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giovedì 23 agosto 2012

勾撞拳 - Gau Jong Kyun

  Oggi, dopo un po' di tempo, torno a parlare di tecnica e voglio farlo dando spazio ad uno dei pugni meno visti su internet sotto la voce Wing Chun, il gancio. Sto parlando del Gau Jong Kyun (勾撞拳), che trovate spesso scritto come Au Chong Kuen (diversa trascrizione, stesso significato). Partiamo dagli ideogrammi. Non mi soffermo sul 拳 [quán], perché se ci fosse ancora un lettore del blog a non conoscerlo mi metterei a piangere... 

 勾 [gōu] è solitamente utilizzato nella sua forma verbale e intende l'atto di agganciare (o, in senso lato, sedurre qualcuno). Propriamente è l'uncino o, meglio, l'uncinare. Etimologicamente segue la via di 句 [jù], la sentenza. Il carattere 勾 è la volgarizzazione e la corruzione di 句, dove 厶 [sī] prende il posto di 口 [kǒu]. Uncino è propriamente scritto con l'ideogramma 钩(o 鉤) [gōu], che prevede l'aggiunta di 金 [jīn], il metallo, per indicare il materiale che compone l'oggetto. In Cantonese è /Gau/ o /Ngau/ (in alcune aree).

  撞 [zhuàng] indica la collisione, il correre incontro a qualcosa, colpire. L'ideogramma è formato da 扌(o 手) [shǒu), la mano, e 童 [tóng], il ragazzo, utilizzato per il suono. In Cantonese è /Johng/.

 Quale può essere, quindi, l'esatta traduzione letterale degli ideogrammi? Pugno che colpisce agganciando. Per meglio capirci, è chiaro che utilizzeremo il termine gancio, che rimanda il lettore e lo Studente al movimento tipico del Pugilato Occidentale. In realtà, la meccanica, la tecnica e le finalità sono differenti, ma è bene che ci si faccia un'idea generale, prima di passare alla pratica.

 Alcuni Insegnanti tendono a dire che la forza del 'nostro' (ormai parlare di un'unica Arte Marziale è quasi risibile) gancio si prende dalla rotazione delle anche o dell'intero busto. Sicuramente uno dei motori che possiamo utilizzare è la forza di spinta, che viene dal terreno e si esplica attraverso una torsione del busto. In questo caso, ci avviciniamo molto al Pugilato Occidentale, anche se in quasi tutte le Scuole di Wing Chun, poi, si impone di non utilizzare il muscolo della spalla.

 Per quanto mi riguarda, il gancio che alleno, utilizzo ed insegno viene dalla Biu Ji (標指), ma non è appannaggio dei soli Allievi che hanno raggiunto un certo qual livello. Il gancio, come quasi tutte le altre tecniche, si vede sin dai primi giorni di pratica, perché mi sembrerebbe sciocco privare il praticante di uno dei più importanti colpi a pugno chiuso del sistema.

 Nella Biu Ji (標指), si allena questo benedetto Gau Jong Kyun (勾撞拳), partendo dall'esterno (area Yáng)  e facendolo finire (idealmente) sulla linea Yīn opposta al braccio che esegue il gancio. In sostanza, si oltrepassa la linea verticale mediana, eseguendo un movimento semicircolare prima ascendente e poi discendente, a 45° di angolazione. La forza d'impulso (tema specifico della Biu Ji), la cosiddetta Faat Ging (發勁 [fājìn]), permette al praticante di Wing Chun di lanciare il gancio come se avesse in mano un sasso.

  Come tecnica viene utilizzata sia per rompere il ponte (Saat Kiu) avversario o con l'avversario, sia per terminare il combattimento con un colpo molto forte. Spesso, quando il gancio va a vuoto (sì, avete letto bene, nessuno è perfetto), si colpisce l'avversario con una gomitata orizzontale - Pai Jaan  (劈肘) -, che il praticante impara sin dal quarto set di Siu Nim Tau.

 Penso sia importante sottolineare che in molte Scuole il gancio non viene utilizzato se non in connessione con il Paan Geng Sau (攀颈手), la mano che tira il collo verso il basso, tipica della Cham Kiu (尋橋) e del Muk Yan Jong (木人樁), che solitamente chiamiamo Mang Geng Sau, per una strana trascrizione, che ormai è entrata nell'uso comune dei praticanti...

mercoledì 16 novembre 2011

擸手 - Laap Sau

Alcune volte dimentichiamo quanto siano importanti le basi del nostro sistema. Una di queste è costituita dalla possibilità di tirare l'avversario, attraverso una delle tecniche che si apprendono sin dalle prime lezioni di Wing Chun, il 擸手 - Laap Sau -. Ho notato che in pochissimi sul web usano questo ideogramma [擸] per definire il tirare, credo che sia per il solito vizio di fare copia-incolla dai siti più vecchi, senza mai andare a ricercare il cuore del proprio sistema. Vediamo l'ideogramma 擸 [liè], visto che 手 [shǒu] lo conosciamo a memoria.
 
擸 [liè o lā o là, in Mandarino] significa 'afferrare', 'tenere' e, nello specifico, 'afferrare e tirare i capelli'. In Cantonese si pronuncia /Laap/. L'idea di afferrare e tirare i capelli è perfetta per capire bene la tecnica, perché prevede due fasi differenti: la prima è quella di trattenere con cura l'oggetto da tirare, mentre la seconda indica l'azione propria di strattonare per strappare. Se al posto dei capelli mettete il braccio dell'avversario, per esempio, capite subito quale sia l'azione del Laap Sau: afferrare con cura il braccio - assicurandosi di avere un buon controllo - e strattonarlo, facendo perdere l'equilibrio all'opponente, per poter poi sfruttare l'attimo e colpirlo ripetutamente.

Uno dei problemi tecnici del 擸手 è quello di eseguirlo in maniera affrettata, senza tener bene a mente alcune caratteristiche biomeccaniche della presa ovvero la connessione tra le articolazioni delle dita, il polso e l'avambraccio in genere. Spesso accade ai principianti - ma anche a certi 'esperti'... - di perdere la presa durante lo strattone, subendo il contattacco dell'avversario. Il problema più frequente è quello di non allineare appositamente mano e avambraccio, a seconda del punto di contatto della mano stessa. Discorso difficile da fare sul blog...


Molto spesso ho visto anche tirare in maniera errata all'interno del proprio cono d'azione, subendo il subitaneo sfondamento della guardia. Questo accade quando si tira l'avversario verso di sé, contrariamente a quanto si dovrebbe fare, cioè 'accompagnando' l'avversario verso l'esterno del proprio corpo... Nel disegno soprastante potete vedere un'esempio di come si utilizza il Laap Sau per prendere l'angolo cieco e continuare ad attaccare dall'esterno all'interno.

mercoledì 19 ottobre 2011

三搖手 - Saam Yiu Sau

Quando iniziai ad imparare la forma Biu Ji (標指 - "Dita perforanti" -), mi trovai di fronte ad una serie di movimenti che non ritenevo utili ai fini del combattimento. Sarà stata la 'giovane' età, sarà stata la troppa fretta di confrontarmi con la realtà dello sparring o, forse, l'impreparazione dei miei primi insegnanti, fatto sta che fino a pochi anni fa non sono riuscito a cogliere elementi essenziali di alcuni movimenti.

Una delle sequenze che non capii dal principio fu la Saam Yiu Sau - 三搖手 -, il ciclio di movimenti della mano, con il braccio steso, a mo' di coltello. Ebbene, quando ho iniziato a studiare con attenzione le articolazioni, i tendini e la meccanica degli stessi, ho avuto ben chiaro il motivo per cui qualcuno tra i fondatori del sistema ebbe l'intuizione di inserire la sequenza nella forma. 

Diciamoci subito che nelle forme del 永春拳 non sempre le sequenze rispecchiano ciò che accadrà durante un combattimento. Nel caso particolare della triplice ripetizione dell'estensione/flessione del polso (三搖手), è chiaro che non siamo di fronte ad una tecnica applicata al combattimento, a meno che non si voglia dar retta a certi insegnanti (per esempio...), secondo i quali la triplice tecnica sarebbe servita per dissolvere una serie di diretti del pugilato (?!).

In realtà, Saam Yiu Sau deve essere praticata per i suoi benefici che ne traggono il flessore radiale e quello ulnare del carpo, nonché il flessore superficiale e quello profondo delle dita, l'estensore radiale lungo e quello breve del carpo, il cubitale posteriore e l'estensore comune delle dita, tanto per fare dei nomi. Il fatto di eseguirlo con il braccio steso è dovuto alla sua maggiore efficacia, perché con il gomito flesso, si avvicinerebbero i capi di inserzione dei muscoli grande palmare, cubitale anteriore e palmare lungo, avendo pertanto minore efficacia.

Se proprio volessimo travare un'applicazione alla sequenza, dovremmo rintracciarla proprio all'interno del sistema stesso, contro i (famigerati?) pugni a catena, quelli sulla linea centrale, per intenderci. In quela caso 三搖手 potrebbe essere utilizzata per fronteggiare l'attacco e dissolverlo, mantendendo un cuneo con il polso verso l'avversario.

Dal punto di vista tecnico, 三搖手 è spesso utilizzata (non esattamente come nella sequenza della forma) per liberare il polso da eventuali blocchi e controlli avversari, quando c'è una presa solida e forte, attraverso azioni repentine a livello dell'articolazione del polso. Se ci pensate bene, è una delle prime cose con cui si entra a contatto, durante le prime lezioni in palestra...


La stessa tecnica è presente nella forma al Muk Yan Jong (木人樁), sebbene lì ci siano delle specifiche implementazioni a livello di gestione del braccio, che non sarà più teso, ma flesso, ed andrà a coprire più linee verticali, rispetto all'esecuzione della Biu Ji. In questo caso, in effetti, se ne trova applicazione durante l'allenamento del 过手 (Gwo Sau), specialmente quando ci troviamo all'interno della guardia avversaria.

In alcuni lineage troviamo la stessa tecnica, in sequenza, descritta come 三擺指 o Saam Baai Ji. Ne parla negli stessi termini lo stesso SiJo Leung Ting, alternativamente a Saam Yiu Sau. Se volessimo trovare una qualche differenza d'esecuzione, potremmo dire che Saam Yiu Sau fa riferimento al movimento orizzontale del polso, mentre Saam Baai Ji è quello verticale. Quisquilie. In entrambe i casi ci troviamo di fronte ad un antico metodo di potenziamento e flessibilizzazione dell'articolazione del polso.

Alcune Famiglie, in special modo a Fatshan, utilizzano la sequenza di tre movimenti continui in tutti i set della Biu Ji. Sicuramente non fanno male, anche se, personalmente, tendo ad allenare il polso in un'altra maniera, adesso, oltre a quella formale e, quindi, lascio nella forma "solo" la sequenza che segue Yat Gee Chung Kuen.

Vediamo per un istante gli ideogrami di oggi. Tralascio 三 [sān o Saam in Cantonese], il numerale tre, 手[shǒu o Sau in Cantonese], la mano, e gli ideogrammi già affrontanti.

搖 (con la sua forma semplificata 摇) [yáo], /Yiu/ in Cantonese, è utilizzato per il verbo 'scuotere' o 'agitare'. Deriva da 扌 (o 手 [shǒu]) e dall'uso dell'ideogramma 䍃 (o ) [yáo] (il 'barattolo') per il suono.

擺 (con la sua forma semplificata 摆) [bǎi] significa 'ondeggiare', 'penzolare', fare come il 'pendolo'. In Cantonese è /Saam/. Deriva da扌[shǒu] e dall'uso di 罢(o 罷) [bà] a livello fonetico.

三搖手 - Saam Yiu Sau -, quindi, può essere tradotto come "agitare tre volte le mani". 
三擺指 - Saam Baai Ji -, invece, può essere la descrizione delle "dita che ondeggiano tre volte".

lunedì 17 ottobre 2011

挭滾無正身 - Gang Kwan Mou Jing San

Giorni fa pensavo al sistema di SiJo Leung Ting (Wing Tsun), una delle centinaia di interpretazioni del Wing Chun, sicuramente la più praticata al mondo e, senza dubbio, la più bistrattata. Ho letto pagine intere di nemici di Leung Ting che parlano di un errore molto grosso, di una vera e propria falla, del suo sistema: faccio riferimento al posizionamento faccia-a-faccia, che caratterizzerebbe il WT.

Bene, se osserviamo le migliaia di praticanti del sistema WT, non possiamo dar torto ai detrattori. Di sicuro, almeno in Europa è giunta una versione del tutto surrogata dell'originale. Eppure, Leung Ting, anche a detta di altri Maestri di caratura internazionale (ultimamente ne parlavo con il Direttore Tecnico dell'Accademia Nazionale di Tang Su Do, il Maestro Roberto Daniel Villalba, che ha elogiato più volte SiJo), si muove bene, è fluido, è molto veloce, ma, soprattutto, non si fa trovare frontalmente durante gli attacchi. Dov'è la falla?


Se tutti i praticanti di WingTsun e, soprattutto, tutti i Maestri si fossero presi la briga di ricercare, di studiare ed analizzare quanto detto, fatto e scritto da SiJo, tanti problemi non sarebbero sorti. Infatti, anche in un recente testo, SiJo fa riferimento ad un motto sconosciuto in molte Famiglie: 挭滾無正身 - Gaun Kwun Mo Ching Sun, scrive lui -. Lo traduce così: "non esistono posizioni frontali per le mani che si infilano (Gaun Sau) e per le mani che ruotano (Kwan Sau)". Cortocircuito!
挭 [gěng], in cantonese /Gang/, fa riferimento alle braccia messe come lische di pesce (la nostra tecnica Gang Sau). Si tratta di un ideogramma composto da 扌 (o 手) [shǒu], la mano, e da 更 [gēng], che viene utilizzato come avverbio (ancora di più, ulteriormente, inoltre) o come verbo (cambiare, sostituire, trasformare). 

滾 (con la sua forma semplificata 滚) [gǔn] significa rotolare, ruotare o bollire. In Cantonese è /Kwan/ o /Gwan/.

無 (con la forma semplificata 无) [wú] viene utilizzato qui come verbo e può essere tradotto con "non c'è".In Cantonese è /Mou/ o /Mo/.

正身 [zhèng shēn o Jing San (Cantonese)], li abbiamo visti, fanno riferimento alla posizione frontale del corpo.

Quindi? Non c'è posizione frontale del corpo quando usiamo Gang Sau o Kwan Sau. Oh, non lo sto dicendo io, lo scrive il Dr. Leung Ting a pagina 85 del libro 116 Wooden Dummy Techniques! Non a caso il Maestro ci invita ad utilizzare queste 'tecniche' insieme a movimenti di gambe, per prendere il lato cieco interno o esterno dell'avversario. 

Delle due l'una: o c'è stato un cortocircuito in Europa o i praticanti di WT sono talmente svogliati da non essersi presi nemmeno la briga di studiare il proprio sistema... Eppure dal movimento che si esegue nella BiuTze del WingTsun, bisognerebbe capirlo, come ci dimostra anche il Maestro Norber Maday, allievo diretto di Ting.

 Concludiamo tornando a parlare di casa nostra, cari Fratelli. Come dico spesso, l'angolo cieco, sia esso interno o esterno alla guardia dell'avversario, è difficile da prendere, ma dobbiamo fare attenzione a non utilizzare mai rotazioni sul posto che ci portino ad avere nuovamente una posizione frontale rispetto all'avversario: sarebbe, come minimo, una perdita di tempo ed energia. Quando facciamo ricorso al Gang Sau o alle rotazioni delle braccia (interno/esterno o viceversa), dobbiamo sempre muoverci con le gambe, altrimenti rimangono posizioni da foto, totalmente sterili.


venerdì 14 ottobre 2011

正身腳 - Jing San Guek

Qualche giorno fa ho riletto con piacere un vecchio libro di SiJo Leung Ting dedicato alla Chum Kiu. Mi è saltata all'occhio la traslitterazione e la traduzione di un calcio chiamato (nel testo) Ching-Sun-Guek. Come non occuparsene?!

Bene, sapete come viene tradotto in inglese? Frontal Thrusting Kick ovvero Calcio frontale lanciato o qualcosa del genere, in italiano. Eppure qualcosa non va. Vediamo...


Ching è la traslitterazione del Dr. Leung Ting per l'ideogramma 正 (l'abbiamo visto ieri).

Sun è la traslitterazione del Dr. Leung Ting per l'ideogramma 身 [shēn], "corpo", che conosciamo e che siamo soliti scrivere /San/.

Guek è la traslitterazione che utilizziamo pure noi per il calcio (腳).

Dovremmo, quindi, tradurre "calcio dalla posizione frontale"...mmmh...qualcosa stride con la traduzione. Dov'è il termine "thrusting"?

Altri Maestri chiamano lo stesso calcio della Chum Kiu 中線正身腳 - Jung Sin Jing San Guek -, che fa riferimento al calcio tirato sulla linea mediana (dell'avversario) da posizione frontale. Forse questo tipo di circumlocuzione si addice di più a far capire all'Allievo dove deve essere diretta l'azione. 

Per completezza, 中 [zhōng] significa "nel mezzo" o "medio" (in Cantonese /Jung/). 線 [xiàn] è la "linea", la "traiettoria". In Cantonese è /Sin/.

Ad ogni modo, si tratta di un calcio frontale, tirato a media altezza, sulla linea mediana centrale, da posizione frontale. In sostanza, potete fare riferimento a questo post, sul Jing Geuk (正腳), perché parliamo della stessa cosa...

Il bello (?) della spiegazione del libro è che si dice di non muovere le spalle (se non di pochissimo) per tirare il calcio, poi si vede l'esecutore in tutt'altra situazione... A parte questa piccola nota, possiamo ritenere 正身腳 tutti i calci che vengono tirati dalla posizione frontale (Jing Ma - 正馬). In realtà, nella Chum Kiu, si parla di 轉馬 -  Jyun Ma -, cioè di Posizione ruotata, perché, rispetto alla posizione di partenza, si ruota di 90° prima di eseguire il calcio. 

martedì 11 ottobre 2011

釘 腳- Ding Geuk - Calcio che inchioda

Ding Geuk è uno dei calci del Wing Chun che viene più utilizzato per pubblicizzarne l'efficacia in un contesto di "difesa personale". Si tratta del sempreverde calcio ai genitali, se vogliamo intenderci.

In realtà, è un calcio che va ad impattare con la punta del piede (unghie, dita, etc.), spesso coperta dalla calzatura, la zona genitale dell'aggressore, in generale.  Non pensiate che l'obbiettivo "genitali" sia così facile da colpire...

Questo tipo di calcio viene usato contro aggressori che abbiano posizioni molto larghe di gambe o che, comunque, sottovalutino il nostro istinto di difesa, che ci porterà a risolvere la contesa nel più breve tempo possibile.

Per allenarlo, consiglio sempre di utilizzare gli scudi ricurvi e di farli tenere al partner proprio davanti alla zona da colpire. Bisogna allenare bene il timing e la velocità, più che la potenza, perché per tirare bene questo calcio è necessario "slacciare" le articolazioni inferiori, proprio come ci alleniamo a fare con le superiori. L'articolazione su cui concentrare il lavoro è quella dell'anca.

Questo calcio, come altri, non va caricato, ma immediatamente lanciato, da qualsiasi posizione ci si trovi. Per questo è molto importante la velocità, che si ottiene con un adeguato lavoro di bilanciamento del peso, contemporaneamente ad un allenamento intenso della capacità dell'anca di generare energia. 

釘 [dīng], che ha una forma semplificata 钉, significa chiodo, unghia o artiglio. Deriva da 钅(o 金) [jīn], il metallo, e da 丁 [dīng], che abbiamo già visto più volte. 丁 raffigura un chiodo. Quando 丁 fu preso per identificare la quarta delle dieci radici terrestri* 天干 [tiāngān], venne creato il carattere 钉 per rappresentare il significato originale di chiodo. In Cantonese è /Ding/ o /Deng/. 腳

[jiǎo], lo abbiamo visto più volte, è il piede e, per estensione, il calcio (/Geuk/ o /Gerk/).

La traduzione migliore, per me, è "calcio che inchioda", perché bisogna immaginare il corpo come uno spara-chiodi ed il piede come il chiodo lanciato in direzione dei genitali dell'aggressore. Fa male eh?...

Note:
* In Cina si segue il ciclo sessagesimale (干支; gānzhī) come sistema numerale ciclico di sessanta combinazioni, composte da due cicli base, le dieci radici celesti (天干; tiāngān) ed i dodici rami terrestri (地支; dìzhī). Tradizionalmente è usato per numerare giorni ed anni nel Sud Est asiatico in generale.

martedì 28 dicembre 2010

劈肘 - Pai Jaan

Oggi voglio parlare di una delle gomitate che si trovano lungo il cammino del Wing Chun Kuen, sin dalla pratica della Siu Nim Tau. Si tratta del 劈肘 - Pai Jaan -, la "gomitata che divide" o, tradotta in modo più libero, la gomitata orizzontale. Purtroppo lo studio delle tecniche di gomito è spesso lasciato al periodo - spesso breve - in cui si studia la forma Biu Ji, come se fossero appannaggio di una piccola classe dirigente. Eppure nella prima forma del sistema già si incontra nelle due versioni, avanti e indietro (Hau Pai Jaan). Misteri della fede...

Veniamo alle applicazioni. Non sempre è utilizzata per colpire parti del corpo dell'avversario. In alcuni casi serve per aprire la guardia, per poi proseguire in altri modi l'attacco. Può essere una valida difesa, a corta distanza, da attacchi di rettilinei (ricordate la questione dell'arco e della corda dell'arco?). 

In ambito "difesa personale", è uno dei validissimi attacchi che permette di concludere lo scontro nel modo più violento e veloce. Attenzione, però, perché il gomito colpendo può tagliare, se impatta su tessuti duri (sopracciglio, mascella, etc.), o può provocare gravissime lesioni, se arriva su tessuti morbidi o poco rigidi (tempia, trachea, etc.).

All'interno del sistema Leung Ting, troviamo la gomitata espressa in più modi, sia con l'avambraccio teso - come nella foto che ritrae SiFu Iadarola, qui accanto -, sia con l'avambraccio morbido, come la si allena solitamente nella Biu Ji. Questo dipende dalla distanza dalla quale si tira la gomitata e dall'angolo, spesso, nonché dalla reazione dell'avversario.

Nella maggior parte delle dimostrazioni visibili su internet, la si trova come conclusione del combattimento, con l'avversario totalmente inerme e passivo. Ci può stare, ma questo denota un fatto assodato: l'allenamento delle gomitate è spesso relegato a rotture o sezioni di Chi Sau, non dando fiducia a chi le tira, perché non viene mai aumentata la potenza e la precisione del colpo.

Ecco perché da un po' di tempo a questa parte ho iniziato a far allenare questa ed altre gomitate ai miei Allievi, sin dai primi mesi di pratica. Ci si deve mettere in testa che il gomito è una delle armi più importanti per i praticanti di questa Arte Marziale e, proprio per questo, va allenata la velocità, la resistenza e l'impatto della gomitata. 

Indispensabile, in questo contesto, è la gomitiera, uno strumento dal basso costo, ma dal valore inestimabile se lo rapportiamo all'uso che se ne può fare. Ce ne sono di vari tipi in commercio, ma le migliori che ho sperimentato sono quelle tondeggianti, che ci permettono di lavorare anche a corta distanza, senza rimanere impigliati ed impacciati dall'ingombro della protezione. Non si può fare a meno di tirare queste gomitate durante gli allenamenti sulla corta distanza, ripeto, perché sarebbe come tarpare le ali all'aquila.

Per quel che concerne la forza d'impatto, essa è generata dalla forza di rotazione dell'anca, dall'utilizzo di un lavoro di gambe che permetta di conservare l'equilibrio mentre si scarica il colpo sull'obbiettivo, oltre ad una gestione della colonna vertebrale che prepari sempre il secondo colpo. In questo senso è indispensabile rimanere sempre carichi con il secondo arto superiore, altrimenti si rischia di regalare l'angolo cieco a chi ci sta di fronte. Non è un caso che mi sgolo spesso per sottolineare che questa gomitata non deve sorpassare la linea centrale tra noi e l'avversario, pena il dover ricorrere alle tecniche d'emergenza per uscire da una situazione imbarazzante.

Nella forma Chum Kiu si allena in modo rigoroso questa gomitata (in connessione con quella posteriore, Hau Pai Jaan), con la potenza della forza di rotazione, più, in alcuni lineage, del passo conseguente. Mi pare davvero importante sottolineare come le forme siano un libricino, un promemoria, che tutti i praticanti di questo stile dovrebbero avere nelle proprie tasche, ma non una Bibbia. Perché? Semplice, non bisogna farsi imbrigliare dalla storia, dalla tradizione e dal malcostume. Con tutto il rispetto che possiamo conservare per i Grandi Maestri del passato, dobbiamo assolutamente adattare il lavoro che facciamo nelle forme alle nostre esigenze. Mi innamorai per il Wing Chun perché mi dissero che era "lui" a venire da me e non io da "lui"; poi non è stato così, perché l'estrema codificazione l'ha un po' messo a terra, ma penso che possiamo essere ancora in grado di porre un freno alla degenerazione...

Con la Biu Ji la gomitata 劈肘 (Pai Jaan) assume un altro valore, che va dalla tecnica d'emergenza in contesti ravvicinati e corpo a corpo allo studio di tecniche di Qin Na (Kam Na) attraverso l'uso dei gomiti. Non a caso, in questa forma viene usata insieme a tecniche di mano, ma è un'altra storia...

Con l'allenamento al pupazzo di legno essa assume tutta la sua potenzialità, andando a rinforzare avambraccia (soprattutto l'ulna) e la nostra capacità di prendere l'angolo rispetto alla "guardia" del pupazzo. Ci sono altri lavoretti da fare, ma per ora me li tengo per me.

Attraverso l'allenamento delle armi tradizionali, la gomitata 劈肘 assume altri valori, perché diventa una tecnica nascosta dietro all'attacco con i coltelli, oppure un modo per colpire l'avversario durante le fasi di disarmo...è tutta una storia da vedere e da allenare!

Gli ideogrammi utilizzati dalle varie Famiglie sono due: 劈 o 批, a parte 肘, che rappresenta il gomito. Vediamoli.

批 [pī] in questo contesto significa "colpire". Di solito è usato per i commenti su dei documenti (criticare), ma in questo contesto è colpire in senso fisico. Deriva da 扌(o 手) [shǒu], la 'mano' e dall'uso fonetico di  比 [bǐ]. In cantonese è /Pai/.

L'altro ideogramma, che uso anche io, è 劈 [pī], che significa "tagliare", "dividere", "colpire". Deriva da 辟 ([bì], "aprire" o "eliminare") e da 刀 ([dāo], il "coltello"). In cantonese è spesso scritto come /Pik/, ma lo si trova anche come /Pai/.

肘 [zhǒu] è il "gomito", lo sappiamo, e deriva da 月 (肉) [ròu], la "carne", e da 寸, la 'mano'. In cantonese: è solitamente scritto come /Jau/ o /Jaan/. Nel sistema Leung Ting viene spesso scritto /Jarn/.

giovedì 9 dicembre 2010

[Video] Sergio Iadarola spiega il Taan Gerk

Sergio Iadarola ha da poco messo online un nuovo video, in cui spiega la tecnica Taan Gerk/Geuk del lineage Leung Ting, così come la insegnava anni fa. Da notare come l'impatto sia con la parte morbida della gamba e di come il peso permanga sulla gamba posteriore, fino al momento dell'impatto.

L'applicazione del secondo calcio dietro ai legamenti del ginocchio viene dalla forma al manichino di legno. Penso sia stata aggiunta per la bellezza del video, anche se falsa un pochino il lavoro dedicato al Taan Geuk come tecnica singola. Sarebbe stato interessante vedere anche il lavoro di Taan Geuk contro il low kick, così come veniva trasmesso anni orsono in più associazioni...


venerdì 29 ottobre 2010

穿橋 - Chyun Kiu

Mesi fa sentii parlare per la prima volta del Chyun Sau (穿手), senza neanche immaginare che fosse un movimento presente ed allenato (alcune volte male) anche nel lineage Leung Ting. Si tratta del movimento del terzo set della Chum Kiu che segue il Kiu Sau.


穿 [chuān] significa 'penetrare', ma ha anche il senso di 'indossare'. Come verbo ha proprio l'idea di penetrare attraverso una superficie, passarvi dentro. Deriva da 穴 [xué], il 'buco', e da 牙 [yá] 'dente'. In cantonese lo troviamo come /Chyun/ o /Cheun/.

Nel lineage Leung Ting lo troviamo accompagnato da 橋 [qiáo], il ponte, mentre in altri è accompagnato da 手 [shǒu], la mano. 橋 [qiáo] è la forma antica di 桥[qiáo]. Deriva da 木 [mù], il 'legno', e da 乔 (o 喬) [qiáo], 'alto e curvo'. Etimologicamente ha la stessa origine di 乔 [qiáo] (come in 乔木 [qiáomù], 'pergolato').

Il problema di questo tipo di lavoro sta nell'utilizzo interno o esterno alla guardia dell'avversario. Di solito viene eseguito internamente nel lineage LT, mentre è solitamente usato dall'esterno dalla Famiglia Cheung. Qual è più giusto? Una domanda da non porre su questo blog. Sono giuste entrambe le applicazioni!

mercoledì 14 luglio 2010

Bok Da - 膊打

Oggi voglio scrivere due righe su uno dei colpi interessanti, che spesso vengono sottovalutati dai praticanti di questo stile. Si tratta del Bok Da (膊打). L'origine della tecnica si trova già nella Siu Nim Tau, ma negli allenamenti con il partner si capisce l'effetto dirompente che ha sull'equilibrio dell'avversario nelle fasi di corpo a corpo o della cosiddetta "schermaglia di lotta".

膊 [bó - pò - liè] è il carattere utilizzato per intendere la spalla o, comunque, la parte più alta del braccio. Il suo radicale è 月 (o 肉) [ròu], la carne. In cantonese è /Bok/.

打 [dǎ] è il colpo o il colpire, ma significa anche utilizzare. Può essere usato anche per indicare il combattimento. 手 [shǒu], la mano, ci suggerisce il significato di colpire. 丁 [dīng] ('il chiodo') aveva originariamente funzione fonetica in 打, ma il carattere 打 ha assunto un valore maggiormente legato all'inchiodare, quindi al colpire, prendendo senso dal valore inizialmente fonetico.
In cantonese è /Da/.

L'idea del colpo di spalla è contenuta nel quarto set della Siu Nim Tau che alleniamo e viene spesso utilizzato durante lo studio della seconda sezione di Chi Sau della Chum Kiu, come evasione da una leva articolare.

In altri contesti più liberi viene utilizzato per attaccare il viso di chi si scopre per tentare di entrare nella fase lottatoria corpo a corpo. Alcune volte è utilizzato come rottura - o uscita - dall'esercizio che chiamiamo Chi Sau 'Earth', come insegnamo al primo livello di Wing Chun Kuen dell'IDPA.



L'uso della spalla è particolarmente efficace quando l'avversario è molto vicino, quindi. Con un passo adeguato si può trovare la chiave del successo in un combattimento ravvicinato. Di solito, quando la situazioen ce lo permette, mettiamo una gamba fra quelle dell'avversario così da formare una linea perpendicolare rispetto a quella delle spalle dell'attaccante (posizione a "T"). Questa posizione permette di utilizzare con la massima efficacia la forza nella spalla.

Con questo attacco si impedisce all'avversario di continuare a muoversi e si pone un ostacolo ad ogni suo attacco successivo attraverso la nostra terza ed ultima linea d'attacco (o di difesa, dipende dal punto di vista). Bok Da va solitamente tirato al petto dell'avversario (meglio, sul plesso solare), ma può essere comunque dirompente per minare il suo assetto strutturale se tirato altrove.

La tecnica va tirata soprattutto quando le mani e i gomiti vengono bloccati dall'avversario (fasi di Qin Na). Quando si tenta il colpo di spalla, utilizziamo le gambe, il bacino e il corpo con la solita esplosività e sincronia. Il modo necessario e sufficiente per effettuare l'attacco deve imporci di tenere il corpo dritto, senza sporgere la spalla troppo in avanti.

Durante il Bok Da, però, è possibile che il viso possa essere attaccato se le mani dell'avversario rimangono libere; l'altro potrebbe addirittura rompere il braccio con cui attacchiamo se lo irrigidiamo. Per impedire queste risposte dell'attaccante, dobbiamo sempre ricordarci di agire con la mano opposta in coordinazione...

Le potenzialità delle tecniche di spalla possono essere padroneggiate solo se facciamo nascere la nostra energia dal Dan Tien. La potenza, in questo caso, deve essere rilasciata come spirale di forza (Chan Su Chin).

venerdì 4 dicembre 2009

Calci nel Wing Chun, questi sconosciuti...

Una critica abbastanza usuale al sistema di combattimento del Wing Chun Kuen è quella dell'assenza dei calci e delle tecniche estremamente efficaci per rispondere agli attacchi di gambe degli avversari. Non è un caso, infatti, che venga criticata sempre l'assenza di un adeguato footwork e la presenza di una immobilità di fondo da parte dei praticanti.

Nel momento in cui si nomina il Wing Chun tutti fanno riferimento alle sue tecniche di braccia, al Chi Sau ed alle 'dita negli occhi'. Due dei marchi di fabbrica di questo sistema meridionala della Cina sono il pugno verticale e l'esercizio di formazione denominato, appunto, Chi Sau.

In molti casi praticanti di Arti Marziali provenienti da altri sistemi imparano il Wing Chun,al fine di rafforzare il loro stile di combattimento, trovando un buon modo per colmare i vuoti dei sistemi che pongono in rilievo le tecniche di gambe. Eppure c'è molto di più sotto la superficie di questo sistema, che è invisibile a prima vista. Coloro i quali sono in grado di guardare profondamente il Wing Chun riescono a trovare il tesoro nascosto del sistema, un metodo molto efficace di usare anche le gambe sia come strumento difensivo che offensivo.

Il nostro modo di utilizzare la gambe si serve di principi e concetti invece di tecniche specifiche, proprio come facciamo con le braccia. Inizialmente si utilizzano le tecniche per dare all'Allievo le basi per potersi muovere, ma poi si abbandonano e si abbracciano i principi, lasciando fluire l'energia proprio come si fa nel Chi Sau.

In quasi tutte le Scuole del mondo le tecniche di gambe sono riservate ai Maestri e vengono insegnate solo alla fine del percorso di studi del sistema, quando si inizia a lavorare il Chi Gerk, l'esercizio per le 'gambe appiccicose', analogo al lavoro di formazione che si fa per le braccia. Eppure gran parte del lavoro essenziale per il movimento del corpo risiede nelle gambe. Sarà un caso che sia stato lasciato alla fine del sistema oppure si è tentato di non lasciar colmare il gap Maestro-Allievo per più di 20 anni, tempo minimo necessario per apprendere tutto il sistema di gestione delle gambe?

Le gambe si prendono cura della parte inferiore del corpo, mentre le mani ella parte superiore. Se non iniziamo sin da subito a muoverci ed a studiare i calci, come potremo coprire la difesa e come potremo lanciare attacchi alla parte inferiore del corpo? Bella domanda eh? Sarà per questo che noi abbiamo deciso di introdurre sin dal primo livello lo studio dei calci?

Il principio espresso poco sopra in corsivo può essere applicato in diversi modi. Se guardiamo il corpo umano, pochissime sono le persone che hanno la naturale flessibilità che consentirebbe loro di utilizzare i calci per colpire gli obiettivi della parte superiore del corpo, avversario senza un consistente allungamento dei muscoli delle gambe. Però, a qualsiasi persona può essere insegnato di utilizzare efficacemente calci alla parte inferiore del corpo dell'avversario. Questo non vuol dire che i calci alti non possano funzionare.

Chi si è allenato abbastanza a lungo per sviluppare tempi, velocità, abilità e flessibilità ha la possibilità di utilizzare queste tecniche. Ma l'efficacia di un calcio è solitamente giudicata dagli Studenti a partire da quanto velocemente riescono ad imparare a proteggersi con essa. Per questo motivo questo stile preferisce allenare maggiormente i calci bassi.

Per la struttura anatomica della parte inferiore del corpo, l'abilità e la precisione sono più importanti della forza con cui si riesce a colpire. Per sviluppare queste abilità e, in particolar modo la precisione, il praticante deve pensare ed allenarsi a tirare calci a quattro obiettivi diversi: il ginocchio, la zona tibiale, il collo del piede e le zone genitali.