the different between Wing Chun and Weng Chun, if you can?
There are not great differences. All originated from Red Boat.
I have good relationship with other associations such as Dragon style, Wing Chun, Weng Chun, Choy Lee Fut, North Sil Lum, too many associations.
Can we know what are the differences between Weng Chun's families styles?
In fact every SiFu had his own style, because of his knowledge and experience.
What are the principles behind the Bart Cham Dao?
Bart Cham Dao is the extension of arms. The theory remain the same.
Who were your Masters in the past?
My Masters in the past were Lam Woon Kwong (Dragon style), Lok You (Yip Man style) and Wei Yan, Pak Cheong (Weng Chun style).
Who is your Master, now, if you have one?
My Masters had all passed away. But now I was trained under the most senior Grandmaster of Weng Chun Tam Pui-Chuen, who is 96 years old.
I practice every day.
Are you a professional martial artist or have other jobs?
I am a professional martial artist and chinese herbalist doctor.
How many hours per week should train a student to grow in a serious way?
At least 3 hours per day.
Which are your styles of fighting?
Fighting is not fixed style...
What are the "Kiu Sau" concepts?
In Weng Chun Kiu Sau meands the radar and the touching point of both sides
Is there in Weng Chun the Poon Sau exercise, for Chi Sau?
Yes, in Yip Man style, but not in Weng Chun.
Think to come to Italy sooner or later?
May be, some days...
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lunedì 22 febbraio 2010
Rimozione del materiale
Derek M. Rozanski mi ha chiesto di rimuovere la sua intervista dal blog per motivi che non mi sono né noti né chiari. Per rispettare la mia etica marziale, prima di quella strettamente giornalistica, ho accettato di fargli questa cortesia. Lo stesso dicasi per l'intervista ad Ignatius Siu, che Derek mi ha chiesto di togliere. Questo mi rende particolarmente triste, perché dimostra ancora una volta che l'uomo torna spesso sui suoi passi per conservare i segreti di pulcinella.
Ed ecco così che un piccolo e modesto blog amatoriale come questo inizia a creare scompiglio, perché fa veicolare informazioni liberamente, senza censure, senza mettere cappelli o commenti su ciò che i Maestri vogliono dire. Al coro dei "no, grazie" ora si unisce anche quello (per ora isolato, da solista) dei "sì, grazie", seguito da un meno bello "ma, veramente, preferisco che tu tolga tutto", dall'incomprensibile motivazione, se non quella 'politica'. Dopo episodi come questo inizio davvero a pensare che il mio servizio gratuito e appassionato non sia apprezzato come dovrebbe.
Ed ecco così che un piccolo e modesto blog amatoriale come questo inizia a creare scompiglio, perché fa veicolare informazioni liberamente, senza censure, senza mettere cappelli o commenti su ciò che i Maestri vogliono dire. Al coro dei "no, grazie" ora si unisce anche quello (per ora isolato, da solista) dei "sì, grazie", seguito da un meno bello "ma, veramente, preferisco che tu tolga tutto", dall'incomprensibile motivazione, se non quella 'politica'. Dopo episodi come questo inizio davvero a pensare che il mio servizio gratuito e appassionato non sia apprezzato come dovrebbe.
domenica 14 febbraio 2010
Intervista con Sergio P. Iadarola
Ringrazio il fratello di Wing Chun Kripteya per la traduzione!
***
Oggi parliamo con Sergio Pascal Iadarola, fondatore dell’International Wing Tjun Kung Fu Association.
Caro Sergio, quando hai cominciato a praticare arti marziali?
Ho cominciato il mio viaggio nelle arti marziali a 6 anni con il Judo, raggiungendo la cintura marrone e vincendo diversi tornei. Ho studiato anche un po’ di Karate (wado kai e shotokan) e pencak silat. Tempo fa ho studiato anche BJJ per qualche anno per comprenderlo meglio. Naturalmente, dove sono cresciuto, c’erano molte scuole di Thai Boxing e quindi ho esperienza anche di questo stile – tanto che a marzo girerò in Tailandia una serie di DVD sulla Muay Thai con il mio caro amico Ajarn Aldo Chiari.
Come ti sei avvicinato al Wing Chun?
Ho iniziato a interessarmi al Wing Chun grazie a Bruce Lee, di cui ero un grande fan (ho visto i suoi film centinaia di volte), così a 11 anni cominciai a praticare wing chun con Rob Vogel e Sifu Wang Kiu, uno dei primi cinque allievi di GM Yip Man. Mi allenai con loro per circa 6 mesi prima di passare al sistema di Leung Ting, dopo aver letto il suo libro Wing Tsun Kuen.
Quando hai cominciato a praticare Siu Lam Weng Chun (o come lo si vuole chiamare – uso la grafia Weng per distinguere uno stile dall’altro)?
Ho cominciato con il wing chun (o wing tjun, il marchio registrato con cui chiamo il sistema) nel 1987; è lo stesso stile, ci sono differenti lineage ma il wing chun è il wing chun.
Puoi spiegarci la differenza tra Wing Chun (Yip Man) e Siu Lam Weng Chun?
In tutta la Cina wing chun è sempre stato scritto con i caratteri di “eterna primavera”! Secondo i miei ultimi sei anni di ricerche, fu GM Yip Man a modificare gli ideogrammi con quelli di “bella primavera”. Dunque lui e il suo amico Yuen Kay San furono gli unici a utilizzare gli ideogrammi di “bella primavera”; oggi, vista la popolarità del GM Yip Man, tutti scrivono “bella primavera”, addirittura in Cina hanno ristampato interi libri sostituendo l’ideogramma di “eterna” con quello di “bella”. Ricordiamo anche che per un periodo GM Yip Man insegnò a Hong Kong wing chun scritto come “eterna primavera”; l’associazione si chiamava Wing Luing Association e il presidente onorario era Sifu Leung Sheung, il Sifu di Leung Ting, e che sulla tomba del Sifu del GM Yip Man, Sifu Chan Wha Sun, il nome wing chun è scritto come “eterna primavera”. Si tratta quindi dello stesso stile, solo con diversi lineage, e alcuni di essi hanno altre forme come la Wing Chun Kuen, o la Seung Kong, o la Saam Pai Fat.
Quali sono le differenze tra gli stili delle famiglie del Wing Chun?
Il Wing chun è un’arte concettuale creata da esseri umani. Nel corso dei secoli vari Sifu hanno modificato l’aspetto del sistema, ma non la sostanza! E questo è importante.
Pensiamo al dott. Leung Jan, sappiamo che ebbe uno scambio di tecniche del Luk Dim Poon Kwan con Fung Siu Ching e che in tarda età, quando si ritirò nel suo villaggio natale di Gu Lo, codificò il Gu Lo wing chun o il sistema da 40 punti Pin Sun wing chun. In quel periodo volle semplificare perché sapeva che non avrebbe vissuto abbastanza per trasmettere ai suoi allievi l’altro curriculum. Secondo le mie ricerche, è molto probabile che siano stati il dott. Leung Jan e il suo insegnante, Leung Yee Tai, a creare Siu Nim Tau, Chum Kiu e Biu Tze.
Puoi dirci le differenze tra le famiglie del Weng Chun?
Credo di aver risposto a questa domanda, ma ripeto che ci sono molti diversi lineage con modi diversi di eseguire le forme. Alcuni hanno delle forme specifiche ed esclusive, come la famiglia Lo che aveva solo la Saam Pai Fat, e quella Tang che non aveva proprio quella forma.
A Fatshan c’era un luogo, di cui non rivelerò il nome in quest’intervista ma che presenterò in esclusiva sul mio canale di YouTube, dove anticamente tutti i lineage si riunivano per praticare; le persone che praticavano Siu Nim Tau, Cham Kiu, Biu Tze ecc. si allenavano con quelli che eseguivano la forma Wing Chun Kuen, chiamata anche Sap Yat Sao, Seung Kong, ecc.
Quali sono le differenze tra la tua IWKA e altre scuole o associazioni?
Tutti devono insegnare nel modo che preferiscono e che reputano permetta agli allievi di progredire velocemente e qualitativamente. Le persone e le opinioni sono diverse. A me piacerebbe unire il mondo del wing chun, perché credo fermamente che possiamo tutti imparare dagli altri. Ora vivo a Hong Kong e spesso partecipo a Yum Cha con vari Sifu di diversi lineage, quindi so di cosa parlo.
Chi è il tuo maestro, ora?
Continuo sempre a imparare, perché credo che fermarsi equivalga a tornare indietro. Al momento sto perfezionando molto il Luk Dim Poon Kwan con Sifu Tang Chung Pak; se guardate i video con il bastone del defunto GM Tang Yick e pensate che Sifu Tang Chung Pak è il suo successore, capirete perché. Mi alleno anche molto con Sifu Sunny, ha cominciato anche a insegnarmi lo stile antenato del wing chun, il Yong Chun Bak Hok. Voglio ricordare che yong chun è la trascrizione in mandarino di wing chun.
Quali sono stati i tuoi maestri in passato?
Ne ho avuti molti. Nel lineage di Yip Man ci sono Wang Kiu, Rob Vogel, Frank Shafer, Emin Boztepe, Salih Avci, Hans Peter Edel, Leung Ting (con il quale ho studiato privatamente dal 1997 al 2001) e Allan Fong , che ora sta imparando da me il Siu Lam wing chun.
Poi, nel siu lam wing chun, ho studiato con Pak Cheung Kau, Cheng Kwong, Tang Chung Pak e Sunny So.
Ho anche studiato per 2 anni con Sifu Andreas Hoffmann, che considero un praticante molto valido ma non trovo a me congeniale il suo metodo di mischiare tra loro tante arti marziali diverse.
Imparo molto anche durante gli Yum Cha con vari Sifu; uno che rispetto molto per la sua struttura e il suo Chi Kung è Sifu Wan Kam Leung.
Sei stato nominato Gran Mastro. Da chi, in quale stile (Wing o Weng, o entrambi) e come si ottiene questo titolo?
Un titolo o un nome non sono importanti, sono solo parole. Sono il Gran Maestro dell’IWKA, nella mia associazione abbiamo più di qualche maestro e quindi sono automaticamente il Gran Maestro della mia federazione. Ma all’infuori di essa mi piace farmi chiamare Sifu Sergio, il nome che ho usato per il mio canale di YouTube e per il sito personale dei miei DVD.
Quante ore ti alleni?
Il Wing chun è la mia vita, mi alleno sempre ed è sempre nei miei pensieri (e anche il pensiero è un allenamento mentale); a volte lo sogno anche, quindi potremmo dire che mi avvicino alle 24 ore al giorno, ahahah.
Sei un professionista delle arti marziali o hai altri lavori?
Sono un insegnante professionista dal 1994.
Quante ore a settimana si dovrebbe allenare un allievo per progredire seriamente?
Dipende dallo studente e dai suoi obiettivi; cosa significa progredire seriamente? Essere pronto per la difesa personale, diventare un insegnante professionista o soltanto sviluppare fiducia in se stesso e qualche abilità di base? È tutto relativo.
In termini di tempo e denaro, quanto ci vuole a diventare cintura nera nell’IWKA?
Di nuovo, dipende dal soggetto in questione e dal suo Sifu. Prende lezioni private o no? A quanti stage partecipa?
Cosa sono i Kiu Sau?
Sono dei concetti di ponte del siu lam wing chun; il ponte è la parte del braccio che va dalla punta delle dita al gomito. Ci sono 18 modi di manipolare il ponte: Tiu, Boot, Da, Poon ecc.
A proposito dell’IWKA, puoi raccontarci la storia del ramo italiano dalla nascita alla fine (2006?), fino a che non è stata ricreata come federazione?
In Italia la mia associazione è cresciuta rapidamente all’inizio per poi avere un periodo di alti e bassi. Credo che ora abbiamo raggiunto una struttura ottimale, e ci sono molti maestri fantastici che sostengono la mia visione dell’IWKA in Italia. Maestri come Sifu Pietro D'Alesio, Sifu Claudio Legname, Sifu Lucio Riccio e Sifu Salvatore Mezzone, solo per nominarne alcuni.
Oggi l’IWKA è rappresentata in 11 Paesi e quindi sono davvero impegnato, ma questa è un’ottima cosa!
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