Grazie a Paul Corti possiamo vedere ancora una volta il metodo di allenamento del Wing Tsun del sistema Leung Ting nella palestra del suo fondatore. Grazie ancora, Paul! Adesso possiamo farci un'idea di quale sia il metodo in cui vengono allenate alcune cose e, soprattutto, quali siano i paletti precisi che vengono posti negli allenamenti (distanza, metodo, etc.).
sabato 7 maggio 2011
venerdì 6 maggio 2011
[Video] SiJo Leung Ting in un film!!!
Grazie ad un amico toscano sono riuscito a vedere questo breve estratto di un film in cui è presente SiJo Leung Ting, con una bruttissima parrucca... Il film si chiama Master, è del 2001 ed è stato scritto da Anand Suneil. Si tratta di una produzione targata Bolliwood, come vedrete dalle immagini, in cui si narra la storia di un giovane ragazzo amante delle Arti Marziali.
Pratap Singh è un Maharajah di una piccola provincia in India. Lui è vedovo e ha un figlio solo, Ravi, l'erede al trono. Egli decide di inviare Ravi ad Hong Kong per migliorare le sue capacità e la sua cultura. Il ragazzo (Ravi) di stirpe reale è inviso ad un nemico del padre (Kailash Choudhary - KC), che eliminerà di lì a poco quest'ultimo, usurpane le proprietà.
Ravi viene accusato da KC di possedere droghe nel suo bagaglio. Ravi viene subito arrestato. Trascorre i successivi 12 anni della sua vita in un carcere di Hong Kong, dove viene gettato in una cella con un Maestro di Wing Tsun Kung Fu (Leung Ting). Ravi fa amicizia con lui e impara la sua Arte solo per tornare nella sua città natale in India come Master di questa arte marziale ed avere la sua vendetta contro KC e la sua cricca di scagnozzi.
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giovedì 5 maggio 2011
[Video] Randy Williams e le testate nel Wing Chun
Ho provato una certa soddisfazione nel vedere il Maestro Randy Williams nel filmato che vi invito a guardare con attenzione, perché finalmente si trova un SiFu (o Seef, come si chiama lui stesso) che mostra l'utilizzo delle testate dalla medio-corta distanza! Evviva, evviva, evviva, mi sento meno solo...
Il filmato ritrae il Maestro Williams, fondatore del metodo CRCA, durante l'ultimo seminario tenuto in Italia, a Bari, nella Scuola del Maestro Paolo Girone. Il titolo del filmato è Gwoh Sau, che, come i più attenti lettori sanno, è il "combattimento libero partendo dal Chi Sau" (o "Chee Sau", come scrivono alla CRCA).
La cosa più bella che si vede, comunque, è un Maestro che si fa colpire, che invita lo studente a muoversi, a non rimanere lì impalato a prenderle. Davvero un bel modo di insegnare, al di là delle tecniche e delle differenze stilistiche. Un saluto a tutta la famiglia CRCA!
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mercoledì 4 maggio 2011
Lezione e dimostrazione delle biomeccaniche WEAC aperta a tutti
Invito chi avesse la possibilità di partecipare ad andare a conoscere il Maestro Riccardo Vacirca, fondatore della WEAC, perché non ne rimarrebbe certamente deluso. La lezione verterà sulla parte più interessante della maestrìa di SiFu Riccardo, quindi non perdetevi l'occasione. Un saluto a SiFu ed a tutti i praticanti della WEAC!
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Mercoledì 11 Maggio, all'università di Tor Vergata (Roma), dalle ore 11:00 alle 13:00 nel Campus facoltà di Medicina e Chirurgia, tratterò la bontà e il rendimento raggiunto, ad oggi, dalle Biomeccaniche WEAC, in grado di sconfiggere praticamente qualsiasi altra applicazione di forza usata nelle altre AM.
Particolare Biomeccanica che ritengo utile per una reale efficacia del Wing Chun e, soprattutto, fondamentale per tutte quelle persone che non possiedono una fisicità e atleticità rilevante.
Metodo unico nella sua pragmaticità ed efficacia nell'individuare le carenze e permettere un recupero motorio. E, attenzione, non mi riferisco alle tecniche o ai programmi avanzati. Ma un metodo per addestrare il corpo, percepirlo e controllarlo affinché si possano liberare tutti i blocchi posturali, e permettere lo sviluppo massimale di intere catene cinetiche, per interpretare e rendere più efficienti le forme, le tecniche e le sequenze apprese.
Aumentando rendimento e potenzialità, permettendo ad ognuno di aumentare la propria espressione di forza (energia prodotta), dando ad ogni movimento e tecnica un’efficacia, altrimenti difficilmente raggiungibile, se non da quei pochi, in possesso di una fisicità e un rendimento atletico sopra la media, per i quali potrebbe anche non essere necessario uno studio troppo approfondito e curato dell’arte marziale per dimostrare la loro efficacia.
È ormai chiaro a tutti e quindi auspicabile, che molte metodologie d’allenamento-apprendimento giunte a noi insieme allo stile praticato, ritenute quindi tradizionali, e mantenute perciò con rigore dogmatico, possano essere rivisitate e rilette sulla base dei progressi e conoscenze raggiunte dalla biologia, dalla fisiologia e dalle scienze umane, e far chiarezza fra le tante teorizzazioni e gli eclettismi che caratterizzano le metodologie di alcune scuole di arti marziali.
Sono convinto che l’esperienza acquisita e la solida preparazione, possa aiutare a districarsi dall’intricata matassa degli pseudo-problemi dell’allenamento (apprendimento), e dalle controversie fra scuole di pensiero presenti nel campo delle arti marziali.
Riccardo Vacirca
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Sull'allenamento in sala...
La mia esperienza nel campo dell'insegnamento è breve e si fonda sull'esperienza personale, non avendo mai avuto alcun tipo di istruzione sul metodo da utilizzare. Proprio per questo ringrazio sempre tutti i miei ragazzi, che quotidianamente mi danno spunti per migliorare e rendere il percorso di crescita marziale più preciso, puntuale e didattico. Riflettevo proprio stamani sulla velocità e sulla potenza da utilizzare durante gli scambi in palestra e mi è venuta voglia di condividere il pensiero con tutti voi.
Per esempio, quando si allenano gli esercizi tecnici o i drill (ripetizioni dello stesso movimento, come possono essere le combinazioni o tutte le tecniche del Chi Sau) è bene cambiare spesso partener, per avere maggiore percezione dei propri errori. Il consiglio che do sempre è quello di dimenticare l'aspetto strettamente marziale, non considerando il compagno di allenamento come un avversario contro il quale è necessario vincere. In questo modo l'allenamento diventa proficuo e non si rischia di dare vita alla solita furibonda quanto inutile zuffa.
Gli esercizi tecnici servono per superare i propri limiti fisici, migliorando le prestazioni sia in termini di velocità che di potenza. Bisogna godersi i movimenti e le sensazioni che derivano dall'esatta esecuzione. Se riuscite nell'intento avete modo di dar vita al movimento a spirale tipico dello stile, di allenare il footwork in modo che sia utilizzabile in combattimento e, soprattutto, di iniziare a percepire il Qi che scorre dentro di voi.
Quando si eseguono allenamenti con un ponte già costruito (Kiu Sau), è necessario rallentare e praticare in modo intelligente, perché colpire un compagno di allenamento quando si sta subendo una ghigliottina, per esempio, sarebbe da sciocchi e non gioverebbe alla crescita di alcuno dei due. Effettivamente dovremmo sentire i nostri arti come l'acqua che scorre nel letto del fiume, dove quest'ultimo dovrebbe essere il ponte costruito tra me e il compagno di lavoro. In questo modo avremmo modo di allenarci con profitto.
Spesso, al contrario, il fiume si blocca, ci si chiede "che devo fare da qui?" o si ingenerano quelle pallosissime discussioni in cui qualcuno dice "ma se io faccio così e tu cosà", che fanno più danni di una qualsiasi sessione di sparring. Se il fiume scorre significa che avete capito la parte fondamentale di qualsivoglia sistema di combattimento, l'utilizzo del corpo per ascoltare ciò che ci circonda. Se percepite il cambiamento dell'avversario ne potrete intuire le mosse, prevenendole, altrimenti sarete sempre costretti a rincorrere...
Spero che tutti i miei ragazzi abbiano ben compreso questo invito, perché la crescita non passa attraverso l'allenamento alla massima potenza e velocità (quello possiamo farlo una volta ogni due settimane), ma per la cruna dell'ago costituita dalla ripetizione di esercizi tecnici fatti in modo certosino...
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martedì 3 maggio 2011
L'operatività
Accolgo l'invito alla pubblicazione dell'articolo che segue del buon Fabio Rossetti, che ringrazio per essere uno dei pochi a partecipare alla redazione di questo blog. Buona lettura a tutti!
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Vi è un aspetto della pratica che è chiamato operatività: essa consiste nella reale applicazione in combattimento di quello che si è imparato, praticando e studiando. La difficoltà è inerente all’adattamento in un piano senza schemi, ove non si è più all’interno di un esercizio propedeutico e funzionale, che, per quanto reale, rientra in uno schema ancora ben definito e preciso.
Negli esercizi sull’operatività si prende coscienza delle applicazioni, in un contesto senza schemi prefissati ove tutto quello che si è appreso viene messo alla prova. Nella realtà occorre aver ben assorbito e fatto proprio il principio dell’adattamento, al fine di essere realmente efficaci, esprimendo i principi tramite le tecniche (movimenti naturali unitivi di energia e geometria tattica).
Inoltre, si comprendono gli aspetti di reattività, e quindi può sembrare abbastanza impegnativo, aprendo dubbi e svelando ciò che va migliorato; ricordando che anche lì vi è il principio olistico, cioè tutto l’essere è impegnato nei sui aspetti fisici, emozionali, mentali ed intuitivi.Negli esercizi operativi è messa alla prova la sintesi delle conoscenze pratiche acquisite, visto che nulla è predefinito, quindi si entra nell’ambito pieno della mutevolezza e della continua trasformazione. Nell’operatività si partirà con gli aspetti del combattimento al minimo, per poi aumentare l’intensità procedendo di pari passo con la padronanza della sintesi in applicazione dei principi.
Chiaramente coloro che si addestrano entrano in uno stato interno di realtà, dimenticando chi hanno di fronte, il suo livello, le sue conoscenze, cosa sa fare e non fare: in sintesi, occorre entrare in uno stato per il quale l’altro è uno sconosciuto, poiché il migliore risultato è quello per il quale si pratica il principio del Wu Wei. Questo aspetto è quello più impegnativo da realizzare.
I parametri del combattimento reale sono espressi nei principi e negli esercizi, ma nella realtà, pur mantenendo la sostanza identica, la qualità e la quantità cambiano e sono infinitamente variabili. Le abilità e le capacità tecniche non sono tutto; esse hanno un’importanza ed una funzione chiaramente fondamentale, ma sono sempre una parte del tutto.
In un combattimento ove le capacità sono nettamente differenti, il margine di sopravvivenza di chi è ad un livello meno espanso è sottile; ma laddove le capacità sono simili di livello, i fattori importanti e determinanti sono altri e rivestono una parte fondamentale. Ma questa non è una regola assoluta, come lo riprova una persona che non ha paura di morire, che significa molto di più di quanto l’espressione letterale dica, poiché le parole sono descrittive, ma non sono la realtà e poiché nel combattimento tutto cambia.
Ciò vuol dire che vi è una serie di aspetti da sviluppare, i quali vanno coscienzialmente compresi e intuiti, con il metodo fornito basato su principi e movimenti (forme di Chi Kung - rilassamento, respirazione, vuoto mentale, meditazione - adattate per il combattimento e le tecniche di cui sono composte).
Nell’operatività lo stato guerriero e le capacità sue proprie sono realmente praticabili. Nella realtà pura del combattimento nulla è definito, ma soggetto a mutazione e a cambiamenti fluidi, continui e senza previsione. È come entrare in un pieno-vuoto, quindi vivere l’arte marziale unendo gli opposti, fornisce la base essenziale per percorrere la Via.
lunedì 2 maggio 2011
[Video] Leung Ting spiega il concetto di Bong Sau
Penso che dopo i vari post che scrissi, non ci sia bisogno di parlarne di nuovo. Vi invito solo ad ascoltare SiJo Leung Ting sul suo concetto di Bong Sau (passivo). Grazie a Paul Corti per aver messo anche questo video online.
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domenica 1 maggio 2011
[Video] Sergio Iadarola spiega alcune parti del Luk Dim Boon Kwan
Sergio Iadarola ha da poco pubblicato un video abbastanza interessante per chi fosse a digiuno dell'utilizzo del palo lungo nel sistema Leung Ting. Si tratta di una delle lezioni private di Nicola Colonnata (uno degli ultimi insegnanti italiani entrati nell'IWKA), in compagnia di Mauro Gibin di Loano. Ringraziamo tutti questi ragazzi per averci dato il piacere di vederli all'opera.
Penso che sia interessante notare come il Luk Dim Boon Kwan spiegato da Sergio sia un pochino diverso, direi più preciso, rispetto ad alcuni anni fa. Io ci vedo anche altro rispetto al sistema Leung Ting. Sicuramente è leungtinghiana l'impugnatura abbastanza larga del palo. Il footwork è abbastanza ridotto e le posizioni abbastanza cristallizzate in pochi movimenti (spear, cover, etc.) stranamente tramandate in inglese e non in cinese...
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