giovedì 1 settembre 2011

[Allenamenti] Si riparte dal 13 Settembre!

Carissimi Fratelli, Amici ed Allievi,
vi comunico che, sentite le palestre che ci ospitano, abbiamo deciso di iniziare i corsi da martedì 13 Settembre (all'Aurelio S.G.) e da martedì 14 (alla New Freestyle). Lunedì 12, però, alle ore 18:00 parteciperemo al rinfresco per l'inaugurazione della palestra New Freestyle, completamente rinnovata. Per l'occasione, ci sarà la possibilità di partecipare a 2 ore di lezione con Jill Cooper, in esclusiva, dalle 18:30.

Giorni, orari, prezzi, modalità di pagamento, etc. sono tutti invariati per entrambe le strutture sportive. Il mese di Settembre sarà esclusivamente utilizzato per il "risveglio muscolare", per ricominciare a muoversi. Non vi aspettate bòtte da orbi o sparring non collaborativi. Preparatevi, però, per allenamenti via via più intensi, che vedranno sin dal mese di novembre un'impennata entusiasmante. Ho in serbo per voi (e per me) un bel programma!
Che dire? Ho ricevuto più di quindici richieste d'adesione per il corso di via Gasperina; la cosa mi fa più che piacere, ma mi preoccupa un poco. Sopra una certa soglia saremo costretti a dividere il corso in principianti e praticanti o tra semplici praticanti amatoriali ed avanzati, vedremo. Per l'Aurelio, invece, ho notato solo due richieste. Ciò significa che lì c'è sicuramente più posto e, altrettanto certamente, si lavorerà più duramente, essendo seguiti passo passo, quasi come in una lezione privata. 

Rimango a disposizione di tutti per qualsiasi informazione, chiarimento o richiesta. I miei contatti sono sempre gli stessi. Un caro saluto a tutti ed a prestissimo!
Vostro
Riccardo

mercoledì 31 agosto 2011

Io sono vivo

Per alcuni sarà pure una brutta notizia, ma per molti altri no: io sono vivo (come cantavano i Pooh)! Lo scrivo per tutti gli affezionati lettori, che per alcuni mesi hanno fatto a meno dei miei scritti e di quelli degli amici del blog. Mi spiace, ma il lavoro mi ha portato via quasi tutto il tempo ed ho dovuto abbandonare per un po' questo spazio, così come Facebook, i vari forum cui prendo solitamente parte e, in generale, tutto il mondo di internet.

Riprendo oggi a scrivere, anche se non garantisco ancora l'assiduità di un tempo, non tanto per via degli impegni di lavoro, ma per una riflessione di fondo che sto portando avanti da tempo: chi me lo fa fare? Sembrerà sciocco chiederselo, visto il numero di visitatori, di amici che mi contattano quotidianamente, etc., eppure inizio a sentire la fatica di portare avanti un progetto così ambizioso come questo, uno spazio virtuale a disposizione di una presunta comunità marziale che, detto tra noi, mi accorgo sempre più inesistente.

Questo è il medesimo motivo per cui sto rinunciando all'organizzazione della conferenza di novembre, visto che il mondo del Wing Chun italiano mi sta dimostrando di essere sempre più lontano dal mio ideale di comunità marziale. Come sanno tutti quelli che mi conoscono, ho ricevuto diversi "no, grazie" come risposta al mio invito all'evento di novembre, spesso motivati, ma, molte altre volte dovuti a ragioni assolutamente accampate lì per lì.

Insomma, diciamocelo tra noi, sono sempre più disamorato e convinto di farmi ancora più da parte, rispetto al panorama nazionale di quest'Arte Marziale Tradizionale. Potrei scrivere "C'eravamo tanto amati", per intenderci, ma adesso l'amore è osteggiato da comportamenti disdicevoli e il più delle volte censurabili. Continuerò il mio percorso di ricerca, vi terrò aggiornati, ma credo che non spenderò più il mio tempo per il bene di un ambiente che fa di tutto per rimanere frastagliato, sornione e sonnolento...

Bentrovati, comunque.

giovedì 30 giugno 2011

Riferimenti e accorgimenti sul Wing Chun

Ancora un articolo dell'Amico Fabio Rossetti, che vi invito a leggere e, perché no, a commentare. Lo ringrazio per le citazioni, ma io sono solo un appassionato di Wing Chun, che ha voglia di continuare a condividere con altri Fratelli la pratica di questa Arte Marziale Tradizionale completa e avvincente. Grazie ancora, Fabio! Buona lettura a tutti!

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Scrivo per coloro che hanno voglia di imparare, che si sono avvicinati al Wing Chun, che lo hanno praticato, che non lo conoscono ma ne sono curiosi, come contributo personale per far sì che riusciate a trovare chi ve lo possa insegnare in un modo chiaro, serio ed onesto, vedendovi come essere umani , senza nascondervi nulla, ma facendovi fare un percorso progressivo e bello. 

Molti sono, purtroppo, avvertimenti di tutto quello che negli anni è emerso. Nel blog ci sono altri articoli simili, che condivido, e che insieme a questo vi fanno sapere che ci sono coloro che desiderano fare un percorso marziale tradizionale e che purtroppo hanno scoperto e svelato, quello che segue.  Siate tranquilli, un articolo del genere aprirà varie dighe, commenti, che verranno fatti pro e contro, così come è toccato a Riccardo e chi come lui dimostra Amore e Servizio in quello che fa.

Come lui, e ne sono felice, mi disinteresso completamente ai commenti: poiché non ci sono nomi, riferimenti personali e quant’altro, poiché non posso fare nulla per cambiare la situazione, ma nel mio piccolo e nella mia singolarità, voglio fare qualcosa di buono per chi come me cammina o vorrebbe farlo nella Via Marziale, rispettando i suoi principi, le sue idee e la sua libertà, poiché c’è una minima percentuale che pratica realmente e spero che le indicazioni date, insieme a quelle che trovate in altri articoli del blog, siano utili per trovarla o quanto meno per evitare inutili perdite di tempo, poiché vi invito a non demordere ma a ricercare e , soprattutto, a non spegnere una passione che è a tutti noi connaturata e che troppo spesso si spegne per fattori esterni. 

Nel corso degli anni di pratica, tramite l’interscambio costruttivo con praticanti provenienti da diversi lineage del Wing Chun, da diversi stili di arti marziali, da diverse discipline come lo Shiatsu, lo Yoga, la Danza, da diverse regioni dell’Italia, risulta che la situazione generale e preponderante è questa: 

  1. il Wing Chun è stato insegnato contro tutti i suoi principi originari, vitali ed evolutivi, scaturendo che: la fiducia è più rara del trovare acqua nel deserto; va meritata e va costantemente nutrita e coltivata; attenti ai falsi, ce ne sono a bizzeffe; 
  2. facendo una comparazione tra i principi trasmessi (quindi conosceteli) noterete quanto ci sia una completa frattura soprattutto nel modo di insegnare, divulgare e tramandare, fino alla loro completa sovversione ed uso egoistico, manipolatorio ed economico; quindi studiate e leggete qualcosa, non andate a fare solo movimenti, informatevi e chiedete;
  3. chi insegna è giusto che guadagni, ma la linea tra guadagno e speculazione è oramai invisibile, sia perché c’è parecchio lavoro in nero, sia perché le tariffe sono in molti casi esagerate; la preclusione avviene per coloro che nell’odierna situazione italiana guadagnano poco, e sono molte le persone così, ritornando quindi al fatto che solo chi è ricco può accedere, in particolare le “lezioni private”; non temete, se vedete le tariffe di altre attività, tipo personal trainer, massaggi, vari tipi di ballo e danze, e via dicendo, non è che la situazione sia differente; ciò non esclude chi fa tariffe oneste e guadagna per vivere bene e dignitosamente;
  4. il Wing Chun insegnato non ha niente di reale, applicabile ed efficace, seppur abilmente mascherato a tal guisa, rendendolo completamente inutile; per esempio imparare i movimenti delle forme è inutile se non viene insegnato in maniera adeguata il Chi Kung (quindi sapere che cosa è questo nome) e le modalità che conducono ad una pacifica convivenza basate su un idea di armonia, bellezza ed amore; in breve, se fate uno sport da combattimento è uguale, forse più efficace in un contesto reale;
  5. moltissimi Sifu ed istruttori sono impreparati per tale compito;
  6. informandovi , probabilmente troverete una confusione ed un caos su tutto, ma per fortuna i principi e i movimenti sono quelli, seppur fatti ed interpretati in maniera differente; cercate il filo sottile che li unisce;
  7. il mondo del Wing Chun, basato su invidie, egoismo, egocentrismi, rigidità, settarismo, economia aziendale, non ha un briciolo di unità, ma rispecchia in pieno la separazione; basta vedere come non ci sia mai stato un incontro nazionale tra i vari lineage e scuole; vediamo se la conferenza proposta da Riccardo andrà in porto;
  8. gli studenti sono stati e sono carne da guadagno, i quali vengono generalmente raggirati e rovinati, mentre sono indottrinati e dogmatizzati con delle idee a metà tra il comico ed il tragico, diventando peggio di chi li ha istruiti. Chiaramente se gli allievi sono degli imbecilli, violenti, e usano quello che imparano per offendere e usarlo per i propri scopi egoistici a discapito altrui, è doveroso sbatterli fuori; ognuno si prenda le sue responsabilità;
  9. l’appellativo di Sifu e istruttore sono diventati nomi senza valore, svuotati del significato vero e originario essendo stato riempito da interessi economici ed egoistici: troppi hanno il complesso di inferiorità verso i superiori ma dentro si sentono prime donne e si definiscono professionisti (espressione di uso comune e prassi normale, poco felice ed assolutamente di stampo economico che tutti usano per darsi un tono e che fanno ridere), nonché i superiori tendono a schiacciare , manipolare, dominare;
  10. ci sono state e ci sono troppe persone che si avvicinano alle arti marziali, quella che pratichiamo compresa, che scappano a gambe levate, e non è bello vedere tutto questo;
  11. molti detti tradizionali sono stati presi e riadattati per fini egoistici, citando l’esempio del “quando l’allievo è pronto il Maestro arriva”; e Maestri, Sifu, sarebbero quelli che hanno reso un'Arte Marziale così come oggi? Sono Capi d’Azienda, ma non Sifu. Se in Italia ci sono Sifu, è tutto da dimostrare, nella speranza che ci siano. Inoltre le abilità che essi hanno vengono da maggiore esperienza e pratica, nonché dal tenere sempre gli allievi ad un livello “controllato”, cioè nascondere le conoscenze, e questa si chiama paura nonché mantenere un interesse su dipendenza. Ciò non va confuso con una progressività del percorso. Una Scuola tende a far si che i suoi membri siano in costante crescita, non come nella maggior parte dei casi italiani ove nessuno cresce in tale senso, dando le caramelline dicendo che sei diventato bravo quando non è così oppure dicendoti sempre che sei uno scandalo; incoraggiare e dare una valutazione reale ad una persona è cosa rara;
  12. è giusto che le persone che hanno voglia seriamente di imparare il Wing Chun, ne abbiano una idea chiara, e la Tradizione Marziale si è sempre basata su interscambio e confronto costruttivo, base dell’evoluzione oltre che la preparazione e l’intuizione di coloro che nel tempo l’hanno trasmessa giungendo fino a noi. Comparatevi e comparate con praticanti di altri stili planetari;
  13. l’Arte Marziale ha tra i vari compiti, quello di proteggere, difendere e promuovere la vita in tutti i suoi aspetti, i deboli dai forti, essendo uno dei suoi simboli, la Spada, uno strumento di giustizia e di armonia solare, nonché, in particolare in Cina, il simbolo del Tao;
  14. il Wing Chun per essere tale necessita che tutte le sue parti siano un’Unità, quindi insegnato in senso olistico e non parziale;
  15. il mondo del Wing Chun per essere tale necessita che tutte le sue Scuole siano Unite nelle loro differenze, proprio per la sua natura evolutiva ed esprimente la Vita con le sue bellezze diverse;
  16. coloro che nel Wing Chun sono anziani, sia come Sifu sia come istruttori, necessitano di realizzare i due punti precedenti;
  17. la storia sulle origini del Wing Chun è un minestrone di informazioni mescolate a mo' di frullato; nel blog, Pasquale Mazzotta ed il suo lavoro sulla storia dello stile, mi suscita un senso di stima ed ammirazione;
  18. se non c’è Amore in quello che fate, se non tendete all’Unità, che Arte Marziale è quella che fate? Un Maestro serve, non se stesso, ma la Vita e gli esseri umani. Se non c’è unità nell’applicare i principi nei movimenti e nel quotidiano, il Wing Chun è completamente inutile e dannoso;
  19. questo passo che segue mi rende felice così come mi sorprende di come in un’Arte raffinata come il Wing Chun, non sia presente il contenuto, scritto da un Maestro vero, appartenente all’Aikido: Morihei Ueshiba.
“Non esiste nemico nell'Aikido. Vi sbagliate se pensate che il Budo significhi avere avversari e nemici ed essere forti e farli cadere. Non ci sono né avversari né nemici per il vero Budo... Il Budo è essere una cosa sola con l'universo... Colui che ha penetrato il segreto dell'Aikido ha l'universo in se stesso, e può dire "Io sono l'universo"... Io non sono mai stato sconfitto, per quanto velocemente il nemico potesse attaccare. Questo non perché la mia tecnica è più veloce, non è un fatto di rapidità: il combattimento è finito prima di cominciare. Quando un nemico cerca di combattere con me, egli deve rompere l'armonia dell'universo, perciò nel momento in cui gli sorge l'idea di lottare, egli è già battuto: non c'è una misura del tempo veloce o lento. Aikido è non resistenza, esso è sempre vincente. Se il cuore è aperto e puro, non c'è spazio per il danno; e al livello più profondo, amore e volontà sono una cosa sola".

"Indipendentemente da quanto velocemente un avversario mi attacca o da quanto lentamente io rispondo, non posso essere sconfitto. Non è che le mie tecniche siano più veloci di quelle degli avversari. Questo non ha niente a che vedere con la velocità o con la lentezza. Io sono vittorioso già dall’inizio. Appena il pensiero di un attacco attraversa la mente del mio avversario, sconvolge l’armonia dell’universo ed egli è istantaneamente sconfitto, indipendentemente dalla velocità con cui mi attacca. La vittoria o la sconfitta non sono una questione di tempo e di spazio. L’aikido è il principio della non-resistenza. Poiché è non-resistenza esso è vittorioso fin dall’inizio. Quelli che hanno cattive intenzioni o desiderio di supremazia si trovano istantaneamente sconfitti. Il vero budo è invincibile, dal momento che non combatte". 

“Nel vero budo non ci sono nemici. Il vero budo è una funzione dell’amore. Non è fatto per uccidere o per combattere, ma per nutrire tutte le cose e portarle al loro frutto.
L’amore protegge e nutre la vita”.
Morihei Ueshiba

Fabio Rossetti

lunedì 27 giugno 2011

[Allenamenti] Sospensioni

Cari Fratelli, Amici ed Allievi,
mercoledì 29 giugno, in occasione della festività dei patroni di Roma, SS. Pietro e Paolo, la palestra New Freestyle rimarrà chiusa. Ci vedremo, come di consueto, venerdì primo luglio, in sala. 

In vista dei lavori di ammodernamento della New Freestyle, il corso sarà sospeso dal 12 luglio ai primi di settemebre. Avremo una sala più grande, un nuovo tatami, tutto il centro climatizzato e tutti macchinari di allenamento targati Panatta. Niente male, no?

Nel frattempo, tutti quelli che avranno voglia e tempo di praticare la nostra amata Arte Marziale potranno continuare a farlo individualmente o in gruppo insieme a me. Troveremo sicuramente luoghi idonei per i nostri scopi. 

Vi abbraccio!

venerdì 24 giugno 2011

Lo scorrere dell’Energia

Il nostro Fabio Rossetti continua a collaborare alla realizzazione di questo progetto editoriale. Lo ringrazio, a nome di tutta la mia Famiglia, perché è una delle poche persone che conosco a portare avanti una teoria olistica dell'Energia, che passa dalle Arti Marziali, ma non ha confini di sorta.  Io ho solo fatto un lavoro di limatura, come sempre. Buona lettura a tutti!

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In accordo con la tripartizione dei 丹田 - Dan Tien (o Dāntián, in mandarino) - e delle loro caratteristiche, col termine Energia mi riferisco sia al 力 - Li -, sia al 气 - Qi -, sia allo 意 - Yi -. Quindi l’Energia che si presenta nelle sue espressioni che vanno dal denso al sottile, per usare termini comprensibili.

L’energia è un quid presente che noi percepiamo in vari modi in base alle sue manifestazioni, ricordando a noi stessi che siamo energia. Nella pratica marziale, l’energia è un altro passo da fare poiché, così come il rilassamento, occorre esserne coscienti. Già nella fase dedicata al rilassamento, la presa di coscienza dell’energia viene fatta. 

Occorre ora sviluppare, nel senso di liberare, un altro aspetto naturale bloccato e poco conosciuto, che riguarda il suo scorrere. L’energia si equilibra attraverso il movimento fatto in un certo modo, al fine di creare sempre un’armonia basata sugli opposti Yin e Yang. Essi sono complementari e per giungere all’armonia si equilibrano per poi unirsi e dare vita al Tao in modo cosciente. 

Nella Medicina Tradizionale Cinese l’equilibrio dinamico e l’armonia sono i fattori per far stare bene e vivere bene. Consultare un libro di Medicina Tradizionale Cinese aiuta molto per comprendere una serie di aspetti marziali molto importanti e fondamentali.

Nel rilassamento si percepisce e si pratica un modo di porsi e muoversi che non è né mollo né rigido, una via di mezzo, cosa che si sperimenta sia da fermi che nel dislocarsi nello spazio. Ciò consente di accedere ad un radicamento dinamico, ovvero un modo di muoversi corporeo unitivo, tramite l’equilibrio, della stabilità e della mobilità: anche qui la dialettica degli opposti complementari dà vita a qualcosa che comprende le proprietà di entrambe, ma non è né l’uno né l’altro, ma la loro unione. Facendo ciò si vive e si sperimenta l’adattamento: combattere è adattarsi intuitivamente nella realtà mutevole attraverso gli strumenti a noi propri .

Prendendo coscienza dell’unione Yin-Yang, sviluppandola sempre di più, si passa al come utilizzare l’energia. Quando ci siamo rilassati e abbiamo coscienza dell’energia unitiva, per usarla occorrono degli esercizi che sappiamo essere strumenti che liberano ciò che naturalmente fa parte di noi. Il lavoro consiste nell’inviare energia coscientemente da qualche parte e in un certo modo: la tradizione cinese si esprime dicendo che il Qi segue lo Yi e muove il Li. Ciò lo facciamo sempre, senza accorgercene.

Allora, i motti della gestione del corpo servono per creare una serie di direzioni energetiche che ampliano ed espandono la coscienza del corpo e delle sue funzioni, rendendoci coscienti di poter direzionare in varie direzioni e punti spaziali le nostri parti corporee. Facendo così si passa ad un livello superiore di lavoro, dove si rifà, ad un diverso livello, il rilassamento: ci si potenzia. Esercizi aggiunti servono per sbizzarrirsi e fare pratica della proprietà naturale di noi di mandare la testa da una parte, il braccio dall’altra torcendolo, allargando le gambe etc… Si possono fare innumerevoli movimenti allo stesso tempo, in direzioni innumerevoli, modulando la velocità, il tempo, cambiando in continuazione e soprattutto vivendo l’unità nella molteplicità nella realtà mutevole.

Un esempio tipico è la pratica delle “forme”. Ciò consente anche di percepire le varie dispersioni energetiche ed essere coscienti di dover imparare di nuovo a fare un movimento senza sprecare energia, nonché svela tutte le raffinazioni varie riguardo alle rigidità corporee, al fatto che il corpo va per conto suo, all’equilibrio emotivo e al pensiero indisciplinato, per citare alcune situazioni tipiche. E’ tutto normale e fa parte del percorso, naturalmente. Questo è un praticare attento, progressivo, paziente ed impegnativo, nel quale solo chi è veramente motivato può riuscire.

Espandere non significa disperdere e concentrare non significa bloccare. Con i motti praticati nella varie posizioni si vive l’adattamento, per poi passare a muoversi camminando e quindi facendo dislocazioni nello spazio a piacere in completa libertà. Quindi internamente mantengo quelle espansioni in più donatemi dalla conoscenza e dalla coscienza dei motti, che, notiamo, caricano il corpo come una molla, poiché lavorano sulle spirali naturali: quel modo di porsi interno con il corpo espande l’energia verso l’esterno e verso l’interno. 

Successivamente cominciamo a puntare qualcosa e a direzionare tutto il corpo verso quella cosa, a camminare lungo una direzione e poi verso un punto preciso: sviluppiamo e liberiamo con coscienza la naturale capacità di concentrare ed espandere l’energia. Notiamo che la vista in questo partecipa come tutti i sensi.

Unendo il lavoro dei motti e del puntare, in breve abbiamo iniziato a conoscere la naturale capacità di direzionare l’energia (di tutti i corpi) verso un punto, mantenendo il corpo connesso: con una metafora abbiamo il cerchio ed il triangolo che si cominciamo ad unire (se lo diciamo in tre dimensioni, la sfera ed il cono).

Andando avanti conosceremo meglio l’energia lineare (concentrare, triangolo), quella circolare (espandere e cerchio), che unite creano l’energia spirale (infinito e Tao): già la conosciamo in realtà perché nel camminare e nel muoverci abbiamo già conosciuto il fatto che nel corpo ci sono sempre delle contro rotazioni, dei doppi vortici, e nel camminare lo abbiamo vissuto in modo cosciente.

A questo punto ci accorgiamo che naturalmente liberiamo energia, prendiamo quella di ritorno e la riveicoliamo, altra la scarichiamo, altra la deflettiamo, possiamo modularne la potenza, possiamo in breve farne quello che vogliamo perché siamo energia. Le tecniche, movimenti naturali adattati tatticamente per il combattimento, fanno sì che l’aspetto di energia è unito a geometrie precise che ottimizzano la funzionalità e l’efficacia dei movimenti. Ricordarsi ovviamente dell’importanza del respiro e del modo di respirare, elemento fondamentale spesso tralasciato.

Usare l’energia ed adattarsi facendola scorrere in un certo modo dato dalla coscienza del pieno e del vuoto, aspetti del Tao, dell’Unità. Questo lavoro è fatto per lo più a livello interno tramite i vari esercizi, e col viverli si passa al quotidiano, sempre con il lavoro attento e cosciente al centro.

Il rilassamento, la respirazione, il “vuoto mentale”, l’energia e il suo scorrere in un certo modo, sono quella che per noi è la base, e che è il filo sottile che unisce tutte le pratiche di movimento, ma proprio per questo è il tassello mancante quasi sempre. Le tecniche senza quest’energia usata in questo modo descritto e praticato, non hanno piena efficacia e sono inutili. Sottolineo che ci sono degli articoli e dei testi che spiegano ed illustrano meglio tutto questo.

Le tecniche sono strumenti finalizzati ad uno scopo, che plasmano l’energia in modo da sortire certi effetti, avendo la capacità di aumentare e diminuire la potenza tramite la capacità di modulazione: diciamo che sono strumenti che raffinano il lavoro. Il Qi Gong riguarda l’aspetto dell’energia, la tattica riguarda l’aspetto delle tecniche introducendo la geometria nelle posizioni e nel dislocarsi. Le tecniche sono la congiunzione dell’energia con la tattica. Un’espressione inerente a ciò è quando sentiamo parlare che le tecniche prendono vita, oppure che esse abbiano un’anima. Ad esempio anche chi fa i massaggi unisce energia e geometria dinamicamente, tramite le tecniche di massaggio e come farle.

Nel combattimento si studia praticando il come applicare tutto ciò nella realtà, poiché pur riuscendo ad adattare la geometria tecnica occorre anche saperla applicare in una situazione reale, quindi strategicamente. Il lavoro del Qi Gong (rilassamento, respirazione, vuoto mentale) è un modo efficace per sbloccarsi in tutti i sensi e se compreso si intuisce di come possa essere un metodo anche veloce e potente nella sua progressività e calma.

Ciò può essere compreso solo da chi pratica, il quale espandendosi coscienzialmente conosce veramente la realtà di queste parole e di tutte quelle che cercano di esprimere un qualcosa che solo se vissuto si può conoscere ed esserne consapevoli.

Fabio Rossetti

giovedì 23 giugno 2011

Storia del 永春拳: facciamo il punto (Quarta Parte)

Continua l'affascinante ricerca condotta da Pasquale Mazzotta, dopo l'introduzione, la seconda e la terza parte. Buona lettura!

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Nel XVII secolo, segnatamente nel 1644, i Manciù attaccarono e abbatterono la dinastia Ming e per mantenere il potere istaurarono un clima di terrore, massacrando i ribelli ad ogni accenno di rivolta. Bandirono le armi e qualsiasi forma di 武術 - Wǔ Shù (o, in Cantonese, Mouh Seuht) -, di Arte Marziale, e in tal modo governarono sino al 1912. Furono molti gli oppositori del governo Qing che continuarono, organizzandosi in gruppi segreti, a contrastare il nuovo governo manciù. Molti di essi trovarono rifugio in vari monasteri sparsi nel territorio, ma, come si è ormai capito, il tempio Shàolín divenne il punto focale dove si raccolsero i rivoltosi.

Per confondersi con i Monaci, i ribelli si rasarono i capelli e indossarono gli abiti buddhisti e contemporaneamente si allenarono nelle Arti Marziali, iniziando ad organizzarsi in società segrete con l’obiettivo di destituire la dinastia Qing. I Manciù non si preoccupavano delle attività che si svolgevano all’interno del tempio, sia perché rispettavano la loro religione, sia perché erano inconsapevoli della fedeltà dei Monaci alla dinastia Ming. Naturalmente quando i Manciù si resero conto che vi erano dei piani eversivi, bruciarono il tempio, da cui leggenda vuole che scamparono i Cinque Antenati, probabilmente i capostipiti delle varie Società Segrete.

Pare che il traditore che rivelò i piani dei ribelli ai Manciù fosse un Monaco di nome 白眉 - Bái Méi o Baahk Mei, in Cantonese, cioè "Sopracciglio Bianco" -. Con l’ascesa dei Manciù, etnia del Nord della Cina, (dopo quasi trecento anni di governo Ming) anche il monastero Shàolín subì importanti attacchi, fin quando riuscirono, anche grazie all’aiuto di alcuni Monaci rancorosi per essere stati esclusi dalla cerchia superiore, ad incendiarlo, raderlo al suolo ed uccidere quasi tutti i Monaci. Tramite alcune spie, introdottesi all’interno dei monasteri, il governo centrale seppe delle attività segrete e i Manciù cominciarono a perseguitare ed uccidere tutti coloro che si adoperavano a queste attività.

Fuggendo dal Tempio, alcuni continuarono ad utilizzare il nome 永春 - yǒngchūn o Wing Chun - per la propria Arte, altri, per scampare alla morte, la chiamarono 詠春 - yǒngchūn o Wing Chun -. Da una testimonianza di Tam Woon Biu del lineage Chan Wah Shun sarebbe spiegabile il motivo per scrivere nei due modi diversi una stessa Arte Marziale, ma c'è la possibilità che, risultando i due suoni simili ed essendo stato trasmessa oralmente per molto tempo, si siano affermate due diverse grafie. Altri crearono ulteriori mix che dettero origine alla vasta moltitudine di stili del Sud, i quali erano comunque tutti accomunati dall’intento politico di restaurare i Ming. Quando, ad esempio, si parla di 洪家拳 - Hung Ga Kuen - come di uno stile, in realtà non è esatto: 洪家拳 era un termine generico per indicare tutte quelle Arti e curriculum che si erano poste questo obbiettivo ed 洪家 e 永春 erano solo alcune delle Arti praticate dai rivoltosi.

Vi è ancora da ricordare la tesi di Leung Ting secondo il quale potrebbe essere stata la stessa Ng Mui, o chi per lei, ad usare l’ideogramma 詠 per differenziarsi, oltre 350 anni fa, dal 永春. Leung Ting ritiene che la scissione all’interno dello stile sia avvenuta proprio ad opera di Ng Mui, anche se la cosa non ha basi solide per essere accettata. La monaca aveva appreso 永春 a Shàolín. Comunque sia, ognuna di queste Società Segrete proclamava la propria fondazione ad opera di uno o più di questi Cinque Antenati. L'Arte fu diffusa in due versioni: una maschile ed una femminile; probabilmente questa distinzione si è affermata nel periodo dell'Opera Cinese, forse dipendendo dal fatto che tra i vari attori dell’Opera vi erano due Maestri di 永春: uno era Wong Wah Bo, che recitava sempre parti maschili, mentre l’altro, Leung Yee Tei, recitava ruoli femminili. Da loro due deriverebbe una buona fetta degli stili moderni di 永春.

Dopo la distruzione del monastero del Nord, molti dei monaci traditori, che avevano anche operato come spie, iniziarono ad insegnare alle truppe Manciù i sistemi studiati all’interno del tempio. Fu così che, svelati questi metodi alle masse, gli stili Shàolín di base non furono più considerati riservati e sicuri. Per questo le Società Segrete ebbero la necessità urgente di creare un nuovo sistema capace di contrastare gli stili classici ormai alla mercé di tutti.

La vecchia dinastia necessitava di una nuova forza militare, che potesse essere addestrata in poco tempo, con un sistema semplice ed efficace. Grazie alle conoscenze della Medicina Tradizionale Cinese e della fisiologia del corpo, i Monaci del tempio Shàolín del Nord, in un primo momento, e di Shàolín del Sud, nella provincia di Fukien, in un secondo, furono determinanti per la creazione di questo nuovo sistema precursore dello stile 永春, motivati anche da una profonda riconoscenza verso la dinastia Ming. Questi Monaci, dunque, raccolsero le loro esperienze, analizzarono i principi e le strategie più avanzate e, dopo vari anni, intuite le caratteristiche che avrebbe dovuto avere il nuovo sistema, ossia efficienza, sicurezza e velocità, estrapolarono un nuovo stile che doveva soddisfare due scopi: essere appreso in tempi brevi ed efficacemente; superare ogni altro sistema del tempio.

Questo nuovo sistema dato dalla fusione dei precedenti, per poter essere più efficiente e di più rapido apprendimento, si evolse verso il combattimento a corta distanza, differenziandosi dallo stile del Nord. Questo nuovissimo ed esclusivo stile veniva insegnato solo agli appartenenti alle Società Segrete e mai mostrato all’esterno del tempio. Anche all’epoca sembra che non tutto venisse insegnato (forse risale ad allora il detto “Biu Ji non lascia la Famiglia”) e questa sarebbe una ragione plausibile per la successiva creazione di varie branches, alcune con curriculum più completi di altre. In altre parole, il 永春 all'inizo fu spesso un sistema da insegnare a dei kamikaze della rivoluzione.

Ovviamente all'epoca il Gōng Fu si insegnava ai cinesi per allontanare i Manciù, spesso attraverso Società Segrete come la 洪門 (Hung Mun) nota come 红花义 (Hung Fa Yi), soprattutto nel Sud della Cina, mentre operavano nel Nord la Ching Pang, la 天地會 (Tin Deih Wui) - Società del Cielo e della Terra -  e la 白蓮教 - Baak Lin Gaau (o, in Mandarino, bái lián jiāo) -, la Società del Loto Bianco. Il grido comune era 反清復明 - fǎn qīng fù míng (o, in Cantonese, Faan Ching Fuhk Mihng), "rovesciare i Ming, restaurare i Qing".

Questo potrebbe spiegare come il sistema si sia nel tempo diffuso, col contributo dei suoi supposti Maestri Ng Mui e Ji Shin (entrambe dell'alto rango dell'Hung Mun), quest’ultimo nascostosi su una Giunca Rossa come cuoco, in una compagnia di attori itineranti, con lo scopo di raggiungere il Kwantung, oltre al valido aiuto delle triadi. Dalla tradizione 白蓮教 ci arriva anche l’informazione secondo cui il nome 永春 arriverebbe dal motto Wing Yin Chi Ji (Parla sempre con determinazione), Mo Mong Hong Juk (Non dimenticare l'etnia Han), Dai Day Wu Chun (La primavera tornerà ancora).

Altresì interessante osservare che secondo alcuni il carattere 洪 (Hung) in 洪門 (Hung Mun) potrebbe derivare dal nome del suo Fondatore, il quale, incidentalmente, potrebbe essere fondatore dell'Hung Ga, perché questo ultimo apparteneva a questa setta! Si tratta di Hung Hei Gung. Per completezza, è d'uopo riportare l'ipotesi del Gran Maestro Leung Ting, secondo il quale la setta Hung Mun creò la leggenda dell'incendio del Monastero solamente per riconoscersi tra adepti, dal momento che nel Canton, alla domanda "Da dove vieni?" nessuno avrebbe mai risposto "Vengo dal Monastero di Siu Lam", che era geograficamente molto lontano per non dire irraggiungibile, a meno che fosse un adepto, istruito sulla "storiella". Ma una spia priva di questi "riferimenti culturali" sarebbe stata smascherata...

mercoledì 22 giugno 2011

Storia del 永春拳: facciamo il punto (Terza Parte)

Continua l'affascinante ricerca condotta da Pasquale Mazzotta, dopo l'introduzione e la seconda parte. Buona lettura!

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C’è da far notare la forte similitudine che collega la storia di Yim Wing Chun con quella di Fong Qi Niang, settima figlia di Fong Chung, la (forse) altrettanto mitica (o forse no, visto che il suo nome e il suo essere insegnante di Gru Bianca della Contea di Wing Chun insieme a suo marito è registrato negli archivi governativi della Contea stessa...) fondatrice (partendo dal sistema di Siu Lam dei 18 Lohan, i Discepoli di Buddha) del sistema di Gru Bianca della Contea di Wing Chun (questo stile pare sia stato in seguito incorporato nel Ng Cho Kuen, o Boxe dei Cinque Antenati), di cui si fa menzione persino nel Bubishi, la bibbia del Karate di Okinawa: probabilmente questa storia fu mutuata per permettere al clan del Wing Chun di risalire alle sue origini e, secondo fonti vicine a questa, Ng Mui sarebbe stata la quarta generazione dello stile della Gru Bianca, colei che ammodernò il sistema raffinandolo attraverso l’uso del 勁 - Ging - morbido, colei che insegnò questo stile a Miu Shin, la quale lo fuse con il suo Pugno del Serpente, dando i natali a quello che è oggi conosciuto come 永春拳. Ma di Ng Mui/Fong Qi Niang, come di Yim Wing Chun e Miu Shin non abbiamo alcuna prova storica. E’ altresì vero che molti stili di 永春 - forse un po' troppi per essere plausibili - nel Sud Est asiatico si richiamano a Ng Mui (Scuola Ng Mui a Singapore e in Malesia, Ng Mui Fa Kuen nel Fukien...entrambi simili al 白鶴永春 - Wing Chun Bak Hok -; ancora lo Ng Ying Kuen, sottostile dell’Hung Kuen) e a Fong Qi Niang (l’Hakutsuru Ken di Okinawa e altri stili sempre nella zona della Malesia, Singapore, Taiwan e così via).

Aggiungiamo che era proibito ad una monaca vivere e allenarsi in un ambiente maschile come Shaolin dove vigeva le legge del celibato; era proibito viverci per lo scampato Prete Taoista Pak Mei (anche se allenarsi nello Shaolin non vuol dire vivere nel Tempio, tanto più se dire di provenire da Shaolin era, a detta di alcuni como vedremo, solo un codice per capire gli orientamenti politici. . . ).

Infine la leggenda vuole che durante il suo rifugio Ng Mui abbia conosciuto Yim Yee, proprietario del negozio dove lei faceva i suoi acquisti (anche lui precedentemente Allievo, secondo alcuni, del tempio di Shàolín) e la figlia Yim Wing Chun (Segreto Canto della Primavera). La bellezza della ragazza attirava, però, l’attenzione di un malvivente locale di nome “Tigre” Wong, che voleva ad ogni costo sposare la fanciulla, al punto tale di terrorizzare sia lei che il padre (vale a questo punto la pena di far notare che in altri lineage si tramanda la leggenda del combattimento tra 至善 (Ji Sihn) e  “Tigre” Wong, il quale voleva estorcere denaro all’Opera in cambio di “protezione”). 

Ne parlarono a Ng Mui, che nel frattempo era diventata una loro amica. La Monaca decise quindi di insegnare alla giovane le sue tecniche di lotta, affinché fosse in grado di difendersi. Yim Wing Chun si allenò duramente, giorno e notte, fino a quando non si sentì pronta ad affrontare Wong in un combattimento, dal successo del quale sarebbe dipesa la sua libertà. Così fu e Ng Mui poté continuare ad insegnare alla bella Yim Wing Chun le varie tecniche e, percependo la grandezza della sua Allieva, secondo una delle versioni della leggenda, decise di dare il suo nome a quel metodo che si andava sempre più delineando (secondo alcuni è qui che si comincia a distinguere il 詠春 di Ng Mui dal 永春 di Ji Sihn). Ma la domanda da porsi è: perchè una Monaca sfuggita alla morte avrebbe poi dovuto insegnare il più avanzato metodo di combattimento allora concepito a una giovane ragazza con problemi romantici e per giunta senza collegamenti con la rivoluzione?. Questa cosa infatti avrebbe messo a rischio la vita di Yim Wing Chun e avrebbe portato la morte a lei e ai membri della famiglia per mano degli Ufficiali Qing. In effetti Yim Wing Chun e suo padre Yim Yee, viventi ai piedi del monte Tai Leung, erano probabilmente anch'essi nelle fila dell'洪門 - Hung Mun -.

Yim Wing Chun fu sfidata da molti Maestri, ma nessuno mai riuscì a sconfiggerla, al punto che lei stessa giurò che avrebbe sposato chi sarebbe stato capace di batterla. Un giorno si presentò a lei 梁博儔 - Leung Bok Chau -, che aveva appreso il 功夫 - Gōng Fu - dall’Abate Ji Sihn, si innamorò di lui e in un combattimento finse di essere facilmente sconfitta, così da poterlo sposare. Seguendo altre versioni della leggenda, Yim Wing Chun sposò Leung Bok Chau, originario del Canton e mercante di sale, una merce molto rara tra le montagne cinesi, in seguito a un accordo tra famiglie risalente alla sua infanzia nel Fukien.

Dopo il matrimonio la ragazza rivelò la verità su Ng Mui al marito e lo sconfisse in combattimento, mostrandogli la grandezza dello stile di Ng Mui. Leung Bok Chau fu sorpreso dalla grandezza dello stile, volle che la moglie gli insegnasse le varie tecniche che insieme perfezionarono ed ampliarono. Leung Bok Chau introdusse nello stile l’uso delle armi, il Bastone Lungo dai Sei Punti e Mezzo (Luk Dim Boon) ed i Coltelli a Farfalla - 蝴蝶刀 (Wu Dip Dou) - (dal quale sarà presa la forma 八斬刀 - Baat Jaam Dou -), che aveva appreso dal suo maestro Ji Shin.

Quando Leung Bok Chau insegnò in seguito lo stile al parente Leung Lan Kwai, di Fatshan, lo chiamò col nome della moglie (ma per quanto si sa potrebbe esserci stato anche un errore di trascrizione, scrivendo ad esempio 詠 al posto di 永…). Gli insegnamenti furono poi trasmessi a Wong Wah Bo, da lui a Leung Yee Tei e da questo a Leung Jan che portò lo stile alla sua massima perfezione, in particolar modo lavorando la forma Biu Ji. Da lui a Chan Wah Shun, che ebbe solo cinque studenti: Ng Siu Lo, Ng Chung So, Chan Yu Min, Lui Yu Jai e Ip Man.

martedì 21 giugno 2011

Storia del 永春拳: facciamo il punto (Seconda Parte)

Continua l'affascinante ricerca condotta da Pasquale Mazzotta, dopo l'introduzione. Buona lettura!

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La tradizione affida la nascita del 永春拳 all'opera della monaca buddhista 五梅大師 - Hng Muih Daaih Si - (Monaca Anziana dei Cinuqe petali di Pruno), probabilmente chiamata così in riferimento ai leggendari Cinque Antenati (in realtà il numero sarà stato alquanto diverso) scampati alla distruzione del Tempio nel Fukien. Ip Man fa riferimento al Tempio sul Sung Shan, nello Henan, forse erroneamente, ma potrebbe essere nel giusto, se accettassimo l’ipotesi di “Taan Sau” Cheung Ng. Si potrebbe trattare di un omaggio ad un concetto fondamentale legato al metodo dei passi utilizzato nello stile della Gru Bianca della Contea di 永春 - Wing Chun - così come nel Wing Chun di Shàolín. 

Alcuni ritengono di aver individuato la figura di Ng Mui nella quarta figlia del Generale Ming, Lui Sei Leung. Di fatto non si può dire se sia veramente esistita una monaca con questo nome, ma personalmente ne dubito, riscontrando in questo nome più che altro un valore simbolico. Al più si potrebbe credere che fosse il nome di una confraternita di Shàolín (in realtà questo ragionamento vale per molti personaggi compresi i famosi Cinque Antenati, della cui esistenza si iniziò a parlare nel periodo di occupazione manciù, quando il popolo cinese aveva bisogno di credere in eroi leggendari per mantenere la speranza, la fiducia e la voglia di lottare), o il nome buddhista di un monaco. 

Questa deduzione mi sembra anche avvalorata dal fatto che prima allieva di questa monaca sarebbe stata 嚴詠春- Yim Wing Chun - (il Segreto Canto della Primavera o Segreto del racconto poetico della Primavera, dove 詠春 - Cantare la Primavera - significa combattere per il ritorno della Dinastia Ming al potere, mentre la parola - 嚴 - Segreto fa riferimento alla natura segreta delle attività sovversive e alla segretezza delle tecniche di combattimento che si praticavano nella 永春堂 - Wing Chun Tong -, la Sala dell'Eterna Primavera, il luogo d'allenamento interna al Monastero ormai bruciato; da notare che secondo alcuni non esistette mai nel Tempio di Song Shan, nel Nord, una sala con questo nome, che sembrerebbe dunque riferirsi ad un altro Tempio, quello mitico nel Fukien).

Fu comunque nella quarta generazione del 红花义詠春 - Hung Fa Yi Wing Chun - (derivante da Cheung Ng* e da quanto fu in seguito trasmesso sulle 红船 - Hung Syun- Giunche Rosse) che si cominciò a trasmettere il mito di Ng Mui, sopravvissuta all'incendio di Shàolín, e di Yim Wing Chun, sua giovane apprendista. Probabilmente tutto quello che si racconta nella leggenda (cosi come tramandata dallo stesso Iip Man) ha un valore simbolico. D'altra parte, dice la leggenda, durante la fuga, a seguito dell'incendio dal Monastero di Siu Lam, la Monaca si sarebbe rifugiata presso il 白鶴寺 - Bak Hok Ji -, Tempio della Gru Bianca (il quale dovrebbe essere tendenzialmente taoista, per quanto può valere in un'epoca in cui la libertà nella ricerca spirituale era prassi comune, ammesso che di questo si parli) sulla montagna Tai Leung Shan (all'epoca chiamata anche Chai Ha), collocata alla frontiera tra le province Szechwan e Yunnan, nella provincia del Guangdong.

Potrebbe essere importante in questa sede far notare che quest'area è abbastanza interna rispetto al mare della Cina del Sud. E' anche interessante notare al riguardo l'assonanza di Chai Ha, con il มวยไทยไชยา - Muay Thai Chaiya -, uno stile di boxe thailandese di origine cinese, molto diverso dallo stile tipico siamese e proveniente, secondo Leung Ting, proprio da questa zona. In effetti ci sono state delle migrazioni dallla Cina verso Vietnam, Cambogia, Malesia, Indonesia e Siam; in alcuni di questi Paesi ci sono dichiaratamente degli stili di 永春, ma la cosa pare non trovi riscontro presso i Maestri thailandesi. Ironico comunque il fatto che il Muay Chaiya sia scarsamente tenuto in considerazione in Thailandia, dato che i suoi praticanti, differentemente da tutti gli altri marzialisti thailandesi, non partecipano alle competizioni ufficiali e il fatto che sia preservato solo come tesoro d'interesse storico nazionale.

Tornando alla nostra storia, il 永春 doveva consistere, secondo alcuni, solo di 小念頭 - Siu Nim Tau - (o di 大念頭 -  Daai Nim Tau - o di 永春拳 - Wing Chun Kuen -?) o, forse, non conteneva neppure forme strutturate, ma semplicemente applicazioni basilari ed efficaci, un po' di Chi Sau e una versione primitiva dei doppi coltelli a farfalla (bisogna sempre tenere presente che in un monastero buddhista poteva essere fuori luogo l’insegnamento di tecniche con armi da taglio, ma non è escluso).

Ad ogni modo, secondo la leggenda, ispirata dall’aver assistito ad una lotta tra una Gru e un Serpente ** (la flessuosità e l'avvilupamento che operano le braccia a guisa di serpenti, nonché gli scatti della mano a testa di Serpente, l’equilibrio, l’eleganza e la capacità di deflettere gli attacchi con le ali della Gru), elaborò uno stile morbido, preferendo le doti 陰 - Yīn - di leggerezza, agilità e velocità alla forza ed alla prestanza fisica, con l’obiettivo primario di restituire all’avversario l’energia assorbita nell’attacco: “Se l’avversario attacca, appiccicarsi e assorbire la sua forza per neutralizzare il suo colpo; se l’opponente si ritira, restare appiccicati per inseguire e contrattaccare”. Operò dunque una semplificazione del sistema del Tempio di Shàolín, rendendolo più essenziale ed efficace, ponendo enfasi anche sullo studio della sensibilità tattile e non solo sull’uso della vista, nonché, sembrerebbe, adattandolo alle caratteristiche della donna, più debole e fragile di un uomo. Con questo nuovo stile, persone più deboli potevano tranquillamente neutralizzare anche forti rappresentanti delle Scuole più antiche, “…il molle e il debole vincono il duro e il forte…”.

* Cheung Ng (Zhang Wu) viene chiamato anche Cheung Hin (Zhang Xin). Si tratta dell'unica figura storicamente verificabile (che si trova nelle storie dell'Opera cantonese e di Foshan) associata con i miti della creazione del Wing Chun Kuen. Sappiamo solo che è venuto dal Nord della Cina, ma non da dove, perché ogni Famiglia ne ha tramandata una diversa tradizione. In gioventù partecipò all'Opera di Pechino come cantante e come attore nelle scene marziali (anche nei racconti di Pan Nam, uno dei Maestri della "Kwan Si Opera Company"). La maggior parte dei racconti sulle sue abilità marziali ne fanno un mediocre artista di Siu Lam, praticante di un misto di Kam Gan Jeung (Il Palmo di Buddha), Tong Long Kuen (Lo stile della Mantide), Tai Gik Kuen (Taijiquan) e Ying Jow Pai (Sistema dell'Artiglio dell'Aquila), Allievo di un discepolo della ventiduesima generazione di Shaoli, Yat Chum. In alcuni racconti il suo siprannome è Tan Sao, in riferimento al suo braccio sinistro, poliomelitico, colpito da una parziale paralisi. In altri è detto Tan Sao Ng, per la sua abilità nella tecnica del Tan Sao. Organizzò l'Opera delle Giunche Rosse, dando vita all'Associazione Hung Fa Wui Goon (Hong Hua Hui Guan, l'Unione dei Fiori Rossi) o King Fa Wui Goon (Qiang Hua Hui Guan, l'Unione del Prezioso Fiore di Giada).

** Per altri , tra cui Leung Ting, tra una Gru ed una Volpe o una Scimmia