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domenica 24 novembre 2013

25 novembre 2013: Giornata contro la violenza sulle donne

HKB WOMAN EMPOWERMENT
Domani, 25 novembre 2013, è un giorno molto importante per cercare di incrementare la sensibilizzazione sulle azioni di lotta e di contrasto alla violenza sulle donne. Si tratta della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Come Hek Ki Boen Eng Chun Pai, non possiamo non essere i primi a sostenere le iniziative per la sicurezza e per la prevenzione, anche grazie al programma HKB Woman Empowerment, nato appositamente per preparare le donne a reagire efficacemente in caso di pericolo imminente.

Una lunga serie di eventi sono programmati in tutta Italia, per cercare di sensibilizzare l’efficacia delle azioni di contrasto a una delle più gravi pieghe sociali. Ogni giorno milioni di donne, in tutto il mondo, si trovano a subire degli abusi di tipo fisico e psicologico da parte di uomini (se così si possono definire) che – di solito – dicono di provare “troppo amore” per loro.

In contemporanea con la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne partirà inoltre la cosiddetta “Campagna del fiocco banco“: una iniziativa che domanda agli uomini di indossare un fiocco bianco come simbolo della propria opposizione alla violenza sulle donne, ripercorrendo quanto già sperimentato nel 1991 a Montreal. All'epoca 14 studentesse furono assassinate per mano di un gruppo antifemminista: gli uomini decisero dunque di portare un fiocco bianco come simbolo della propria avversione verso la violenza sulle donne.     

Il nostro pensiero va a tutte quelel persone che sono impegnate quotidianamente nello scongiurare simili episodi di violenza e a tutte le donne che hanno subito e che si sono ribellate a tali gesti. L'HKB c'è!

martedì 5 novembre 2013

Difesa Personale Femminile? Non solo!

difesa personale femminile


Il programma HKB Woman Empowerment nasce per preparare le partecipanti ad aumentare il livello di conoscenza del proprio corpo, per prevenire le situazioni di pericolo e per automatizzare movimenti risolutivi in una possibile aggressione. Non trasformiamo le donne in amazzoni guerriere, ma le prepariamo nel modo migliore, rendendole sicure, serene e capaci di difendersi. Non si tratta, però, di un mero corso di difesa personale femminile. Vediamo perché.

In generale, lavoriamo per dare sostegno e strumenti alle donne minacciate da diverse forme di violenza, vista l’escalation dei fenomeni di aggressione nei confronti delle donne, testimoniata dai molti episodi di cronaca degli ultimi tempi. Si tratta di tragici e ignobili capitoli di un fenomeno che, se negli ultimi anni ha subìto una pericolosa impennata, è purtroppo sempre stato un grave e oscuro male italiano. 

Oltre alla già tragica violenza per le strade - aggressioni, scippi, stupri – purtroppo sempre più spesso il tragico palcoscenico sono le mura domestiche e gli attori del dramma sono i membri di una “famiglia”. Proprio perché nascosta e invisibile, la brutalità domestica è la più difficile da individuare e da contrastare. Proprio coloro che dovrebbero proteggere e amare le donne si trasformano in aguzzini e torturatori e noi non lo vogliamo sottovalutare, nei nostri corsi.

Abbiamo trascorso diversi anni a studiare tutti gli aspetti della violenza sessuale o, genericamente, contro le donne. Le circostanze di ogni violenza sessuale possono variare, le strategie generali di attacco sono sorprendentemente simili nella maggior parte dei casi: dalla selezione del target alle tecniche d'assalto fisiche, i modelli di comportamento si ripetono quasi sempre. 

Il programma HKB Woman Empowerment applica i principi dell'Hek Ki Boen Eng Chun, la tempistica e l'efficienza energetica: abbiamo sviluppato una serie di tecniche per contrastare gli attacchi più comuni sulle donne. Oltre alle tecniche, abbiamo stabilito una serie di principi di consapevolezza critica che aiutano le donne a evitare gli attacchi. 

Ricordiamoci che il risultato migliore che si possa conseguire è saper fuggire con successo dall'aggressore con le tecniche che vengono allenate, anche se, ricordiamolo, l'autodifesa non è solo un insieme di movimenti,  ma si tratta di uno stato d'animo e inizia con la convinzione che vale la pena difendersi. Non importa quello che dici o fai, non sei mai in colpa se vieni aggredita sessualmente. Avete il potere dentro di voi per sconfiggere un predatore sessuale e il programma HKB Woman Empowerment ve lo tirerà fuori!

lunedì 6 dicembre 2010

Da donna a donna: l'anti-aggressione femminile

Ospito con vera gioia questo contributo di Margherita Alessandro, praticante di WingTsun, che pone delle interessanti questioni sulla cosiddetta "difesa personale femminile" e tutti gli argomenti connessi. Invito tutte le donne a leggere il pezzo che segue e, se possibile, ad intervenire, per avviare un dibattito serio e sereno sulla questione. Grazie di cuore a Margherita per aver condiviso con noi le sue esperienze!

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Più di un anno fa ho iniziato a praticare il Wing Tsun anche per imparare a difendermi (non solo per questo), per avere più chance di “tornare a casa sana e salva” in caso di aggressione.
Riguardo ai crimini violenti contro le donne, a volte noi stesse passiamo da un ingiusto senso di colpa ("È colpa mia se mi ha pestata"; "Te la sei/Me la sono cercata") al fatalismo totale ("Se mi aggrediscono, non posso farci niente, quindi nemmeno inizio a essere prudente, nemmeno imparo a difendermi, tanto è inutile!"). 

Penso che tutti abbiano il diritto di difendersi e che i metodi di difesa personale debbano rivolgersi soprattutto a chi è svantaggiato in caso di aggressione, che proprio per questo ne è più facilmente vittima: persone non particolarmente atletiche o sportive, non più giovani, donne aggredite da uomini, persone estranee alle Arti Marziali (AM) e agli Sport Da Combattimento (SDC).
Con l’esperienza di un anno di Wing Tsun, alcune prove di altre AM e innumerevoli scambi di idee con altri amici praticanti e con donne vittime di violenza, mi sono fatta un’opinione su come dovrebbe essere impostato un corso di difesa personale femminile.

Innanzi tutto un corso di difesa personale utile per noi donne deve essere specifico rispetto al “genere”, una colluttazione uomo-donna non è quasi mai paragonabile ad una uomo-uomo; altrettanto importante è il fatto che gli scopi, gli schemi e i tipi di aggressori sono diversi: raramente un uomo dovrà affrontare per strada un tentativo di stupro, così come raramente una donna si troverà invischiata nei rituali di ingaggio e provocazione che precedono le aggressioni fra uomini. Quindi a noi donne conviene scegliere un corso che sia specializzato in tal senso.
Nella difesa femminile è fondamentale la prevenzione: imparare e applicare metodi e accorgimenti anche semplici per ridurre le probabilità che l’aggressione abbia luogo. Questo è un motivo per cui è più corretto il termine “antiaggressione” invece di “difesa”.

Un corso ben fatto accanto alla prevenzione deve includere una parte pratica di confronto fisico, meglio se tramite simulazioni, il più possibile realistiche. Lo sparring collaborativo non basta.
Nelle simulazioni gli aggressori fittizi devono essere uomini che agiscano con le protezioni ma con tutta la forza, in modo che le donne si rendano conto “prima” dello shock di uno scontro fisico con un uomo, siano preparate e non si facciano prendere dal panico in una situazione reale, per quanto possibile.
La maggior parte di noi donne non ha mai tirato un pugno sin dalla nascita… Nelle simulazioni dobbiamo poter colpire a piena potenza (“l’aggressore” avrà quindi le debite protezioni), per renderci conto di quanta forza è necessaria contro un uomo malintenzionato. Dobbiamo imparare a gestire almeno un po’ la distanza, il momento, ma, soprattutto, la forza del nostro corpo! Dobbiamo imparare a sfruttare tutta la potenza che abbiamo, proprio perché siamo fisicamente meno forzute rispetto agli uomini.
Le simulazioni e le tecniche insegnate devono comprende la lotta o difesa a terra, sia perché in una situazione reale è facile, frequente e pericoloso cadere, sia perché spesso portare a terra la vittima è proprio uno scopo dell’aggressore. 

Durante una simulazione di aggressione a terra ci può essere imbarazzo per il contatto particolare; io consiglierei alle mie amiche di cercare di superare la sensazione e focalizzarsi sull’obiettivo (“Più schifo ti fa, più vedi di colpire sodo!”). D’altra parte esistono delle protezioni (corazze e conchiglie, ecc.) che permettono all’aggressore fittizio di ricevere tutti i colpi in sicurezza e all'allieva di provare una simulazione realistica senza il contatto imbarazzante.

Le mie impressioni sulla difesa personale coincidevano con le impostazioni della Impact Difesa Donna, che nel suo sito precisa come non deve essere fatto un corso: http://www.kuma-asd.it/diffidate_di_.html.
Perciò ho deciso di frequentare le loro lezioni, pur dovendo fare un po’ di strada per arrivare da loro (http://impact.tatamido.it/index.html).

Il corso è tenuto dall'associazione Kuma asd. Gli Istruttori hanno varie esperienze marziali e di SDC, praticano il metodo Keysi ed hanno molte esperienze di situazioni verosimili e realistiche.
Sono convinti che tutti abbiano il diritto (e dovere intimo verso di sé) di potersi difendere: persone meno abbienti, persone poco prestanti per costituzione, per età o cause contingenti, persone che non possono passare la vita in palestra ad allenarsi (mamme di famiglia, infermiere con doppi turni, ecc). Il corso è coerente rispetto a tutto ciò: il costo è tenuto basso e l'impostazione è calibrata rispetto alla “popolazione obiettivo”. Lo scopo del corso è dare degli "strumenti" di base alla famosa "casalinga di Voghera", primo fra tutti l'atteggiamento mentale. Dati i limiti di tempo, la finalità e il tipo di destinatarie, il corso è molto efficiente e davvero completo! È stata un'ottima esperienza, che ho consigliato a tutte le mie amiche. 

Ci hanno fornito del materiale “didattico” con moltissime informazioni sulla realtà delle aggressioni, con consigli chiari e numerosi su comportamenti generali e piccoli accorgimenti validi per una buona prevenzione. Poi c’è la difesa verbale e infine la difesa fisica. 

Nella difesa verbale hanno mostrato quali trappole usano gli aggressori e come evitarle o eluderle. Un effetto collaterale per noi donne è stato imparare a esprimere un nostro rifiuto e a mantenere la nostra posizione in situazioni più o meno ostili (cosa banale solo in apparenza per la maggior parte di noi donne, purtroppo).

Nella difesa fisica erano comprese: alcune reazioni utili nei casi più frequenti e semplici (non meno pericolosi), movimenti sia naturali sia meno intuitivi; educazione del corpo per sviluppare la memoria muscolare dei movimenti; educazione ad ascoltare e valorizzare l’istinto e l’intuizione (in realtà già nella prevenzione e nella fase di difesa verbale), che sono fondamentali data la imprevedibilità della aggressioni, così uguali e così diverse...

Tutte le componenti vengono apprese e applicate tramite esercitazioni sotto stress, mettendo anche paura alle partecipanti, quando opportuno (in modo istruttivo).

Quando mi sono congedata da quelli della Kuma, ho rivolto loro proprio il “saluto” della mia Scuola, per l’insegnamento, la sobrietà, la gentilezza e l'esperienza intensa in cui ho imparato molto: non è questo uno dei significati delle parole "Kung Fu"?!

Date le mie piccole esperienze raccolte finora, ho questa impressione: la migliore tecnica di combattimento è quasi inutile nella realtà, se non è mai stata "provata" in un allenamento verosimile; più precisamente la migliore delle tecniche mai allenata è peggiore della tecnica poco valida in sé, ma allenata mille volte. 

È importante anche educarci “all'adrenalina”: minimizzare gli effetti controproducenti fisici e mentali e massimizzare gli effetti positivi. 

Allenarsi, prepararsi, sperimentare sono ottime cose che non bastano; quelle più importanti (forse) sono: l'essere vigili e presenti a se stesse in ogni momento (consiglio esistenziale che ci dava anche il Sensei Ruglioni durante il Ki-Aikido); la volontà di sopravvivere. Esprimere la voglia di combattere e non arrendersi, lottare con tutte le proprie forze. Questo è l’altro motivo per cui è più adatta la parola “antiaggressione” rispetto a “difesa”: non siamo vittime che si difendono, ma animali che contrattaccano, capaci di combattere e vincere!

A me viene da considerare che se le Arti Marziali sono fondate sul prendere la forza dell'avversario e usarla contro di lui, la difesa personale o antiaggressione femminile consiste nel prendere la paura che ci mette il nemico e "ri-percuoterla" (rivolgerla, riversarla) contro di lui. 

Margherita Alessandro