mercoledì 12 gennaio 2011

拍手 - Paak Sau - La Mano che sbatte (2)

Pubblico con molto entusiasmo il pezzo che segue dell'Amico ed Allievo Pasquale Mazzotta, perché, oltre a raccontare un pezzetto di storia recente del nostro sistema, pone interrogativi e spunti di riflessione per tutti i praticanti di WingTsun Leung Ting system. Sarebbe bello se tutti si impegnassero un po' di più per condividere questo genere di appunti e riflessioni, dal momento che questo spazio è aperto ai contributi esterni! Grazie ancora, intanto, al caro Pasquale!

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Approfitto del recente discorso che è stato fatto sul 拍手 (Paak Sau) da Riccardo, per mettervi al corrente di alcune riflessioni personali sul soggetto in questione. 

I primi contatti che ebbi col Paak Sau riguardano gli esercizi in cui come drill si faceva Pak-Bou-Kuen, ovvero il mio compagno mi aspettava in guardia Man/Wu Sau classica e io gli davo questa "pezza" sull'avambraccio, per poi aggiungere il (拍打) Paak Da, un colpo unito al Paak Sau. 

Un movimento simile lo ritrovai nella Prima Sezione di Chi Sau. Molti di noi la conoscono. Dai libri di Leung Ting seppi che bisogna fare attenzione quando si tira un (內拍手) Noi Paak Sau (cioè interno alla guardia dell'avversario, 內門 - Noi Moon -), perché si è "sotto schiaffo" rispetto al Wu Sau del compagno. 

Trovo impossibile non esporsi a un contrattacco dell'altro braccio, in quel tipo di (拍打) Paak Da usato come attacco su chi sta fermo. Ancora oggi mi chiedo che senso abbia: la mia risposta me la diede Leung Ting stesso, quando lo vidi fare Paak Sau sul polso del compagno, mentre questi tirava pugno tipo Jab. Eppure all'epoca tutti gli Insegnanti che incrociavo dicevano che il Paak Sau non aveva questo uso così "pugilistico", ma resta il fatto che Leung Ting lo faceva e lo fa tuttora!

Tutti all' epoca eravamo influenzati dal famoso libro di Kernspecht, per cui vedevamo il 拍手 (Paak Sau) soltanto come una reazione propriocettiva fondamentale rispetto a un certo tipo di attacco. Sicuramente i "vecchi" sanno a cosa mi riferisco. Ma in questo modo il Paak era limitato ad essere semplicemente una reazione da contatto, talvolta lottatoria, e non anche un'azione a se stante, con l'intento di accompagnare e bilanciare l'azione del pugno. Insomma non (拍) Paak e poi Da (打), ma (拍打) Paak-Da. Le braccia agiscono insieme fra di loro ed insieme alle gambe! Tassativamente da evitare l'andare diritto per diritto! L'azione assomiglia più a un taglio dal basso che ad una stoccata.

Nella Seconda Sezione di Chi Sau vediamo una cosa particolare, vediamo il (外拍手) Ngoi Paak Sau (cioè esterno rispetto alla guardia avversaria, 外門 - Ngoi Moon -), che può essere un'azione sia attiva che passiva. Questo tipo di Paak è basato sul motto (一伏二) Uno controlla due (Yat Fook Yi). Normalmente siamo portati a pensare che il Paak della Seconda Sezione è l'azione a schiaffo che esercitiamo sul braccio lontano dell'avversario, ma a ben vedere noi stiamo ripulendo l'area prima di entrarci dentro, quindi il (外拍手) Ngoi Paak Sau lo abbiamo già sul primo braccio, quello a contatto, e non sullo slap al secondo!

Ricordo ancora che ripulire l'area non ha niente a che fare con il lottare con le braccia del compagno, ma è un'azione autoreferenziale, se posso dire così, basata sulla difesa del proprio spazio (il nostro vero obbiettivo) e, solo come conseguenza, sul togliere spazio all'avversario. Questo o il compagno orientano la nostra azione, ma, in realtà, "non esistono" e non lottiamo con loro, non dovremmo sentire attriti nelle nostre azioni, ma andare oltre, come l'acqua di un ruscello gira intorno alle rocce.
Ricapitolando, mentre nella Prima Sezione abbiamo (內拍手) Noi Paak Sau e lavoriamo da lunga distanza schiaffeggiando il polso, nella Seconda abbiamo un (外拍手) Ngoi Paak Sau e lavoriamo a distanza media, tant'è che andiamo a prendere ambo le braccia del nostro compagno, arrivando a schiaffeggiare il suo gomito lontano.

Per questa azione sinceramente non ho mai trovato un'applicazione che mi piacesse, probabilmente perché,  mentre ha un suo senso per costruire un movimento corretto in Chi Sau e quindi nelle dinamiche generali del corpo, a livello applicativo è necessario che il nostro avversario faccia esattamente Wing Chun, altrimenti non ci troveremmo nella possibilità di intrappolare ambo le sue braccia.

Ma come indicazione potremmo certamente ricavarne quella di lavorare sul nostro braccio esterno per porci "fuori dai guai", in maniera tale da avere a disposizione tutto il nostro corpo "contro" metà del suo. In particolare, se una persona volesse realizzare questa azione in modo realistico, dovrebbe seguire il discorso non di sfondare per linee centrali, ma di lavorare dal lato verso il centro (Yau Pin Yap Ching) con un movimento anche piccolo, ma necessario, onde evitare di rimanere con un Pa...co di mosche in mano e con un buco al centro della faccia!

Detto questo, tutte le considerazioni esposte fin qui portano a riflettere sul rapporto tra le Sezioni e la realtà. Qual è il valore delle Sezioni? E perché hanno l'aspetto formale che hanno? Ma questa è già un'altra storia...

Pasquale Mazzotta

martedì 11 gennaio 2011

Ridimensionare il Wing Chun per valorizzarlo

Alcune volte mi viene chiesto il motivo per cui continuo ad utilizzare parecchio del mio tempo per scrivere e portare avanti questo blog. Me lo chiedo pure io! Ahahah... Scherzo, ovviamente, perché un motivo c'è e voglio spiegarlo a chi legge ciò che scrivo (detto tra noi, sono state superate le 51 mila visite), magari da poco tempo, non conoscendomi dal vivo. Cercai di spiegare il motivo della nascita di questo spazio virtuale, chiarendo subito il punto focale: "questo diario di bordo virtuale rappresenta una vera e propria raccolta di appunti, perché penso che il mondo che ruota attorno al Kung Fu - in special modo al Wing Chun - sia davvero in cattive condizioni, sia dal punto di vista conoscitivo, sia da quello economico".

Mi cito nuovamente, per tornare a sottolineare il senso del mio lavoro: "io penso che ci sia assoluto bisogno di abbattere il sistema mercantile che sta dietro a quest'arte marziale. [...] Qual è il mio obiettivo principale? Tentare di arginare il settarismo, che è la morte di questo sistema!", scrissi all'ora. Lo penso ancora di più oggi, anche se non ho raggiunto i risultati che mi ero prefisso, cioè di creare una rete di collaboratori per mettere in piedi un sito internet ed una rivista specializzati, per affrontare anche dal punto di vista teorico la nostra Arte Marziale.

Ad oggi, ritengo necessario ridimensionare il Wing Chun, perché è stato eccessivamente esaltato da troppe persone, facendone quasi l'Arte Marziale Suprema (?!), senza mai dimostrare con i fatti che lo fosse. Non parliamo, poi, di ciò che viene pubblicato in rete sotto il nome Wing Chun, perché ho più volte puntato il dito su questa manìa di protagonismo che ha portato la nostra Arte Marziale alla rovina. Non è un caso che per aprire un corso in una palestra, se i gestori conoscono ciò che viene spacciato per Wing Chun, ti creano parecchi problemi, fino a quando sei costretto a dimostrare le tue capacità... Io li capisco perfettamente, alla luce dei fatti.

Di solito, i soggetti che praticano una disciplina non capiscono bene sin dall'inizio cosa fanno. Spesso passano anni prima di comprendere cosa si sta allenando, con precisione. Per questo è bene continuare a chiarire di cosa si tratta quando si pubblicizza il Wing Chun. Però, come in tutte le cose, la coscienza di sé viene spesso acquisita tramite ciò che gli altri ti dicono, perché abbiamo sempre bisogno di uno specchio che rifletta la nostra immagine.

Lì non si può, poi, intervenire, dicendo che si è particolarmente diversi. Purtroppo il giudizio esterno, di chi ti vede, è insindacabile, perché è la percezione che si è data di se stessi. A quel punto, allora, bisogna porsi delle domande serie su ciò che si pratica. Questo è uno dei motivi che hanno condizionato la mia scelta di allenare il Wing Chun in modo via via diverso da quando inziai a studiarlo.


Sicuramente le critiche degli amici che praticano Sport Da Combattimento, così come quelle di chi si cimenta nei circuiti più spinti delle Arti Marziali Miste, hanno portato i loro frutti. Non è un caso, infatti, che il mio allenamento vede un 50% di lavoro tradizionale - armi, manichino, forme, Chi Sau, Lat Sau - e un altro 50% di lavoro con colpitori, esecuzione di circuiti, etc. L'unica cosa che continua a lasciarmi perplesso è il ring.

Non so se una preparazione specifica per affrontare un combattimento sul ring sia l'unica cosa che mi spinge a non considerarlo fra le mie aspirazioni. Alcuni pensano si tratti di semplice e genuina paura, ma non credo che sia questo il punto. Il problema principale, forse, è la mancanza di una tradizione consolidata di combattimenti sportivi e, quindi, di una schiera di Maestri di Wing Chun preparati per questa opzione.

Sicuramente incide anche il lavoro, che spesso non permette di affrontare i contesti sportivi, perché questi abbisognano di un tipo di allenamento sostanzioso anche dal punto di vista atletico, che non tutti si possono permettere. Non sarebbe bello, poi, presentarsi il giorno successivo all'incontro al lavoro con il naso rotto, il sopracciglio tagliato o con il viso gonfio... In effetti mi sono sempre chiesto come facciano a vivere gli agonisti degli Sport Da Combattimento alle prime armi. Ci sono premi così bassi in palio che proprio non capisco come facciano a campare.

Eppure, la ragione principale non sta nelle cose appena dette. Per me il Wing Chun rimane una grande passione, che prende la maggior parte della mia giornata, il pensiero fisso da quando mi sveglio a quando vado a dormire, ma, soprattutto, un'Arte Marziale dalla tradizione centenaria - o millenaria, a seconda se lo si consideri o meno uno stile di Siu Lam -, con un codice di condotta che va sempre rispettato. 

Salire su un ring o entrare in una gabbia significa giocare al massacro con un'altra persona. Per quale motivo? Nessuno di quelli che mi vengono in mente corrispondono al Mou Dak, 武德, all'etica marziale. Ai più suonerà come una scusa, a pochi come il richiamo ad una tradizione da seppellire, ma, forse, e sottolineo forse, nella testa di qualcuno ci sarà maggiore chiarezza, perché si tratta del proteggere e del perseguire un codice d’onore.

Il Wing Chun si pratica per ottenere livelli più elevati di consapevolezza di sé e di ciò che interagisce con noi. Oltretutto il nostro codice ci impone lo Jin Bao (禁暴), il trattenersi dalla violenza, quando non è necessaria. Fino ai giorni nostri, lo studio dell’arte del combattimento è stato oggetto di osservanza delle cinque virtù fondamentali Wu Chang (五常) indicate dal Confucianesimo: Ren (仁), la benevolenza, l’umanità e la bontà; Yi (义), la giustizia, la rettitudine e l’equità; Li (礼), l’ordine, le regole di condotta e l’ideale; Zhi (智), la saggezza, l’intelligenza e l’ingegno; Xin (信), la verità, il tener fede alla parola data, la sincerità e la coerenza. Queste virtù regolano sia i rapporti all’interno del Kwoon (la Scuola) sia il comportamento del praticante in seno alla società e costituiscono una caratteristica per poter proseguire il proprio cammino nelle Arti Marziali Tradizionali.

Se queste sono le nostre norme, allora tutto appare più chiaro. Il codice non va lasciato da parte. Possiamo valorizzare la nostra Arte Marziale solo rispettandone la tradizione, non tanto dell'allenamento o delle tecniche, ma, cosa ben più profonda, utilizzandola solo in situazioni di vero pericolo e non per vincere premi, per avere riconoscimenti o fama.

Ciò non esclude che l'ammirazione ed il rispetto per chi si cimenta nei circuiti di combattimento sportivo rimangano immutati, perché il coraggio che serve a chi sale su un ring o entra in una gabbia è indubbiamente da elogiare. Però non si chieda di provare ciò che si studia in un contesto come quello. Non si tratta di andare a vedere se un Paak Sau è funzionale quanto un Jab o se un Diretto è migliore di un pugno verticale lanciato... Sono cose che a me non interessano, perché la funzionalità va sperimentata nel quotidiano allenamento in palestra, con più persone possibili, del proprio stile o di altri. Concorriamo tutti nel ridimensionare il Wing Chun, sono d'accordo, ma per valorizzarlo, non per metterci una pietra sopra!

lunedì 10 gennaio 2011

拍手 - Paak Sau - La Mano che sbatte

Oggi voglio affrontare il problema relativo alla tecnica definita 拍手 (Paak Sau - solitamente scritto "Pak Sao" -). Si tratta di uno dei movimenti tipici del Wing Chun Kuen, eppure c'è un dibattito abbastanza acceso sull'effettivo utilizzo in combattimento. Spesso, a mio modo di vedere, bisognerebbe ricorrere alla lettura dell'ideogramma per capire quanto sia semplice questa beneamata Arte Marziale. Facciamolo insieme.

Tralascio 手 [shǒu] (Sau), perché lo conosciamo a memoria: la 'mano' o, per estensione, il 'braccio'. 拍  [pāi], invece, è l'ideogramma che più ci interessa in questa sede. Considerato verbo, solitamente significa 'applaudire' o 'picchettare', 'dare un colpetto'. Inteso in senso marziale significa 'sbattere' o 'battere'. Viene usato anche come sostantivo per intendere la 'paletta' o la 'racchetta'. Viene da 扌(o 手) [shǒu] e dall'uso fonetico di 白 [bái], che ha molti significati tra cui 'chiaro', 'bianco', ma che ora non ci interessa approfondire. In cantonese è /Paak/, ma spesso lo troviamo scritto contratto /Pak/ nel mondo del Wing Chun.
A questo punto abbiamo tutti gli elementi per tradurre letteralmente, sebbene non sia proprio appropriato, il termine Paak Sau, per poi andarne a vedere il senso: 'mano che sbatte'. Per una volta, la traduzione inglese che ci è arrivata - Slapping Hand - ha un senso! Evviva! Se questo è il suo significato reale, come mai alcuni perseverano nel chiamare con questo nome le tecniche in cui la mano è già a contatto con l'avversario? Non lo so.

Per quanto ci riguarda, possiamo sicuramente dire che il Paak Sau viene utilizzato moltissimo nella lunga e nella media distanza, perché costituisce uno degli elementi cardine per una difesa attiva contro pugni Diretti e Jab, anche doppiati. Quando si lancia, segue una traiettoria semicircolare, che può portarlo in varie direzioni, senza limiti: alto-basso, basso-alto, esterno-interno, interno-esterno, etc. Non ha limiti di applicazione se non i pochi che scrivo - spero che qualcuno integri le mie lacune -.


Di solito viene lanciato verso il Centro, in modo da costituire un attacco ed una difesa allo stesso tempo. Alcune volte, infatti, viene spiegato come un pugno che, lungo il suo tragitto, incontra un altro pugno e si trasforma in Paak Sau. L'idea c'è, mi sta bene, ma l'importante è capirsi: è difficilissimo se non impossibile, in combattimento, lanciare un pugno e poi aprire la mano per 'schiaffeggiare'. 

Per quanto riguarda l'esecuzione tecnica viene allenata sin dalla Siu Nim Tau, ma è con la Chum Kiu che si approfondisce, con almeno tre modi diversi di tirarlo: dall'interno all'esterno (e viceversa), in diagonale in avanti e dall'alto al basso. Al manichino ce ne abbiamo in abbondanza, ognuno con un'idea diversa, sia all'interno che all'esterno delle 'braccia'. Lì iniziamo un condizionamento dell'arto - nel caso in cui si possegga da subito lo strumento -, oppure si allena nella sua potenzialità, nel caso in cui il condizionamento sia stato già effettuato.

Durante gli esercizi in coppia e nel Lat Sau impariamo ad utilizzare questa tecnica per rompere l'equilibrio dell'avversario, per 'prendere il gomito' e, spesso, per conquistare l'angolo cieco, se il nostro lavoro di gambe è abbastanza sviluppato.

Nel Chi Sau, invece, studiamo come farne una reazione a determinati stimoli - visivi o tattili -, in modo da renderlo efficace anche nella corta distanza. Su questo punto io mantengo alcune perplessità, ma a livello didattico ne capisco il senso. In ogni caso il 拍手 (Paak Sau) va tirato nell'area attigua al gomito, per evitare che il braccio dell'avversario si possa trasformare in una gomitata (nel caso in cui si colpisca il polso), ma, soprattutto, affinché abbia una qualche potenzialità di riuscita contro la fase di boxe dello scontro.

Mi pare importante sottolineare che il Paak Sau va lasciato sul punto di contatto se è possibile, seguendo il principio Dim (uno dei sei e mezzo del nostro sistema), in modo da trasformarlo in un controllo, attraverso il quale percepire i movimenti dell'avversario. Quando questo non è possibile, è necessario trasformarlo subito per togliere l'equilibrio allo stesso avversario (Lap Sau, Jut Sau, etc.).

Qualora il Paak Sau non incontri niente nel suo percorso può trasformarsi, come è ovvio, in una palmata sul viso (Wang Cheung, Jing Cheung, etc.). Per quanto riguarda il lavoro di gambe, è importante allenare i passi tipici del sistema che permettano di andare verso il lato cieco (a V, a T, a L, etc.), utilizzando anche il famoso 'piede scaccia piede', che ci può salvare nei momenti più rischiosi, durante la fase pugilistica dello scontro.

Ultime note sparse: fate attenzione al vostro polso, perché potrebbe rompersi, se il punto di contatto del Paak Sau diventano le dita! Evitate come la peste di utilizzare le dita per bloccare o deviare gli attacchi dell'avversario! Per quanto ci è possibile, cerchiamo di utilizzare la parte esterna della mano (opposta al pollice) e la parte più vicina al polso, in modo da avere sempre ulna e radio dietro al movimento, come supporto. In alcuni casi si può arrivare ad utilizzare anche l'avambraccio per il Paak Sau, ma questo non viene considerato 'ortodosso' da molti. Come sempre, chi se ne importa!

sabato 8 gennaio 2011

正腳 - Jing Geuk - Il Calcio Frontale

Mi permetto di utilizzare un video di Sergio Iadarola per parlare del 正腳 - Jing Geuk -, uno dei calci di base della nostra Arte Marziale, presente in parecchi lineage, se non in tutti. Gli amici anglofoni lo chiamano semplicemente Front Kick, ma ci sono alcune differenze rispetto al calcio frontale di altre tradizioni marziali. 


In merito ai caratteri cinesi, è bene sapere che 正 [zhèng] significa 'corretto', 'dritto', 'retto', spesso anche 'centrale'. Deriva da 止 [zhǐ], 'fermare', e rappresenta una stilizzazione di un piede, con qualcosa in cima, sopra le dita dei piedi: una volta una scatola, poi un cerchio e, infine, una linea retta, come dire "per (止)  fermarsi alla linea (一) senza andare fuori strada". La parte alta può inizialmente essere stata una vecchia forma di 丁 [dīng], utilizzato per la sua fonetica. In> cantonese è /Jing/.


[jiǎo], lo sappiamo, è il 'piede' o la 'gamba'. La forma semplificata è 脚. Deriva da 月 (o 肉) [ròu], la 'carne', e da 却 (o 卻) [què], un avverbio o una congiunzione narrativa, utilizzata per il suo valore fonetico.


Anzitutto, il modo di calciare, per iniziare da qualche parte, dipende dalla distanza tra chi lo calcia e chi lo (dovrebbe) riceve(re), nonché dall'idea che si ha nel lanciarlo: si può utilizzare 'semplicemente' per colpire oppure per allontare l'avversario, qualora non si riesca ad "uscire dalle corde", come potremmo dire con una metafora da ring.


Il calcio che viene mostrato da SiFu Sergio Iadarola, nel video che segue, è un un frontale che serve per prendere in controtempo l'attaccante, da lunga distanza, quando si riesce a percepire che questo sta preparando un calcio a sua volta. C'è bisogno di parecchio allenamento per partire dopo ed arrivare prima dell'altro, nonché di un'ottima struttura per non perdere l'equilibrio durante o alla fine del calcio.
Tra l'altro, il modo di tirare questo calcio lo fa inserire a pieno titolo tra i "calci senz'ombra", i 無影腳 - Mou Ying Geuk -, che non hanno bisogno di una preparazione (per esempio, sollevando la gamba, prima di caricare il calcio), che non permettono all'avversario di percepire il momento di partenza, non necessitando di un assetto diverso del tronco e delle gambe.


Un altro modo di tirare il calcio frontale è 'spingerlo', cioè caricarlo, a contatto o meno con l'avversario, per allontanare l'aggressore, nei momenti in cui non si riesce a concludere lo scontro a corta distanza, per aver modo di riorganizzarsi, prendendo spazio. In quel caso si parla di 正衝腳 - Jing Chung Geuk -, cioè calcio frontale "caricato" o "spinto". Abbiamo entrambe le versioni espresse nelle forme (per esempio in Chum Kiu e nel manichino). Mi capita di usarlo subito dopo una difesa da un calcio dell'avversario, quando sono costretto in 攤腳 - Taan Guek -, cioè a disperdere l'attacco. Può capitare, in questo caso, che si rimanga con la gamba sollevata, pronta per tirare un calcio frontale "spinto" o "caricato".

SiFu Sergio nel video parla di "time, space and energy" (spazio, tempo ed energia) , cioè del concetto di base della nostra Arte Marziale, che guida la nostra scelta strategica, durante l'allenamento. In pratica, bisogna prendere l'energia da Terra ed indirizzarla nel più breve tempo possibile verso l'avversario, senza perdere spazio e colpendo percorrendo la via più breve. Il primo movimento sarà quindi subito l'attacco, senza preparazione o spostamento. La nostra capacità dovrebbe essere quella di poter calciare allo stesso modo con entrambe le gambe (non contemporaneamente, ovviamente!), da qualsiasi posizione si parta.

Soprattutto quando si calcia bisogna fare particolare attenzione (abbiamo più motti che ci inducono a riflettere su questo), perché si rimane per il tempo dell'azione su di una sola gamba. Proprio per questo motivo è importante porre il massimo dell'attenzione sulla gamba che rimane a terra, perché non deve esserci (a mio parere) rotazione della rotula (come nel video, min 2:50), con il piede perpendicolare alla linea d'attacco. Si rischia grosso così. Inoltre, ritengo che l'utilizzo dell'anca, in questo tipo di calcio, non dovrebbe portarci ad esporre una parte del bacino in avanti, implicando necessariamente un passo (sempre in avanti).

Per finire, è bene ricordare che il calcio frontale viene spesso tirato con la pianta del piede verticale, verso le anche o il busto dell'avversario, presupponendo una sufficiente elasticità tendineo-muscolare di chi calcia. Come zona di impatto si predilige il tallone e la parte esterna del piede, perché hanno 'dietro' il resto della gamba (per le stesse considerazioni che facciamo sul palmo della mano...). 

C'è la possibilità di tirarlo anche più in basso 低正腳 - Dai Jing Geuk -, magari verso la coscia o il ginocchio (a seconda del contesto), ma in quel caso è consigliabile porre più attenzione, in quanto la pianta verticale potrebbe scivolare al lato della gamba dell'avversario - al di là del punto di contatto -, per un qualsivoglia motivo (sudore, vestiti scivolosi, etc.). Poniamo sempre la massima attenzione a questo tipo di lavoro!

Per allenare il calcio frontale si possono utilizzare diversi metodi. A parte il manichino di legno - che ci aiuta anche a studiare il modo di tirare il calcio senza perdere equilibrio -, è un buon metodo anche quello di usare gli elastici con una buona tenuta, in modo da avere sempre una forza costante che ci riporta indietro la gamba, quando la tiriamo. Bisogna fare attenzione a legarli bene ai piedi. Ovviamente, è bene usare sia i sacchi appesi (quelli pesanti), sia quelli a terra, perché simulano bene la reazione di un corpo colpito, con la tipica oscillazione, che non sempre avviene lungo la linea di sviluppo del colpo. In coppia è bene allenarli con gli scudi ricurvi - li trovate ovunque! -, per la potenza, e in uno sparring condizionato, per allenare il timing, in modo dare maggiore capacità di movimento e di reazione, tirandoli sempre ad altezza anche. Di lavori su questo ce ne sono a iosa.



venerdì 7 gennaio 2011

[Video] Versioni della "Jong Kuen" - 樁拳

Oggi vi presento un paio di esecuzioni (parziali) della 永春樁拳 (Weng Chun Jong Kuen), una delle forme presenti in diversi curriculum della grande famiglia del 少林永春拳 (Siu Lam Weng Chun Kuen). Semplificando, si può ritenere una specie di forma al manichino eseguita a vuoto, senza l'ausilio dello strumento, in cui ci sono azioni di striking, di lotta in piedi, di prese e proiezioni, di cambi di altezza nelle fasi di comabattimento, nonché un notevole numero di passi, che donano alla forma un aspetto molto più marziale di altre, le quali, al contrario, lo nascondono.

Qui vediamo il Maestro Chan Wing Yu (Allievo del Grand Master Chu Chung Man - 朱頌民宗師 -), durante l'esecuzione (http://www.youtube.com/watch?v=9VYN6QVXAlc). Purtroppo il video non può essere inserito direttamente nel blog, dovete andarvelo a vedere tramite il link.

Qui, invece, Sifu Vincent Tso (Allievo del Grand Master Tang Yik) and Sifu Ignatius Siu (della Famiglia Chu), eseguono la stessa forma, con piccole varianti. Davvero belli questi video, grazie a chi li ha messi in rete!

giovedì 6 gennaio 2011

[Video] Versioni di una forma al manichino

Di seguito potete vedere due modi di lavorare la stessa forma di 永春拳 (Weng Chun Kuen). Si tratta di una delle tre forme di questo lineage - da non considerarsi come un corpus unico, non a caso ci si scinde in Paai (派), in "fazioni" -, quella "Heaven". Nel primo video possiamo vedere SiFu Stephen Siu, mentre, nel secondo, SiFu Vincent Tso, entrambe della Famiglia derivante dal Grand Master Chu Chung Man (朱頌民宗師). Gli occhi più esperti riconosceranno in questa forma parecchi punti di contatto con quella composta da 116 movimenti del GM Yip Man. Spero che prima o poi qualcuno della Famiglia di Siu Lam Weng Chun Kuen abbia voglia di mettere in rete un video della forma "Man" o "Human", a seconda delle tradizioni.


mercoledì 5 gennaio 2011

[Video] SiFu Ignatius Siu al manichino

Invito tutti gli appassionati di 永春拳 a guardare con attenzione questa breve esecuzione di parti della forma "Earth" al manichino di legno, eseguita dal Maestro Ignatius Siu. Si tratta di una delle tre forme eseguibili con lo strumento tradizionale, che si possono trovare all'interno del curriculum di quasi tutte le Famiglie di 少林永春拳 (Siu Lam Weng Chun Kuen). Questa è la versione trasmessa dal Grand Master Chu Chung Man (朱頌民宗師). Buona visione!


martedì 4 gennaio 2011

[Video] Keith Ronald Kernspecht in azione

Oggi vi propongo un nuovo video targato EWTO, in cui potete vedere in azione il Gran Maestro di questa società, Keith Ronald Kernspecht, vestito come il protagonista del film Ip Man. Ora, al di là delle facili ironie, vi invito a guardare questo breve filmato, confrontandolo con tutti quelli usciti negli ultimi anni. C'è qualcosa di nuovo, di diverso. Anzitutto si intravedono dei movimenti di gambe (ci si può muovere?! Miracolooo!), nonché azioni a corta distanza che partono dalla rotazione delle anche, attraverso le quali si prende la potenza e l'elasticità necessaria per doppiare i colpi. Mistero della fede, novità in vista in casa EWTO o, semplicemente, si inizia ad insegnare il WingTsun Leung Ting in Europa, eliminando, però, contemporaneamente la dizione "Leung Ting WingTsun"? Non sarà il primo passo verso l'abolizione delle sezioni, visto che il video è stato intitolato "Principi al posto delle tecniche"? Parliamone.