venerdì 11 dicembre 2009

E se il 步法 fosse la parte più importante del sistema?


Eh eh eh, immagino che alcuni di voi stiano già cercando di capire dove sia il cuore di questo benedetto sistema Leung Ting...e se fosse nel 步法? Cosa significa? Gli ideogrammi presi in considerazione vengono solitamente tradotti in inglese con il termine anglofono footwork.

Si tratta dell'ideogramma /bù/, 步, il passo, composto da /zhǐ/, 止, nella sua parte alta. Si tratta di un ideogramma che raffigura un piede destre ed uno sinistro. La parte bassa è composta da tre segni, ma fa riferimento a /shǎo/, 少. In cantonese viene pronunciato /bou/.

L'altro è 法, /fǎ/, che indica il metodo, la maniera, la modalità. Deriva da 氵(水, /shuǐ/), l'acqua e da 去, /qù/, andare. 去 con 氵 significa fluire. In cantonese viene pronunciato /faat/.

In sostanza, parliamo del Bou Faat, del metodo dei passi, italianizzandolo. Ebbene, io penso che si tratti davvero della parte più importante del sistema e porto come 'prova a carico' il fatto di averlo sempre tenuto nascosto. Se ci pensate bene, è l'ultima cosa che viene insegnata in tante Scuole, soprattutto in Italia, se viene insegnato...

Sto lavorando con il mio SiFu, Massimo Fiorentini, alla sistematizzazione di tutto il lavoro dei passi e sto portando avanti una ricerca abbastanza approfondita di tutto il lavoro che si fa nelle sezioni di Chi Sau e che viene spesso sottovalutato, se conosciuto e allenato. Le posizioni e gli spostamenti del Wing Chun non sono così pochi come si lascia credere esternamente, cari amici, bisogna squarciare il velo di Maya!

giovedì 10 dicembre 2009

Siu Nim Tau - lineage GM Leung Ting XIII

Con questo post termina il primo lavoro generico sulla Siu Nim Tau, nel corso del quale spero di aver dato un'idea generale del lavoro che si esegue nella 'Piccola Idea', che, in quanto tale, non può occupare tutta la vita del praticante di Wing Chun, se non per un ripasso generale delle tecniche e per approfondimenti ulteriori, dopo un primo anno di studio. Se consideriamo che non è una forma 'tradizionale', nel senso che è molto recente, e che fu creata per avere un'idea generale del sistema, è importante non dedicarle più del giusto tempo e della giusta attenzione.

Cerchiamo, soprattutto, di non tirare fuori da essa tutto quello di cui abbiamo bisogno per giustificare i nostri movimenti nel combattimento reale. Per esempio, non concordo con chi allena la Siu Nim Tau a terra, come se fosse utile in tutte le salse, groundfighting incluso. Alleniamola per quello che è e per quello che è serve, non diamole un senso che non ha.

L'ultimo set della forma della piccola idea si apre con un Gaun Sau leggermente diverso dal precedente, studiato nel primo set, subito dopo il Gow Cha Tan Sau. Il polso, stavolta, non si ferma sulla linea centrale, ma la supera, andando a tagliare (idealmente) l'aria verso l'anca opposta. In questo senso il Gaun Sau può essere pensato come un braccio che fraziona, che taglia, che si incunea nella difesa avversaria.

Al Gaun Sau della mano sinistra si sovrappone un Tan Sau della mano destra, all'altezza del gomito. Da qui, attraverso uno dei tipici movimenti che seguono la teoria del Push&Pull, si dà luogo ai famosi, quanto spesso sconociuti, Tut Sau. Una traduzione comprensibile può essere quella di 'braccio che libera', ma un'idea interessante mi pare essere quella di 'braccio che pela' (pensate al pelapatate, abbiate un po' di fantasia!).

Questa sequenza di Tut Sau avviene tramite il passaggio da Gaun Sau a Tan Sau e viceversa, che si crea scivolando sull'avambraccio. Questa serie di movimenti enfatizza il lavoro necessario per liberare le braccia da prese ai polsi. Alcune volte vengono usati anche per difendere l'area bassa del corpo, mentre si fanno passi indietro, su attacchi veementi degli avversari.

Al terzo Tut Sau (Gaun Sau destro e braccio sinistro che torna sulla linea centrale), il braccio sinistro si prepara a lanciare un pugno (Chung Kuen) lungo la linea centrale. Da qui nasce quella che è la tecnica più famosa (o famigerata?) del Wing Chun Kuen, i Lin Wan Chung Kuen, i pugni a catena. Nella forma sono tre, perché seguono uno dei motti (che non cito), il quale ci invita a non tirare più di tre volte la stessa tecnica... Di solito, nei corsi di Wing Chun, troverete gente che tira migliaia di pugni a catena di questo tipo. Effettivamente il lavoro ha una sua legittimità, ma che non sia la vostra soluzione universale, mi raccomando!

Eseguito l'ultimo pugno (che comunque è diverso da quello del secondo set, che chiamiamo Jik Chi Chung Kuen (直線衝) o Yaht Chi Chun Kuen (線衝) - rileggete qui -), si passa al solito Huen Sau sinistro, per poi terminare con il Sau Kuen. La chiusura della forma viene detta Sau Sik.

mercoledì 9 dicembre 2009

Siu Nim Tau - lineage GM Leung Ting XII


La nostra chiacchierata introduttiva sulla Siu Nim Tau del lineage Leung Ting sta per volgere al termine. Oggi parliamo velocemente della settima parte della 'Piccola Idea', in cui si vedono delle differenze anche molto marcate tra i vari lineage di Wing Chun, specialmente tra quelli non appartenenti alla discendenza del GGM Yip Man.

Il set che prendiamo in esame oggi inizia con il Bong Sau ('il braccio ad ala'), che è una delle tecniche più conosciute del Wing Chun, insieme ai pugni a catena. La nostra esecuzione, però, passa per un certosino lavoro di polso, che, attraverso una rotazione (tanto utile nel Poon Sau), permette di capire la dinamica precisa del 'braccio ad ala'.

Questo partire dal polso ci fa capire anche come le forze avversarie debbano essere deviate attraverso il Bong Sau e ci dà pure un'indicazione precisa sull'altezza e sull'angolazione precisa (da forma) che la tecnica deve assumere per poter funzionare. Questo movimento del braccio ci aiuta a dissipare un attacco medio basso dell'avversario, quando è indirizzato verso la linea verticale mediana del nostro corpo.

Mi pare importante sottolineare che nella nostra famiglia non viene fatto uso del Bong Sau oltre l'altezza della spalla, in quanto considerato errore. Non sono pochi gli Insegnanti che insegnano questa visione errata del 'braccio ad ala', attraverso il quale portano gli Allievi a pensare di difendersi sollevando il braccio oltre la spalla (distruggendo la cuffia della stessa...). Ci tengo a sottolinearlo, perché non sono pochi i praticanti di Wing Chun che conosco che si sono fatti male pensando di tenere una pressione avversaria con un Bong Sau alto. Oltre la linea orizzontale (quella che incrocia la verticale per dare origine al punto centrale del corpo, da cui parte la linea centrale), solo il Tan Sau, un pugno o un gomito possono dissipare l'attacco avversario, ma sicuramente non il Bong Sau.

Dopo aver terminato l'esecuzione del Bong Sau, attraverso l'impulso del polso si passa in un fulmineo Tan Sau, che segue il principio Got (da Luk Dim Boon Kwun), tagliando verso il basso l'eventuale e ora simulato attacco avversario. Immediatamente la mano si abbassa per andare in Ong Cheung, la palmata riversa, che viene spesso utilizzata per attaccare la parte medio bassa del corpo avversario, oppure il viso, quando riusciamo a togliere l'equilibrio all'aggressore ed a porlo alla giusta altezza per essere colpito.

Esteso tutto il braccio con le dita verso il basso, per allenare la flessibilità e l'allungamento tendineo-muscolare, si esegueno i soliti Huen Sau e Sau Kuen. La sequenza viene ripetuta nello stesso modo con il braccio destro.

lunedì 7 dicembre 2009

A tribute to Grandmaster Tang Yick

Non potrei non condividere con tutti i miei lettori questo tributo video, dedicato al Grandmaster Tang Yick, da SiFu Sergio Iadarola, che per l'occasione ha pubblicato dei vecchi cortometraggi, assolutamente densi di significato per tutti gli amanti della nostra Arte Marziale. Penso che non vi sia bisogno di ulteriori parole da parte mia. Guardate con attenzione quel che segue.



venerdì 4 dicembre 2009

Calci nel Wing Chun, questi sconosciuti...

Una critica abbastanza usuale al sistema di combattimento del Wing Chun Kuen è quella dell'assenza dei calci e delle tecniche estremamente efficaci per rispondere agli attacchi di gambe degli avversari. Non è un caso, infatti, che venga criticata sempre l'assenza di un adeguato footwork e la presenza di una immobilità di fondo da parte dei praticanti.

Nel momento in cui si nomina il Wing Chun tutti fanno riferimento alle sue tecniche di braccia, al Chi Sau ed alle 'dita negli occhi'. Due dei marchi di fabbrica di questo sistema meridionala della Cina sono il pugno verticale e l'esercizio di formazione denominato, appunto, Chi Sau.

In molti casi praticanti di Arti Marziali provenienti da altri sistemi imparano il Wing Chun,al fine di rafforzare il loro stile di combattimento, trovando un buon modo per colmare i vuoti dei sistemi che pongono in rilievo le tecniche di gambe. Eppure c'è molto di più sotto la superficie di questo sistema, che è invisibile a prima vista. Coloro i quali sono in grado di guardare profondamente il Wing Chun riescono a trovare il tesoro nascosto del sistema, un metodo molto efficace di usare anche le gambe sia come strumento difensivo che offensivo.

Il nostro modo di utilizzare la gambe si serve di principi e concetti invece di tecniche specifiche, proprio come facciamo con le braccia. Inizialmente si utilizzano le tecniche per dare all'Allievo le basi per potersi muovere, ma poi si abbandonano e si abbracciano i principi, lasciando fluire l'energia proprio come si fa nel Chi Sau.

In quasi tutte le Scuole del mondo le tecniche di gambe sono riservate ai Maestri e vengono insegnate solo alla fine del percorso di studi del sistema, quando si inizia a lavorare il Chi Gerk, l'esercizio per le 'gambe appiccicose', analogo al lavoro di formazione che si fa per le braccia. Eppure gran parte del lavoro essenziale per il movimento del corpo risiede nelle gambe. Sarà un caso che sia stato lasciato alla fine del sistema oppure si è tentato di non lasciar colmare il gap Maestro-Allievo per più di 20 anni, tempo minimo necessario per apprendere tutto il sistema di gestione delle gambe?

Le gambe si prendono cura della parte inferiore del corpo, mentre le mani ella parte superiore. Se non iniziamo sin da subito a muoverci ed a studiare i calci, come potremo coprire la difesa e come potremo lanciare attacchi alla parte inferiore del corpo? Bella domanda eh? Sarà per questo che noi abbiamo deciso di introdurre sin dal primo livello lo studio dei calci?

Il principio espresso poco sopra in corsivo può essere applicato in diversi modi. Se guardiamo il corpo umano, pochissime sono le persone che hanno la naturale flessibilità che consentirebbe loro di utilizzare i calci per colpire gli obiettivi della parte superiore del corpo, avversario senza un consistente allungamento dei muscoli delle gambe. Però, a qualsiasi persona può essere insegnato di utilizzare efficacemente calci alla parte inferiore del corpo dell'avversario. Questo non vuol dire che i calci alti non possano funzionare.

Chi si è allenato abbastanza a lungo per sviluppare tempi, velocità, abilità e flessibilità ha la possibilità di utilizzare queste tecniche. Ma l'efficacia di un calcio è solitamente giudicata dagli Studenti a partire da quanto velocemente riescono ad imparare a proteggersi con essa. Per questo motivo questo stile preferisce allenare maggiormente i calci bassi.

Per la struttura anatomica della parte inferiore del corpo, l'abilità e la precisione sono più importanti della forza con cui si riesce a colpire. Per sviluppare queste abilità e, in particolar modo la precisione, il praticante deve pensare ed allenarsi a tirare calci a quattro obiettivi diversi: il ginocchio, la zona tibiale, il collo del piede e le zone genitali.

giovedì 3 dicembre 2009

Sul seminario di SiFu Massimo a Roma

Pubblico anche qui, dopo l'uscita sul blog IDPA, il mio breve reportage sullo seminario di SiFu Massimo, appena svoltosi a Roma. Di seguito, invece, trovate alcune riflessioni scritte proprio da SiFu sul seminario, già pubblicate sul blog. Buona lettura e, mi raccomando, seguite il consiglio di SiFu, intervenite!

Nel centro dell’Asd Tempio di Olimpia, in via Casilina, 1038/o,  SiFu Massimo ha presentato ai partecipanti la seconda parte del lavoro tecnico e teorico che sta dietro al Primo Livello , dopo il primo, svolto ad ottobre.  Tutti i To Dai sono stati entusiasti del lavoro svolto durante il seminario, anche perché SiFu è una persona piacevole e disponibile.

Mettiamo agli atti anche questo secondo seminario di SiFu Massimo Fiorentini. In una cornice serena, ma seria e determinata, si è svolto a Roma sabato, 28 novembre, il secondo seminario di SiFu Massimo Fiorentini sul Primo Livello di Wing Chun dell’IDPA.

Al seminario hanno preso parte quasi tutti i miei Allievi, più qualche amico proveniente da altre Scuole. Tutti sono rimasti colpiti dal footwork di base del sistema, con i mezzi passi, i passi in avanti ed in tutte le altre direzioni, il passo a V, il passo combinato, il passo speciale, il passo a compasso, etc.
 
Abbiamo analizzato l’utilizzo dello spostamento come base per poter affrontare un combattimento, con le relative tecniche di braccia che vanno sfruttate contemporaneamente al movimento del busto. Un piccolo spazio, all’interno delle spiegazioni, è stato riservato agli esercizi propedeutici per la lotta in piedi ed a terra che abbiamo voluto aggiungere nel programma di base degli Allievi di Wing Chun Kuen, consci che la lotta al suolo nel sistema non è presente, ma che ci sia sempre più bisogno di sapersi adattare ai tempi che corrono e che la conservazione di tante tecniche ‘anti-grappling’ non fossero utili per affrontare seriamente un contesto reale.

mercoledì 2 dicembre 2009

Tan Sau - 攤手

Con questo vorrei iniziare anche una serie di post tecnici e specifici su ogni singolo movimento che incontriamo nel Wing Chun Kuen. Spero appassioni tutti voi, cari amici, fratelli e lettori, che seguite il blog, perché vorrei dedicare un po' del mio tempo alla ricerca filologica di ogni singolo ideogramma che compone la cultura e la sapienza dell'Arte Marziale.


Iniziamo, quindi, con uno dei movimenti più comuni del sistema, il Tan Sau, che trovate anche scritto come Taan Sau, in alcune discendenze. Le possibili traduzioni sono molteplici, ma il senso è chiaro e fa sempre riferimento al disperdere o distribuire qualcosa. In Pinyin si trova scritto come Tān Shǒu.

摊 [/taan/] fa spesso riferimento al distribuire, ma viene usato anche per indicare il 'prendere una quota'. Alcune volte è utilizzato per parlare della divisione in parti di un qualcosa, che sia l'energia, un bottino o una quota azionaria.


Si può trovare sia nella forma complessa, che ho riportato poco sopra, oppure nella forma semplice: 摊. Quella complessa è composta da ben 22 segni grafici. La sua pronuncia è /Taan/. La forma semplice, 摊, ha lo stesso significato, ma è composta di soli 13 segni. Deriva dalla combinazione di 手 /shǒu/ e 难 /nán/. Penso non ci sia più bisogno di parlare dell'ideogramma che sta per 'mano', ormai.

La cosa che più mi colpisce di questa ricerca che sto portando avanti è quella di non riscontrare quasi mai la traduzione che ci è stata comunemente data. Il Tan Sau è uno degli esempi eclatanti. A noi è arrivato, attraverso la mediazione inglese (Palm up hand, mano con il palmo in alto), senza alcuna attinenza con il suo senso, né con gli ideogrammi componenti. La traduzione migliore dovrebbe essere mano che disperde o che divide, nel senso proprio del termine. Si fa riferimento, quindi, ad un movimento e non ad una posizione della mano o del braccio, in questo caso.

martedì 1 dicembre 2009

Siu Nim Tau - lineage GM Leung Ting XI

 Siamo finalmente giunti al sesto set della Siu Nim Tau del lineage Leung Ting. Ho notato che anche in questo passaggio della forma molte sono le Scuole che hanno perso per strada le spiegazioni più precise di SiJo. Non a caso, spesso  le caratteristiche intrinseche alla forma, i suoi concetti e le idee di base, vengono sviscerate solo durante le ore private di studio, lasciando a bocca asciutta tutto il resto dei clienti...pardon, degli allievi (con la 'a' minuscola...).

Il passaggio della forma che stiamo analizzando parte sempre con il braccio sinistro, che esegue una traiettoria simile a quella del Tan Sau del terzo set. Questa volta, però, il palmo sale di più ed esegue un movimento circolare, andando a costruire un Ko Tan Sau (il braccio che disperde con il palmo della mano verso l'alto, eseguito ad un'altezza medio-alta).

Subito dopo, attraverso un movimento circolare del polso, si fa discendere con un altro movimento circolare l'avambraccio, con quello che siamo soliti chiamare Cham/Jam Sau, a seconda delle preferenze di trascrizione. Si abbassa il braccio per affondare il ponte avversario. Questi due movimenti vengono eseguiti sulla linea verticale del corpo, che, nel caso, corrisponde con la linea centrale.

Gwat Sau è il nome del movimento successivo, attraverso il quale si ripulisce tutto lo spazio di fronte a noi, come se si spazzasse. Si tratta del braccio che ripulisce, appunto, che spazza tutto ciò che incontra sulla linea centrale e sulle altre due lineee. In effetti si tratta del primo movimento in cui si agisce su più linee con un solo arto. Viene solitamente considerato come il 'Bong Sau killer', con un'espressione simpatica, ma realistica, in quanto viene usato per rompere il Bong Sau avversario. 

Il braccio si muove ad arco fino a poco oltre la gamba. Alcune volte viene utilizzato per spingere via un avversario che tira (male) un calcio alto, in una delle tipiche sequenze che si trovano su YouTube, per esempio. In questo movimento bisogna porre particolare attenzione all'utilizzo del gomito e della spalla, perché sono le due articolazioni che compiono il lavoro, nello specifico.

Eseguito l'arco del Gwat Sau, si ruota il polso con il tipico Ong Huen Sau, per preparare il movimento successivo, spesso confuso con il Tok Sau, ma che, in realtà, descrive tutta un'altra dinamica, il Lau Sau. Questo movimento richiama l'immagine della canna di bambù che cade dritta nell'acqua e riesce immediatamente, con tutta la sua forza. Lo stesso accade con questo movimento, che ritorna verso l'alto come se guizzasse fuori dall'acqua. Alcuni lo traducono come 'mano che scava', ma non mi piace. Non saprei definirla in modo specifico, se non con la perifrasi usata prima. Forse si potrebbe pensare alla traduzione 'braccio che guizza dall'acqua', ma non credo che cambierebbe il senso....

Subito dopo ritroviamo per un attimo il già visto Ko Tan Sau, che viene ripetuto su un'altra linea, per far comprendere al praticante la sua utilizzabilità in più occasioni. Il fulmineo Huen Sau che segue è stato spiegato qualche volta come Kau Sau (mano/braccio che scava) o come Got Sau (mano/braccio che taglia). Ora, al di là del nome specifico che può avere, è bene pensare che non può esistere un movimento con un solo nome. Questa è una manìa che dovremmo abbandonare, prima o poi, perché rischia di far perdere il principio per cui si esegue un'azione.

Chiaramente ogni Huen Got Sau sarà anche un Kau Sau, perché non potrebbe essere altrimenti. L'idea di Kau è quella di scavare, ma, se ci pensate bene, è la stessa cosa che facciamo tagliando con la mano nel Got Sau... Insomma, l'importante è capire una dinamica, l'idea che vi sta dietro ed il principio che segue, più che il movimento singolo in sé. In questo caso, infatti, si tratta di un attacco interno, che compensa l'energia in etrnata con una pressione verso l'esterno, una verso il basso ed una in avanti.  
Arrivati a questo punto, si esegue una palmata bassa orizzonale (Dai Wang Cheung). Alcuni Insegnanti mi spiegarono il suo utilizzo per un attacco interno alle braccia dell'avversario, verso l'addome (milza o fegato), ma solo Sergio Iadarola mi diede una spiegazione specifica più seria, dal punto di vista del combattimento, che mi è stata confermata anche da SiFu Fiorentini. La palmata deve essere eseguita dall'esterno all'interno, con un contatto esterno rispetto alle braccia dell'avversario, altrimenti si incappa nella possibilità di una leva davvero tremenda.
Per evitare errori da parte degli studenti, Sergio introdusse al posto di questa palmata prima un pugno Yang basso, poi un Gaun Sau medio, in modo tale da prevenire le eventuali leve. Ad oggi, penso, insieme al mio SiFu, che sia un movimento da mantenere nella forma, quello della palmata orizzontale bassa, ma che vada eseguita solo dall'esterno del ponte creato. Qualora ci trovassimo internamente, allora eseguiremmo sicuramente il Gaun Sau o il pugno.

Una volta portato il colpo col palmo, nella forma, eseguiamo lo Huen Sau, per poi tornare, come sempre, al Sau Kuen. Si eseguono le stesse movenze sul lato destro.